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sabato 16 giugno 2012

IL DECRETO 'SVILUPPO'

da http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/7787/
Approvato il decreto sviluppo
pannicelli caldi per provare a crescere

Qualche incentivo alle assunzioni, un po' di detrazioni alle imprese, incoraggiamenti a ristrutturare. Prevista anche l'introduzione dei project bond. Ma sono tutti delusi: da Ferrero (Prc) a Unimprese
Il governo ha infine dato il via ald ecreto Sviluppo "pensato" dal ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera, e che molto ha dovuto attendere prima di poter vedere la luce. A frapporsi sul suo cammino, principalmente, problemi di natura economica: il presidente del Consiglio Mario Monti ha più volte frenato sull'opportunità di mettere in campo risprse inesistenti, nonostante si sia più volte espresso a favore della "crescita". La cosiddetta "fase 2". Ora il consiglio dei ministri ha messo la firma sul decreto. Che quindi è ufficialmente nato.
Certo, le perplessità del premier sulla carenza dei fondi necessari si fanno vedere. Il provvedimento contiene alcune misure attese, ma si tratta di "pannicelli caldi" che difficilmente riusciranno a dare quella ventata di energia che sarebbe necessaria per permettere al paese di rimettersi a camminare, e se non proprio a produrre, almeno a garantire una stabilità lavorativa alle persone, che sempre più numerose si trovano a fare i conti con la disoccupazione.
Secondo le indiscrezioni trapelate finora, infatti, gli incentivi al lavoro non sono corposi. Ma non lo sono neanche quelli destinati al rilancio del "fare impresa". Infatti da destra e da sinistra, dai sindacati come dai padronati i toni dei commenti più che critici sono delusi.
Qualche esempio (il porvvedimento è composto di 61 articoli): tra gli incentivi alle assunzioni possono essere annoverati il credito di imposta al 35% per chi assumerà "personale qualificato" (fino a 200 mila euro annui). Mentre a favore delle imprese ci sono diversi provvedimenti. Il più importante, forse, riguarda la possibilità per le imprese in crisi di non dover chiedere il fallimento ma poter accedere direttamente al concordato preventivo (una specie di "ristrutturazione" anche di proprietà) che permette di non dover ripartire da zero, ma di mantenere - ad esempio - attivi i contratti di fornitura con le pubbliche amministrazioni.
Come anche a molti farà piacere che l'Imu sarà sospesa per tre anni per le imprese edili che hanno appena ristrutturato (cioè per i magazzini). Per tutti - e non solo per le imprese - è inoltre prevista una detrazione al 50% per le ristrutturazioni - su questo l'ha spuntata Passera, poiché il premier aveva fatto sapere di non avere soldi per garantire il "rimborso" delle ristrutturazioni.
Arrivanno incentivi anche per la green economy sotto forma, però, di finanziamenti agevolati.
L'Italia, inoltre, anticipa l'europa sulla cotruzione di "project bond". Obiettivo: attirare gli investitori per realizzare nuove infrastrutture anche grazie al capitale privato. La sottoscrizione sarà stimolata introducendo un incentivo cioè accordando lo stesso trattamento fiscale agevolato previsto per i titoli di stato relativamente all'aliquota di ritenuta sugli interessi (12,50%). In base a dati Ance - ricorda il testo del decreto - l'importo delle gare di finanza di progetto ammonta annualmente a circa 12 miliardi di euro, suddivisi per circa l'80% su gare ad iniziativa privata e il restante 20% su gara ad iniziativa pubblica, e circa il 40% riguarda bandi superiori a 500 milioni di euro. Ne consegue che la norma proposta determina effetti considerevoli in termini di possibilità di crescita del PIL, atteso che ogni euro di nuovi investimenti si stima che generi una crescita di Pil pari a 3 euro.
Il provvedimento contiene poi iniziative importanti, ma di minore entità, come la possibilità per chi vende pesce di contraddistinguerlo da altra merce con il marchio "Dop". Mangiare bene è importante, come è fondamentale tutelare i prodotti alimentari migliori. Ma difficilmente questo risolleverà il paese.
Nasce inoltre una nuova agenzia, Italia digitale, volta a predisporre piani di sviluppo per il web - vecchia "fissa" di Passera - e che, si dice, dovrà agire in "economia e trasparenza". Per le imprese digitali sono previsti incentivi fino a 1000 euro, che - come dire - non è una cifra da urlo.
Nonostante il decreto non preveda grossi impegni, il problema della copertura rimane. Parte della copertura, infatti, è prevista nel sempre ottimo calderone delle "minori spese" previste a partire dal 2013. Per il resto si attendono (speriamo) maggiori entrate dalle sanzioni introdotte del provvedimento per chi viola le regole per i prodotti a denominazione di origine protetta o Igp. Nuove entrate sono poi attese dall'armonizzazione del trattamento fiscale tra le polizze emesse da assicurazioni italiane ed estere che non pagano l'imposta annua dello 0,35%

Ferrero: niente sul lavoro
«Dalle indiscrezioni che emergono sul decreto sviluppo mi pare che non vi sia nessun intervento pubblico finalizzato all'occupazione». Lo dice Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista. «In altre parole - prosegue - il problema centrale per battere la disoccupazione non viene nemmeno affrontato. Vi sono invece novità negative, come il via libera a rigassificatori, centrali elettriche termiche (turbo gas, biomasse), e inceneritori. Viene infatti previsto che la presidenza del Consiglio possa surrogare le amministrazioni regionali che devono dare il via libera sulle strutture relative alla produzione energetica. In questo decreto quindi non si vede l'ombra di una misura che incida seriamente sull'occupazione ma si vede molto sul versante degli affari dei soliti noti e dell'inquinamento: il governo non si smentisce!».

Unimpresa teme la rivoluzione
Il decreto sviluppo che sarà sul tavolo del consiglio dei ministri è certamente un passo in avanti, ma restiamo comunque delusi: stando alle anticipazioni della stampa manca una strategia di lungo periodo e una visione di ampio respiro. In particolare non ci pare sia stata data la giusta attenzione alle micro e piccole imprese che sono il cuore dell'Italia e dell'economia». Così Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, sulle misure per la crescita all'ordine del giorno nella riunione del Governo. «Giugno è sempre un momento di bilanci e, sulla falsa riga delle valutazioni assegnate agli studenti che finiscono l'anno scolastico, non ci sentiamo di promuovere l'Esecutivo guidato dal professor Mario Monti. Erano partiti col piede giusto ma poi si sono un pò persi per strada» dice Longobardi. Secondo il presidente di Unimpresa «serviva più coraggio: andavano avviati già adesso i presupposti per una progressiva riduzione delle imposte. La pressione fiscale, peraltro in crescita, sta facendo morire la nostra economia». «La pazienza delle imprese (e anche delle famiglie) è finita» spiega Longobardi che all'orizzonte intravede «quasi un clima da rivoluzione, perchè il disagio sociale che si tasta con mano semplicemente passeggiando per strada può esplodere e sfociare in una protesta di massa incontrollabile». Di tutto questo «il Governo non si preoccupa affatto o, per lo meno, -conclude- sottovaluta la questione».

Pure Gasparri è deluso
«Sia pur con molta lentezza il decreto sviluppo prende corpo. Si poteva fare di più e meglio. Ovviamente siamo aperti a tutte le misure utili al rilancio dell'economia e apporteremo senza dubbio modifiche per migliorare il lavoro dei tecnici sempre più deludente. Ci confronteremo, come sempre, con le categorie produttive e cercheremo di colmare le lacune di un governo in evidente affanno». Lo ha dichiarato il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri.

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