La trattativa sulla riforma del mercato del lavoro si interrompe. "Per il Governo la questione è chiusa" ha dichiarato Mario Monti, che ha poi annunciato per giovedì alle 16 un nuovo appuntamento, in cui non ci sarà un accordo da sottoscrivere, ma una "verbalizzazione". Poi il testo andrà in Parlamento. Le parti sociali che sedevano al tavolo (escluso la Cgil) hanno dato il loro consenso.
La Cgil ha promesso battaglia.
La Cgil ha promesso battaglia.
Sul sito del sindacato si legge: "L'obiettivo principale del governo sembra essere proprio quello di introdurre la libertà di licenziamento. La riforma è squilibrata anche per quanto riguarda il superamento del dualismo del mercato del lavoro. […] Con la proposta governativa viene meno l'effetto "deterrente" dell'articolo 18. E' anche molto significativo il fatto che la parte relativa all'articolo 18 non sia mai stata davvero messa in discussione e che il problema della lunghezza dei processi sia stato dirottato verso la riforma della giustizia. Come per le pensioni, ancora una volta i prezzi più alti si chiedono ai lavoratori. Ora la parola passa al direttivo."
Il punto centrale riguarda le norme relative all'articolo 18 e alle possibilità di licenziamento. La proposta del governo è quella di suddividere in tre ambiti le cause del licenziamento individuale di un lavoratore: per motivi discriminatori, disciplinari o economici.
Per i motivi individuati come discriminatori il lavoratore è reintegrato sul posto di lavoro, a meno che non opti per un indennizzo. E questo vale per sia per le imprese con più di 15 dipendenti sia per quelle più piccole. Per motivi disciplinari la decisione spetta al giudice e in mancanza di una giusta causa, può scegliere per i casi più gravi il reintegro, mentre per tutti gli altri casi il magistrato può indennizzare il lavoratore illegittimamente licenziato con un numero di mensilità compreso tra 15 e 27. Mentre per motivi economici la proposta prevede solo un indennizzo economico al lavoratore. Quando il giudice accerta che un licenziamento di un dipendente è stato stabilito senza giusta causa «oggettiva» nel senso di motivi economici legati a ragioni organizzative e produttive dell’azienda, come l’introduzione di macchinari che necessitano di minori risorse umane è previsto solo un indennizzo economico compreso tra 15 e 27 mensilità. Attualmente è previsto il reintegro anche nel caso in cui il magistrato accerti l’assenza di una ragione economica del licenziamento.
Per i motivi individuati come discriminatori il lavoratore è reintegrato sul posto di lavoro, a meno che non opti per un indennizzo. E questo vale per sia per le imprese con più di 15 dipendenti sia per quelle più piccole. Per motivi disciplinari la decisione spetta al giudice e in mancanza di una giusta causa, può scegliere per i casi più gravi il reintegro, mentre per tutti gli altri casi il magistrato può indennizzare il lavoratore illegittimamente licenziato con un numero di mensilità compreso tra 15 e 27. Mentre per motivi economici la proposta prevede solo un indennizzo economico al lavoratore. Quando il giudice accerta che un licenziamento di un dipendente è stato stabilito senza giusta causa «oggettiva» nel senso di motivi economici legati a ragioni organizzative e produttive dell’azienda, come l’introduzione di macchinari che necessitano di minori risorse umane è previsto solo un indennizzo economico compreso tra 15 e 27 mensilità. Attualmente è previsto il reintegro anche nel caso in cui il magistrato accerti l’assenza di una ragione economica del licenziamento.
Questo ultimo punto è l'arma più affilata in mano alle imprese italiane. Poiché se passasse la proposta della Fornero che prevede - anche in caso di illegittimità - che le aziende siano obbligate al solo indennizzo. Le aziende (soprattutto quelle più piccole) seguirebbero sempre la strada del licenziamento individuale. E non solo, caduto l'obbligo di reintegro per il licenziamento economico individuale non ci sarà nessun imprenditore che licenzierà per motivi disciplinari, ma dichiarerà sempre che il problema è dei costi o di organizzazione.
Per fermare questa proposta che sta per approdare in parlamento, la Cgil va verso lo sciopero generale di 8 ore. E propone un pacchetto di 16 ore di sciopero: otto da dedicare ad assemblee nei territori, otto di sciopero generale in un'unica giornata. La data dello sciopero non è stata ancora definita, verrà decisa in base alla discussione parlamentare sulla riforma. Sarà accompagnata da assemblee sui luoghi di lavoro e a manifestazioni territoriali.
Il segretario confederale, Fulvio Fammoni ha dichiarato che la protesta "non sarà la fiammata che si esaurisce in un giorno, che il governo ha messo in conto. La Cgil è pronta a contrastare la riforma del mercato del lavoro e in particolare dell'articolo 18 - ha aggiunto -. Abbiamo il dovere di portare a casa dei risultati prima che si avvii un biennio di espulsione di massa nelle aziende". Anche se (aggiungiamo noi) la pressione al governo doveva partire da prima poiché adesso i tempi sono decisamente difficili da rimontare.
Intanto a finire nell'angolo per il momento è il PD. Schiacciato fra l'appoggio al governo Monti e il proprio bacino elettorale, non riesce a trovare più alcuna formula che giustifichi l'alchimia politica, da un lato di sostegno alle politiche ultra liberiste di Monti, e dall'altro alla ricerca di voti nel mondo del lavoro dipendente.
fonte: http://www.infoaut.org
4 commenti:
ULTIM'ORA..conferenza stampa a sorpresa di pierluigi "marcos" bersani: "con quest'ultima mossa il governo Monti s'è definitivamente giocato il nostro appoggio, non possiamo dare un calcio in culo così ai lavoratori.Mò SIAMO MICA PAZZZI! è giunto il momento di una nuova sfida. l'italia si salva se salviamo prima gli italiani. in parlamento sfiduceremo il governo e daremo vita ad una campagna elettorale epocale, coinvolgendo la società civile e i movimenti su tematiche legate alla difesa dei territori, alla salvaguardia dell'ambiente, sviluppo senza freni alle energie rinnovabili, difesa dei beni comuni e del lavoro"
fonte: adn-djordjevic
s'è svegliato Bersani!
Evidentemente la CGIL si rende conto che il consenso interclassista di Monti sta iniziando a calare e non vuole giocarsi l'appoggio operaio perchè le tessere producono introiti.
Questo basta a spiegare l'impennata di orgoglio, almeno secondo me.
Sappiamo poi bene l'inutilità dello sciopero classico e di rappresentanza oggi...
hola!
notizie dall'interno: in 4 giorni di lavoro aF della CGIL, ho notato che gli unici che hanno la tessera sono i pensionati...penso ke questo debba far riflettere camusso & c.
massimino
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