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venerdì 13 aprile 2012

'NDRANGHETAV

VISTO CHE SONO INIZIATI GLI ESPROPRI IN VALSUSA E CI SONO STATE MANIFESTAZIONI IN TUTTA ITALIA, HO REPUTATO INTERESSANTE QUESTO ARTICOLO SUL CONNUBIO TRA L'OPERA, GLI INTERESSI PRIVATI E LA CRIMINALITA' ORGANIZZATA.

tratto da Senza Soste n.69 (marzo 2012)
http://senzasoste.it/nazionale/n-dranghetav-appalti-sprechi-e-interessi-dietro-la-miniera-doro-del-tav

Il costo totale della TAV è stimato intorno ai 20 miliardi di euro. Come si suol dire “Piatto ricco mi ci ficco”, e infatti nell’affare TAV ci si sono ficcati proprio tutti: c’è la Rocksoil di Lunardi, ex ministro per le Infrastrutture di Berlusconi, e c’è la CMC di Ravenna, cooperativa molto vicina al segretario del PD Bersani, che si gioca un appalto di 96 milioni di euro.
Bersani, con quell’aria innocua da salumiere, quando gli si toccano le imprese amiche diventa cattivo. Come nel 2007, quando chiese provvedimenti “non solo disciplinari” contro l’Ordine dei Medici dell’Emilia Romagna perché aveva osato parlare dei danni alla salute causati dagli inceneritori (c’era di mezzo l’Hera, altra impresa made in PD).
Poi c’è l’Impregilo di Benetton, Gavio e Salvatore Ligresti. Quest’ultimo, già condannato per Tangentopoli, controlla anche il 5% della RCS, gruppo editoriale a cui appartiene il Corriere della Sera.
Gavio invece è quello a cui Penati ha regalato 176 milioni di euro comprandogli l’autostrada Milano-Serravalle. (“Buon giorno, mi ha dato il suo numero l’onorevole Bersani…” dice Penati in un’intercettazione).
Quanto a conflitti d’interesse, vanno citati anche due autorevoli membri del direttorio Monti-Napolitano: il ministro per le infrastrutture Corrado Passera, ex amministratore e tuttora azionista di Intesa San Paolo, istituto bancario molto attivo nelle infrastrutture, e la ministra della Giustizia Severino, avvocato di Paolo Comastri, direttore della Ltf, altra impresa coinvolta nell’affare TAV e condannato per turbativa d’asta proprio in riferimento al tunnel della Val di Susa.
E poi c’è anche l’ombra della criminalità organizzata doc: “La storia dell’alta velocità in Italia -scrive Roberto Saviano- è storia di accumulazione di capitali da parte dei cartelli mafiosi dell’edilizia e del cemento. Il tracciato della Lione-Torino si può sovrapporre alla mappa delle famiglie mafiose e dei loro affari nel ciclo del cemento. Sono tutte pronte e già si sono organizzate in questi anni”.
Guarda caso è stato Bardonecchia, nell’Alta Val di Susa, il primo comune del Nord ad essere sciolto per infiltrazioni mafiose, nel 1995, dopo anni di penetrazione della ‘ndrangheta iniziata con la costruzione dell’autostrada A32 e del Traforo del Frejus.
I soldi degli appalti TAV sono un piatto troppo ghiotto per rinunciarvi, e poco importa che non vi siano argomenti validi per sostenere l’utilità dell’opera.
È stata la ministra dell’Interno Cancellieri a sintetizzare perfettamente questa posizione: «Discutiamo; ma il progetto va comunque avanti». Il presidente Napolitano si è rifiutato di incontrare i sindaci NO TAV, e anche la craxiana Camusso ha dato il parere favorevole della burocrazia CGIL. Tutti a difendere il diritto di depredare il territorio in nome di quel liberismo estremo per cui la democrazia, la partecipazione, il consenso sono solo un impaccio.
Del resto, nonostante il referendum, non si continua a parlare di nucleare e di acqua privatizzata?
C’è dunque un grosso problema di democrazia, e dopo che ogni invito a confrontarsi sugli aspetti di merito è caduto nel vuoto, anche un magistrato che fa arrestare decine di persone per difendere la “legalità” appare poco imparziale.
I media intanto hanno messo in atto una campagna di disinformazione senza precedenti, con accenti che sfiorano il ridicolo: stelle a cinque punte dappertutto, la famosa buffonata della pecorella e perfino la frase di Pasolini sui poliziotti poveri e gli studenti figli di papà, che probabilmente ci sentiremo ripetere fino alla notte dei tempi.
Ma la Val di Susa non ha ceduto né al bastone né alla carota. La comunità è rimasta unita in difesa del proprio territorio e del proprio stile di vita, la valle è diventata un laboratorio dove si sperimentano forme di auto-governo, di autogestione di spazi pubblici e di economia solidale, e si propone un modello diverso di società: è nato anche un movimento di gestione etica e sostenibile delle imprese. Altro che “NIMBY”!
L’opera di controinformazione sull’affare TAV ha coinvolto professionisti e intellettuali e questa forma di intelligenza collettiva ha spazzato via dalla rete qualsiasi traccia di consenso al progetto TAV.
Tutto ciò è stato possibile anche perché nelle ragioni del movimento si sono immediatamente riconosciute quelle centinaia e centinaia di comitati, collettivi e associazioni che nella propria realtà combattono ogni giorno contro piccole e grandi TAV, difendono i beni comuni dalla rapina neoliberista e sanno benissimo come ogni euro investito nelle grandi opere venga tolto direttamente alla scuola, alla sanità o ai servizi pubblici essenziali.
Qui da noi abbiamo la discarica del Limoncino sotto sequestro e con cinque avvisi di garanzia, con il nipote funzionario che approva il progetto dello zio geometra e con due esponenti del centro sinistra locale che improvvisamente diventano portavoce dell’impresa interessata.
Abbiamo l’autostrada tirrenica di quel fenomeno di Bargone, l’avvocato di D’Alema che da sottosegretario del governo Prodi salva la SAT, poi ne diventa presidente e poi ancora viene nominato da Berlusconi commissario con l’incarico di vigilare sulla società che presiede.
E abbiamo il rigassificatore, autorizzato senza tener conto di ben 66 rilievi sulla sicurezza avanzati da una commissione di esperti, i progetti di un megainceneritore di area vasta e così via.
Non ci è difficile quindi condividere le ragioni del popolo della Val di Susa ed essere consapevoli che se passa la TAV sarà una sconfitta per tutti, mentre se verrà fermata potrà essere l’inizio di una nuova prospettiva. Come scrive Guido Viale, è uno “scontro di civiltà”.

2 commenti:

precari united ha detto...

Buongiorno!
A parte la citazione di Saviano (personalmente ormai non posso sentirlo più nominare), mi trova totalmente d'accordo con l'analisi finale è un'ottimo articolo!
zw

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO.

A suo tempo Ilic mi aveva mandato una mail ancora più dettgliata con tutti i legami tra ditte, politici, e malavita organizzata.
Poi è passato parecchio tempo, facevo fatica a ritrovarla ma ho letto questo articolo e ho voluto metterlo.

E' vero, è condivisibilissimo: si tratta di uno scontro di civiltà: tra i beni comuni, la compatibilità ambientale e la socializzazione perlomeno dell'industria pesante e dei settori strategici perchè se questi sono in mano ai privati ogni pianificazione è impossibile, ma non pretendo che in un movimento di popolo tutti arrivino a queste posizioni- e la ripartizione del reddito da una parte, e dall'altra la rincorsa a tutti i costi del profitto dei pochissimi a danno dei molti, generando bisogni a costo di arrivare alla distruzione del pianeta e generando debiti fino alla distruzione dei popoli, perchè ormai l'attacco dell'elite è ai danni anche delle classi medie.
In tutto questo sistema è inevitabile che anche le mafie trovino spazio; ma perchè, in fin dei conti agenzie come Goldman Sachs e organismi come il Fmi e la Bce cosa hanno di eticamente diverso dalle mafie?