Testo

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domenica 2 settembre 2012

SUNDAY MAGAZINE

BORGHESIA
Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia
non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.
Sei contenta se un ladro muore o se si arresta una puttana
se la parrocchia del Sacro Cuore acquista una nuova campana.
Sei soddisfatta dei danni altrui ti tieni stretta i denari tuoi
assillata dal gran tormento che un giorno se li riprenda il vento.
E la domenica vestita a festa con i capi famiglia in testa
ti raduni nelle tue Chiese in ogni città, in ogni paese.
Presti ascolto all'omelia rinunciando all'osteria
così grigia così per bene, ti porti a spasso le tue catene.
Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia
io non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.
Godi quando gli anormali son trattati da criminali
chiuderesti in un manicomio tutti gli zingari e gli intellettuali.
Ami ordine e disciplina, adori la tua Polizia
tranne quando deve indagare su di un bilancio fallimentare.
Sai rubare con discrezione meschinità e moderazione
alterando bilanci e conti fatture e bolle di commissione.
Sai mentire con cortesia con cinismo e vigliaccheria
hai fatto dell'ipocrisia la tua formula di poesia.
Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia
io non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.
Non sopporti chi fa l'amore più di una volta alla settimana
chi lo fa per più di due ore o chi lo fa in maniera strana.
Di disgrazie puoi averne tante, per esempio una figlia artista
oppure un figlio non commerciante, o peggio ancora uno comunista ... ex
Sempre pronta a spettegolare in nome del civile rispetto
sempre fissa lì a scrutare un orizzonte che si ferma al tetto.
Sempre pronta a pestar le mani a chi arranca dentro a una fossa
e sempre pronta a leccar le ossa al più ricco ed ai suoi cani.
Vecchia piccola borghesia, vecchia gente di casa mia
per piccina che tu sia il vento un giorno, forse, ti spazzerà via.
(Claudio Lolli)

http://www.youtube.com/watch?v=lNxGdQQay-g

CONTRIBUTO DI ROBERTA
La notte del vento


Sto camminando da quasi un’ora ormai.
Mi sono accorto di avere percorso un paio di volte strade già fatte, di girare a vuoto nello stesso quartiere della città.
Che strano, penso “strade”, quartiere”, “città”, parole che dovrebbero evocare ordine e attività,
macchine negozi e vetri puliti, marciapiedi e gente che cammina ed entra e esce dai palazzi.
Qui non c’è più niente di tutto questo: i palazzi sono sventrati e mostrano come viscere travi e stanze aperte, le strade sono pozze e fanghiglia nera dall’odore putrido, e in giro incontro solo cani
scheletrici e qualche gatto che non ha la forza di attaccare i ratti.
Sono qui da diversi giorni, ma solo questa notte ho preso coscienza, ho ricordato che ero qui anche prima. Ho capito che sono tornato per fare quello che andava fatto.
Adesso voglio trovare lei, vederla…sento che un giorno sarà come me: voglio che sappia che mi avrà sempre vicino.
Cammino ancora, in questo incubo tutti i posti si somigliano, tutte le ore del giorno hanno la stessa cappa grigia:
adesso dovrebbe essere l’alba, ma anche questa parola è fuori luogo, “alba “ fa pensare a un cielo rosato e quiete e un orizzonte sereno, non a questa luce malata che fa affiorare sporcizia e macerie.
Provo a svoltare in una stradina ingombra di calcinacci: faccio fatica ad avanzare, ma arrivo alla fine nella zona quasi indenne, i tetti sono al loro posto e c’è persino qualche giardino intatto.
Lì i fiori stanno per aprirsi, certo loro che ne sanno, sbocciano come farebbero in un posto felice.
Capisco quale è la casa: lascio che il portone si apra.
Una scala ripida scende fino alla cantina. Avanzo piano finché non vedo la bambina che mi fissa interdetta: scappa, ma io continuo a scendere.
“ Sono disarmato” dico alzando le mani quando vedo baluginare nella penombra le canne di un’arma: l’uomo mi fissa, certo devo sembrargli un povero diavolo, con i miei vestiti coperti di polvere e le scarpe smangiate .
Mi fa cenno di scendere e trovo sotto, alla luce di un lume improvvisato, un’intera famiglia:
taciturni, ma sembrano stare tutti bene.


“Svegliati, il tè e pronto”
La mamma mi tocca il braccio: mi ero addormentata, ero troppo stanca.
Abbiamo camminato un bel po’ prima di arrivare qui in casa degli zii, adesso siamo tutti nella cantina, dicono che è più sicuro, come se non volessero credere che adesso non può succedere più niente: è già mattina, si vede un po’ di luce dalle finestrelle.
La mamma mi porta una tazza di latta: è tutta annerita, però il tè è buono e dolce.
Adesso quello che è successo ieri notte mi sembra un sogno lontano, chissà magari davvero l’ho sognato.
Stavamo nel nostro appartamento quando era suonata la sirena: non era la prima volta che succedeva, un po’ di tempo fa la sirena suonò e andammo al rifugio. Passammo la notte lì, e il giorno dopo non vidi più il mio compagno di scuola, quello che giocava sempre con me: facevamo volare due aquiloni che aveva costruito lui, li guardavamo salire in alto ed era così bello.
Una volta gli avevo preparato dei fiocchi colorati da appendere alle code, e lui era così contento che mi aveva regalato le biglie e due pezzetti di zucchero.
Dopo quella notte la mamma disse che lui era andato in un bellissimo posto, però mentre lo diceva si asciugava una lacrima .
Ieri sera scendemmo le scale di fretta, al primo piano c’era quel signore forestiero che aiutava i malati, portava pane e medicine a tutti; anche lui una volta mi aveva dato delle caramelle, io non volevo prenderle ma lui mi aveva guardato, aveva gli stessi occhi del mio compagno di scuola, e poi le caramelle le aveva date alla mamma e lei gli aveva sorriso.
Scendemmo tutti per strada e cercammo di arrivare al rifugio, ma gli aerei erano già sopra di noi,
il rumore era sempre più forte e spaventoso.
Il forestiero disse che non avremmo fatto in tempo, e andammo tutti sotto il palazzo della banca che è molto grande e tutto di pietra, ha un grande arco davanti al portone e ci fermammo lì sotto.
C’erano i due vecchi del secondo piano che piangevano, e anche io avevo voglia di piangere ma sapevo che la mamma non voleva vedermi triste, perciò cantavo una canzoncina che avevo imparato a scuola, anche se non ricordavo la terza parte.
C’era una famiglia che correva in mezzo alla strada, gridammo di venire sotto il portone, ma successe qualcosa, ci fu uno scoppio e dopo loro non c’erano più.
La mamma mi aveva stretta contro di lei e non riuscivo a vedere, e quando riaprii gli occhi vidi che il forestiero piangeva.
Si era inginocchiato e aveva appoggiato le mani per terra, le lacrime cadevano sulla pietra. Mi ero avvicinata e avevo visto che per terra, dove cadevano le lacrime, la pietra era bucata e si consumava, come quella volta che papà versò l’acido sui mattoni del cortile.
Il forestiero mi guardava e somigliava così tanto al mio compagno di scuola, volevo dirglielo ma lui si alzò gridando:”Nessuno verrà più ucciso qui!”
Aveva una faccia strana, come se fosse molto arrabbiato, mi fece paura.
Era arrivato in mezzo alla strada e io avevo paura che anche lui sparisse, ma lui gridò ancora verso il cielo “Nessuno verrà più ucciso qui!”
Si sedette a gambe incrociate per terra e chiuse gli occhi:
un soffio di vento cominciò a girare in tondo sopra la sua testa, prima leggero, ma diventava sempre più forte, sempre più grande, dopo un po’ tutto il cielo girava intorno come una giostra.
Non si sentiva più il rumore degli aerei, non si sentivano più gli scoppi, solo il vento che fischiava.
Quando il vento aveva smesso di soffiare c’era un grande silenzio, il cielo era pulito e pieno di stelle.
Lui si era alzato, sorrideva e guardava in alto: avevo guardato anche io, verso una piccola stella azzurra: la luce tremava come quella di una candela quando si apre una finestra.
Poi avevo di nuovo guardato davanti a me, ma lui non c’era più.
Lei è con sua madre, ma quest’ultima non mi riconosce, come tutti gli altri non ricorda:

tutti sanno che la guerra è finita e non ci saranno più bombe né morti, ma non sanno spiegare il perché.
Una vecchia mi offre un po’ di tè, mi chiede se sono un forestiero:
“Sì” rispondo sorseggiando la bevanda calda” Sono qui da pochi giorni, vengo da lontano: ma adesso è tutto finito e posso finalmente tornare a casa.”
Tiro fuori dalla tasca il sacchetto delle biglie: le era caduto quando stavamo sotto il portone della banca. Mi avvicino per darglielo: lei spalanca gli occhi e in un attimo capisce tutto.

La mamma mi ha sempre detto che gli angeli esistono, e forse sapeva che il mio compagno di scuola era diventato un angelo: sarebbe tornato per salvarci, per salvare la sua città.
Adesso so anche perché è tornato a riportarmi le biglie: devo conservarle perché un giorno torneremo a giocare insieme.
La mamma però adesso non ricorda niente, sorride a quel signore così gentile; fuori è spuntato il sole, e lei mi promette che più tardi potrò uscire e stare un po’ nel giardino, giocare a fare un pic-nic sull’erba.
E’ passato ormai tanto tempo dalla notte del vento: oggi sono arrivata per la prima volta a scuola, ero davvero preoccupata per le lezioni, mi avevano detto che sono molto difficili.

Invece lui mi ha portata fuori dall’aula, nel giardino: ha preso un aquilone, bellissimo, colorato come un arcobaleno, e mi ha chiesto di farlo volare.
All’inizio non è stato facile, ma poi mi sono ricordata di come facevamo, insieme, quando eravamo sulla Terra: allora l’aquilone ha iniziato a salire dolcemente, senza strappi, e si è librato in alto.
Lui mi ha sorriso:
“Questa è la prima lezione: far volare un aquilone. Se ci riesci, senza strapparlo, senza farlo cadere o farlo innalzare troppo, allora potrai far volare allo stesso modo i sogni delle persone laggiù.
Questa è la cosa più bella che possiamo fare per loro: far volare i loro sogni.”
“Hai ragione” gli ho risposto “ Sei davvero un bravissimo maestro” e abbiamo riso insieme.


CONTRIBUTO DI TRANSIT

Roberta, 
oggi la scena è solo tua.

E ho scritto una canzone solo per te che ho musicato insieme a un amico, un certo Peppino che per arrotondare canta fuori i ristoranti del lungomare di via Caracciolo mentre nel cielo si staglia un immensa luna rossa:

Roberta

Autori Armando T. e Peppino D. C.

Lo sai,
non e' vero,
che non ti voglio più
lo so,
non mi credi,
non hai fiducia in me
Roberta ascoltami,
ritorna ancor ti prego
con te
ogni istante
era felicità
ma io non capivo,
non t'ho saputo amar
Roberta, perdonami,
ritorna ancor vicino a me
Roberta ascoltami,
ritorna ancor ti prego
con te
ogni istante
era felicità
ma io non capivo,
non t'ho saputo amar
ascoltami, perdonami,
ritorna ancor vicino a me.


PS: Peppino però ha preteso che a cantarla sia soltanto lui. Beh, la verità è che lui è geloso perché anch'io ho una bella voce. Però ho accettato. Se vai su You Tube e scrivi Roberta puoi anche ascoltarla la canzone. L'ambientazione è rigorosamente anni '60. Ma le canzoni belle, a parte la nostalgia, non tramontano mai. Diventano immortali.

Buon ascolto

ciao
(sto ridendo sotto i baffi, anche se non li ho i baffi)

9 commenti:

Anonimo ha detto...

http://blog.libero.it/ANGELFREE/commenti.php?msgid=11540602&id=320641#comments

Anonimo ha detto...

sono roberta..e come al solito
dimentico di firmarmi!!!
buona domenica !

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO.

Bravissima Roberta!
Nella serie degli angeli questo è il tuo più bello, se non forse il più bello in assoluto.
Mi piace tanto quel confine sottile e quasi impercettibile che corre tra le esperienze reali e la fantasia, peraltro perfettamente coerente col significato del racconto.

Ora lo metto.

Anonimo ha detto...

Grazie...anche a me è piaciuto molto scriverlo...
non ho conosciuto, fortunatamente, la realtà della guerra, ma i miei genitori ne portavano il ricordo, e anche adesso ce ne sono tante in ogni angolo del mondo... realtà che non risparmiano i bambini...

transit ha detto...

Roberta è come un albero: cresce e ci regala buoni frutti. Succosi e saporiti.

ciao

Anonimo ha detto...

Grazie Transit...ma mi sa che sono ancora un alberello...piuttosto, che fai? oggi non ci regali manco una poesia ???

transit ha detto...

Roberta,
oggi la scena è solo tua.

E ho scritto una canzone solo per te che ho musicato insieme a un amico, un certo Peppino che per arrotondare canta fuori i ristoranti del lungomare di via Caracciolo mentre nel cielo si staglia un immensa luna rossa:

Roberta

Autori Armando T. e Peppino D. C.

Lo sai,
non e' vero,
che non ti voglio più
lo so,
non mi credi,
non hai fiducia in me
Roberta ascoltami,
ritorna ancor ti prego
con te
ogni istante
era felicità
ma io non capivo,
non t'ho saputo amar
Roberta, perdonami,
ritorna ancor vicino a me
Roberta ascoltami,
ritorna ancor ti prego
con te
ogni istante
era felicità
ma io non capivo,
non t'ho saputo amar
ascoltami, perdonami,
ritorna ancor vicino a me.


PS: Peppino però ha preteso che a cantarla sia soltanto lui. Beh, la verità è che lui è geloso perché anch'io ho una bella voce. Però ho accettato. Se vai su You Tube e scrivi Roberta puoi anche ascoltarla la canzone. L'ambientazione è rigorosamente anni '60. Ma le canzoni belle, a parte la nostalgia, non tramontano mai. Diventano immortali.

Buon ascolto

ciao
(sto ridendo sotto i baffi, anche se non li ho i baffi)

di nuovo ciao anzi, buonasera.

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO.

Vi lascio tre di aforismi che ho sentito oggi al festival della cultura ebraica, che quest'anno era incentrata sull'umorismo.

-Un bambino trova un uccellino che sta morendo di freddo. L'unica cosa che ha lì vicino è un mucchio di letame appena 'sfornato'. Lo mette in mezzo al letame, l'uccellino si riscalda, riprende vigore e si mette a cinguettare le lodi del bambino che lo ha salvato. Una volpe sente il cinguettio, arriva e si mangia l'uccellino. Morale della favola: non è detto che chi ti mette nella merda lo faccia perchè ti vuole male nè che chi ti ci tiri fuori lo faccia perchè ti vuole bene...ma perchè cantare quando sei nella merda?

-Uno va dal rabbino e si lamenta: 'Non ne posso più: sono povero e disoccupato, non arrivo a fine mese e ogni anno mia moglie mi sforna una nuova bocca da sfamare. Che devo fare rabbi?' 'Assolutamente niente!!!'

-Il caso è il nome con cui Dio si firma quando farebbe brutta figura a mettere il proprio.

La poesia di Transit la leggerò con calma domani e aggiornerò il post, che ora devo volare al lavoro.
Ciao!!!

Anonimo ha detto...

grazie Transit per la canzone...ih ih ih !!!