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domenica 3 novembre 2013

SUNDAY MAGAZINE


FRA CENT'ANNI
Da qui a cent'anni, quanno
ritroveranno ner zappà la terra
li resti de li poveri sordati
morti ammazzati in guerra,
pensate un po' che montarozzo d'ossa
che fricandò de teschi
scapperà fòra da la terrà smossa!
Saranno eroi tedeschi,
francesi, russi, ingresi,
de tutti li paesi.
0 gialla o rossa o nera
ognuno avrà difeso una bandiera;
qualunque sia la patria, o brutta o bella,
sarà morto per quella.
Ma lì sotto, però, diventeranno
tutti compagni, senza
nessuna diferenza.
Nell'occhio vóto e fonno
non ce sarà né l'odio né l'amore
pe' le cose der monno.
Ne la bocca scarnita
non resterà che l'urtima risata
a la minchionatura della vita.
E diranno fra loro: - Solo adesso
ciavemo pe lo meno la speranza
de godesse la pace e l'uguajanza
che cianno predicato tanto spesso
(Trilussa) L'ACQUA DELLA DIMENTICANZA
Inizia sempre dalle piccolezze.
Una, due tre e via discorrendo.
Un petalo di quotidiano oblio.

Aggiungi caos e sottrai quattro.
Poi ti avvolge il bianco del sole.
E le pupille un cantico dislessico.

Scali invisibili cime glabre.
Solchi le pianure dei pianeti.
Ti scorgi acqua senza volto.

L’anima, carne d’ippocastano,
adagia vento senza direzione:
madri perse, padri glaciali.

Io sono Gesualdo e parlo solo in mezzo alla terra e parlare come i signori non fa per me.
Io mi chiamo con uno di quei nomi non più all'antica, quelli che portano gli attori e i calciatori.
Io sono lo scemo, ma non mi fanno scemo anche se adesso mi hanno messo questa divisa addosso.
Io mi chiamo Ulisse e non temo il viaggio perché so come cavarmela nei campi di battaglia.
Io sono il mezzo cecato. E io lo zoppo. Io sono grasso e corro solo con la fantasia. Io ho talmente fame che un fronte vale l'altro. Io rido sempre anche quando vedo il sangue che ferisce a morte. Io faccio fatica a svegliarmi perché non dormo mai. io guardo le stelle. Io vorrei dire qualcosa ma non mi escono le parole.
Noi siamo centinaia e centinaia di migliaia e partiamo. La guerra ci aspetta. lei non ha ansie e noi, nolenti o volenti la culleremo nei nostri cuori. Insieme alle foto dei vivi e dei morti in tempi di pace.
(Transit)

6 commenti:

Transit ha detto...

L'acqua della dimenticanza



Inizia sempre dalle piccolezze.
Una, due tre e via discorrendo.
Un petalo di quotidiano oblio.

Aggiungi caos e sottrai quattro.
Poi ti avvolge il bianco del sole.
E le pupille un cantico dislessico.

Scali invisibili cime glabre.
Solchi le pianure dei pianeti.
Ti scorgi acqua senza volto.

L’anima, carne d’ippocastano,
adagia vento senza direzione:
madri perse, padri glaciali.

Transit ha detto...

Sull’acqua il ferro immortale



Navigava a secco, tutt'al più nell'acqua di scolo,
membra intorpidite dall'afflato della procreazione.
Sempre in piedi l’esercito del pianto e le risate.

Il buio sempre addosso, negli occhi le paure.
I più deboli assediati dalle mosche spadaccine.
E in ognuno, a tentoni, il grande viaggiatore.

Il dentro in pochi metri, la lenza invisibile.
L’offerta sempre pronta senza averne
coscienza dell’abisso nelle scarpe.

I mostri disegnati sui muri dalle ombre.
Il giorno a spazzare con pennellate solari.
Il ritorno aggiornata col metro del cibo.

Nell'alba livida di vita l’odore lontano del pane.
Seminare nelle onde dei venti il ritorno che
nessuna ancora a doppia mandata assicura.

Il niente è sotto gli occhi; e disfa implacabile
l’insieme, un poco alla volta, giorno e notte;
e scava rovine, la terraferma, il grande mare.

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO

Mi fa piacere ritrovare Transit in grande forma!
La prima è davvero bellissima, di un simbolismo notevole senza scadere nell'ermetismo: insomma grande confidenzialità espressiva e potenza di senso.
La seconda me la leggerò con calma, e ci sentiamo dopo o domani per gli aggiornamenti.
Buona domenica!

Transit ha detto...

Nonostante


Nonostante l'inverno,
se ne addensa uno negli occhi,

e l'altro nel cuore, mentre
l'anima, perfida,

sveste, avida e ingorda,
il giorno intero.

Sarà la guerra;
la guerra di tutti i giorni.

Transit ha detto...

Io sono Gesualdo e parlo solo in mezzo alla terra e parlare come i signori non fa per me.

Io mi chiamo con uno di quei nomi non più all'antica, quelli che portano gli attori e i calciatori.

Io sono lo scemo, ma non mi fanno scemo anche se adesso mi hanno messo questa divisa addosso.

Io mi chiamo Ulisse e non temo il viaggio perché so come cavarmela nei campi di battaglia.

Io sono il mezzo cecato. E io lo zoppo. Io sono grasso e corro solo con la fantasia. Io ho talmente fame che un fronte vale l'altro. Io rido sempre anche quando vedo il sangue che ferisce a morte. Io faccio fatica a svegliarmi perché non dormo mai. io guardo le stelle. Io vorrei dire qualcosa ma non mi escono le parole.

Noi siamo centinaia e centinaia di migliaia e partiamo. L guerra ci aspetta. lei non ha ansie e noi, nolenti o volenti la culleremo nei nostri cuori. Insieme alle foto dei vivi e dei morti in tempi di pace.

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO

E' difficile scegliere, tra i contributi di Transit, quale mettere in evidenza, giacchè sono tutti davvero di altissimo livello. Ma una scelta va pur fatta, non fosse altro che per non intasare il post e permettere una lettura agevole.
Per cui, con mille titubanze e seguendo un po' una vena istintiva che nemmeno saprei spiegare, scelgo il primo brano in poesia e quello in prosa.
Grazie tante per le belle poesie e prose che hanno arricchito davvero questa pagina domenicale.