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sabato 19 gennaio 2019

WEEK END MAGAZINE


UNA FOTO DEL '40

Risultati immagini per uomini al mare 1940


Sulla spiaggia di Senigallia, e quanti
frontalmente schierati e, come usava
(uno spavaldo e giovanile, un altro
già padre di famiglia
e perciò rilassato) coi pudichi
costumi dalla cintura anellata
bianca, e tutti in attesa.
E, fra essi, mio padre. Dietro,
ma più che altro dai capelli, si
indovinava un mare
appena mosso in quel biancore. E come
solo ora recuperano senso,
dal fondo della cassetta, più simili
anche a me. Perché, in fondo,
è un’altra morte il tempo che non c’eravamo
prima di nascere.


(Giovanni Perich)

venerdì 18 gennaio 2019

UN SUSSIDIO MORALISTICO E POLIZIESCO


da  https://ilmanifesto.it/un-sussidio-moralistico-e-poliziesco/



di Marco Bascetta


È bene che disoccupati, sottoccupati, precari, giovani impegnati nelle più diverse attività non contemplate dal mercato del lavoro, poveri assoluti e relativi di ogni provenienza se ne rendano fin da subito conto.
In Italia non sarà introdotto alcun reddito di cittadinanza, ma un sussidio temporaneo, da spartire con le aziende, tra i più condizionati e punitivi d’Occidente.
Il penoso dibattito e la schermaglia tra le forze politiche che da mesi e mesi occupano quotidianamente la scena pubblica evidenzia soprattutto che i nostri riformatori ritengono di avere a che fare con un popolo di truffatori e di fannulloni. 
Non si spiegherebbe altrimenti l’enorme sproporzione tra le energie spese nel prevenire gli abusi e quelle impiegate nel rendere disponibile l’uso di questo ammortizzatore sociale.
L’impianto pedagogico – poliziesco del sussidio targato 5 stelle ripartisce infatti la popolazione «inoccupata» in due categorie.
La prima comprende degli sprovveduti esclusi senza colpa o mai entrati nel mercato del lavoro, bisognosi di essere condotti per mano da un piccolo esercito di burocrati a rendersi appetibili per le aziende (ovverosia docili ed economici).
Alla seconda appartengono gli scansafatiche, stravaccati con soddisfazione sul mitico divano, da dare in pasto alla guardia di finanza e alla galera. L’una e l’altra figura non sono che proiezioni ideologiche senza relazione alcuna con la realtà, almeno con quella statisticamente rilevante. Al mercato il diritto di stabilire condizioni, valore, durata e riconoscimento del lavoro, alla burocrazia statale quello di definire l’«utilità sociale» dei compiti assegnati e la moralità degli assistiti.
Il sussidio previsto nel «contratto» di governo risponde a una logica diametralmente opposta a quella che sottende il reddito di base come è stato pensato e argomentato, sia pure in forme e proporzioni diverse, da tutti i suoi sostenitori: in un mondo in cui l’intermittenza del lavoro umano e la sua diminuzione quantitativa espongono gli esclusi a una permanente condizione di ricatto, il reddito di base avrebbe dovuto permettere di difendersene e di esercitare una qualche libertà di scelta.
Nella versione pentastellata, invece, la ricattabilità è gestita direttamente dallo stato e la libertà di scelta completamente cancellata all’interno di un dispositivo di controllo e disciplinamento della povertà che di precisazione in precisazione si fa sempre più punitivo.
Se la partita del reddito di cittadinanza intendeva giocarsi, guardando al futuro, con i padroni dei robot e la rendita finanziaria, il reddito dei 5 stelle guarda al passato, coltivando un’idea di occupazione e disoccupazione completamente superata e degradante.
In Germania dove il governo della disoccupazione di lungo corso è da anni affidato al sistema di sussidi e controlli denominato Hartz IV, i socialdemocratici che lo hanno inventato (ai tempi del Cancelliere Schroeder) e difeso, hanno avuto tempo di pentirsi, dopo averne pesantemente pagato il costo politico, degli aspetti umilianti e vessatori che ne hanno fatto un vero e proprio stigma sociale.
E oggi, per la prima volta, nonostante l’economia tedesca non volga al sereno, le domande di sussidio diminuiscono. Mentre la corte costituzionale di Karlsruhe sta esaminando la liceità delle sanzioni previste per chi non rispettasse gli obblighi imposti ai beneficiari. Quel sistema, converrà comunque sottolinearlo, è assai meno coercitivo e moralistico del cosiddetto reddito di cittadinanza escogitato dal vertice pentastellato in Italia.
Tuttavia molti sostenitori del reddito di base, pur consapevoli del fatto che il sussidio denominato Rdc si trova agli antipodi dell’obiettivo che si proponevano, aggiungono che in ogni caso «è meglio di niente». Ed effettivamente se tanti lo richiedono vuol dire che il disagio sociale e l’esclusione hanno ormai raggiunto un livello tale da aggrapparsi a qualunque appiglio. Meglio suddito che indigente, meglio umiliato che affamato. C’è poco da eccepire.
Ma a patto di continuare a battersi contro l’impianto disciplinare di questo provvedimento, di denunciarne la natura poliziesca e ricattatoria, di sgomberare il campo dalle finzioni, di difendere con ogni mezzo i diritti calpestati e quella libera produzione sociale di ricchezza che alcuni vogliono accaparrarsi ma nessuno intende riconoscere.
Insomma, la battaglia per il reddito universale è ancora tutta da combattere.

giovedì 17 gennaio 2019

ROMA. LA STRAGE DEI CLOCHARD

da  https://ilmanifesto.it/la-strage-dei-clochard-a-roma-dieci-morti-negli-ultimi-due-mesi/

Roma, Piazza San Pietro

Decimo clochard morto a Roma ieri, il nono a causa del freddo, in poco più di due mesi. Il corpo di Nicolae è stato trovato nel Parco della Resistenza, riverso a terra nei pressi del suo giaciglio di fortuna. «Ogni anno speriamo che non accada e invece, puntualmente, il dramma si ripresenta» il commento della Caritas romana, che in una nota ha raccolto l’elenco dei decessi.
IL PRIMO IN ASSOLUTO risale al 29 ottobre, prima quindi dell’emergenza freddo, quando una clochard tedesca di 75 anni si accasciò e morì a San Pietro. Poi è arrivato il gelo e a morire, il 22 novembre, è stato un uomo ritrovato in una cabina balneare sulla spiaggia di Ostia. Sei giorni dopo è toccato a un cinquantenne, trovato riverso sul marciapiede accanto alla saracinesca di un negozio in zona Scalo San Lorenzo. Il 7 dicembre altra vittima, una polacca di 62 anni in piazza della Rovere. Il 19 dicembre il cadavere di un tunisino viene individuato in un tugurio sul Lungotevere, all’altezza di largo Marzi. Dopo undici giorni succede ancora in via Enrico Fermi: si tratta di Davide, 53 anni, belga, amante dei libri e dello scrittore Jack Kerouac.
Nel 2019 il primo a morire è un polacco, Stanislao, il 2 gennaio, trovato su una panchina del parco di piazza Lorenzo Lotto, a Tor Marancia: aveva festeggiato il suo cinquantesimo compleanno in agosto e i volontari della Comunità di Sant’Egidio gli avevano portato una torta. Due giorni dopo un’altro clochard romeno muore sulle sponde del Tevere. Il 7 gennaio a uccidere l’ennesimo homeless, a Corso Italia, è un’auto che l’investe e non si ferma per prestare soccorso: si tratta di Gino Murari, si faceva chiamare Nereo, viveva tra Corso Italia e via Po su un pezzo di marciapiede arredato con un vasetto di basilico e una pila di libri. L’8 gennaio a provocare la morte di un clochard sono le fiamme accese per scaldarsi. Lunedì scorso la penultima vittima, trovata nei pressi di un’edicola di piazza Irnerio, quartiere Aurelio.
«È UN CRESCENDO drammatico – sottolinea la Caritas -. Due decessi a novembre, tre a dicembre e cinque nella prima metà di gennaio. Una carneficina. C’è un ritardo cronico delle istituzioni nel prendere in carico le persone più fragili». E ancora: «Quando uscì il piano freddo del comune abbiamo allestito al volo 150 posti aggiuntivi, chiediamo a tutti uno sforzo in più». Il gelo ha colpito, in particolare, i migranti ma è ancora la Caritas a sottolineare che nel 2017 a Roma ci sono stati 6.700 sfratti per morosità, il doppio di quelli a Napoli e Milano, spia di un’emergenza molto diffusa.
Secondo Sant’Egidio nella capitale sarebbero circa 8mila i clochard, 14mila sommando chi è ospite di una struttura. Il piano Freddo del comune, operativo dal 10 dicembre, mette a disposizione 486 posti per l’accoglienza, mentre il piano Gelo li integra con ulteriori 100 tra stazione Tiburtina, stazione Termini e Casa di Riposo di via Ventura. Vengono poi aperte le metro di Piramide e Flaminio. Si tratta di 586 posti che si aggiungono ai 1.075 ordinari. «Abbiamo messo a punto un meccanismo a fisarmonica sulla base della necessità – spiega l’assessora al Sociale, Laura Baldassarre -.
Stiamo consolidando il raccordo con il Forum del Volontariato per la strada, che raccoglie 44 associazioni e oltre 2mila volontari». Il Campidoglio ha inoltre avviato una indagine di mercato per reperire strutture per l’accoglienza straordinaria e per la disponibilità alla gestione di luoghi-rifugio temporaneo per il triennio 2019-2021, ma la graduatoria non è pronta. Il Centro Astalli commenta: «Non chiamiamole vittime del freddo. Sono nove morti per mancanza di ripari e assistenza. Nascondersi dietro le parole non cancella le responsabilità».
PAPA FRANCESCO ha messo in moto la macchina della chiesa: oltre a poter trovare riparo per la notte sotto il Colonnato di San Pietro, a dicembre ha aperto un ambulatorio medico per i senzatetto, un servizio che si aggiunge alle docce e alla barberia. «Quasi in 51mila vivono sui marciapiedi, nelle stazioni e sotto i portici delle città italiane – spiega l’Unione europea delle cooperative -, più di 8 senzatetto su 10 sono maschi, in oltre la metà dei casi stranieri».

mercoledì 16 gennaio 2019

LA 'MANOVRA DEL POPOLO' DIMENTICA I DISABILI


da  http://www.vita.it/it/article/2019/01/14/cosi-la-manovra-del-popolo-dimentica-i-disabili/150328/?fbclid=IwAR047OTQZR43LbFQBfvBkQ-9xoQleHJQ0SukkBUheLCGRiOQxgcZ_jLD5Q8


In una lettera a “La Repubblica” Iacopo Melio scrive: Nella legge di Bilancio non viene indicato che l’introduzione delle pensioni di cittadinanza riguarderà anche le provvidenze assistenziali riservate agli invalidi civili, ai ciechi civili e ai sordi. Tagli anche agli interventi di integrazione scolastica e cifre irrisorie anche sul Fondo per il dopo di noi


Risultati immagini per disabilità

Caro direttore, ho deciso di scrivere questo articolo, dati ufficiali alla mano, per chiarire cosa comporterà realmente la "manovra del popolo" per un disabile: un’illusoria chimera. A partire dalle pensioni. Nella legge di Bilancio non viene espressamente indicato che l’introduzione delle pensioni di cittadinanza riguarderà anche le provvidenze assistenziali riservate agli invalidi civili, ai ciechi civili e ai sordi. Quand’anche si volesse, paradossalmente, destinare l’intera dotazione del Fondo (6,1 miliardi al netto del miliardo per i centri per l’impiego) all’aumento a 780 euro di tutte le pensioni di invalidità civile e le pensioni sociali, quella somma non sarebbe sufficiente: basta dire che al 31 dicembre 2017 le pensioni e gli assegni di invalidità, cecità e sordità, di importo pari a 280 euro circa, erano poco più 1 milione (1.072.000). Se si moltiplica tale cifra per 500 euro e per 13 mensilità si comprende che il Fondo non può affatto garantire questa, pur encomiabile, soluzione. Ciò comporta che qualsiasi intervento sulle pensioni assistenziali escluderà buona parte degli attuali titolari di pensione di invalidità civile.

Pertanto gli unici aumenti previsti saranno quelli contenuti nella circolare Inps n.122/2018: una media di 3 euro mensili a pensione!

Stesso discorso per la scuola. Per gli interventi di integrazione scolastica, incluse le spese del personale (docenti di sostegno), la legge di Bilancio prevede per l’istruzione di primo ciclo 3,49 miliardi nel 2019, riducendo di circa 70 milioni la previsione approvata dalla precedente manovra. Per l’istruzione di secondo ciclo, sempre per il 2019, sono stanziati 1,45 miliardi. Nella compilazione delle relative tabelle, a questa voce, è prevista una spesa via via in diminuzione (fino ad un miliardo di meno nel 2021).

Nell’ultimo anno scolastico a fronte di 248 mila studenti con disabilità, 71 mila sono rimasti senza insegnanti di sostegno e i docenti assegnati sono stati nel 36% dei casi insegnanti curricolari precari e non specializzati. Non sfugga che un terzo di fondi in meno significa tradotto in cifre oltre 40 mila insegnanti di sostegno specializzati in meno e milioni di ore di sostegno negate agli alunni con disabilità.

Se poi andiamo a vedere il Fondo non autosufficienze, la dotazione (finora 450 milioni di euro) ammonterà a 573 milioni per il 2019, 571 per il 2020 e 569 nel 2021. Il Comitato 16 Novembre, da anni "sentinella" del Fondo e, in generale, dell’impegno delle istituzioni nei confronti della non autosufficienza, il 6 novembre 2018, precisava con la presidente Mariangela Lamanna: "Il governo sa perfettamente che il fondo non autosufficienza ha bisogno di almeno 1 miliardo".

Cifre irrisorie anche sul Fondo per il dopo di noi. Viene riportato, per il 2019, alla cifra originale, quindi 56,1 milioni di euro: in pratica, un solo incremento di 5 milioni, assolutamente non sufficiente ed irrisorio.

La dotazione per il Fondo per l’accessibilità, poi, è di soli 5 milioni di euro per il 2019.

Ricordiamo che una misura prevista dal governo Gentiloni prevedeva lo stanziamento di 180 milioni spalmati in quattro anni (20 milioni per il 2017, 60 milioni per il 2018, 40 milioni per il 2019 e 60 milioni per il 2020). Quindi anche se la cifra di 5 milioni per uno "speciale fondo" fosse ipoteticamente destinata all’abbattimento delle barriere architettoniche, sarebbe comunque irrisoria a confronto dei reali bisogni che nemmeno con i precedenti 180 milioni siamo riusciti a sanare.

Per concludere, quando si ha a che fare con la disabilità non ci si rapporta con un enorme contenitore di persone con apposta un’etichetta definita, ma con cittadini che hanno esigenze diverse. Per questo servono misure personali e personalizzate: tutto il resto è propaganda.

Iacopo Melio, 26 anni, giornalista e scrittore, è il fondatore della onlus # vorreiprendereiltreno. Pochi giorni fa è stato insignito del titolo di Cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica dal presidente Mattarella.

martedì 15 gennaio 2019

IL LUNGO SHUTDOWN


da  https://ilmanifesto.it/stati-uniti-paralizzati-dal-bisogno-di-crisi-permanente-di-trump/

Donald Trump alla Casa bianca

Donald Trump, che ama autodefinirsi il più grande presidente della storia, ha finalmente il suo record indiscusso e omologato: lo shutdown più lungo di sempre. La paralisi del governo federale che perdura ormai da 23 giorni per il veto posto al bilancio (in quanto non stanzia i fondi per il suo muro di confine) per di più è una crisi interamente di propria fattura.
Oltre ai ranger, il cui congedo forzato ha costretto alla chiusura dei parchi nazionali con disagi per i turisti, da tre settimane latitano anche gli ispettori della Fda per cui sono cessati i controlli sugli alimenti in vendita al pubblico.
Chiusi gli sportelli dell’assistenza da cui dipende ad esempio oltre il 50% delle popolazioni delle riserve indiane e presto potrebbero estinguersi i buoni per gli alimenti distribuiti alle famiglie disagiate. Centinaia di migliaia di impiegati pubblici venerdì hanno saltato la prima busta paga: in totale sono oltre 800mila i dipendenti federali a riposo forzato o costretti a garantire i servizi essenziali a titolo gratuito.
A rischio le operazioni del fisco che entra ora nella stagione delle dichiarazioni delle tasse e il traffico aereo che attualmente è gestito da controllori di volo e personale di sicurezza che non viene pagato; molti stanno cominciando a mettersi in malattia.
Non è sorprendente che ci sia voluto il populista più demagogico e meno competente della storia della Casa bianca a progettare la tempesta perfetta di malgoverno e propaganda che sta gratuitamente paralizzando gli Stati uniti.
Sulla linea di confine in Texas Trump, ormai a corto di iperbole ha ancora definito la questione immigrazione «un’invasione» di dimensioni tali da «risultare difficile da comprendere».
Dietro la retorica da piaga biblica c’è una situazione che in realtà rientra del tutto nella norma per questa linea di confine tra la superpotenza americana e il sottosviluppo centroamericano. Anzi, per lo scorso anno i dati della Homeland Security parlano di 403.479 immigrati clandestini detenuti rispetto ai 1,67 milioni registrati nel 2000.
È evidente che il muro (ora diventato «barriera») non è una questione di policy quanto metafora al centro della consueta performance di teatro cattivista mirata alla base intransigente arringata nei comizi dei cappelli rossi. Trump, che un mese fa sembrava pronto a firmare il bilancio senza muro, ha bruscamente invertito la rotta sull’intransigenza dopo aver rilevato sintomi di cedimento nello zoccolo duro. I sondaggi però indicano che la fazione «barrierista» è solo un terzo degli americani.
I democratici, che hanno appena vinto un mandato alla Camera in gran parte proprio sulla questione immigrazione, non hanno motivo di cedere e la scorsa settimana hanno approvato una serie di emendamenti per approvare il bilancio anche senza stanziamenti per la muraglia.
Oltre che sul presidente, la responsabilità della paralisi ricade dunque sui repubblicani, ancora maggioranza al Senato. In precedenza i senatori Gop hanno approvato bilanci senza muro e potrebbero facilmente farlo nuovamente, costringendo Trump in un angolo difficilmente sostenibile. Ma sulla questione l’arciconservatore presidente del senato Mitch McConnell ha preferito defilarsi.
Il «non interventismo» dei repubblicani è l’ennesima mostra di colpevole ignavia su cui grava il lecito sospetto di neutralità interessata. Da un lato non si azzardano ancora a contrastare il presidente populista che ha espropriato il loro partito e che domina la maggior parte dell’elettorato di destra. Dall’altro preferiscono non venire invischiati in una faccenda che rischia di segnare una sconfitta politica importante per il presidente interessato solo a salvare la faccia con la minoranza oltranzista.
L’asso nella manica di Trump sarebbe la paventata dichiarazione dello stato d’emergenza per far fortificare la frontiera dai militari, un uso dei poteri esecutivi che andrebbe incontro all’assicurato ricorso dei democratici e una probabile prolungato contenzioso in tribunale. Il duello sul confine che vede la nazione ostaggio di un presidente minoritario dà l’ennesima misura anche di un fallimento istituzionale di un sistema impreparato a far fronte a un populista dispotico in possesso dei poteri esecutivi quasi illimitati dell’esecutivo.
Era naturale che un Trump in declino avesse interesse a creare un nuovo scontro dopo la sconfitta elettorale del midterm. Ma implicare nella sceneggiata le funzioni essenziali del governo alza lo scontro a un nuovo livello di pericolosità. La situazione sottolinea il bisogno fisiologico di crisi permanente dei regimi nazional populisti e fornisce forse un anticipo del caos destinato ad accompagnare il loro declino.

sabato 12 gennaio 2019

WEEK END MAGAZINE


Grazie all'amica Marinella per aver scovato questa poesia, fantastica anche in traduzione


SE SEI UNA DONNA FORTE

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Se sei una donna forte
proteggiti dalle bestie che vorranno nutrirsi del tuo cuore.
Usano tutti i travestimenti del carnevale della terra:
si vestono da sensi di colpa, da opportunità,
da prezzi che si devono pagare.
Non per illuminarsi con il tuo fuoco
ma per spegnere la passione
l’erudizione delle tue fantasie
Non perdere l’empatia,
ma temi ciò che ti porta a negarti la parola,
a nascondere chi sei,
ciò che ti obbliga a essere remissiva
e ti promette un regno terrestre in cambio
di un sorriso compiacente.
Se sei una donna forte
preparati alla battaglia:
imparare a stare sola
a dormire nella più assoluta oscurità senza paura
che nessuno ti tiri una fune quando ruggisce la tormenta
a nuotare contro corrente.
Educati all’occupazione della riflessione e dell’intelletto.
Leggi, fai l’amore con te stessa, costruisci il tuo castello, circondalo di fossi profondi però fagli ampie porte e finestre.
E’ necessario che coltivi grandi amicizie
che coloro che ti circondano e ti amano sappiano chi sei,
che tu faccia un circolo di roghi e accenda al centro della tua stanza
una stufa sempre accesa dove si mantenga l’ardore dei tuoi sogni.
Se sei una donna forte proteggiti con parole e alberi
e invoca la memoria di donne antiche.
Fai sapere che sei un campo magnetico.
Proteggiti, però proteggiti per prima.
Costruisciti. Prenditi cura di te.
Apprezza il tuo potere.
Difendilo.
Fallo per te:
Te lo chiedo in nome di tutte noi.


Gioconda Belli, (Managua, 9 dicembre 1948) è una poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense.
In foto il murales di Giorgio Casu, Eleonora d'Arborea, una regina guerriera e uno dei personaggi più importanti della Sardegna

venerdì 11 gennaio 2019

CANE NON MANGIA CANE


da  https://www.linkiesta.it/it/article/2019/01/11/contrasti-governo-lega-5-stelle-europee/40699/

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«Fino alle europee non succederà nulla», rivela a piazza San Silvestro uno sconsolato senatore del Pd. E prima di lasciare il cronista si arrende: «Il Paese sta con loro…». Una frase che fotografa meglio di tanta analisi politica lo stato dell’arte degli equilibri del Paese. Perché è vero che i due partiti di maggioranza litigano a ogni santo, si dividono, si scontrano su qualsiasi tema. Ma alla fine le liti, le distanze e i malumori scatenano sempre un effetto opposto a quello sperato dalle opposizioni e dai giornaloni.
Nel corso dei primi sette mesi dell’esecutivo più pazzo della storia della Repubblica si contano almeno una ventina di episodi nel corso dei quali si sembrava essere vicini a una crisi dell’esecutivo o addirittura alla fine della legislatura. E poi tac, in un attimo, Di Maio e Salvini si ritrovano uno accanto all’altro a giurare e spergiurare che «il governo del cambiamento durerà cinque anni». L’ultima tappa di questa corsa a ostacoli porta dritti dritti alle elezioni europee del prossimo fine maggio. Dove i fidanzati del governo del cambiamento intendono fare cappotto e lasciare poche briciole a Pd e Forza Italia.
Non è certo un caso che i due partiti di maggioranza siano già in piena campagna elettorale, pronti a raccogliere il 60% dell’elettorato. Non solo. Le alte sfere del leghismo e del grillismo arrivano a dire che «noi ci battiamo per allargare il consenso». Tradotto, al netto dello scontro che affligge la quotidianità di palazzo Chigi, Lega e M5S guardano avanti e guardano oltre. E in un contesto dove Fi e Pd sono praticamente spariti dal dibattito, Carroccio e truppe di Casaleggio si immaginano già al 70% così da arginare una volta per tutte l’opposizione più sterile della storia della Repubblica italiana.
Da qui la necessità di spingere l’acceleratore. L’attivismo di Salvini e e Di Maio va infatti in questa direzione. Il ministro dell’Interno prova a stringere un patto di ferro con il sovranista polacco e tesse la tela della destra europea. Mentre Di Maio strizza l’occhio ai gillet jaune, vola negli States ad incontrare il presidente Donald Trump perché va bene la protesta francese ma un tocco di atlantismo di certo non guasta. E si prepara a fare l’ago della bilancia di qualsiasi tipo di maggioranza, italiana ed europea.
Insomma, saranno cinque mesi infernali nel corso dei quali ogni parola, ogni uscita, ogni presa di posizione avrà un unico obiettivo: intercettare più cittadini italiani alle elezioni per il rinnovo di Strasburgo. Salvini non pensa ad altro. Nelle ore concitate dello scontro con Conte sui migranti e sulla Sea Watch avrebbe confidato ai suoi: «Ragazzi, noi dobbiamo ottenere un buon risultato alle regionali in Abruzzo e Sardegna. E poi dobbiamo sbaragliare alle europee». Da par suo Di Maio lavora nella stessa direzione. Girerà in lungo e in largo stivale e tornerà ad indossare la casacca di lotta che aveva conservato nel cassetto da quando è diventato vicepremier.
E poi, forse, sussurrano, dovrebbe tornare in scena, a dar man forte al movimento, Beppe Grillo in persona. Come? Non è dato sapere. Al momento le bocche restano cucite ma Di Maio e company immaginano una sua presenza fissa sul blog delle stelle con l’obiettivo di rianimare una base che in questi mesi spesso e volentieri si è sentita abbandonata. E poi c’è l’avvocato del popolo, quel Giuseppe Conte che fino a qualche mese mai e poi mai avrebbe immaginato di sedere a Palazzo Chigi. L’allievo di Guido Alpa ci ha preso gusto a fare il presidente del Consiglio e sembra essersi smarcato dal ruolo di notaio del contratto di governo. Non a caso è tirato per la giacca dall’élite di sinistra orfana di una leadership e di un partito. Il tutto per indebolire Salvini. E chissà, all’indomani delle Europee far nascere un Conte-bis con il sostegno di M5S e Pd.
Fantapolitica? Vai a saperlo. Dalla pancia del Movimento si minimizza: l’attivismo di Conte, le sue aperture sui migranti, servirebbero solamente a rafforzare il consenso dei grillini. E a far volare, non solo nei sondaggi, i due partiti che oggi sostengono l’avvocato del popolo.