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venerdì 6 aprile 2012

PD E FASSINO. C'E' QUALCHE DIFFERENZA CON LA DESTRA? DI ILIC.

E bravo Fassino, e bravi a pari merito i suoi solerti assessori, da quello alla scuola a quello al bilancio (se-dicente comunista? ah, ah ah). E bravo soprattutto il direttore generale, quello da 300.000 all'anno (euro, non lire).
Azienda speciale quindi, fondazione per la scuola ed altre simili cialtronerie per mascherare quello che è il vero disegno: privatizzare poco alla volta, quasi alla chetichella, la scuole comunali, iniziando dagli asili nido.
Non è così? La solita propaganda dei vetero comunisti? (quelli veri, mica i se-dicenti tali nonchè assessori).
Andateglielo a spiegare, che non è così, alle centinaia di educatrici, maestre e maestri ed ai sindacati al gran completo (anche loro comunisti, naturalmente), che affollavano sino in piccionaia e sulle scale il pur capiente cinema Massimo.
Chissà perchè, ogni volta che si tenta di distruggere la scuola pubblica (ma anche la sanità, i beni comuni, lo stato sociale in generale), ci si maschera dietro le solite ciarlatanerie come: modernizzazione, adeguamento ai tempi, esigenze di bilancio, mancanza risorse, razionalizzazione, etc etc.
Chissà perchè non si ha il coraggio di dire che si vuole vendere ai privati anche il sapere, l'istruzione, la cura delle persone.
Cos'ha di meglio un privato nel gestire una scuola od un ospedale?
Ha di meglio che, mentre la scuola pubblica (ridotta scientificamente in rovina da decenni di accorto malgoverno dei soliti noti) deve rendere conto "all'azionariato popolare", che sono i cittadini italiani (ricordate: la sovranità appartiene al popolo...), quella privata deve invece riferire a ben altri azionisti: a quelli cioè che ci devono guadagnare.
- E che ha a che fare il lucro con la scuola?
- E perchè i dipendenti degli asili nido comunali dovrebbero sentirsi più tutelati se sono dipendenti di un privato che ha come scopo il lucro invece che dipendenti dello Stato?
La verità, sin troppo evidente, è che si è installato alla guida del comune di Torino un comitato d'affari della borghesia, ben rodato dopo la decennale esperienza dell'amico e compare di Benessia (nonchè suo degno successore alla Compagnia di San Paolo).
Un comitato d'affari che serve i suoi padroni, pronti a ben remunerarlo per il regalo gentilmente offerto.
Sono fazioso e polemico? Meglio essere faziosi che infami.
Io, come tutti sanno, non ho votato Fassino ed i suoi compagni di merende ma vorrei ugualmente sapere una cosa: perchè bisognerebbe votare certa gente, sedicente di centro sinistra, e non votare l'originale, ovvero la destra? Perchè la destra farebbe di peggio? Beh, come dire che si sceglie di morire gasati invece che impiccati.....
Io sto dalla parte della Scuola Pubblica e dei suoi insegnanti, persino troppo eroici se si considera il modo in cui vengono trattati, gli stipendi che ricevono e la continua demotivazione a cui sono sottoposti.
Ed ora una doverosa autocritica: tempo fa scrissi che "l'unica nostra risorsa oggi è la diserzione, il rifiuto di fare i bravi e virtuosi cittadini".
Almeno per il mestiere di insegnante non vale, non può valere: per gli insegnanti, che hanno in mano il futuro, l'istruzione e soprattutto le coscienze dei nostri figli e nipoti quello che scrissi non vale: non possiamo far pagare ai nostri bambini, col nostro silenzio, le porcherie di chi ci amministra e del suo principale partito di riferimento: il PD. Che è oggi, a ben vedere, il nuovo, vero partito della borghesia.

(Ilic)

4 commenti:

Anonimo ha detto...

ciao ilic, non conosco bene ciò che sta avvenendo a torino, ma posso immaginare da quanto racconti. non ho ben capito la posizione di centinaia di maestre ed educatrici. quella del cinema massimo a torino cos'era di preciso? te lo chiedo per sapere che tipo di presa di coscienza ci sia rispetto all'ennesimo attacco ad un BENE COMUNE fondamentale:l'istruzione.djordj

brunaccio ha detto...

Sperando che Ilic possa intervenire per rispondere alla domanda di Djordj, dico brevemente la mia sulla parte finale dell'articolo, quella in cui viene leggermente precisato -io parlerei più di precisazione che di auocritica visto che secondo me l'impianto logico complessivo rimane validissimo- il concetto di diserzione/non collaborazione.
E, come capita scpesso, mi trovo molto d'accordo con Ilic.
Le professioni intellettuali che hanno in mano la coscienza civile e morale di una collettività (sento più mio questo termine rispetto a quello di Paese) non possono permettersi di disertare e non dare più 'il loro sangue', e penso in primis agli insegnanti come detto, ma reputo che ciò valga anche per gli scienziati, gli ingegneri, gli storici e via così- perchè devono costruire le basi per portare avanti una lotta ed un modello giusto di società, perchè la nostra non è volta al nichilismo, ma ha 'un mondo nuovo nel cuore' per citare l'espressione di un anarchico (Durruti se non ricordo male) che, al di là delle differenze politiche, mi pare molto calzante.
Gli intellettuali sono sempre stati un po' la croce e la delizia della storia del movimento rivoluzionario, ma, al di là di tante considerazioni, io che non sono un intellettuale, giacchè non campo di cognitariato come si usa dire oggi, penso che gli intellettuali se evitano il narcisismo e considerano il luoro ruolo un modo di mettersi a disposizione delle istanze delle classi subalterne, siano imprescindibili in ogni costruzione di lotta e, ove possibile (quindi difficilmente da noi hic et nunc), di rivoluzione.

Massimo Campus ha detto...

Preciso brevemente perchè in questo periodo sono piuttosto infognato con una serie di problemi....
Io davo per scontato, Djordj, alcune cose, e me ne scuso, perchè il mio scritto era in gran parte destinato a torinesi. L'assemblea del Massimo era un'assemblea indetta dalla triade sindacale che ha attacccato, bisogna dire con determinazione, la giunta Fassino.
Il progetto è semplice: l'assessore al Bilancio non ha soldi perchè, tra debiti olimpici e tagli governativi, i comuni come Torino sono alla canna del gas. Le maestre ed educatrici degli asili comunali sono in buon numero precarie assunte annualmente, come in buona parte d'Italia, dai comuni. Taglio dei fondi vuol anche dire non poterle più assumere. oltretutto visto che il comune di Torino ha deciso di rompere il patto di stabilità a suo tempo imposto dal governo Berlusconi. Patto di stabilità che in sosttanza impedisce ai comuni, anche se hanno i soldi, di spenderli. E che finiscono tutti allo Stato.
Perciò che ti partorisce il Comune di Torino? Approfitta della situazione per dire: vedete, non è colpa nostra, ci costringono. E siccome non può CHIUDERE gli asili propone la loro privatizzazione, affidandoli alle cooperative sociali che già si occupano degli anziani. Le maestre protestano perchè non ci stanno non solo a finire sotto un privato a metà stipendio dell'attuale (perchè di quello infine si tratta) con una precarizzazione ancora maggiore, ma soprattutto non ci stanno a trasformare gli asili nido, vero luogo di crescita e di formazione per i bimbi, in un luogo di sorveglianza e di badanza dove i genitori parcheggiano i figli di cui non sanno che farsene di giorno. C'è uno scontro all'interno della giunta perchè l'asessora all'istruzione è di Sel ed ha dichiarto ai giornali che se la strada è quella lei non è disposta a farsene complice.
E' evidente che i soldi se si vuole si trovano, magari iniziando a licenziare qualcuno dei satrapi a contratto che ammorbano il Comune. Ad iniziare da Vaciago, fratello dell'altro, direttore generale a 300000 euro annui residente a Milano che una pattuglia di vigili va a prendere più volte a casa perchè il signore mica può abitare a Torino.... Oppure rescindere le dozzine di consulenze esterne affidate a studi di architetti ed avvocati (magari parenti di parenti...). E via di questo passo.

Anonimo ha detto...

posso leggere soltanto ora, grazie per la delucidazione. mi pare d'aver capito a questo punto che la contromossa dei sindacati sia questa fantomatica fondazione o giù di lì..non so a che porterà... ma come spieghi bene tu alla fine del commento i soldi se c'è la volontà si trovano, è che devi toglierli dalle tasche loro, ed allora diventa tutto un po' più difficile. qualche tempo fa sotto elezioni comunali mi ricordo avevi scritto quanto torino, alla fine, non fosse un posto amministrato proprio malissimo, portando alcuni esempi di politiche sociali virtuose; ma forse davvero i tempi sono opportuni per giustificare le scelte più becere con la coperta della crisi. e credo proprio che il virus si diffonderà. sì, alla fine, destra e questa sinistra, pari sono! djordj