DEDICATA AL CALCIATORE E ATTIVISTA PALESTINESE MAHMOUD SARSAK CARCERATO E AUTORE DI UNO SCIOPERO DELLA FAME PER IL SUO POPOLO.
LA LEVA CALCISTICA DELLA CLASSE '68
Sole sul tetto dei palazzi in costruzione,
sole che batte sul campo di pallone e terra
e polvere che tira vento e poi magari piove.
Nino cammina che sembra un uomo,
con le scarpette di gomma dura,
dodici anni e il cuore pieno di paura.
Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro a un bar,
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai.
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai.
Nino capì fin dal primo momento,
l'allenatore sembrava contento
e allora mise il cuore dentro alle scarpe
e corse più veloce del vento.
Prese un pallone che sembrava stregato,
accanto al piede rimaneva incollato,
entrò nell'area, tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare.
Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette,
questo altro anno giocherà con la maglia numero sette.
(Francesco De Gregori)
http://www.youtube.com/watch?v=rX6XwQA3ktU
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CONTRIBUTI DI TRANSIT
La storia che voglio raccontare così su due piedi cioè in Work progress, ma però
ambresso ambresso(significa di fretta di fretta) è quella di Ernestino, che nel
vicolo per accontentarlo, chiamano Ernestiho Paulista Segundo Soltanto a do
Santos.
Gli hanno regalato una maglietta giallo oro degli emuli di Pelé, Zico e Kakà e tutta la schiatta dei campioni cresciuti a giocare sulla spiaggia. Ernestino è sempre lì da solo, anche quando sta con gli altri bambini e adolescenti del quartiere. Parla poco, anzi niente. Ride spesso, ma ha un sorriso simpatico e degli occhi di una luce che attirano. Quando lo invitano a giocare non si tira indietro. E mentre gioca diventa tutt'uno col pallone, i contasti, il sole o la pioggia che battono i basoli del vicolo o il campetto nel cortile del palazzo sgarrupato. E' anche alto. Non si stanca mai di giocare.
A volte, anzi quasi sempre, si gioca una due tre quattro ore a furia di rivincite. In campo Ernestino parla e ha una voce che chissà perché va dritta nel cuore come il pallone che lui spesso manda in gol. Ernestino quando qualcuno accenna ai suoi genitori diventa una faccia dura e inespressiva. Ha perso il papà in un incidente sul lavoro. Ernestino aveva quattro anni. Però, quando Ernestino gioca a pallone insieme a noi e anche con quelli più forti, cioè i grandi, Ernestino quando manda qualcuno a segnare o segna lui, piange, piange come un bambino.
Circa un anno fa Ernestino in una partita ufficiale della squadra di calcio cui era tesserato, ebbe un incidente. Il suo allenatore, Antonio Cacciapuoti, diceva che Ernestino sarebbe diventato un grande campione. Però, bisognava che si operasse, perché era fermo da tre mesi e questo poteva pregiudicarne la carriera. Cacciapuoti che aveva delle conoscenze in un ospedale cittadino e fece operare Ernestino al menisco: un intervento di poco conto e in anestesia locale.
L'intervento a detta del medico ortopedico è riuscito, ma Ernestino non è stato riportato in reparto, ma trasferito in rianimazione. Sono passati due mesi ed Ernestino è ancora in coma. La mamma di Ernestino è disperata ma non sa sbrigarsela da sola con i medici. Le hanno detto che a volte può succedere che un ragazzino non sopporti l'anestesia locale. Però, le hanno anche detto, che bisogna trasferirlo in un ospedale di una città della Calabria perché lì, sono attrezzati per questi casi particolari.
A Ernestino, anche se in coma, gli facevano ascoltare la radiocronaca della partita di calcio della sua squadra del cuore. A volte dicono che pianga senza muovere la faccia. Dicono che succede quando Ernestino ascolta in diretta la descrizione dei gol della sua squadra del cuore.
Forse ho dimenticato di dirvi che Ernestino è morto. E\al funerale erano in pochissimi. però nel vicolo risuona ancora le risate di felicità quando segnava come un piccolo dio.
Su questi campetti si attaccano al sogno e al sudore di un gol in rovesciata o con un colpo di testa a pesce. e si sa anche che nel calcio esiste il razzismo sul campo e sugli spalti: i fascisti e i nazisti ne hanno fatto un campo per far proseliti. in questo caso Mario Balotelli rappresenta la periferia delle periferie dei campetti di polvere di tutto il mondo. affanculo fascisti e nazisti e viva il sogno dei bambini che corrono nella polvere dei campetti sperduti a gridare: Gol! Gol! Gol!
Non stò dicendo che il calcio salva i bambini poveri delle periferia, ma lasciamoli correre, sudare e piangere dietro un pallone, anche se dell'oratorio. una volta nei vicoli e nelle piazzette della mia città si poteva giocare a pallone, adesso no perché le strade sono invase di auto. Dov'è che possono "sfogare" la loro vitalità gli adolescenti e i giovani?
invece di andarmene mi sono lasciato prendere la mano
Poggio la pianta del piede,
io che vengo dal mare,
tralascio il respiro e gli affanni
tra le reti meccaniche.
Lascio orme.
Tangibile assenza i sacramenti.
Il caldo è un bivacco d’ombre
e le nuvole un long plain con ghiaccio.
Intreccio l’anima i lacci erranti
io che non ho mai rammendato.
Carezze i fondali dei polpastrelli
nella filiera della passione.
E nel sette del cuore,
grida d’ amore
sciolte in acrobazia
per contare
fino alla luna
il nostro gol di sangue.
PS: So che non dovrei, ma guardando dietro l’orizzonte del cielo, trovo scie di stelle e gli umani sguardi perduti sull’acqua del fiume.
Gli hanno regalato una maglietta giallo oro degli emuli di Pelé, Zico e Kakà e tutta la schiatta dei campioni cresciuti a giocare sulla spiaggia. Ernestino è sempre lì da solo, anche quando sta con gli altri bambini e adolescenti del quartiere. Parla poco, anzi niente. Ride spesso, ma ha un sorriso simpatico e degli occhi di una luce che attirano. Quando lo invitano a giocare non si tira indietro. E mentre gioca diventa tutt'uno col pallone, i contasti, il sole o la pioggia che battono i basoli del vicolo o il campetto nel cortile del palazzo sgarrupato. E' anche alto. Non si stanca mai di giocare.
A volte, anzi quasi sempre, si gioca una due tre quattro ore a furia di rivincite. In campo Ernestino parla e ha una voce che chissà perché va dritta nel cuore come il pallone che lui spesso manda in gol. Ernestino quando qualcuno accenna ai suoi genitori diventa una faccia dura e inespressiva. Ha perso il papà in un incidente sul lavoro. Ernestino aveva quattro anni. Però, quando Ernestino gioca a pallone insieme a noi e anche con quelli più forti, cioè i grandi, Ernestino quando manda qualcuno a segnare o segna lui, piange, piange come un bambino.
Circa un anno fa Ernestino in una partita ufficiale della squadra di calcio cui era tesserato, ebbe un incidente. Il suo allenatore, Antonio Cacciapuoti, diceva che Ernestino sarebbe diventato un grande campione. Però, bisognava che si operasse, perché era fermo da tre mesi e questo poteva pregiudicarne la carriera. Cacciapuoti che aveva delle conoscenze in un ospedale cittadino e fece operare Ernestino al menisco: un intervento di poco conto e in anestesia locale.
L'intervento a detta del medico ortopedico è riuscito, ma Ernestino non è stato riportato in reparto, ma trasferito in rianimazione. Sono passati due mesi ed Ernestino è ancora in coma. La mamma di Ernestino è disperata ma non sa sbrigarsela da sola con i medici. Le hanno detto che a volte può succedere che un ragazzino non sopporti l'anestesia locale. Però, le hanno anche detto, che bisogna trasferirlo in un ospedale di una città della Calabria perché lì, sono attrezzati per questi casi particolari.
A Ernestino, anche se in coma, gli facevano ascoltare la radiocronaca della partita di calcio della sua squadra del cuore. A volte dicono che pianga senza muovere la faccia. Dicono che succede quando Ernestino ascolta in diretta la descrizione dei gol della sua squadra del cuore.
Forse ho dimenticato di dirvi che Ernestino è morto. E\al funerale erano in pochissimi. però nel vicolo risuona ancora le risate di felicità quando segnava come un piccolo dio.
Su questi campetti si attaccano al sogno e al sudore di un gol in rovesciata o con un colpo di testa a pesce. e si sa anche che nel calcio esiste il razzismo sul campo e sugli spalti: i fascisti e i nazisti ne hanno fatto un campo per far proseliti. in questo caso Mario Balotelli rappresenta la periferia delle periferie dei campetti di polvere di tutto il mondo. affanculo fascisti e nazisti e viva il sogno dei bambini che corrono nella polvere dei campetti sperduti a gridare: Gol! Gol! Gol!
Non stò dicendo che il calcio salva i bambini poveri delle periferia, ma lasciamoli correre, sudare e piangere dietro un pallone, anche se dell'oratorio. una volta nei vicoli e nelle piazzette della mia città si poteva giocare a pallone, adesso no perché le strade sono invase di auto. Dov'è che possono "sfogare" la loro vitalità gli adolescenti e i giovani?
invece di andarmene mi sono lasciato prendere la mano
Poggio la pianta del piede,
io che vengo dal mare,
tralascio il respiro e gli affanni
tra le reti meccaniche.
Lascio orme.
Tangibile assenza i sacramenti.
Il caldo è un bivacco d’ombre
e le nuvole un long plain con ghiaccio.
Intreccio l’anima i lacci erranti
io che non ho mai rammendato.
Carezze i fondali dei polpastrelli
nella filiera della passione.
E nel sette del cuore,
grida d’ amore
sciolte in acrobazia
per contare
fino alla luna
il nostro gol di sangue.
PS: So che non dovrei, ma guardando dietro l’orizzonte del cielo, trovo scie di stelle e gli umani sguardi perduti sull’acqua del fiume.
10 commenti:
battono le ali
nell’aria ferma
soffio astruso
caracolla
marmorei
giacciono i colori
polvere di farfalle
a spettinare il cielo.
Poggio la pianta del piede,
io che vengo dal mare,
tralascio il respiro e gli affanni
tra le reti meccaniche.
Lascio orme.
Tangibile assenza i sacramenti.
Il caldo è un bivacco d’ombre
e le nuvole un long plain con ghiaccio.
Intreccio l’anima i lacci erranti
io che non ho mai rammendato.
Carezze i fondali dei polpastrelli
nella filiera della passione.
E nel sette del cuore,
grida d’ amore
sciolte in acrobazia
per contare
fino alla luna
il nostro gol di sangue.
PS: So che non dovrei, ma guardando dietro l’orizzonte del cielo, trovo scie di stelle e gli umani sguardi perduti sull’acqua del fiume.
Battono le ali
Nell’aria ferma.
Soffio astruso
Caracolla.
Marmorei
Giacciono i colori.
E’ la loro polvere
A spettinare il cielo.
Scompaginano
Il libro dell’esistenza
Che il soffio divino
Arrotola.
E riprende fianchi e pendii
L’ultimo svolazzo.
E nessuna lacrima
Mai conosciuta.
A rinnovare l’ultimo
Addio la forma
dell’ eternità.
Ombra sfarfalla.
SONO BRUNACCIO.
Oggi che si gioca la finale degli europei e che tutti abbiamo in mente Cassano e Balotelli, e giacchè molti di noi la guarderemo, -a me hanno dato anche la serata libera per vederla, visto che l'albergo stasera avrà pochissima gente- mi sembrava doveroso, come facemmo per la morte di Teofilo Stevenson, proporre una figura cristallina di atleta, una di quelle in cui la passione sportiva e quella civile fanno tuttuno.
E allora, se stasera nei 90 minuti ed eventuali recuperi ci immedesimeremo un po' in quel che avviene in campo, ricordiamoci sempre che sportivi e uomini veri sono innanzitutti quelli come Mahmud Sarsak.
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Transit,
tutte e tre molto belle: la mia preferita è la seconda.
Poi domani metterò nel post quella che mi è più piaciuta o anche più di una, contando che in giornata puoi sempre tirar fuori qualche altro coniglio dal cilindro!!!
Roberta
ciao, io sono una delle pochissime persone che non guarderanno la partita questa sera hihihihih
non mi piace il calcio...
beh buona domenica e complimenti per il post e a transit per le sue poesie...ciao
Grazie Brunaccio, più tardi vado a lavoro, ma già mi frullano due cosucce per la testa. Spero di cavare i ragni dal buco. La prima riguarda 'nu guagliunciello, un nigno de rua delle favelas brasilane e il barrio argentino e le pariferie del mondo che si racchiudono nella periferia delle pariferia:il campo palestinese.
questi bambini mi stanno a cuore come i bambini orfani e dispersi di tutte le guerre. in fondo per questi bambini la guerra non è mai finita. E allora per vivere e sognare a cosa si aggrappano questi bambini quando non è la droga, la violenza, la prostituzione e il crimine? il calcio di oggi è un calcio miliardario dentro e fuori, ma cosa c'entra questo calcio gestito in maniera fordista dai padroni e capitani del capitalismo?
i bambini della periferia del mondo vivono a contatto con la polvere:le piste di cocaina per imprigionarli e distruggerli per sempre; e la povere dei campetti di calcio.
Seconda Parte
Su questi campetti si attaccano al sogno e al sudore di un gol in rovesciata o con un colpo di testa a pesce. e si sa anche che nel calcio esiste il razzismo sul campo e sugli spalti: i fascisti e i nazisti ne hanno fatto un campo per far proseliti. in questo caso Mario Balotelli rappresenta la periferia delle periferie dei campetti di polvere di tutto il mondo. affanculo fascisti e nazisti e viva il sogno dei bambini che corrono nella polvere dei campetti sperduti a gridare: Gol! Gol! Gol!
Non stò dicendo che il calcio salva i bambini poveri delle periferia, ma lasciamoli correre, sudare e piangere dietro un pallone, anche se dell'oratorio. una volta nei vicoli e nelle piazzette della mia città si poteva giocare a pallone, adesso no perché le strade sono invase di auto. Dov'è che possono "sfogare" la loro vitalità gli adolescenti e i giovani?
invece di andarmene mi sono lasciato prendere la mano.
La storia che voglio raccontare così su due piedi cioè in Work progress, ma però ambresso ambresso(significa di fretta di fretta) è quella di Ernestino, che nel vicolo per accontentarlo, chiamano Ernestiho Paulista Segundo Soltanto a do Santos.
Gli hanno regalato una maglietta giallo oro degli emuli di Pelé, Zico e Kakà e tutta la schiatta dei campioni cresciuti a giocare sulla spiaggia. Ernestino è sempre lì da solo, anche quando sta con gli altri bambini e adolescenti del quartiere. Parla poco, anzi niente. Ride spesso, ma ha un sorriso simpatico e degli occhi di una luce che attirano. Quando lo invitano a giocare non si tira indietro. E mentre gioca diventa tutt'uno col pallone, i contasti, il sole o la pioggia che battono i basoli del vicolo o il campetto nel cortile del palazzo sgarrupato. E' anche alto. Non si stanca mai di giocare.
A volte, anzi quasi sempre, si gioca una due tre quattro ore a furia di rivincite. In campo Ernestino parla e ha una voce che chissà perché va dritta nel cuore come il pallone che lui spesso manda in gol. Ernestino quando qualcuno accenna ai suoi genitori diventa una faccia dura e inespressiva. Ha perso il papà in un incidente sul lavoro. Ernestino aveva quattro anni. Però, quando Ernestino gioca a pallone insieme a noi e anche con quelli più forti, cioè i grandi, Ernestino quando manda qualcuno a segnare o segna lui, piange, piange come un bambino.
Circa un anno fa Ernestino in una partita ufficiale della squadra di calcio cui era tesserato, ebbe un incidente. Il suo allenatore, Antonio Cacciapuoti, diceva che Ernestino sarebbe diventato un grande campione. Però, bisognava che si operasse, perché era fermo da tre mesi e questo poteva pregiudicarne la carriera. Cacciapuoti che aveva delle conoscenze in un ospedale cittadino e fece operare Ernestino al menisco: un intervento di poco conto e in anestesia locale.
L'intervento a detta del medico ortopedico è riuscito, ma Ernestino non è stato riportato in reparto, ma trasferito in rianimazione. Sono passati due mesi ed Ernestino è ancora in coma. La mamma di Ernestino è disperata ma non sa sbrigarsela da sola con i medici. Le hanno detto che a volte può succedere che un ragazzino non sopporti l'anestesia locale. Però, le hanno anche detto, che bisogna trasferirlo in un ospedale di una città della Calabria perché lì, sono attrezzati per questi casi particolari.
A Ernestino, anche se in coma, gli facevano ascoltare la radiocronaca della partita di calcio della sua squadra del cuore. A volte dicono che pianga senza muovere la faccia. Dicono che succede quando Ernestino ascolta in diretta la descrizione dei gol della sua squadra del cuore.
Forse ho dimenticato di dirvi che Ernestino è morto. E\al funerale erano in pochissimi. però nel vicolo risuona ancora le risate di felicità quando segnava come un piccolo dio.
La storia che voglio raccontare così su due piedi cioè in Work progress, ma però ambresso ambresso(significa di fretta di fretta) è quella di Ernestino, che nel vicolo per accontentarlo, chiamano Ernestiho Paulista Segundo Soltanto a do Santos.
Gli hanno regalato una maglietta giallo oro degli emuli di Pelé, Zico e Kakà e tutta la schiatta dei campioni cresciuti a giocare sulla spiaggia. Ernestino è sempre lì da solo, anche quando sta con gli altri bambini e adolescenti del quartiere. Parla poco, anzi niente. Ride spesso, ma ha un sorriso simpatico e degli occhi di una luce che attirano. Quando lo invitano a giocare non si tira indietro. E mentre gioca diventa tutt'uno col pallone, i contasti, il sole o la pioggia che battono i basoli del vicolo o il campetto nel cortile del palazzo sgarrupato. E' anche alto. Non si stanca mai di giocare.
A volte, anzi quasi sempre, si gioca una due tre quattro ore a furia di rivincite. In campo Ernestino parla e ha una voce che chissà perché va dritta nel cuore come il pallone che lui spesso manda in gol. Ernestino quando qualcuno accenna ai suoi genitori diventa una faccia dura e inespressiva. Ha perso il papà in un incidente sul lavoro. Ernestino aveva quattro anni. Però, quando Ernestino gioca a pallone insieme a noi e anche con quelli più forti, cioè i grandi, Ernestino quando manda qualcuno a segnare o segna lui, piange, piange come un bambino.
Circa un anno fa Ernestino in una partita ufficiale della squadra di calcio cui era tesserato, ebbe un incidente. Il suo allenatore, Antonio Cacciapuoti, diceva che Ernestino sarebbe diventato un grande campione. Però, bisognava che si operasse, perché era fermo da tre mesi e questo poteva pregiudicarne la carriera. Cacciapuoti che aveva delle conoscenze in un ospedale cittadino e fece operare Ernestino al menisco: un intervento di poco conto e in anestesia locale.
L'intervento a detta del medico ortopedico è riuscito, ma Ernestino non è stato riportato in reparto, ma trasferito in rianimazione. Sono passati due mesi ed Ernestino è ancora in coma. La mamma di Ernestino è disperata ma non sa sbrigarsela da sola con i medici. Le hanno detto che a volte può succedere che un ragazzino non sopporti l'anestesia locale. Però, le hanno anche detto, che bisogna trasferirlo in un ospedale di una città della Calabria perché lì, sono attrezzati per questi casi particolari.
A Ernestino, anche se in coma, gli facevano ascoltare la radiocronaca della partita di calcio della sua squadra del cuore. A volte dicono che pianga senza muovere la faccia. Dicono che succede quando Ernestino ascolta in diretta la descrizione dei gol della sua squadra del cuore.
Forse ho dimenticato di dirvi che Ernestino è morto. E\al funerale erano in pochissimi. però nel vicolo risuona ancora le risate di felicità quando segnava come un piccolo dio.
La storia che voglio raccontare così su due piedi cioè in Work progress, ma però ambresso ambresso(significa di fretta di fretta) è quella di Ernestino, che nel vicolo per accontentarlo, chiamano Ernestiho Paulista Segundo Soltanto a do Santos.
Gli hanno regalato una maglietta giallo oro degli emuli di Pelé, Zico e Kakà e tutta la schiatta dei campioni cresciuti a giocare sulla spiaggia. Ernestino è sempre lì da solo, anche quando sta con gli altri bambini e adolescenti del quartiere. Parla poco, anzi niente. Ride spesso, ma ha un sorriso simpatico e degli occhi di una luce che attirano. Quando lo invitano a giocare non si tira indietro. E mentre gioca diventa tutt'uno col pallone, i contasti, il sole o la pioggia che battono i basoli del vicolo o il campetto nel cortile del palazzo sgarrupato. E' anche alto. Non si stanca mai di giocare.
A volte, anzi quasi sempre, si gioca una due tre quattro ore a furia di rivincite. In campo Ernestino parla e ha una voce che chissà perché va dritta nel cuore come il pallone che lui spesso manda in gol. Ernestino quando qualcuno accenna ai suoi genitori diventa una faccia dura e inespressiva. Ha perso il papà in un incidente sul lavoro. Ernestino aveva quattro anni. Però, quando Ernestino gioca a pallone insieme a noi e anche con quelli più forti, cioè i grandi, Ernestino quando manda qualcuno a segnare o segna lui, piange, piange come un bambino.
Circa un anno fa Ernestino in una partita ufficiale della squadra di calcio cui era tesserato, ebbe un incidente. Il suo allenatore, Antonio Cacciapuoti, diceva che Ernestino sarebbe diventato un grande campione. Però, bisognava che si operasse, perché era fermo da tre mesi e questo poteva pregiudicarne la carriera. Cacciapuoti che aveva delle conoscenze in un ospedale cittadino e fece operare Ernestino al menisco: un intervento di poco conto e in anestesia locale.
L'intervento a detta del medico ortopedico è riuscito, ma Ernestino non è stato riportato in reparto, ma trasferito in rianimazione. Sono passati due mesi ed Ernestino è ancora in coma. La mamma di Ernestino è disperata ma non sa sbrigarsela da sola con i medici. Le hanno detto che a volte può succedere che un ragazzino non sopporti l'anestesia locale. Però, le hanno anche detto, che bisogna trasferirlo in un ospedale di una città della Calabria perché lì, sono attrezzati per questi casi particolari.
A Ernestino, anche se in coma, gli facevano ascoltare la radiocronaca della partita di calcio della sua squadra del cuore. A volte dicono che pianga senza muovere la faccia. Dicono che succede quando Ernestino ascolta in diretta la descrizione dei gol della sua squadra del cuore.
Forse ho dimenticato di dirvi che Ernestino è morto. E\al funerale erano in pochissimi. però nel vicolo risuona ancora le risate di felicità quando segnava come un piccolo dio.
Ps:Iobloggo.com ha capovolto prima e seconda parte.
SONO BRUNACCIO.
Molto bello il racconto, Transit.
Ora lo inserisco nel giusto ordine assieme alla poesia!
Roberta, va a finire che sei quella che ha fatto la scelta migliore.
Onore al merito: gli spagnoli erano un altro pianeta...
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