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giovedì 28 giugno 2012

Via libera della camera alla Fornero passa la riforma "contro" il lavoro

Via libera della camera alla Fornero passa la riforma "contro" il lavoro

I voti a favore sono stati solo 393, i contrari 74, numerose le astensioni: 46. L'ok definitivo alla riforma, ora alla firma del capo dello Stato per la promulgazione e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Esulta Cesare Damiano per il ddl che affossa l'articolo 18.
Via libera dell'Aula della Camera alla riforma del mercato del lavoro (L'abc della riforma). I voti a favore sono stati solo 393, i contrari 74, numerose le astensioni: 46. L'ok definitivo alla riforma, ora alla firma del capo dello Stato per la promulgazione e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è arrivato con un' accelerazione impressa dalla richiesta del premier Mario Monti per poter arrivare al Consiglio europeo di domani con la riforma in tasca e concessa, tra diversi malumori, dai partiti che sostengono la maggioranza in cambio della promessa che l'esecutivo interverrà ancora, in tema di esodati, flessibilità in entrata e ammortizzatori.
Esulta Cesare Damiano che ha redatto la riforma di lady Elsa e azzoppato l'articolo 18.
“'Con l'approvazione alla Camera del disegno di legge sul mercato del lavoro, i partiti che sostengono il governo hanno dimostrato la coerenza del loro impegno e l'alto senso di responsabilita' nelle scelte'', afferma Cesare Damiano, capogruppo Pd nella Commissione Lavoro di Montecitorio. ''Abbiamo ascoltato la richiesta del premier - aggiunge - e ci rendiamo perfettamente conto dell'enorme situazione di difficoltà economica e sociale che sta attraversando l'Europa. Abbiamo altresì preso atto della disponibilità e della capacità d'ascolto del presidente del Consiglio che ancora ieri ha ribadito nell'aula di Montecitorio la volontà di realizzare tempestivamente gli impegni assunti con i partiti della maggioranza sulle correzioni al sistema pensionistico e al mercato del lavoro. Per noi è fondamentale dare corso alla soluzione del problema dei lavoratori che sono rimasti senza stipendio e senza pensione a seguito della riforma della previdenza, anche attraverso un decreto. Sul mercato del lavoro abbiamo sollevato il tema degli ammortizzatori sociali: chiediamo di posticipare di un anno il decollo della nuova Aspi, considerato il prolungarsi della crisi e l'esigenza di mantenere le attuali tutele in caso di mobilita'. Abbiamo poi posto la questione delle partite Iva: quando si tratta di autentico lavoro autonomo, non e' accettabile che il contributo previdenziale sia aumentato al 33%. A partire da questi contenuti - conclude - la nostra battaglia continuerà anche utilizzando le proposte di legge unitarie in via di definizione alla commissione Lavoro''.
E il Pd ha scoperto la sua Marianna, usata per la dichiarazione di voto contro i giovani.
Quando, a soli 28 anni e sconosciuta ai più, Walter Veltroni la candidò capolista Pd nel Lazio, su Marianna Madia e sul segretario caddero gli strali ironici di commentatori e opinionisti. In tanti, anche dentro al partito, non perdonarono all'allora leader del Pd quella scelta. E lei ci mise del suo nella prima dichiarazione pubblica: "Porterò in Parlamento la mia straordinaria inesperienza", disse. Nel frattempo ha preso le distanze dal suo mentore, che non ha seguito in Movimento democratico, e lavorato nella commissione Lavoro in tandem con Cesare Damiano. Ma quattro anni dopo l'ex ricercatrice di economia, mamma da pochi mesi, si è presa la sua rivincita. E' stata affidata proprio a Madia, infatti, la dichiarazione di voto finale del Pd alla Camera su un provvedimento molto contrastato, la riforma del mercato del lavoro. E lei ha parlato per dieci minuti senza esitazioni o inciampi. Ha difeso il provvedimento nel suo complesso: "Vorrei assicurare a una generazione di precari che i passi avanti ci sono e sono molti", ha scandito. Ma ha anche criticato il ddl sui punti che il Partito democratico ha tentato inutilmente di correggere: ammortizzatori sociali, esodati e partite Iva.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

tra i vari articoli sul caso questo mi sembrava quello che di più sottolineava il ruolo e l'importanza del PD in questa vicenda. grazie, approvare la riforma di un ministro che rilascia al WSJ dichiarazioni del tipo "il lavoro non è un diritto" con l'ufficio stampa del ministero del lavoro pronto a reinterpretare nei modi più bizzarri la traduzione dall'inglese all'italiano, è veramente degno di un grande partito democratico. prossima mossa? allearsi con Casini e proseguire nel solco del compromesso moderati-progressisti, "per il bene del paese"..solo che non si capisce chi cazzo siano sti progressisti...djordji

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO.

Di volata che fra cinque minuti vado al lavoro.

Ho trovato un ottimo articolo che approfondisce il DDL nei dettagli e lo avevo preparato per domani, per cui mi riservo di commentare domani con maggiore dovizia nei punti, anche se la grn parte del commento la farà l'articolo stesso.

Sulla gaffe della Fornero e i salti da acrobazia esegetica degni di un teologo gesuita per giustificarla: io dico sempre che ogni tanto i potenti si sputtanano lasciandosi andare a dire quello che realmente pensano senza il filtro della menzogna o dell'understatement.
La Fornero lo fa spessissimo, a testimonianza della sua (e di tutto il governo) lontananza morale ed intellettuale dal mondo che lavora, suda e soffre.
Mi ricordano tanto gli aristocratici dell'Ancien regime che facevano cenacoli e feste mentre il popolo faceva la fame.
Beh, quella volta l'arroganza è stata punita...