Per chi ha la mia età la notizia è di quelle tristi ed irreparabili.
E' morto stanotte di infarto, a 60 anni, un mito dello sport dilettantistico d'ogni tempo: Teofilo Stevenson, pugile cubano tre volte campione olimpico ed altrettante campione del mondo.
Un uomo esemplare, nella vita e nello sport. Un figlio della Rivoluzione ed un esempio per milioni di giovani cubani.
Al culmine della carriera, nel 1976, ricevette la proposta, dagli americani, di diventare professionista e di combattere contro Muhammed Alì, Cassius Clay. Gli americani avevano bisogno di bastonare Cuba, anche nello sport. Gli offrivano ogni agiatezza, l'avrebbero coperto d'oro. Ma Teofilo seppe resistere ad ogni lusinga.
Intervistato da una televisione europea sui perchè avesse rifiutato la ricchissima carriera professionistica che gli si presentava ( e ben 5 milioni di dollari per un solo incontro con Cassius Clay) dette una risposta passata alla storia: "Cosa sono 5 milioni di dollari al paragone del proprio onore, dell'affetto e della stima di cinque milioni di cubani?".
Quando sogniamo l'uomo nuovo che nascerà dall'ultima rivoluzione, la più grande e definitiva, quella che libererà la specie umana per sempre dalla schiavitù e dallo sfruttamento, sogniamo uomini così, e non ci accorgiamo che spesso li abbiamo vicini. Stevenson sarà vicino a tutti noi nel ricordo e nel pensiero.
Ci sono morti più leggere di una piuma ed altre più pesanti del monte Tao.
Che la terra ti sia lieve Teofilo.
(Ilic)

5 commenti:
Teofilo,
il ballerino del ring:
stile, eleganza, bellezza,
potenza, sopratutto dignità
e scelta;
lotta di classe di popolo.
Teofilo
colto col sorriso sulle labbra.
Il pensiero di Teofilo:
funerale, lacrime e sorrisi
e saluti sinceri:
non è poco nel tempo proprietario
impastato da ladri, assassini
e credenti col portafoglio pieno
dalla lacrima facile
per gli ultimi e i disoccupati,
ma che stiano al loro posto, senza lottare e facendosi sfruttare
nel nome del capitale, i banchieri e la benedizione del pastore
tedesco
e del regale presidente Napolitano.
ciao Teofilo
Figlio di una rivoluzione, fedele all'idea amante della suo popolo e delle sua terra
Solo il destino poteva farti rimanere sdraiato per più di 10 secondi a terra
riposa in pace
EDOARDO
SONO BRUNACCIO
-----Quando sogniamo l'uomo nuovo che nascerà dall'ultima rivoluzione, la più grande e definitiva, quella che libererà la specie umana per sempre dalla schiavitù e dallo sfruttamento, sogniamo uomini così, e non ci accorgiamo che spesso li abbiamo vicini.----
Questa è la frase del post su vorrei soffermarmi, perchè mi ha molto colpito.
Davanti allo stato vergognoso di molto sport odierno, in particolare il calcio tra miliardi, scommesse e retroterra razzista e sessista, si cercano con la mente, per pensare uno sport più autentico, le leggende passate e solo tardi ci si ricorda di campioni sportivi e umani che avevamo vivi e di cui lo sport è pieno.
E oggi quello spirito -al di là delle differenze di talento davanti ad un fuoriclasse come Teofilo Stevenson- vive nelle palestre popolari e nei tornei antirazzisti, perchè anche nello sport quello che conta al di là di tutto è essere veri uomini e vere donne.
Peccato solo per una cosa, Teofilo: se fossimo vissuti in un mondo più giusto avresti fatto l'incontro con Muhammad Ali e penso che avreste regalato una pagina gloriosa alla storia dello sport e non solo dello sport.
Muhammed Alì incontrò Teofilo (e Fidel) successivamente a Cuba, dove era stato invitato dal ministero dello sport. Parlò di dignità, di diritti, di eguaglianza sociale, merce inesistente, disse, negli Stati Uniti. Ad una domanda fatta da un giornalista cubano su dove avrebbe voluto nascere se non fosse nato in America rispose, non scontatamente: "In Africa naturalmente, ma ora che sono stato qui da voi ed ho visto cosa state facendo per tutti gli esseri umani del mondo, rispondo a Cuba, senz'altro...".
Quando incontrai Bonatti ricordo che un alpinista gli fece la classica domanda che si fa a tutti i grandi: perchè vai lassù: Rispose: "Potrei dire, come spesso faccio, che vado in cima alle montagne perchè stanno lì, per provare i miei limiti, perchè amo la solitudine ed anche il rischio calcolato. Ma voglio aggiungere che ci vado perchè so di essere un esempio per milioni di giovani, perchè lo sport è una palestra di vita che può far diventare tutti migliori".
Teofilo era orgoglioso di essere cubano e non posso dimenticare a chi dedicò la sua prima medaglia d'oro olimpica: al popolo cubano, agli sfruttati di tutto il mondo, ai suoi genitori. "I genitori per terzi, disse, perchè senza la Rivoluzione e ciò che essa ha fatto a Cuba e per la specie umana, i miei genitori sarebbero ancora due poveri contadini analfabeti sfruttatati e senza scarpe, mentre ora possono essere orgogliosi di avere un figlio laureato e vanto della nazione cubana. Io stesso ero analfabeta sino al 1961, non potrò mai sdebitarmi se non servendo la mia patria."
Retorica?
Non direi, una patria così è l'unica patria in cui mi riconoscerei, per cui varrebbe ancora la pena qualunque sacrificio. Mentre qui assistiamo giorno per giorno al crollo morale e civile di una nazione. Basti l'esempio di Cassano, idolo dei tifosi di calcio, che definisce sprezzantemente "froci" alcuni suoi colleghi (presunti) omosessuali. Con un corollario di sorrisini, apprezzamenti ed omissis degni di del peggior bandito in circolazione. E che fanno i dirigenti della federazione calcio? Lo sospendono? Lo cacciano? NO.
E' solo un ragazzo esuberante, bisogna comprendere....
Ecco lo sport in cui non ci possiamo riconoscere, ecco perchè l'Italia è all'inizio di un tunnel che ha al suo fondo solo il regime. Ed il crollo travolgerà tutti, anche coloro che (candidamente) credono ancora nella legalità, nelle leggi e nella giustizia. Sta montando una marea qualunquista e reazionaria di cui la politica è la principale responsabile.
Quant'è lontano Teofilo Stevenson.
SONO BRUNACCIO.
Esatto, Ilic, era proprio a Cassano che pensavo (ma non è stato l'unico in questi anni a fare dichiarazioni simili).
Ora, che uno come Cassano sia omofobo (peraltro come Fioroni del Pd nella differenza di modi ma nell'uguaglianza della concezione di fondo) non sarebbe un gran problema; il problema è che tutti giustificano le sue dichiarazioni con un paternalismo e un folklorismo che fa schifo, mentre in quasi tutti i Paesi occidentali sarebbe stato cacciato o sospeso.
Questo dimostra che lo spettacolo e i soldi che direttamente o indirettamente derivano dall'audience sono i valori guida del nostro sport.
Ma che c'è di strano, se il diktat dei mercati contro le persone è il dogma principale della nostra società?
Lo sport, come ogni sovrastruttura, non è indipendente dalla società in cui si sviluppa.
Posta un commento