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sabato 26 maggio 2012

UN VERTICE IN CERCA DI IDEE

da http://www.contropiano.org/it/esteri/item/9088-un-vertice-in-cerca-di-idee
di Claudio Conti


Il vertice europeo di ieri era definitio “informale” per chiarire che da lì non sarebbero uscite decisioni operative.
Un modo per tamponare le “attese dei mercati” ed evitare che un assolutamente certo nulla di fatto si trasformasse in un ennesimo bagno di sangue.
Vedremo in mattinata se le piazze finanziarie concederanno altro tempo a questa Europa dalle scelte lente.
Ma è indubbio che le strade davanti ai leader continentali siano tutte oggi alquanto strette. La strada che dovrà esser presa dovrà esser percorsa con convinzione e senza perdere pezzi per strada, altrimenti in deragliamento della costruzione europea sarebbe certo. Quindi la fase di riflessione (e di assestamento tra i diversi interessi nazionali e delle rispettive compagnie multinazionali) non può esser breve. La riunione di ieri, da alcuni presenti, è stata decreitta addirittura come un brain stroming, uno scambio di idee in libertà, ovvero un primissimo passo per orizzontarsi.
Si fa presto infatti a ripetere che “bisogna coniugare rigore e crescita”. Anche gli asini – e chi dirige l'Europa, o cerca di farlo, non lo è – sanno che si tratta di due obiettivi opposti. Si tratta dunque di uscire dal rigorismo cieco imposto dall'asse Sarkozy-Merkel e cominciare a sterzare.
Il “tappo” è costituito dal quella che ormai appare come una frazione isolata di una potenza isolata. La Merkel è ancora cancelliere tedesco, ma non lo è già più dopo la sconfitta in Nord Reno Westfalia. A Berlino, tra un anno, ci sarà un'altra coalizione di governo, con orientamenti leggermente diversi.
È vero infatti che la Germania ha prosperato sul rigore imposto agli altri. E lo sanno benissimo i principali candidati a sostituire la massaia triste. Il presidente del Parlamento europeo, il socialdemocratico tedesco Martin Schulz, ha criticato pubblicamente il proprio Paese ammettendo quello che tutti sanno: «La Germania deve riflettere», perché la situazione attuale «a lungo termine non è sostenibile». I tedeschi oggi «sono avvantaggiati dall'avere prestiti allo 0,01% mentre gli altri pagano il 6%»; ma con il tempo «non ci sarà più un mercato europeo per i prodotti tedeschi», perché «gli altri non avranno i mezzi per comprarli».
Stupiscono, in questo contesto, le analisi di certi “consigliori” nostrani che ancora non riescono a cogliere il cambiamento di priorità nell'agenda di tutti i governi nazionali. C'è qualche genio che ancora ripete “la Germania, sta dimostrando nei fatti che rigore e sviluppo economico possono, devono, camminare insieme”. Certo, se il rigore vale per molti e la crescita per uno soltanto (ed anche piuttosto stentata, va aggiunto).
Va letta in questa chiave - “occorre cambiare l'impostazione e gli obiettivi delle scelte europee” - la riaffermazione della volontà comune 
di mantenere la Grecia dentro l'euro. Se infatti la sua uscita, come diceva ieri, Bundesbank, è “preoccupante, ma gestibile” sul piano finanziario, metterebbe comunque in dubbio la credibilità dell'intera costruzione. Se un paese può uscire e morire per conto proprio, come ci si può fidare dell'Unione?
Insomma, si sta prendendo atto che su Atene è stato condotto un esperimento criminale e sanguinoso. Che è fallito anche negli obiettivi dichiarati: il rigore, in tempi di recessione, è un salasso su un ferito che ha già perso sangue.
Ma non c'è un anno e mezzo da attendere.
Un altra politica serve ora, con la Merkel o senza, ma da subito. E qui sorgono i problemi concreti: con quali strumenti?
In assenza di uno stato continentale e di un governo altrettanto potente, ogni misura sembra un palliativo. Project bond, rifinanziamento della Bei, eurobond... Tutte idee buttate lì sul tavolo, ma che richiedono quantomeno un un'unica politica di bilancio in tutti i paesi dell'eurozona. Non un'”impostazione simile”, ma proprio un bilancio unitario e unico. Come se quello stato continentale ci fosse. La contraddizione tra forma e contenuti, tra istituzioni e dimensione delle scelte, non potrebbe essere più evidente. Ma questa Europa non può restare in mezzo al guado, tra trattati faraonici nelle dimensioni cartacee e istituzioni politiche pigmee. In qualsiasi direzione decisa di muoversi ci saranno altri strappi dolorosi per molti. Un'integrazione reale toglierà molti vantaggi competitivi al paese più forte; una rottura e il ritorno alle nazioni solitarie è difficile anche da immaginare.
Quindi, ancora un volta, diventerà decisivo il “come?” l'Unione andrà avanti. Per un insieme partito col passo più stupido (fare una moneta unica e non darsi né istituzioni di governo unitarie, né piani d'uscita in caso di diffioltà) è un bel problema.














1 commento:

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO.

Un commento che parte dall'articolo ma che non si basa poi molto su questo.

Pure io sono convinto che questo sistema neoliberista finanziarizzato che si basa molto sulla tensione Usa (e che dunque di europeo non ha nemmeno molto, se non le istituzioni finanziarie)finirà per far implodere anche Germania e Francia che è stato l'asse sinora dominante e che già in Francia da tempo mostra grosse crepe, che stanno diventando visibili anche in Germania.

In tutto questo abbiamo avuto delle giornate contestate da numerosissimi compagni e compagne che hanno trovato una repressione enorme: arresti preventivi, daspo, militarizzazione totale.

Questo dimostra che alla fine l'ultimo ricorso del potere è il bastone, ma se il bastone manca di carota e si mettono alla fame i popoli uno dopo l'altro, poi anche il bastone diventa corto...

Il problema è che, come dice questo articolo, il tempo è breve perchè l'implosione capitalista può portare a svolte autoritarie se non c'è un intervento di classe adeguato.