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mercoledì 4 luglio 2012

IL VERTICE UE E LA BATTAGLIA DEL SOLSTIZIO DI MONTI

da ilmanifesto.it
Un altro patto per le banche; l'Europa è in mano alla finanza

Il vertice dell'Ue si conclude con un nuovo favore aI Banchieri. L'annunciato Patto per la crescita è in realtà un'illusione, mentre nulla è stato deciso per far fronte alla disoccupazione crescente. Per gli istituti di credito l'Europa ha trovato negli ultimi tempi ben 4500 miliardi, pari al 34% del pil. E i leader trovano un'intesa su ricapitalizzazione e fondi salva stato. Ma per la Grecia non cambia nulla

ANNA MARIA MERLO - 30.06.2012
Angela Merkel pensa che «abbiamo realizzato qualcosa di importante, ma siamo rimasti fedeli alla nostra filosofia: nessuna prestazione senza contropartita. Restiamo completamente nello schema precedente: prestazione, contropartita, condizionalità e controllo». François Hollande, realista, parla di «compromesso per tutti» e si rallegra delle conclusioni, portando a casa il (ben misero) patto di crescita e la tassa sulle transazioni finanziarie «entro fine anno». Spagna e Italia tirano un respiro di sollievo. Le Borse confermano. Il presidente della Bce Mario Draghi si è detto «molto soddisfatto». Hannes Swoboda, capogruppo S&D dell'europarlamento brinda al «summit dell'addio a Merkozy». La notte dei lunghi coltelli tra giovedì e venerdì si è conclusa poco dopo le 5 del mattino, con un accordo nato con il forcipe tra i 17 membri della zona euro, riuniti in un vertice improvvisato nella notte su richiesta di Monti e Rajoy. I dettagli saranno decisi entro l'Eurogruppo del 9 luglio. Ma intanto Monti porta a casa l'intervento del meccanismo salva-stati per acquisire debito nei paesi in difficoltà, senza dover subire in contropartita l'automatismo di un programma di rigore, anche se Merkel non ha abbandonato del tutto l'idea di una gestione da parte della troika, per controllare che i beneficiari continuino a fare «i compiti a casa».
Monti spera che questo annuncio calmerà i mercati per non dover chiedere aiuto nell'immediato. Per l'Eurorgruppo del 9 dovrà venire definita la soglia di spread oltre la quale scatta l'intervento del Mes (250 punti? 300?). Sarà messo in atto un sistema simile a quello che esisteva con lo Sme, verrà fatto un uso più «elastico» dei fondi di aiuto, ha detto van Rompuy presidente del Consiglio Ue, cioè il Mes potrà comprare direttamente il debito degli stati in difficoltà.
La Spagna ottiene di tagliare il legame vizioso tra la ricapitalizzazione delle banche e l'aumento del debito pubblico. In cambio, Merkel ha imposto la supervisione delle banche, sotto la guida della Bce, che dovrà essere operativa entro fine anno. Hollande porta a casa il patto per la crescita, che gli permette di ribattere alla destra che l'asse franco-tedesco non è stato spezzato, ma che si sta modificando in modo più equilibrato a favore di Parigi rispetto al Merkozy. In Francia, la destra ha accolto l'accordo definendolo «un piccolo passo avanti» (Juppé, ex ministro degli esteri), e un «grande passo per l'Europa» (Harlem Désir, Ps).
Il Patto per la crescita è in realtà gran parte un'illusione. Anche se, come dice Swoboda, «per la prima volta i leader europei non hanno solo parlato di crescita, ma deciso azioni concrete». Swoboda vi vede «un segnale molto importante», anche se «la realizzazione prenderà tempo». Il problema è che i 120 miliardi di euro del Patto sono un effetto ottico: 55 vengono da Fondi strutturali che non erano stati spesi (perché i paesi a cui erano destinati non avevano la percentuale nazionale da aggiungere all'intervento comunitario), 4,5 miliardi saranno dei project bonds accesi tramite la Bei, a sua volta ricapitalizzata di 10 miliardi, per generare un effetto leva che potrebbe arrivare, nel migliore dei casi, a 60 miliardi. Una goccia nell'oceano, un intervento pari all'1% del pil europeo, che non cambierà la situazione, mentre le recessione rischia di prendere in una morsa tutta l'eurozona.
Per le banche l'Europa ha trovato negli ultimi tempi ben 4500 miliardi, pari al 34% del pil. L'approccio europeo continua a considerare le banche come la questione principale. Ma in Europa in generale e nella zona euro in particolare il primo problema è la disoccupazione. Su questo fronte non c'è nulla di nuovo.
Anzi, proprio nel giorno della conclusione del Consiglio europeo del Patto per la crescita, il governo francese di Jean-Marc Ayrault ha ingiunto a tutti i ministeri di ridurre del 15% la spesa in tre anni. Saranno solo risparmiati scuola, giustizia e polizia, ma le assunzioni in questi settori dovranno essere compensate con cali del numero di pubblici dipendenti negli altri ministeri. E' il «rigore di sinistra», che arriva a nemmeno un mese dalla vittoria delle legislative.
Italia e Spagna hanno forzato la mano alla Germania per arrivare all'accordo. Per la prima volta, un primo ministro italiano ha alzato la voce e minacciato, assieme a Madrid, di far saltare tutto se non si arrivava a un'intesa soddisfacente. Italia e Spagna, la terza e quarta economia della zona euro, hanno potuto permettersi il bracco di ferro, anche grazie al cambiamento dei rapporti franco-tedeschi.
Per la Grecia, invece, potrebbe non cambiare nulla. Il paese resta sull'orlo del baratro. Al vertice non c'era neppure il primo ministro Samaras, appena operato a un occhio. Nessuno aveva previsto di affrontare la questione greca, come se la tentazione di abbandonare Atene non fosse ancora del tutto vinta. miliardi l'1% del Pil dell'Unione, a tanto ammonta il pacchetto «per la crescita» concordato ieri a Bruxelles, ma si tratta di fondi che sarebbero comunque dovuti essere spesi MILIARDI è la dotazione per l'European Stability Merchanism (Ems), il fondo salva-stati che entra in vigore il mese prossimo e sarà usato per ricapitalizzare le banche spagnole 500 120

da senzasoste.it

Solo gli storici ricordano la battaglia del solstizio, del giugno del 1918, combattuta tra le truppe italiane e quelle austro-ungariche. Eppure si tratta forse della più sanguinosa battaglia combattuta in territorio italiano dal periodo postunitario ad oggi. Circa duecentocinquantamila tra morti, feriti e dispersi in una settimana, una tragedia di proporzioni epocali, di cui quasi centomila italiani. Si vede che la memoria collettiva coltiva processi di selezione degli eventi che non hanno nulla a che vedere con il senso delle proporzioni. E nemmeno con quello del ridicolo basti dire che una immane tragedia come quella del giugno 1918 è ancora oggi celebrata ufficialmente come festa dell’artiglieria. Nei manuali di storia militare, dove i morti appartengono ad uno score quasi sportivo, la battaglia del solstizio è classificata come uno scontro in campo aperto dove il perdente (in questo caso l’impero austroungarico) aveva attaccato con la certezza della vittoria persino stampando in anticipo il materiale amministrativo per la gestione delle zone italiane occupate.
E’ così è andata a Mario Monti nello scorso fine settimana a Bruxelles per quanto riguarda la trattativa sui dispositivi di regolazione dello spread, quelli di futura gestione delle banche e dei fondi di “stabilizzazione” finanziaria europea. Monti è arrivato in Belgio con i tedeschi praticamente convinti di ratificare le loro condizioni di “salvataggio” delle banche ancorato ai tagli dei bilanci pubblici, di fatto imponendo a tre quarti di Europa il taglio radicale dei servizi e degli investimenti pubblici come obbligo per risanare le perdite di qualche lustro di finanza d’assalto delle banche europee. Monti, agendo di concerto con Spagna e Francia, ha imposto alla Germania un’altra strada, che non risolve alcuna questione sociale, che tende a separare il destino delle banche da quello dei bilanci pubblici. Le prime, secondo l’intesa negoziale raggiunta a Bruxelles, saranno direttamente finanziate separando il loro stato contabile da quello dei conti delle nazioni. Almeno nelle intenzioni, perchè far entrare a regime un accordo del genere non è affatto cosa scontata, si tratta un rovesciamento di una politica la cui ratifica era data per fatta dalla Germania. Niente di eccezionale il lavoro di Monti, perchè a tagliare la spesa sociale ci penserà il mercato finanziario in ogni caso, ma di sicuro utile per far sopravvivere qualche grossa banca.
A differenza di quanto ha detto e scritto la propaganda italiana, drogata dall’effetto Balotelli, sul vertice di Bruxelles Monti non ha vinto “per l’Italia” la sua battaglia del solstizio. Ma per quella parte di sistema bancario europeo messo a crisi dal primato tedesco (politico, economico, finanziario) nella governance europea. Sistema italiano, spagnolo, francese al quale non è certo dispiaciuta l’alleanza con le banche che parlano inglese (anche oltreoceano) le quali gradivano la strategia Monti che, sulla carta, garantisce maggiori immissioni di liquidità nella finanza globale. Ma che la vittoria del solstizio non porti buone notizie per l’economia è praticamente scontato. Per capirlo basta seguire non solo le statistiche istat ma anche le dichiarazioni del nuovo presidente di Confindustria Squinzi che sembra un capo dell’opposizione (se mai esistesse) al governo Monti.
In definitiva in Italia si sono imposte delle priorità della negoziazione politica direttamente ispirate dalla big finance (trattare sul rifinanziamento delle banche e sul finanziamento degli stati) ad un livello tale da lasciare persino indietro le esigenze del capitalismo industriale. Il mainstream dei media italiani si è semplicemente adeguato per cui oramai la politica viene rappresentata come esistesse solo su quel terreno. Per cui il risultato, la cui tenuta nel tempo è da verificare, ottenuto da Monti a Bruxelles è stato venduto dai media italiani come uno score politico “per l’Italia”. Quando la politica, e meno che mai la politica economica, e “l’Italia” non avevano molto a che vedere con quanto accaduto.
E’ anche bene ricordare che, come precondizione per partecipare alla battaglia di Bruxelles, l’Italia ha dovuto approvare senza dibattito parlamentare la sostanziale abolizione dell’articolo 18. La battaglia del solstizio di Monti è quindi costata cara agli italiani, dal punto di vista simbolico, quanto quella del 1918. E non è finita: sempre per tenere il livello di combattimento, sul piano finanziario, Monti si sta apprestando a tagliare la spesa amministrativa, deprimendo ulteriormente l’economia (se ne è accorta anche Repubblica), per una decina di miliardi di euro e l’occupazione di qualche decina di migliaia di unità. Le campagne europee di Monti stanno costando a questo paese il benessere o, forse, la sopravvivenza ma che importa: già si sono aperti i giochi per la presidenza del consiglio del 2013 e per l’elezione del presidente della repubblica sempre per il prossimo anno. E, si sa, chi protesta è un populista senza senso di responsabilità.
Allo stesso tempo, fossimo in Monti, eviteremmo di gioire una volta raggiunta Vittorio Veneto (il pareggio di bilancio). E’ proprio quando una guerra è vinta che i regimi cambiano. Ma questo è un insegnamento della storia politica che sembra lontano, tra un’intervista a D’Alema su Corriere sulla composizione del prossimo governo e una a Casini su Repubblica sullo stesso tema. Eppure c’è qualcosa di anomalo, un convitato di pietra per tutti questi giochi che sembra così lontano, così vicino come diceva Wim Wenders.

per Senza Soste, nique la police
3 luglio 2012

2 commenti:

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO.

Insomma, sembra che sia stato uno scontro tra economia reale (Germania) e finanziaria (Italia), con Hollande -e credo anche gli americani- che tifava Italia.
Chi ci guadagna, a quel che si capisce, saranno le banche che avranno iniezioni di liquidità indipendentemente dai bilanci degli Stati...
E già è pronta la nuova manovra-Monti che si chiama spending review e di cui parleremo domani, vedendo magari se è possibile qualche collegamento tra i due eventi.

Anonimo ha detto...

e dopo pensioni e lavoro ecco il turno della P.A., in sei mesi hanno rivoltato l'italia come un guanto, ma in maniera sobria. vedremo quanto questa revisione della spesa colpirà apparati inutili, bacino di poltrone dei partiti, e quanto inciderà invece su sociale, sanità, scuola, ricerca...alla fine i tagli maggiori mi pare di capire che ricadranno sugli enti locali, e saranno tagli lineari e non ponderati, quindi si tramuteranno in disservizi. spero di sbagliare e di aver affrettato il giudizio. djordji