
Cos'è la filosofia? Scusate il mio conservatorismo banale, ma non trovo ancora di meglio che la definizione che ne dà Aristotele nella Metafisica: è la risposta a un atto di meraviglia.
(Umberto Eco)
La filosofia è pane quotidiano.
Guai a non averlo sulla tavola,nel mobile di cucina; e, semmai, non poterlo comprare, per mancanza di soldi e di lavoro. La maggioranza dell'umanità, compresi i bambini d'ogni età, per guardarlo, toccarlo e divorarlo, lavorano a giornata e, si faticano tutta quanta la vita.
La filosofia muove le mani e le macchine che impastano il pane. Si muore di continuo per giungere alle cose materiali. A stomaco pieno è un altra filosofia, anche la peggiore. Ci sono milioni di bambini(è facile scrivere questo, vero?)che muoiono di fame e il pane per loro è una porzione di mondo vietata: porzione vietata dalle leggi di mercato, ovvero lo sfruttamento.
La filosofia è poesia affaccita alla finestra in tutte le ore del giorno. Le nuvole che mutano come i venti sono fatte di filosofia e di poesia. Le nuvole hanno sempre le finestre, i balconi, le porte sempre aperte e gli occhi sgranati sul mondo.
A loro non sfugge niente.
I bambini quando non hanno i genitori o hanno genitori torturati dall'impossibilità di dare loro una casa e da mangiare, per farsi accarezzare guardano le nuvole.
E le nuvole, che tra loro parlano fitte, sanno cosa fare. Si mettono lì nella loro mutevolezza morbida e
accarezzano, baciano e cullano i bambini. Certo, le nuvole non possono dare da mangiare nè latte nè pane ai bambini, ma non rinunciano a stargli sempre accanto. I bambini quando piangono, piangono insieme alle nuvole.
Le nuvole sono nere, bianche, bianco sporco e grigio topo e le loro lacrime sono impastate di questi colori essenza delle lacrime di pioggia.
Ci sono quattro cose che non moriranno mai, anche se muoiono perchè sono essenza dialettica del mondo della materia: i bambini e le nuvole, la poesia e la filosofia.
Nessuno di loro si è permesso di accostarsi a dio, cioè all'eterno, alla fissità dei ruoli. Tutto è in evoluzione perchè tutto aspetta risposte alla propria e altrui condizione.
I bambini con le loro sofferenze, le nuvole dalle forme sempre diverse, la poesia che come i topi corre nelle fogne, la filosofia che cerca e trova parole di lava, cercano di dirci la mutevolezza del corpo umano nello specchio in frantumi per comporre l'anima fatta della materia dei sogni.
Transit Medina
Sponde del Mediterraneo
Sponde del Mediterraneo
14 commenti:
La filosofia è la palingenetica obliterazione dell'Io cosciente che si immedesima e si infutura nell'archetipo-prototipo dell'antropomorfismo universale.
Se non ricordo male Benedetto Croce.
Al che, qualunque insegnante dotato di comune buonsenso rispondeva che la filosofia è quella disciplina universale che aggiunta la quale e tolta la quale il mondo rimane tale e quale.
Mica poi vero, ricordo che risposi al mio insegnante di lettere. Perchè se si dice che Marx era un filosofo come fai a dire che tolte ed aggiunte le sue idee il mondo è rimasto tale e quale?
Sono Brunaccio.
Le idee sono come le ricette della cucina: vanno applicate alla materialità!
Con questa, vista anche l'ora vicina al pranzo, vi auguro buon appetito e in caso di ulteriori commenti ci si sente in giornata!
P.S.
Non è sbagliatissimo quel che dice il filosofo citato, anche se la sovrabbondanza di termini volutamente oscuri rende la frase piuttosto meschina, e ancor più banale di quel che avrebbe potuto dire dicendo che la filosofia è continua tensione tra l'autocoscienza individua e l'archetipo dell'universale (il concetto di Uomo), tensione che rinnova continuamente l'individuo verso la sua propria costruzione individuale futura, perchè è inevitabile la tensione al futuro.
Tutto qua, si poteva dire più semplicemente e io diffido dei filosofi dei quali non si capisce nulla perchè tempo che al di là dei giochi di parole abbiano poca chiarezza interiore.
La filosofia è pane quotidiano.
Guai a non averlo sulla tavola,nel mobile di cucina; e, semmai, non poterlo comprare, per mancanza di soldi e di lavoro. La maggioranza dell'umanità, compresi i bambini d'ogni età, per guardarlo, toccarlo e divorarlo, lavorano a giornata e, si faticano tutta quanta la vita.
La filosofia muove le mani e le macchine che impastano il pane. Si muore di continuo per giungere alle cose materiali. A stomaco pieno è un altra filosofia, anche la peggiore. Ci sono milioni di bambini(è facile scrivere questo, vero?)che muoiono di fame e il pane per loro è una porzione di mondo vietata: porzione vietata dalle leggi di mercato, ovvero lo sfruttamento.
La filosofia è poesia affaccita alla finestra in tutte le ore del giorno. Le nuvole che mutano come i venti sono fatte di filosofia e di poesia. Le nuvole hanno sempre le finestre, i balconi, le porte sempre aperte e gli occhi sgranati sul mondo.
A loro non sfugge niente.
I bambini quando non hanno i genitori o hanno genitori torturati dall'impossibilità di dare loro una casa e da mangiare, per farsi accarezzare guardano le nuvole.
E le nuvole, che tra loro parlano fitte, sanno cosa fare. Si mettono lì nella loro mutevolezza morbida e
accarezzano, baciano e cullano i bambini. Certo, le nuvole non possono dare da mangiare nè latte nè pane ai bambini, ma non rinunciano a stargli sempre accanto. I bambini quando piangono, piangono insieme alle nuvole.
Le nuvole sono nere, bianche, bianco sporco e grigio topo e le loro lacrime sono impastate di questi colori essenza delle lacrime di pioggia.
Ci sono quattro cose che non moriranno mai, anche se muoiono perchè sono essenza dialettica del mondo della materia: i bambini e le nuvole, la poesia e la filosofia.
Nessuno di loro si è permesso di accostarsi a dio, cioè all'eterno, alla fissità dei ruoli. Tutto è in evoluzione perchè tutto aspetta risposte alla propria e altrui condizione.
I bambini con le loro sofferenze, le nuvole dalle forme sempre diverse, la poesia che come i topi corre nelle fogne, la filosofia che cerca e trova parole di lava, cercano di dirci la mutevolezza del corpo umano nello specchio in frantumi per comporre l'anima fatta della materia dei sogni.
Transit Medina
Sponde del Mediterraneo
Grande Transit, ora la metto sul post, che ci sarebbe anche da ragionarci su!!!
A dopo.
buona domenica, sono roberta e vi lascio questo link sulle splendide poesie di Saffo...
http://www.spaziofilosofia.com/tag/poesia/
Trattandosi di Croce, caro Brunaccio, non c'è di che stupirsi. Per gente come lui la cultura, l'istruzione, la scienza, e quindi anche la filosofia, non potevano essere per tutti. Non per nulla Gramsci fu con lui sempre ferocemente polemico.
Peraltro non era certo una mosca bianca, visto che il tanto citato Mazzini, l'apostolo della democrazia repubblicana, il teorico del suffragio universale soleva ripetere, coi suoi "Tutto pel popolo, niente col popolo".
E pensare, Ilic, che la filosofia sarebbe la cosa più naturale e comune visto che è quello che facciamo continuamente anche qua, cioè porsi domande e cercare di risolvere attraverso il ragionamento, dai problemi più contigenti e sociali a quelli cosidetti 'ultimi'.
Credo che troppo snobismo intellettuale da parte dei filosofi (e l'idealismo è forse il maggior colpevole, assieme all'ermeneutica il cui linguaggio assurdo è usato ormai come parodia della filosofia, tipo 'l'ente che si essentizza nell'esserci attraverso il nulla') abbia reso antipatica la filosofia a molti e li capisco, ma personalmente difendo sempre la filosofia proprio per la sua essenzialità rispetto a noi uomini.
Ma la filosofia, se correttamente utilizzata, sa difendersi benissimo da sola.
Un esempio: quando qualche scientista esapserato in stile Odifreddi dice sempre che la filosofia ormai che esiste la scienza è obsoleta, io gli dico sempre che senza filosofia lui non farebbe scienza, visto che il concetto stesso di scienza non è scientifico ma appunto filosofico.
Più tardi o domani, se oggi non riesco, dirò anche qualcosa sul bel testo di Transit, oltre che sulle belle poesie di Saffo che è tra le poetesse classiche una di quelle che ricordo con più simpatia.
Volevo dire due parole sul brano di Transit, in particolare ove si rapportano filosofia e poesia, o più in generale io direi letteratura.
E' evidente che c'è un elemento comune che salta subito all'evidenza empirica degli occhi: l'uso del linguaggio verbale come materia espressiva.
C'è immediatamente però una differenza: se per la filosofia il linguaggio è un medium comunicativo per l'espressione di concetti, per la letteratura il linguaggio verbale è molto più essenziale, poichè esso è anche e soprattutto oggetto della letteratura, dove il linguaggio assume una valenza artistica.
E questo accade perchè è diverso il campo epistemologico della filosofia e della lettartura: mentre la prima si occupa del discrimine tra vero e falso -cioè tra 'ciò che è' e 'ciò che non è', per dirla con Aristotele citato nel post e ancora oggi secondo me 'maestro di color che sanno' perchè le categorie del formalismo logico aristotelico sono ad oggi insuperate anche da chi, come il positivismo logico, ne rigetta la metafisica, ma ne mantiene l'impianto logico...ci sarebbe da dire molto su Aristotele in rapporto ad Hegel, Marx e all'ermeneutica ma non finiremmo più- la letteratura si occupa di ciò che è bello -ovvero di 'ciò che piace nell'essere visto' (ovvero conosciuto)per dirla con Tommaso D'Aquino, e pensando che il termine estetica, che indica il ramo della filosofia che studia l'arte, deriva proprio da aisthanomai cioè percepire, anche se poi pure la filosofia, come tutto ciò che è pensiero umano, parte sempre dalla percezione.
Ma che rapporto c'è tra bellezza e verità e verità e bellezza?
Tommaso diceva anche che 'bello è riflesso del vero' e pur tralasciando la sua metafisica che portava a queste conclusioni, una correttezza in quel che dice c'è.
Mentre nell'arte la ricerca del bello non può essere disgiunta dall'applicazione razionale (e dunque dalla tecnica) nel momento in cui l'emozione si fa opera d'arte, a sua volta la filosofia genera piacere in chi apprezza il gusto del ragionamento (di qui il verbo philein che indica amore intellettuale).
D'altronde il letterato è per così dire costretto a mettere nell'arte la sua concezione della vita, dunque la sua filosofia spesso affinata dove l'autore parla di se stesso come artista, ovvero nella Poetica come fu, per esempio, lo Zibaldone leopardiano (e, si badi bene, ciò vale anche nel puro entertainment dove l'idea che l'arte debba essere leggera è ideologia essa stessa) mentre il filosofo non può esimersi dalla ricerca formale del linguaggio, fino ad alcuni casi, decadentismo e Nietzsche (non dico nichilismo perchè ad esempio Stirner ha uno stile differente), in cui filosofia e poesia/letteratura arrivano a coincidere.
Per chiudere, abbiamo sempre, in tutte le attività umane, l'applicazione razionale (dove la peculiarità della filosofia è che la ragione riflette su se stessa) e sarebbe bello parlare, chessò, dei rapporti in questo senso tra filosofia e scienza, filosofia e storia (materia privilegiata per la filosofia giacchè il pensiero umano si sviluppa sul terreno della storia) ma penso che il post diverrebbe un malloppo lunghissimo e noioso, per cui preferisco fermarmi qua.
Ancora bravissimo Transit che ha colto poeticamente questi concetti e Saffo che sembra proprio esemplificare, direi 'incarnare' questi discorsi.
Sono a casa da 3 giorni con la schiena rotta a causa di un infortunio sul lavoro. Nulla di grave ma sufficente da non poter stare nemmeno seduto.
Sto dando ora un'occhiata al blog. E' un vero peccato che nessuno commenti e che nessuno abbia evidentemente nulla da dire. Eppure è un ottimo blog e potrebbe diventare punto di riferimento per un sacco di gente.
Io non so se, come dice Brunaccio, ci viene comunque molta gente a leggere. In ogni caso è deprimente perchè qui si potrebbe fare molto di più. L'assenza di vita, però, deprime ogni velleità ed ogni buona volontà.
Io non chiedo che ci si spenda in chissà quali discorsi, ma almeno un cenno di vita non sarebbe male no?
E nemmeno vale dire che quel che conta è il contatore perchè si tratta di una verifica molto empirica in quanto la stessa persona può andare sul blog anche dozzine di volte al giorno, come a me capita speso di fare per vedere se qualcuno commenta od ha qualcosa da dire.
Potremmo parlarne? Magari con un post apposito?
Chiunque gestisce un blog si rende conto di come l'assenza totale di qualsiasi riscontro -e di riscontro si tratta, perchè meno riscontri ci sono più uno si domanda dove sbaglia e si scervella per capirlo- nei commenti è frustrante, perchè non si ha mai il termometro di quel che si dice e pare un po' di fare la voce che grida nel deserto, togliendo con questo anche stimoli a nuove idee, come dice giustamente Ilic.
Ora, un blog come questo che diffonde articoli prevalentemente di altri mezzi di informazione, senza una certa partecipazione neu commenti diventa poco interessante per noi che partecipiamo, ma anche, credo, noioso per chi legge per cui penso che la mancata partecipazione sia dannosa anche e soprattutto per la tenuta del blog che per generare interesse deve essere terreno di discussione e volanterossa è stato sempre pensato come fondamentalmente basato sui commenti.
Certo, non si può andare avanti così e bisogna vedere come risolvere il tutto.
Un post può essere interessante (magari da fare domenica) anche se sarebbe bene discutere questo alla riunione del collettivo che si tiene il mercoledì, anche se ovviamente chiunque voglia fare le sue considerazioni già qua è benvenuto.
Con questo ringrazio Roberta e Transit, presenti dall'inizio (Roberta letteralmente dall'inizio dall'inizio, Transit quasi) che si sono fatti tutti i cambi di casa del blog e ancora tornano a trovarci e a lasciare 'segni' della loro lettura ovviamente compatibilmente con i loro tempi e ritmi.
Non si chiede a nessuno di essere uno stakanov dei commenti come noi che così ci divertiamo anche, ma non è nemmeno possibile che non ci sia tempo per dire la propria ogni tanto, partecipazione che, a parte i nominati, sta calando inesorabilmente e, cosa ancor più preoccupante, già all'inizio di questa esperienza.
Non so, pensiamoci su...
Se ci fosse partecipazione il blog potrebbe essere molto diverso.
Perchè, parlo per lo meno per me, molto spesso la fatica che dedico ad un commento, e vi garantisco che spesso è davvero tale, potrei dedicarla ad un post vero e proprio.
Ed il blog avrebbe una caratteristica senz'altro di originalità. Quello che abbiamo imparato in questi anni è che collettivamente, anche se in 4 gatti, si possono elaborare un sacco di idee originali.
Un esempio per tutti: il post sulla diserzione, il mio ultimo, non sarebbe potuto mai nascere 3 anni fa. E' nato non solo sulla base delle mie ultime esperienze, ma anche grazie all'arricchimento che in questi anni ho ricevuto discutendo con voi. E parlo di tutti coloro che hanno partecipato e non solo di Brunaccio per il quale credo che si sia trattata di un'avventura che nemmeno avrebbe immaginato ai tempi dello Uaar: Vero?
Ed allora ci vorrebbe un sforzo in più, perchè il nostro agire quotidiano, politico ed organizzato, non si limiti alla protesta ed alla lotta di retroguardia, com'è stato sin ora.
Non c'è movimento che possa fare il salto di qualità senza elaborazione collettiva. Una volta c'erano i giornali e gli opuscoli divulgativi, c'erano comitati di redazione, gruppi di studiosi, gruppi di militanti che si fformavano su quelle elaborazioni. Oggi c'è internet e questi strumenti.
Vogliamo per una volta riempirli di contenuti?
hola!
solo ora trovo un po' di tempo per dire ciò ke avrei voluto dire già da qualke giorno in merito al blog (tra l'altro ho notato che talvolta blogspot taglia dei commenti di sua sponte, nn avendo trovato un paio di miei interventi in post di qualke giorno fa...).
Personalmente sono soddisfatto dell'impostazione che sta avendo il blog, dei suoi contenuti e del quasi quotidiano aggiornamento.
Ho notato che in alcuni momenti, forse troppo poki, si sono innescate delle interessanti discussioni, tuttavia ho sempre notato cose interessanti.
Non credo sia il caso di tirare in ballo i motivi di ognuno di quelli che leggono e non commentano, sono sicuro ce ne saranno di validissimi e in fondo anke nelle assemblee alla fine parlano sempre i soliti.
Io non mi abbatterei più di tanto, e detto da uno che vede nello SCONFORTO il termine maggiormente rappresentativo, specie in queste ultime settimane, è già tutto un dire..
Personalmente continuerò a dare il mio contributo, cercando articoli e provando a far innescare discussioni, e voi bloggers sapete bene quanto tempo occorra già per questo, SPERO di avere energie e tempo anke per commenti più frequenti, purtroppo in questa fase non riesco a dare troppe garanzie...
Spero anche che, malgrado un apparente momento di stanca, si possa continuare questa avventura, consapevoli che la PRECARIETÀ delle nostre vite si evidenzia anke in questo..
Mi auguro che si riesca a superare anke questo momento di difficoltà!!
massimino
Massi.
Sì, è vero, anche nelle riunioni si è spesso in pochi a parlare ma c'è una grossa differenza: nelle riunioni ti vedi in faccia, ti conosci e c'è sempre quella parola a fine riunione (o a margine) che ti fa capire cosa pensa anche chi parla meno, cosa che in un blog è impossibile per ovvie ragioni materiali.
In ogni caso, qua non è certo un processo alle motivazioni, è semplicemente una presa d'atto.
Per cui, compagni, mano sul cuore e cerchiamo, nei nostri tempi e limiti, di partecipare di più altrimenti -dato oggettivo che va al di là della buona volontà perosnale- il blog si logora e si esaurisce, e ciò va evitato.
Certo, il blog è secondario e propedeutico al lavoro politico reale, ma dal momento che abbiamo deciso di curarlo e di usarlo anche come spunto di riflessione per i lettori è bene che ciò sia fatto con un buon decoro, tutto qui-
Io sono stimolato sempre meno a commentare se nessuno interviene.
E' una presa d'atto, semplicemente.
Ed è l'esatto motivo per cui a suo tempo chiusi il blog.
Io tempo ne ho poco, perchè scrivere cose sensate comporta pensarci anche quando non si scrivono. Se so che tanti leggono, e che quindi i miei contributi possono essere utili a qualcuno, allora sono incentivato a fare sempre meglio e di più. Altrimenti perchè faticare per nulla?
E poi, insisto, un blog come questo non può e non deve essere, secondo me, un semplice luogo di protesta o di denuncia. Dovrebbe essere un luogo in cui si elaborano idee e le si fanno circolare anche tra gente lontana.
Uscire dal localismo delle rivendicazioni lo si fa solamente se le idee circolano ed è davvero paradossale constatare che proprio nell'epoca della circolazione telematica, in cui tutto è a portata di tutti istantaneamente, si creino corti circuito ed incomunicabilità.
Perciò anch'io, se non abbiamo sbocchi, mi limiterò a fare come fanno i più: passo qui sopra quando non ho altro da fare e rinuncio a trasformarlo in strumento di crescita ed organizzazione collettiva. Basta capirsi.
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