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mercoledì 18 aprile 2012

IL CAPITALISMO E' MORTO, IL CAPITALE SE LA PASSA BENISSIMO

QUESTO ARTICOLO E' MOLTO INTERESSANTE E STIMOLANTE, MA DICO SUBITO CHE IL MOTIVO PER CUI L'HO MESSO E' UNO: NON CONCORDO CON LA TESI DI FONDO, CIOE' L'OTTIMA SALUTE DEL CAPITALE.
QUINDI PER ORA NON DICO NULLA IN PIU' E MI RISERVO DI SPIEGARE I MOTIVI DURANTE LA DISCUSSIONE NEI COMMENTI, VISTO CHE VORREI SENTIRE ANCHE ALTRE OPINIONI PRIMA DI ESPRIMERE LA MIA.
da http://www.contropiano.org/it/archivio-news/documenti/item/8116-il-capitalismo-è-morto-il-capitale-è-vivo-e-vegeto

Anzi, i capitali sono in vitalissima competizione tra loro. Questione di parole? Forse, ma le parole, che possono essere dure come pietre, come pietre possono sbriciolarsi. Il capitalismo non c'è più, non c'è più, non c'è più…
A morire è stato l'ismo, è morta l'ideologia del capitale. L'insieme delle tante ideologie che a vario titolo sono state elaborate per fingerne la natura, ma alla fin fine per mistificare la realtà del rapporto di produzione vigente. E ora? Da un po' di tempo, nessuno più sta lì a scrivere le apologie del capitale. Nessuno più ne prende le difese. Nessuno più è pagato per scriverne le sorti millenarie. Esso agisce in prima persona per fini immediati, senza dar conto a nessuno. La crisi è permanente, il ciclo non c'è più e i parassiti del ciclo sono rimasti a spasso.
Rimangono solo quelli che vorrebbero tenerla in vita, la parola - e sotto sotto, la "cosa". Magari riesumando Keynes, per praticargli la respirazione bocca a bocca, o vigorosi massaggi al cuore.
In ogni caso, sarà difficile disegnarci un mondo possibile, magari a partire dalla ricerca della felicità. È suonato il si salvi chi può. Fuor d'ideologia, quindi… fosse la volta buona!
È lampante. Ma chi glielo spiega alla variopinta schiera dei minuti riformatori che a partire dalle ideologie del capitale avevano elaborato "persino dei veri sistemi"? Anticapitalistici, ovvio, ma solo ideologici. E l'ideologia è accattivante non perché svela o rivela, ma in quanto riesce a celare, stravolgendo.
Gli ideologi non servono più. Ora, facce fungibili sui media, rassicuranti ma a rotazione, agitano spauracchi, incubi alternativi. L'input è, giorno per giorno, l'andamento dei mercati. L'oggettività delle cifre. C'è sempre un analista a cui commissionare uno studio ad hoc.
Si dirà, ma anche questa è ideologia! Sì certo, non resta che cominciare a smontarla, anziché tentare improbabili egemonie, anziché aspettare un rimbalzo che non verrà.
Se muoiono le ideologie del capitale, evaporano anche le ideologie pattizie, riformatrici, e anche quelle Costituzioni che insieme a simili ideologie avevano preso corpo.
Una frazione di capitale ha sussunto lo Stato, dispone a suo piacimento del Presidente della Repubblica, e attraverso di lui della Magistratura, può ignorare un Parlamento sotto ricatto, e prescindere dalla volontà popolare grazie al controllo dei media. Basta chiacchiere.
Non è un caso che il nocchiero provenga da una università privata, anzi dall'unica e vera università cresciuta fuori del controllo della comunità scientifica e della tutela dello Stato. Non è un caso che l'operazione sia stata propiziata dal Vaticano. Uomini dell'Altrove.
Ricapitolando:La Costituzione italiana è spirata. La convulsa e torbida interpretazione che ne ha dato il suo Custode, Napolitano, negli ultimi sei mesi di vita del governo Berlusconi l'ha definitivamente sottratta sia alla tradizione sia alla forma consolidata. Presidente in pectore designato prima delle consultazioni, con una lista di ministri-tecnici precompilata. Mercato dei ricatti orchestrato dal presidente dimissionario, durante la formalizzazione delle dimissioni. Parlamento...
Il Parlamento, sordo e grigio, esautorato, ridotto a camera delle competenze clientelari e corporative, bivacco di escort e prosseneti, ha esaurito le sue funzioni con i Responsabili, con il voto cash. Il corto circuito dell'acquisto "volta per volta" - e non "una volta per tutte" - ha tolto definitivamente non solo credibilità ma anche funzionalità, alla democrazia parlamentare, mentre Presidenza della Repubblica e Magistratura restavano impassibili, proprio per non adombrare in nessun modo che il voto è "sempre" compravendita.
I Partiti sono giunti all'estinzione dopo una accelerata e agghiacciante commedia degli equivoci, di gente che entra e che esce rappresentando unicamente se stessa, o al massimo una valle, una cricca o un conto off shore. In queste condizioni risultano patetici e ridicoli coloro che parlano di riportare "la politica al centro". Dopo venti anni di marginalizzazione progressiva e di frantumazione dei corpi intermedi, i partiti, che dovrebbero innervarla, non si vede come possano rappresentare altro che l'insieme di coloro che si rendono visibili. Vendola e Renzi, fai conto.
Ma il Populismo mediatico, gestito da comici e intrattenitori, ridotto a spararle sempre più grosse per intrattenere e trattenere un pubblico di spettatori, non se la passa meglio. Anzi, venuti meno i partiti, che sono il suo maggiore bersaglio, muore come il parassita alla morte del corpo parassitato.
Di libera Stampa, manco a parlarne.
Con il ripescaggio dei guelfi, l'alleanza reazionaria post-feudale tra Chiesa e borghesia allo sbando si è presentata come l'unica in grado di rappattumare in qualche modo sparse masse in decomposizione.
Se questo paese è il laboratorio degli orrori, anche questa volta vi si sta conducendo un esperimento d'avanguardia.

6 commenti:

brunaccio ha detto...

Vorrei dare un minimo indizio sul mio assunto iniziale, anche perchè, davanti al progressivo aumento della forbice della ricchezza, non vorrei che mi prendiate per matto quando dico che secondo me il Capitale non ha poi tutta questa gran salute...

Detto in estrema sintesi e vediamo se si può capire meglio:

non è che uno che oggi si senta benissimo ma a cui è stato diagnosticato un tumore che da lì a poco esploderà fino ad ammazzarlo stia in ottima salute

Anonimo ha detto...

hola!

leggo solo ora..peccato, ma direi visti i tempi che corrono per fortuna..tra poco inizierò a lavorare e ne avrò fino alle 8 (come minimo...).
Lasciamo il post anke domani?

massimino

roberto mazzoli ha detto...

Non voglio la crescita economica, non c'è bisogno di altre auto, lavatrici, scarpe o contenitori di plastica.
E' necessaria una de-crescita, che cosa dobbiamo produrre ancora? Oggetti che presto diventano rifiuti?
Produciamo pensiero, confllitto, arte, cibo sano, istruzione e salute per tutti.
Non voglio lo sviluppo economico liberista, ne desidero la fine.
Dobbiamo proteggere la natura e rendere le città luoghi armoniosi, svuotati dal traffico e dallo smog. Dobbiamo rimettere in piedi L'Aquila ed il suo territorio, assestare il tessuto idro-geologico, smantellare le costruzioni a ridosso del mare e dei fiumi, liberarci dal petrolio potenziando il trasporto pubblico e ricercando nelle energie rinnovabili, e far sparire i pannelli solari dai campi,
sui tetti devono stare.
E tutte le cose giuste che non so.
Quanto lavoro ci sarebbe da fare, per moltissime persone disoccupate, rivolto al bene comune

brunaccio ha detto...

Massi,
sì certo, possiamo lasciarlo anche domani.

La mia la dirò domani, anche se l'intervento di Roberto è molto in sintonia con quel che intendevo sostenere...

Massimo Campus ha detto...

Anch'io sono fermamente convinto che il capitalismo, almeno come lo conosciamo nella sua forma imperialista globalizzata, non se la passi molto bene.
Il problema non è se crollerà, ma QUANDO e soprattutto COME. Perchè nel crollo trascinerà dietro di se l'intiera umanità ed il pianeta.
I segnali sono potenti ed inequivocabili, manifestati soprattutto attraverso una crisi che per la prima volta non è ciclica e di "crescita" ma sistemica. Accompagnata peraltro dal progressivo impoverimento delle fonti di materie prime. Crisi sistemica perchè non è la classica crisi da sovrapproduzione o il classico conflitto commerciale che si è sempre risolto con una bella guerra e qualche milione di morti ammazzati. Qui siamo di fronte ad una crisi finanziaria alimentata da capitali di carta slegati del tutto dall'economia reale, derivanti da speculazione e non da investimenti e ricavi di produzione. Un castello che crollerà progressivamente accelerando sempre più gli intervalli tra un picco e l'altro.
Il dramma è che ciò lo pagherà l'umanità e prima di tutti i popoli del terzo mondo. Ma pure noi non staremo molto meglio perchè verrà presto a crollare PER SEMPRE il sistema di minime garanzie sociali così come l'abbiamo conosciuto.
Ed il peggio deve ancora venire

brunaccio ha detto...

Ringrazio Ilic, perchè il suo commento ha risparmiato il mio, visto che è proprio quello che avrei detto domani.

Aggiungo, riportandola a memoria e dunque non con precisione esatta, una brevissima frase di Marx, emblematica del problema che stiamo trattando.

'La storia è lotta di classe tra la parte dell'umanità che detiene i mezzi di produzione e quella che non li detiene. Questa lotta può finire con la vittoria di una delle due parti in causa o con la rovina di entrambe'.

Ecco, se il capitalismo crollerà sotto il peso delle sue contraddizioni senza che sia la volontà e l'intelligenza umana ad abolirlo, lo scenario che avremo davanti sarà proprio 'la rovina di entrambe le parte' e cioè dell'umanità intera per il discorso che Ilic ha espresso molto bene e che andiamo ripetendo ormai da un lungo tempo.