Testo

Tel. 3319034020 - mail: precariunited@gmail.com

venerdì 8 giugno 2012

NO AL DDL FORNERO



http://www.infoaut.org/index.php/blog/editoriali/item/4886-un-no-strategico-alla-riforma-del-lavoro
Il ddl Fornero è passato al Senato nella giornata di ieri. Alla camera, in assenza di lotte e conflitti all'altezza della posta in gioco, il voto sarà ancora più blindato ed il passaggio più rapido. Il Senato ha liquidato l'art.18 con 231 voti a favore e solo 33 contrari: aggravando quanto era già previsto sul lavoro precario, rendendo ancora più facile licenziare e indebolendo ulteriormente gli ammortizzatori sociali.
In sintesi:
* per i Contratti di lavoro a termine sono cancellate le causali nelle assunzioni con contratti di lavoro inferiori a 12 mesi ( il testo della Ministra indicava sei mesi) e inoltre con accordi interconfederali, contratti nazionali di categoria, contratti territoriali e aziendali si può derogare alle causali per tutti i contratti a termine, a prescindere dalla loro durata, fino al 6% dei lavoratori occupati, Questo significa che il contratto a tempo indeterminato diventa un miraggio!
* per i Lavoratori interinali con contratto a termine la stabilizzazione avverrà solo dopo 36 mesi, ma il loro rapporto di lavoro sarà a tempo indeterminato con le agenzie interinali e non con l’azienda nella quale lavorano.
* per gli Apprendisti: si consente alle aziende di assumere nuovi apprendisti anche se non hanno confermato nessuno dei contratti di apprendistato precedenti, in barba alle percentuali di conferma previste dal CCNL dei metalmeccanici , già ridotte dalla ministra Fornero. Sui Licenziamenti, non solo si conferma la cancellazione dell’art. 18, per cui di fronte ad un licenziamento illegittimo non è più automatica la reintegrazione nel posto di lavoro, ma sono state date ulteriori possibilità alle aziende per licenziare.
* sugli Ammortizzatori sociali, oltre ad aver cancellato la cassa integrazione per cessazione di attività, la legge 223 e aver ridotto la durata del trattamento di mobilità, hanno anche deciso che le aziende nei prossimi tre anni non dovranno pagare il contributo previsto dal testo della Fornero per i contratti di lavoro a termine. Il che significa che le mancate entrate pari a 7 milioni di euro per ogni anno vengono compensate esclusivamente dai fondi per il sostegno all'occupazione giovanile e delle donne. (fonte Fiom)
Ci è utile, come forze sociali inclini alla trasformazione reale ed indisponibili al mero ruolo di testimoni del lamento, analizzare la posta in gioco, di ristrutturazione politica e sociale, che segna questa riforma del lavoro, nel quadro della strategia di “crescita” del governo Monti.
Il compito di “risanare” i conti, abbattendo debito e spesa pubblica, è affidato da Monti a tasse, tagli e “spending review”; la riforma del lavoro - assieme alle decantate liberalizzazioni - debbono invece assolvere - nel quadro internazionale di crisi - al compito di svalutare decisamente il costo del lavoro, per riattrarre “capitali”, ri-orientare flussi produttivi di beni e servizi dentro l'italica periferia europea e riformulare il nesso tra produzione e profitto sganciando completamente l'impresa da qualsiasi vincolo con la forza-lavoro. Profitto variabile indipendente, insomma.
Accanto alla proletarizzazione cui la gran parte dell'ex ceto medio è forzata da provvedimenti che mirano alla concentrazione di capitali ed alla salarizzazione di fatto di piccoli produttori, un secco impoverimento generale deve essere accompagnato da una vera e propria “nuova accumulazione”. Sta qui l'idea e la tendenza di “crescita” a cui contrapporre non impossibili corporativismi né docili mediazioni, quanto piuttosto la nuova consapevolezza che l'attacco oggi è giocato interamente sul piano della vita messa al lavoro, delle sue condizioni e dei dispositivi di assoggettamento che ne stanno riformulando soggettività ed istanze.
Sono nate e si riprodurranno esponenzialmente nuove condizioni soggettive - disponibili al conflitto quanto ad oggi irrapresentate né organizzate: crescita degli working poors, intermittenza permanente di lavoro\inoccupazione\disoccupazione (quanti sono e saranno gli interinali, i lavoratori al nero, i precari che hanno perso il beneficio del sussidio o di altri ammortizzatori sociali?), ricattabilità endemica nella costrizione al lavoro, inscindibilità di sfruttamento e meccanismi d'indebitamento (mutuo, assicurazioni, equitalia...)...
Il piano del ddl Fornero sintetizza e ricompone, sul piano del capitale, il portato simbolico dell'abolizione dell'articolo 18 sancendo definitivamente il principio della licenziabilità individuale; la soppressione di gran parte degli ammortizzatori sociali, in risposta alle pretese (chimeriche, in assenza di lotte e di riappropriazione sociale di massa) del reddito di cittadinanza; l'approvazione dei contratti- schiavitù Apprendistato.
In tutto questo la risposta del sindacato confederale, Cgil in testa, è quella di funzionare da vera e propria tachipirina delle lotte, preparandosi a diventare “sindacato aziendale di mercato” sempre più con la funzione di erogare quei “servizi”che si salveranno dai tagli al welfare.
Troppi i legami con lo schifo di questa classe politica, troppa l'abitudine a rinunciare a prendere la posizione giusta, troppa la formazione pluridecennale di soggettività politico-sindacali inclini alla concertazione a senso unico per l'azienda ed il padrone.
Lo sciopero generale, l'assedio al parlamento, l'estensione delle lotte riuscita in Spagna qui necessariamente deve imboccare altre strade. E non da ora ce ne siamo accorti. Le uniche indicazioni che provengono dall'alto delle tradizionali organizzazioni sindacali, sono quelle che ci confermano l'urgenza di rimboccarsi le maniche per interpretare la diffusa insopportabilità in chiave del blocco e della costruzione conflittuale di processi comuni di quello che chiamiamo sciopero sociale.
Già dalla prossima settimana occorrerà rimetterlo in pratica.

Nuova camera sociale del lavoro - Pisa
--------------------------------------------------------------------------------------------
http://www.globalproject.info/it/in_movimento/13-e-14-giugno-blockupy-ddl-fornero/11730



Appello
13 e 14 giugno - Blockupy DDL Fornero
In molte città e a Roma, due giornate di mobilitazione contro la deregolamentazione del mercato del lavoro
7 / 6 / 2012

Siamo precari, studenti, partite Iva. Siamo donne e uomini, operai e lavoratori della conoscenza, nomadi e/o stanziali, con o senza documenti. Siamo le figure del lavoro contemporaneo, siamo le figure nuove e vecchie dello sfruttamento. Siamo noi, più di tutti, ad essere colpiti dalla crisi del capitalismo globale e finanziario.
Dopo che la Bce, negli ultimi tre mesi, ha regalato già 1.000 miliardi a tutte le banche europee, e mentre si sta decidendo, in questo momento, se gli Stati e la Bce devono risolvere la crisi di liquidità delle banche spagnole, la disoccupazione in Europa ha raggiunto l'11% e in alcuni paesi la disoccupazione giovanile supera il 50% (è il caso della Spagna; in Italia è del 35%). Il Fiscal Compact impone ovunque misure di austerità che si traducono, in tutti i paesi, in riforme che cancellano il welfare e i diritti dei lavoratori. Dalla Grecia all'Italia, passando per la riforma del governo Rajoy in Spagna, si sta costruendo un mercato del lavoro senza regole o dove l'unica regola è la sottoretribuzione e la precarietà. In Germania, tra l'altro, dove vige quasi il pieno impiego, ci sono circa 6 milioni di tedeschi che percepiscono un salario da fame (9.50 lordi l'ora all'Ovest, 6.87 lordi all'ora all'Est), mentre il lavoro interinale è stato completamente deregolamentato.
Il DDL Fornero, già approvato con la fiducia (nonostante non sia un decreto d'urgenza) al Senato, precarizza chi già era precario e chi precario non lo era ancora. Con la scusa di eliminare il dualismo del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali, il governo Monti ha deciso, con mossa neoliberale, di livellare tutto verso il basso. Non si sfoltisce la giungla della contrattazione atipica, non si agevola il lavoro stabile, anzi, non si sostengono i lavoratori autonomi di nuova generazione, ma li si penalizza con l'aumento scellerato delle aliquote della già fasulla gestione separata dell'Inps. Con l'Aspi e il mini-Aspi si elimina la mobilità, estendendo miseramente il sussidio di disoccupazione, ma si riducono i tempi di erogazione del sussidio e di certo non si procede nell'istituzione di un vero e proprio reddito minimo garantito, misura ormai ritenuta necessaria dallo stesso Parlamento europeo. Un DDL fatto in nome dei giovani che colpisce i giovani e distrugge il diritto del lavoro, eliminando l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e rafforzando ulteriormente l'articolo 8 dell'ultima manovra finanziaria del governo Berlusconi (distruzione della contrattazione nazionale collettiva a favore della contrattazione aziendale).
Di fronte a questo scempio sarebbe stata necessaria e urgente la convocazione, da parte della CGIL, di uno sciopero generale, così come aveva deciso e annunciato, tra l'altro, la segreteria. Dopo l'accordo tra Pd e Monti, lo sciopero non è stato indetto, mentre la capogruppo del Pd in Senato Anna Finocchiaro, nella dichiarazione di voto favorevole, ha osannato il DDL e la ministra Fornero scatenando le ire e lo sdegno persino degli elettori e dei tesserati del Pd.
Nel vuoto dell'iniziativa politica e sindacale, fatta eccezione dell'iniziativa della FIOM e di alcuni settori del sindacalismo di base, abbiamo deciso di rompere il silenzio e rimetterci in cammino. Di farlo a partire dall'esigenza di costruire una coalizione sociale ampia, che sappia opporsi oggi al DDL Fornero, ma più in generale alle politiche neoliberali di Monti e della troika. Scegliere e costruire la coalizione, significa comprendere che ciascun soggetto non è autosufficiente, ma esiste l'urgenza di resistere ad un'offensiva senza precedenti, in un tornante della storia altrettanto inedito.
Con questo spirito abbiamo costruito un percorso condiviso che si riconosce nella sigla comune Blockupy DDL Fornero. Uno spazio pubblico di movimento, un luogo di incontro tra forze sindacali, reti studentesche, centri sociali, reti del lavoro autonomo di nuova generazione e della conoscenza, gruppi e associazioni che difendono i beni comuni.
Abbiamo deciso di organizzare e promuovere due giornate di mobilitazione per il 13 e 14 di giugno. Due giornate che vedranno nel 13 un momento di azione e mobilitazione dislocate in diverse città e nel 14 un'occasione di convergenza nazionale. A Roma la piazza comune sarà piazza del Pantheon (il 13 a partire dalle 17 e il 14 dalle 14). Le due giornate si connettono con le mobilitazioni, territoriali e nazionali, indette dalla FIOM, contro il DDL e contro la crisi più in generale, con il festeggiamento dello straordinario risultato referendario di un anno fa, con il festeggiamento di un anno di occupazione del Teatro Valle. Due giornate che vogliono incidere sul dibattito parlamentare e bloccare l'approvazione del DDL. Due giornate che vogliono rilanciare, con intelligenza, la possibilità di combinare assieme conflitto ed estensione del movimento, oltre i soggetti organizzati, oltre le forme “classiche” di organizzazione.
Mentre l'Europa affonda per colpa delle banche e i governi ci impoveriscono, noi non resteremo a guardare. In tutta Italia e a Roma ci rimettiamo in movimento, per “esonerare il commissario tecnico” Monti, per riprendere in mano il nostro futuro.

Blockupy DDL Fornero



Vai al blog di Blockupy DDL Fornero

Nessun commento: