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sabato 1 settembre 2012

I PAESI NON ALLINEATI A TEHERAN SFIDANO GLI USA


di Sara Flounders
Globalresearch
traduzione per Oltre la Coltre di Alessandra Malaspina

L’incontro a Teheran, iniziato il 26 di Agosto, mette in evidenza il declino della posizione degli Stati Uniti, non solo globalmente, ma specialmente nel Medio Oriente. La richiesta, sia da parte degli USA che di Israele, di boicottare l’incontro, e’ stata ignorata. E’ ovvio che l’influenza degli Stati Uniti si sta indebolendo.Nonostante tutti gli sforzi, da parte degli Stati Uniti, di strozzare economicamente, bloccare militarmente e isolare politicamente l’Iran, 118 paesi hanno accettato l’invito di mandare una delegazione di alto rango (compresi 35 Capi di Stato e 21 Ministri degli Esteri) a Teheran per l’incontro del Movimento dei Paesi Non Allineati (NAM, Non-Aligned Movement, la sua sigla in inglese).
Oltre 7000 delegati sono attesi per il sedicesimo summit del NAM dal 1961, anno della sua fondazione. L’Iran e’ il paese ospite dell’incontro. Il suo mandato di tre anni a capo del movimento dara’ a Teheran l’opportunita’ di aumentare il suo prestigio internazionale e dimostrare che Washington ha fallito nel tentativo di isolarla politicamente.
I media riportano che i temi piu’ importanti di questo incontro saranno l’opposizione alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti nei confronti dell’Iran e allo sforzo della NATO e degli Stati Uniti per rovesciare il governo siriano. In quanto paese ospite, e’ l’Iran che prepara lo stralcio del documento finale dell’incontro. Secondo quanto riportato, lo stralcio rivendica il diritto dell’Iran a sviluppare la propria tecnologia nucleare a fini pacifici.
Mohamed Morsi e’ il primo Presidente egiziano a visitare l’Iran dal 1979, quando i due paesi interruppero relazioni dopo che l’allora Presidente egiziano Anwar Sadat firmo’ gli Accordi di Camp David, che normalizzarono le relazioni tra Egitto e Israele. Questo evento allineo’ l’Egitto con Washington contro la Rivoluzione Iraniana (che rovescio’il regime dello Scia’, burattino nelle mani degli Stati Uniti, n.d.t.).
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, normalmente compiacente con le politiche di Washington, ha dichiarato la sua partecipazione. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha giudicato questa decisione “un grave errore”.
Victoria Nuland, del Dipartmento di Stato Americano, ha definito Teheran “una strana e inappropriata sede per questo incontro”, enfatizzando che gli USA considerano l’Iran una minaccia alla regione e al mondo. (state.gov, 16 di agosto)
Il Movimento dei Paesi Non Allineati (NAM) fu fondato a Belgrado, in Iugoslavia, nel 1961 e comprendeva nella sua maggioranza ex colonie che non erano alleate militarmente ne’ con gli Stati Uniti ne’ con l’Unione Sovietica.
Perche’ proprio adesso cosi’ tanti paesi e Capi di Stato stanno dimostrando interesse nel partecipare ad un incontro a Teheran, nonostante il dichiarato disappunto degli Stati Uniti?
Gli Stati Uniti non possono imporre obbedienza con la prepotenza
Le minacce degli Stati Uniti contro l’Iran vanno molto aldila’ delle sanzioni economiche. Includono il sabotaggio delle sue infrastrutture, l’assassinio dei suoi scienziati, il rapimento dei suoi cittadini, una campagna di destabilizzazione interna e l’ accerchiamento militare.
Sia le sanzioni economiche verso l’Iran che lo sforzo di rovesciare il governo siriano a tutti i costi sono tentativi di creare paura in tutti gli altri paesi della zona per impedirgli di sviluppare politiche economiche indipendenti dal dominio delle corporazioni americane. Per mettere in atto le sue politiche, Washington usa l’enorme potere finanziario delle banche di Wall Street, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, i quali attuano con le istituzioni finanziarie e bancarie di Germania, Francia e Gran Bretagna, e il peso congiunto di tutti i paesi della NATO, dominati dagli Stati Uniti.
In gennaio, un decreto del Congresso ha preteso da tutti i paesi del mondo che partecipassero alle sanzioni economiche e non comprassero piu’ petrolio dall’Iran. In marzo, le banche iraniane sono state disconnettate dalla rete SWIFT, che permette transazioni finanziarie elettroniche.
L’1 di luglio e’ stato il giorno del blocco globale di tutte le compravendite di petrolio e delle transazioni bancarie con l’Iran. I governi europei e americano hanno fatto pressione sui paesi importatori di petrolio iraniano, minacciando di intraprendere azioni contro quei paesi che non avessero applicato le sanzioni. Tutto cio’ allo scopo di mettere in ginocchio l’economia iraniana.
La capacita’ delle piu’ grande corporazioni mondiali di congelare assetti e di bloccare tutte le transazioni finanziarie minaccia tutti i paesi in via di sviluppo. Ma il sistema capitalista globale e’ in crisi e allo sbaraglio. Le istituzioni finanziarie occidentali provvedono scarsi capitali nuovi da investire. L’impero degli Stati Uniti offre poco ai paesi in via di sviluppo e alle ex colonie, esigendo in cambio ottemperanza con i suoi obbiettivi e i suoi piani.
Persino da una punto di vista prettamente commerciale, i governi di molti paesi sono consapevoli che tagliare i rapporti con il maggiore e piu’stabile partner della zona danneggierebbe non solo l’economia iraniana, ma anche le economie di quei paesi.
Immediatamente, Cina, Russia, India e il blocco ALBA (Alternativa Bolivariana per l’ America Latina e i Caraibi, n.d.t.) dei paesi sudamericani, e persino Pakistan e Corea del Sud, hanno dichiarato che avrebbero continuato a comprare petrolio dall’Iran. La maggior parte della popolazione mondiale vive in questi paesi.
Iraq, Afganistan e Iran
Dopo aver dichiarato e fatto guerra per una decade, ed aver occupato Iraq e Afganistan con centinaia di migliaia di truppe, spendendo migliaia di miliardi di dollari e distruggendo entrambi i paesi, Washington e’ ancora piu’ frustrata dal fatto che Iraq ed Afganistan continuano ad avere rapporti commerciali con l’Iran.
Il 18 di agosto il New York Times riportava che: “L’annuncio, da parte del Presidente Obama il mese scorso, che vietava a una banca di Bagdad di avere qualsiasi relazione con il sistema bancario americano… [e’] una rara ammissione di un delicato problema, che l’amministrazione deve affrontare, in un paese che le truppe hanno appena lasciato: per mesi l’Iraq ha aiutato l’Iran ad aggirare le sanzioni economiche…
Ufficiali americani sono venuti a conoscenza che il governo iracheno ha aiutato gli iraniani permettendogli di usare il suo spazio aereo per rifornire la Siria.”
L’Iraq e’ attualmente uno dei maggiori consumatori di beni industriali provenienti dall’Iran, in parte perche’ l’Iraq quasi non ha industrie. Una delegazione irachena di alto rango ha visitato Teheran in agosto con lo scopo di incrementare le relazioni commerciali.
Circa la meta’ del petrolio che si consuma in Afganistan viene dall’Iran, ha detto il Ministro del Commercio afganistano Anwar al Haq Ahady ai giornalisti durante una tavola rotonda al Washington Post (Huffington Post, 9 di maggio).
Nel frattempo i commercianti afganistani si sono dimostrati piu’ che disposti a scambiare dollari con rials, usati come moneta in gran parte dell’Afganistan occidentale. Interi camion di denaro contante attraversano i confini, permettondo cosi’ all’Iran di sostenere la sua reserva di dollari, euro e metalli preziosi con lo scopo di rendere stabile i suoi tassi di cambio (New York Times, 17 di agosto).
Il Pentagono ha dimostrato la sua capacita’ di radere al suolo un paese bombardandolo. Pero’ e’ incapace di introdurre qualsiasi cambio realmente progressista.
Naturalmente, i governi di alcuni paesi all’interno del NAM hanno posizioni in netto contrasto tra di loro. Ma la preoccupazione di Washington e’ che, durante i tre anni di presidenza dell’Iran, il NAM possa di nuovo concentrarsi sui suoi obbiettivi originali, che sono quelli di promuovere l’indipendenza nazionale, l’autodeterminazione e l’integrita’ territoriale e di lottare contro l’eredita’ del colonialismo e dell’imperialismo, come Fidel Castro annuncio’ ad un incontro del NAM tenutosi a L’Habana nel 1979.
Questa riunione, a Teheran, di molti dei paesi in via di sviluppo, rappresenta una dura sfida agli Stati Uniti, ai poteri imperialisti occidentali e alla NATO, che pretendono di parlare a nome della comunita’ internazionale mentre annunciano cambi di regime, interventi militari, chiusura di spazi aerei e minacciano di fare ancora piu’guerra all’Iran.

link: http://www.oltrelacoltre.com/?p=13162
Sara Flounders collabora frequentemente con Gobal Research. Global Research Articles by Sara Flounders
fonte: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=32571
Tratto da: Il Movimento dei Paesi Non Allineati si incontra a Teheran, e sfida gli USA

1 commento:

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO.

Per chi non avesse mai letto qua: io da laico o laicista come dir si voglia, sono ferocemente contrario alle teocrazie e, se ci fosse una rivoluzione come dico io, gli ayatollah sarebbero a far carne per i vermi o, nei casi migliori, a rieducarsi attraverso il lavoro, visti i loro crimini riguardo i gay, gli apostati e tutte le categorie che i monoteismi abramitici hanno sempre amato tormentare.
Ciò precisato, io penso che in nessun caso, in nome delle sirene della democrazia formale (libertà di espressione, orientamento sessuale ecc..) si debba favorire l'imperialismo.
Posto che gli USA dovunque hanno avuto convenienza, hanno appoggiato e appoggiano regimi che la democrazia formale la esercitano nei campi di tortura e sterminino (vedi Videla, Pinochet, Stroessner solo per il Sud America), ma anche ci fosse la democrazia formale, quest'ultima sarebbe vanificata dal controllo economico delle risorse delle multinazionali e dalla privatizzazione del tutto...e senza l'affrancamento dalla fame e dalla miseria (che l'imperialismo incentiva) le altre libertà non hanno senso, visto che la miseria è il massimo della barbarie e della miseria.
Al contrario, forse la pressione delle forze imperialiste genera arroccamento verso le proprie istituzioni, e dunque rafforzano la violenza religiosa che è sbandierata dagli interventisti stessi, ma che si disinteressano quando questa avviene nei Paesi amici, vedi Arabia Saudita.
Questa una necessaria introduzione su come la penso riguardo l'Iran; sul tema generale vedremo se qualcosa si svilupperà.