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martedì 28 agosto 2012

FORZA COMPAGNI !

STAMATTINA SI ANNUNCIA CHE LO SCIOPERO CONTINUERA' AD OLTRANZA FINO ALL'INCONTRO CON LE PARTI POLITICHE CHE SOSTENGONO MONTI PER PARLARE DEL PROGETTO INTEGRATO CARBONE-MINIERA-CENTRALE ELETTRICA.
NON SONO UN ESPERTO E NON SONO CAPACE DI METTERE BOCCA SULLA LORO PROPOSTA, MA E' NATURALE SOSTENERE COMPAGNI IN LOTTA, NON SOLO PER UNA RIVENDICAZIONE SALARIALE MA PER UN PROGETTO DI RICONVERSIONE CHE SOTTENDE UN PROGETTO AMPIO.
HASTA LA VICTORIA SIEMPRE! da senzasoste.it

Sulcis. I minatori si barricano nella miniera di Gonnesa
LUNEDÌ 27 AGOSTO 2012 17:15
Una trentina di minatori della Carbosulcis ha deciso di occupare le viscere della terra di Nuraxi Figus, a Gonnesa a 373 metri di profondità.
Dopo aver visto che il governo nazionale e l’Enel non hanno alcuna intenzione di intervenire per mantenere un'attività aperta, la decisione di "barricarsi" nelle viscere della terra.
I minatori sono scesi in fondo ai pozzi alle 22,30 di ieri. L'accesso ai pozzi è stato bloccato con cumuli di carbone e mezzi meccanici.
La protesta è esplosa per convincere il governo a sbloccare il progetto di rilancio della miniera con la produzione di energia pulita dal carbone attraverso la cattura e lo stoccaggio di CO2 nel sottosuolo. I lavoratori chiedono una risposta rapida ai rappresentati delle istituzioni affinché venga fissato un incontro con i leader dei partiti che appoggiano il governo Monti, Alfano Bersani e Casini al fine di indurre l'esecutivo nazionale a dare il via libera al progetto integrato carbone-miniera-centrale elettrica. Un’azione, questa dei minatori, preceduta nei giorni scorsi, dal blocco degli accessi alla discarica di Gessi.
All'interno della miniera è custodito un carico di circa 350 chili di esplosivo, utilizzato dai minatori durante le lavorazioni e ora 'sequestrato' dagli occupanti in rappresentanza dei 463. La protesta ricorda quelle del 1984, del 1993 e del 1995, quando i lavoratori rimasero asserragliati in galleria per 100 giorni.

tratto da www.contropiano.org
27 agosto 2012

HO TROVATO UN OTTIMO AGGIORNAMENTO QUI http://www.lettera43.it/fatti/sulcis-i-traditi-dalla-regione_4367562605.htm


(Simone Utzeri) Un minatore davanti ai cancelli della Carbosulcis: la protesta è iniziata nella serata di domenica 26 agosto.
Da lontano si vedono le colline nere e le pale eoliche. E poi la Carbosulcis, l’ingresso verso la terra in cui si estrae ancora carbone, l’unica miniera in Italia, dove lavorano 470 persone.
Lo sfondo è quello della provincia del Sulcis-Iglesiente, a Gonnesa, qualche chilometro appena da Carbonia, dove ovunque si vedono le tracce di scavi e archeologia mineraria, nonché montagne di detriti e ceneri. Lì, nel sottosuolo, dalla serata di domenica 26 agosto ci sono circa50 operai. Sono rimasti lì alla fine del loro turno a 373 metri di profondità nel pozzo numero uno. Lunedì 27 se ne sono aggiunti 80. E resteranno lì, dicono i loro compagni di lavoro, a oltranza fin quando non si avranno risposte concrete dal governo sul progetto di rilancio del sito di Nuraxi Figus, quello che prevede l’integrazione tra l’estrazione del carbone e una centrale termoelettrica, ma soprattutto lo stoccaggio dell’anidride carbonica per 200 milioni di euro. Da qui l’etichetta di «carbone pulito».
BLITZ DEI MINATORI PER PROTESTA. Così dopo giorni di agitazione è partito il blitz e i minatori che avevano finito il turno non sono risaliti e hanno trascorso la prima notte in galleria. Si daranno il cambio, dicono in crocchio all’ingresso, dove ci sono tre enormi cumuli di carbone che bloccano l’accesso ai mezzi pesanti.
Sopra sono piantate le bandiere dei sindacati confederali, di lato due lenzuoli con la scritta in rosso: «Non fateci perdere la ragione e la ragione di vivere» e poi «Enel (principale cliente della Carbosulcis, ndr) è nemica del Sulcis».
VIA GLI INVESTITORI DALLA SARDEGNA. Il rischio è quello che nessuno voglia investire sulla Sardegna sudoccidentale, terra di miniere dismesse e multinazionali in fuga dal polo di Portovesme (si veda il caso Alcoa).
L’Unione europea dovrebbe finanziare sei progetti del tipo Carbon capture and storage, di cui solo uno in Italia. Da qui la competizione con il sito di Porto Tolle in Veneto, dove dovrebbe essere convertita una centrale: da olio a carbone pulito, attività considerata strategica dai vertici Enel e quindi privilegiata.
Ma in Sardegna si è ancora allo stadio embrionale, nessun bando internazionale e lo stesso governo che ha storto il naso. Con una scadenza vicina: il 31 agosto c’è un incontro al Mise a Roma. Dove i vertici di Carbonsulcis, Provincia e soprattutto Regione (azionista unico) dovrebbero avere delle risposte e convincere gli scettici.
Il minatore che occupa: «È un segnale per dire che siamo stufi dei rinvii»
(© Simone Utzeri) La zona dove sorge la Carbosulcis con le colline nere e le pale eoliche.
Nella mensa è ora di pranzo: panini, salame, mortadella e qualche sottiletta. Alle spalle i murales che descrivono il lavoro durissimo, si parla dei vertici della società, da sempre nomine politiche, ma soprattutto si aspetta l’assemblea dove i rappresentanti sindacali hanno poi riferito dell’incontro in Regione, a Cagliari. Tutti sono convinti.
Il 52enne Luigi Manca ha trascorso quasi 30 anni a lavorare nel sottosuolo. «C’è un ritardo fortissimo», spiega a Lettera43.it il minatore, «l’occupazione della miniera è un segnale per dire che siamo stufi dei soliti rinvii. Il progetto deve andare avanti, noi ci crediamo e abbiamo sempre lottato».
Lui è un veterano delle proteste, anche nel sottosuolo, a centinaia di metri di profondità. L’ultima è stata nel 1995 quando i minatori hanno resistito per più di tre mesi.
«Scendere sotto non vuol dire rinchiudersi, nascondersi è un atto estremo, perché lì abbiamo l’esplosivo che usiamo per i pannelli delle coltivazioni, dove i macchinari non riescono», dice ancora Manca e racconta che ci sono 350 chili di dinamite, divisa in candelotti.
«Abbiamo manifestato qui, a Cagliari e a Roma. Abbiamo beccato le manganellate e lì ci schernivano: 'Venite fin qui a protestare per lavorare sottoterra'». Eh sì, questo è il loro lavoro.
PER I GIOVANI NON C'È ALTERNATIVA. Con lui Andrea Pinna, 51 anni, altro minatore storico. E c’è pure voglia di scherzare, nonostante tutto: «Ora spieghiamo ai giovani i trucchi delle lotte e poi andremo in pensione». Peccato che dovrebbero passare vari anni, nonostante il lavoro usurante e i cosiddetti scivoli.
Quattro anni fa sono stati assunti circa 100 giovani, tutti arrivano dai centri vicini: Gonnesa, Iglesias, Carbonia.
Fabio Ariu ha 25 anni, è stato assunto alla Carbonsulcis quando ne aveva 20, dopo sei mesi di apprendistato. Ora ripara i mezzi meccanici, prima li guidava nelle gallerie. Dice di guadagnare circa 1.200 euro, con il lavoro nel sottosuolo qualche centinaia di euro in più.
«Ma è un buon lavoro», spiega, «e in ogni caso non si trova tanto qua in giro. Anzi, nulla. Solo padri cassintegrati. Se non ci sarà un vero rilancio non vedo prospettive, se non quella, di partire. Sono stato un anno a Belluno, ma ora andrei via, all’estero. Altrimenti qui, a vivere con pane e acqua».
LA PROTESTA COINVOLGE TUTTI. Altro tavolo, altri umori: la divisa per alcuni è la stessa, tuta e scarpe antinfortunistiche. Sono i tecnici della miniera: geologi e ingegneri. Dicono di aver saputo dell’occupazione solo nella mattinata di lunedì 27 all'ingresso dell'azienda.
«La lotta è di tutti, perché l’interesse è comune», spiegano, «ora dobbiamo essere coinvolti anche per le altre forme di protesta e vogliamo capire il punto di vista del principale azionista, ossia la Regione Sardegna». E parlano anche di altri progetti di rilancio interni accantonati: temono che aggrapparsi a un’unica via d’uscita sia molto rischioso.
Il Sulcis-Iglesiente è infatti la Provincia più povera d’Italia e con un'altissima percentuale di disoccupati ed ex lavoratori che vivono di ammortizzatori sociali. E la deindustrializzazione in corso non ha lasciato alcuna prospettiva.
L'ex presidente della Sardegna Pili fa visita ai minatori
Il via vai dei caschetti gialli all’ingresso del pozzo è continuo: chi scende nel sottosuolo, chi esce e chi controlla. Qualche donna addetta alla sicurezza, ma sono davvero poche. Dalla mattina c’è anche il deputato del Popolo della libertà ed ex presidente della Regione, Mauro Pili, che sostiene la protesta dei minatori e nel primo pomeriggio non è ancora uscito.
L’arganista muove la macchina e con un rumore sordo porta giù tutti. Dall’assemblea con le rappresentanze sindacali Cgil, Cisl e Uil arriva la decisione unanime: si va avanti, occupazione a oltranza. E ci si prepara per la seconda notte da trascorrere a meno 373 metri «parlando e giocando a carte» dice Manca, arrivato a occupare domenica nonostante il giorno di riposo.
VENERDÌ 31 L'INCONTRO CON IL GOVERNO. Si aspetta venerdì 31, giorno dell’incontro a Roma. E si aspettano risposte certe dal governo: sì o no al progetto, come spiega anche Sandro Mereu, Rsu: «Sarebbe dovuto partire a dicembre 2011».
«La Regione», prosegue, «lo aveva presentato alla Commissione europea che, però, ha chiesto integrazioni e nuova documentazione. Nel frattempo siamo venuti a sapere che il governo non vuole prendere in considerazione l'idea di una centrale nel Sulcis per privilegiare quella dell'Enel di Porto Tolle. Non siamo disposti ad aspettare ancora vivendo nell'incertezza».
Sostegno anche dalla Regione, ma secondo molti all’interno della Carbosulcis non ha mai fatto abbastanza o non ha avuto il peso politico adeguato per trattare a livello nazionale.
Lunedì, 27 Agosto 2012

2 commenti:

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO

Mi viene una riflessione.
Da anni ormai si parla di nuove soggettività, di moltitudini (anche distorcendo il pensiero negriano, ma di Negri parleremo domani), di lavoro immateriale, di cognitariato...
Tutto parzialmente giusto, vista la fine del fordismo e ormai anche del toyotismo in favore delle delocalizzazioni...ma quando si muove la classe operaia vecchio stile è ancora un passo avanti.
Il problema è unificare le varie lotte atomizzate e dare una sintesi.
E, anticipando un po' la discussione di domani partendo da Negri, la domanda è: è un compito possibile per i movimenti o è necessario che essi si strutturino in altro?
Domani e dopodomani (visto che il post di domani è lungo e articolato) vedremo magari di rifletterci.

precari united ha detto...

Lezioni Mediatiche di Autolesionismo

Fa male vedere un minatore ridotto a doversi ferire davanti le telecamere di media che ne spettacolarizzano la disperazione.

Fa male ma non stupisce vedere sui caschi dei minatori la sigla della cgil. Un portavoce ha anche l'adesivo dei ds sul casco.
Segno evidente di una lunga vicinanza alla sinistra neoliberista italiana.

La sinistra degli f35 la sinistra dei lager di stato la sinistra di tutte le guerre e le missioni di guerra. La sinistra dei soldi al vaticano e alle scuole private del vaticano. La sinistra dei sistemi penati e di tutti i saccheggi del bene pubblico.

La differenza dai minatori asturiani è lampante: questi hanno attaccato lo stato e licenziato i sindacati mentre i sardi si son rinchiusi sotto terra minacciando di farsi esplodere mentre fuori fan sventolare le bandiere della cisl e della cgil: sindacati il cui operato è stato molto importante per il capitale. Sindacati che da decenni collaborano in modo infame con il neoliberismo più assassino.

Il capitale liquida questi lavoratori come inutili. Al profitto non servono più.
Gli operai non trovano risposta migliore che praticare un nichilismo invertito che vede se stessi come bersaglio da ferire.

Un nichilismo invertito che conferma ancora una volta che loro vogliono solo lavorare. Vogliono solo sopravvivere.
Per questi operai è questa la giustizia sociale: i padroni continuino a spartirsi le torte insieme ai loro sindacati complici.
Il capitale continui le sue guerre le sue stragi i suoi arresti contro chi invece questo stato lo vorrebbe rivoltare.
I partiti che votano continuino a saccheggiare il loro bene pubblico.
Basta non gli tolgano pure il tozzo di pane.

Perderanno questi autolesionisti: quando si è sottomessi e complici allo stato delle cose non si ha la forza ne la libertà di pensiero e azione per attaccare chi ti vuole morto dopo averti sfruttato.
Ci si fa male da sè.
(Andrea Canzi)