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domenica 23 settembre 2012

SUNDAY MAGAZINE


Noi eravam partiti già da ello,
ch’io vidi due ghiacciati in una buca,
sì che l’un capo a l’altro era cappello;
e come ’l pan per fame si manduca,
così ’l sovran li denti a l’altro pose
là ’ve ’l cervel s’aggiugne con la nuca:
non altrimenti Tidëo si rose
le tempie a Menalippo per disdegno,
che quei faceva il teschio e l’altre cose.
"O tu che mostri per sì bestial segno
odio sovra colui che tu ti mangi,
dimmi ’l perché", diss’io, "per tal convegno,
che se tu a ragion di lui ti piangi,
sappiendo chi voi siete e la sua pecca,
nel mondo suso ancora io te ne cangi,
se quella con ch’io parlo non si secca".
(...)La bocca sollevò dal fiero pasto
quel peccator, forbendola a' capelli
del capo ch'elli avea di retro guasto.
Poi cominciò: «Tu vuo' ch'io rinovelli
disperato dolor che 'l cor mi preme
già pur pensando, pria ch'io ne favelli.
Ma se le mie parole esser dien seme
che frutti infamia al traditor ch'i' rodo,
parlar e lagrimar vedrai insieme.
Io non so chi tu se' né per che modo
venuto se' qua giù; ma fiorentino
mi sembri veramente quand' io t'odo.
Tu dei saper ch'i' fui conte Ugolino,
e questi è l'arcivescovo Ruggieri:
or ti dirò perché i son tal vicino.
Che per l'effetto de' suo' mai pensieri,
fidandomi di lui, io fossi preso
e poscia morto, dir non è mestieri;
però quel che non puoi avere inteso,
cioè come la morte mia fu cruda,
udirai, e saprai s'e' m'ha offeso.
Breve pertugio dentro da la Muda,
la qual per me ha 'l titol de la fame,
e che conviene ancor ch'altrui si chiuda,
m'avea mostrato per lo suo forame
più lune già, quand' io feci 'l mal sonno
che del futuro mi squarciò 'l velame.
Questi pareva a me maestro e donno,
cacciando il lupo e ' lupicini al monte
per che i Pisan veder Lucca non ponno.
Con cagne magre, studïose e conte
Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi
s'avea messi dinanzi da la fronte.
In picciol corso mi parieno stanchi
lo padre e ' figli, e con l'agute scane
mi parea lor veder fender li fianchi.
Quando fui desto innanzi la dimane,
pianger senti' fra 'l sonno i miei figliuoli
ch'eran con meco, e dimandar del pane.
Ben se' crudel, se tu già non ti duoli
pensando ciò che 'l mio cor s'annunziava;
e se non piangi, di che pianger suoli?
Già eran desti, e l'ora s'appressava
che 'l cibo ne solëa essere addotto,
e per suo sogno ciascun dubitava;
e io senti' chiavar l'uscio di sotto
a l'orribile torre; ond' io guardai
nel viso a' mie' figliuoi sanza far motto.
Io non piangëa, sì dentro impetrai:
piangevan elli; e Anselmuccio mio
disse: ``Tu guardi sì, padre! che hai?".
Perciò non lagrimai né rispuos' io
tutto quel giorno né la notte appresso,
infin che l'altro sol nel mondo uscìo.
Come un poco di raggio si fu messo
nel doloroso carcere, e io scorsi
per quattro visi il mio aspetto stesso,
ambo le man per lo dolor mi morsi;
ed ei, pensando ch'io 'l fessi per voglia
di manicar, di sùbito levorsi
e disser: ``Padre, assai ci fia men doglia
se tu mangi di noi: tu ne vestisti
queste misere carni, e tu le spoglia".
Queta'mi allor per non farli più tristi;
lo dì e l'altro stemmo tutti muti;
ahi dura terra, perché non t'apristi?
Poscia che fummo al quarto dì venuti,
Gaddo mi si gittò disteso a' piedi,
dicendo: ``Padre mio, ché non m'aiuti?".
Quivi morì; e come tu mi vedi,
vid' io cascar li tre ad uno ad uno
tra 'l quinto dì e 'l sesto; ond' io mi diedi,
già cieco, a brancolar sovra ciascuno,
e due dì li chiamai, poi che fur morti.
Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno».
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canti XXXII-XXXIII)

CONTRIBUTI DI TRANSIT

Qui c’è

un pò di soul,
un pò di blues
e una spruzzata di jazz.
e sullo sfondo le madri
e i padri a lamentarsi del più.
e non parliamo degli amori poi:
stanno sempre sui tetti
a sgattaiolare giù
per scale, androni e finestre.
e vola la poesia come tra cani
e gatti i sussurri a stralunarsi.

I complimenti fanno sempre piacere.

Da un lato tonificano e corroborano e dall’altro mi fanno mettere ‘nu pucurillo scuorno(vergogna). E’ come se li aspettassi, e quando arrivano mi sento in balia dei venti e delle onde furiose del mare e paradossalmente, e anche della sua assoluta calma.
Mi sento anche comm’a ‘nu criaturo preso con le mani nella marmellata o a fumare di nascosto la prima sigaretta o a sentire battere forte il cuore alla vista di Maria, non la madonna ma ‘a figlia d’a lattaia, o come certi vecchi in pensione o nullatenenti colti ‘ncopp’o fatto mentre rubano generi di prima necessità nei supermercati.
E quando non lo fanno, digiunano e tacciono. E in quel silenzio di rughe all’apparenza mai scardinato da nulla, perché ben sepolto nel cuore, inghiottiti dall’oblio, la saggezza, la disperazione o la rassegnazione, tacciono.
E tacendo di nascosto, nel buio e nell’acclarata luce parossistica che acceca i giorni verso la morte, erompe un sorriso di smorfia perché il tempo li ha devastati nelle sembianze e una lacrima acquosa li sveste. Li vedi seduti, su quelle sedie, e rimanerci, per sempre.
La radice(verace)di un complimento viene dal passato dell’anima.
( ah! … le bambine stavano un passo più discosto, parlavano con gli occhi e amavano a modo loro di quelli di cui si innamoravano: ridevano come fate e giocavano alla settimana, palla al muro e con smorfie segrete, il linguaggio delle streghe. Poi si giocava sotto al letto, a toccarsi, bavosi, e ridere di paura.
Quelle bambine che si sono diplomate o che hanno preso la mini laurea o che hanno imparato un mestiere. E poiché non hanno il lavoro si accontentano di impiegarsi in qualche lavoretto come telefoniste, bariste o baby sitter. E accettano il ricatto dei loro datori di lavoro, in genere coppie di professionisti, che barano sui soldi e sui compensi a fine mese. I professionisti, una coppia formata da un avvocato e una PSICOLOGA, che le fanno lavorare al di fuori dell'orario di lavoro e dicono che era tutto compreso. Ecco le nostre classi digerenti. E la domenica non dimenticano di andare a messa. E poi i bambini dlle classi digerenti devono giocare e venire su sani e belli, oltre che intelligenti e col posto assicurato. Addizioni, sottrazioni, digressioni).
PS: Beh, spesso mi faccio trascinare dalle parole come quando da bambini si giocava tutti insieme a nascondino o nel cortile del palazzo a spuntatore o nel vicolo chi rincorrendosi chi a uno in punta della luna chi a scarica velina chi ‘o viento ‘e terra(correndo a perdifiato e buttando tutto all’aria: panni stesi, sedie, scope eccetera)e chi chiacchierando col pizzo a riso ncopp’e labbra. Mi piace farmi trascinare dalle parole e io stesso sentirmi nel corso del loro fluire.
Forse non conviene farmi qualche complimento, perché mi prendo il dito, tutta la mano e il braccio(dell’entusiasmo e trascinamento invisibili)altrimenti ti faccio ‘na capa accussì(parole, silenzi,il non detto più dello scritto).
Maronna mia, scusatemi, cosa fa un complimento, ma la prossima volta, per modo di dire, me stongo zitto, o cercherò di farlo.
Buona domenica
Ciao

9 commenti:

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO.

Che dirvi? Oggi mi andava di mettere Dante, in una delle sue caratterizzazioni secondo me più forti (Ugolino), perchè il Fiorentino ha una potenza del suono che fa paura e ogni volta ne rimango sbalordito...provate a leggere ad alta voce i versi e mi direte se non ha musicalità.

A proposito, visto che oggi col magazine calza più che mai, ieri sono stato al cinema e mi è capitato di vedere un film 'The Words, che parla di scrittori attraverso una trama di gran suspence pur non trattando di delitti o di sangue.
Un bel film, se vi capita consiglio di vederlo!

Transit ha detto...

Mariò, te si’ arrubbato ‘o core mio.
Ma crideme, nun me ‘mporta.

Ma tu, tu chi si’?
‘O sape ‘o munno sano chi si’ tu:

si’ ‘na mariola ‘e panni appise,
ca s’annasconne addereto ‘e resate,

‘a parola ammore e ciente lacreme.
Chiagnive comm’a ‘na criatura;

specie quanno te cuglievo
facenno ‘o juoco d’e tre carte:

chesta vince, chesta perde,
chesta… perde, chesta vince…

Te dicevo: Me vuò bene?
E tu, redenno, rispunnive:

Te voglio bene assaje,
cchiù d’a vita mia.

E io, piglianno ‘o cielo cu ‘e mmane,
comm’a nu gelato me sciuglievo ‘ncopp’a lengua.

Mariuolo, ‘nfame e ‘ngannatore:
traditore ‘e st’ammore verace.

Ma nun me ‘mporta d’e buscie,
‘e ‘na povera femmena senza curaggio.

Si’ nun perduono a chi vuò bene nun è
ammore e si è ammore overo, perduone ‘o stesso.

Però, vulesse sapé sultanto comm”he fatto? Commme
he fatto a te arrubbà ‘o core mio? Eppure stavo scetato.

Comme he fatto a me squarta ‘o pietto
e cu ‘na mano m’he stracciato ‘o core?

Nisciuno se ne accorto, nisciuno ‘o vede,
ma ‘o sango nun se ferma cchiù.

Dint’e vene scorre lava ca m’appicce ‘e viscere.
E; nun me fa campà.

Traduzione

Ladra, ti sei rubato il mio cuore.
Credimi, non me ne importa.

Ma tu, tu chi sei?
Il mondo intero sa chi tu sei.

Sei una ladra di vestiti stesi,
che si nasconde dietro le risate,

la parola amore e cento lacrime:
piangevi come una bambina.

Specie quando ti sorprendevo
facendo il gioco delle tre carte:

questa vince, questa perde
questa vince… questa perde…

Ti chiedevo: Mi vuoi bene?
E tu, ridendo, rispondevi:

Ti voglio molto bene,
più della mia vita.

E io, prendendo il cielo con le mani,
mi scioglievo come un gelato sulla lingua.

Ladra, infame e ingannatrice:
traditrice di questo amore sincero.

Ma non m’importa delle bugie
di una povera femmina priva di coraggio.

Se non perdoni chi ami non è amore
e se è amore vero, perdoni ugualmente.

Però, vorrei sapere come hai fatto?
Come hai fatto a rubare il mio cuore?

Eppure ero sveglio.

Come hai fatto a squartarmi il petto
e con una mano l’hai strappato?

Nessuno se n’é accorto; nessuno lo vede,
ma il sangue non si ferma più.

Nelle vene scorre lava che m’incendia le viscere. E; non mi lascia vivere.



PS: Ci sono due versioni di quanto sopra.
Nella prima a parlare è un uomo e nella seconda una donna.

PS:E a proposito di quel che dice Brunaccio di Dante e della potenza dei suoi versi. Non a caso fu definito il sommo poeta, ma come poeta, credo, anche sbagliando, che più bravo di lui, per l'assoluta purezza di versi di acque cristalline sia 'o Ranavuottolo Giacumino Leopardi. E' solo una mia opinione, di minoranza.

Transit ha detto...

Mariuò, te si’ arrubbato ‘o core mio.
Ma crideme, nun me ‘mporta.

Ma tu, tu chi si’?
‘O sape ‘o munno sano chi si’ tu:

si’ ‘nu mariuolo ‘e panni appise,
ca s’annasconne addereto ‘e resate,

‘a parola ammore e ciente lacreme.
Chiagnive comm’a nu criaturo;

specie quanno te cuglievo
facenno ‘o juoco d’e tre carte:

chesta vince, chesta perde,
chesta… perde, chesta vince…

Te dicevo: Me vuò bene?
E tu, redenno, rispunnive:

Te voglio bene assaje,
cchiù d’a vita mia.

E io, piglianno ‘o cielo cu ‘e mmane,
comm’a nu gelato me sciuglievo ‘ncopp’a lengua.

Mariuolo, ‘nfame e ‘ngannatore:
traditore ‘e st’ammore verace.

Ma nun me ‘mporta d’e buscie,
‘e ‘nu pover’ommo senza curaggio.

Si’ nun perduono a chi vuò bene nun è
ammore e si è ammore overo perduone ‘o stesso.

Però, vulesse sapé sultanto comm”he fatto? Comme
he fatto a te arrubbà ‘o core mio? Eppure stavo scetata.

Comme he fatto a me squarta ‘o pietto
e cu ‘na mano m’he stracciato ‘o core?

Nisciuno se ne accorto, nisciuno ‘o vede,
ma ‘o sango nun se ferma cchiù.

Dint’e vene scorre lava ca m’appicce ‘e viscere.
E nun me fa campà.

Traduzione

Ladro, ti sei rubato il mio cuore.
Credimi, non me ne importa.

Ma tu, tu chi sei?
Il mondo intero sa chi tu sei.

Sei un ladro di vestiti stesi,
che si nasconde dietro le risate,

la parola amore e cento lacrime:
piangevi come un bambino.

Specie quando ti sorprendevo
facendo il gioco delle tre carte:

questa vince, questa perde
questa vince… questa perde…

Ti chiedevo: Mi vuoi bene?
E tu, ridendo, rispondevi:

Ti voglio molto bene,
più della mia vita.

E io, prendendo il cielo con le mani,

mi scioglievo come un gelato sulla lingua.

Ladro, infame e ingannatore:
traditore di questo amore sincero.

Ma non m’importa delle bugie
di un pover’uomo privo di coraggio.

Se non perdoni chi ami non è amore
e se è amore vero perdoni ugualmente.

Però, vorrei sapere come hai fatto.

Come hai fatto a rubare il mio cuore?
Eppure ero sveglia.

Come hai fatto a squartarmi il petto
e con una mano strapparmi il cuore?

Nessuno se n’é accorto; nessuno lo vede,
ma il sangue non si ferma più.

Nelle vene scorre lava che m’incendia le viscere. E; non mi lascia vivere.

Anonimo ha detto...

SEMPRE BRUNACCIO.

Ciao Transit.
Il tuo scritto lo leggerò dopo (e se ce ne saranno altri sottoporrò alla rigorosa selezione per andare sul post ;-) )che adesso vado un poco di fretta.

Ti volevo dire la mia su Dante e Leopardi.
Innanzitutto c'è un discorso di metrica: Dante usa uno schema rigidissimo di terzine di endecasillabi con rime ad incastro ed è mostruoso come riesca a incastrare pochissime rime sforzate; Leopardi non ha rime fisse e va di verso libero, di solito settenari ed endecasillabi.
Per cui Leopardi ha una grande maestria nel saper creare giochi ritmici in questo schema, Dante invece ad abbinare ad una sonorità eccezionale la teologia tomista di fondo (nel Paradiso soprattutto) a condierazioni politiche-didascaliche-storiche dell'epoca...un'enciclopedia oltre che poesia.
A livello di pura sonorità io preferisco Dante. Ovvio che Leopardi, essendo un moderno, ha una dimensione di profondità esistenziale che è più avvincente anche per il sottoscritto.

Transit ha detto...

Passi in autunno


Le galassie trillano
motivi sinuosi

e grida in fondo
al mare.

ricordano noi
nella nebbia.

Il sole era
freddo.

Come la doccia
di rugiada,

come il bacio senza
addio.

Per rivederci dobbiamo
riavvolgerci.

Come lo scalpiccio
a ritroso freme.

Transit ha detto...

Tutti i giorni


Qui c’è
un pò di soul,
un pò di blues

e una spruzzata di jazz.
e sullo sfondo le madri
e i padri a lamentarsi del più.

e non parliamo degli amori poi:
stanno sempre sui tetti
a sgattaiolare giù

per scale, androni e finestre.
e vola la poesia come tra cani
e gatti i sussurri a stralunarsi.

Transit ha detto...

Azzò Brù,
ma tu sei preparato teoricamente sulla poesia, le tecniche usate e anche sulle differenze tra questi due mostri sacri. Bravo. E a proposito di complimenti.



* * *



I complimenti fanno sempre piacere.
Da un lato tonificano e corroborano e dall’altro mi fanno mettere ‘nu pucurillo scuorno(vergogna). E’ come se li aspettassi, e quando arrivano mi sento in balia dei venti e delle onde furiose del mare e paradossalmente, e anche della sua assoluta calma.

Mi sento anche comm’a ‘nu criaturo preso con le mani nella marmellata o a fumare di nascosto la prima sigaretta o a sentire battere forte il cuore alla vista di Maria, non la madonna ma ‘a figlia d’a lattaia, o come certi vecchi in pensione o nullatenenti colti ‘ncopp’o fatto mentre rubano generi di prima necessità nei supermercati.

E quando non lo fanno, digiunano e tacciono. E in quel silenzio di rughe all’apparenza mai scardinato da nulla, perché ben sepolto nel cuore, inghiottiti dall’oblio, la saggezza, la disperazione o la rassegnazione, tacciono.

E tacendo di nascosto, nel buio e nell’acclarata luce parossistica che acceca i giorni verso la morte, erompe un sorriso di smorfia perché il tempo li ha devastati nelle sembianze e una lacrima acquosa li sveste. Li vedi seduti, su quelle sedie, e rimanerci, per sempre.

La radice(verace)di un complimento viene dal passato dell’anima.

( ah! … le bambine stavano un passo più discosto, parlavano con gli occhi e amavano a modo loro di quelli di cui si innamoravano: ridevano come fate e giocavano alla settimana, palla al muro e con smorfie segrete, il linguaggio delle streghe. Poi si giocava sotto al letto, a toccarsi, bavosi, e ridere di paura.

Quelle bambine che si sono diplomate o che hanno preso la mini laurea o che hanno imparato un mestiere. E poiché non hanno il lavoro si accontentano di impiegarsi in qualche lavoretto come telefoniste, bariste o baby sitter. E accettano il ricatto dei loro datori di lavoro, in genere coppie di professionisti, che barano sui soldi e sui compensi a fine mese. I professionisti, una coppia formata da un avvocato e una PSICOLOGA, che le fanno lavorare al di fuori dell'orario di lavoro e dicono che era tutto compreso. Ecco le nostre classi digerenti. E la domenica non dimenticano di andare a messa. E poi i bambini dlle classi digerenti devono giocare e venire su sani e belli, oltre che intelligenti e col posto assicurato. Addizioni, sottrazioni, digressioni).

PS: Beh, spesso mi faccio trascinare dalle parole come quando da bambini si giocava tutti insieme a nascondino o nel cortile del palazzo a spuntatore o nel vicolo chi rincorrendosi chi a uno in punta della luna chi a scarica velina chi ‘o viento ‘e terra(correndo a perdifiato e buttando tutto all’aria: panni stesi, sedie, scope eccetera)e chi chiacchierando col pizzo a riso ncopp’e labbra. Mi piace farmi trascinare dalle parole e io stesso sentirmi nel corso del loro fluire.

Forse non conviene farmi qualche complimento, perché mi prendo il dito, tutta la mano e il braccio(dell’entusiasmo e trascinamento invisibili)altrimenti ti faccio ‘na capa accussì(parole, silenzi,il non detto più dello scritto).

Maronna mia, scusatemi, cosa fa un complimento, ma la prossima volta, per modo di dire, me stongo zitto, o cercherò di farlo.


Buona domenica

Ciao

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO.

Transit,
brutto tentatore, di' la verità che vuoi solleticare il mio lato vanesio!!! ;-)
Scherzi, a parte: grazie dei complimenti! Devo dire che la metrica mi ha sempre un po' intrippato (perchè è bello capire la tecnica con cui nasce il ritmo), ancor più da quando ho iniziato a fare latino alle superiori e così ancora mi ricordo qualcosa.

Sto leggendo quello che hai scritto oggi: domani dirò la mia e metterò i brani da me preferiti -tuoi e di chiunque volesse partecipare- nel post.

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO.

Transit,
è stato difficile decidere: tutta roba grossa ieri: il due voci è quasi da teatro!
Però, vado a mio piacere e sensibilità, scelgo la poesia delle 10:28, liricissima nel suo minimalismo con un verso finale ritmicamente strabiliante, e il monologo interiore alla fine.