NEL GUSCIO DELLA LUNA
Ti confido un segreto: da bambina sognavo di essere una fata. Che c’è di strano, mi rispondi.
D’accordo, tutte le bambine sognano di essere fate o principesse… ma non credo che a tutte succeda di volare con le farfalle blu.
Ecco, adesso ho suscitato la tua curiosità!
Allora ti racconto:quando avevo otto o nove anni, mi accadeva spesso di addormentarmi la sera, e poco dopo di riaprire gli occhi: la luna era immensa nel cielo, un magnifico uovo luminoso.
Una piccola crepa, e il guscio si apriva lasciando uscire uno sciame di farfalle dalle scintillanti ali blu.
Aprivo la finestra e le raggiungevo in volo: mi guidavano verso la valle e i suoi villaggi.
C’era sempre molto da fare per una fata: le coltivazioni da far crescere, gli animali da curare…la pioggia da far scendere, il vento da addolcire…guidata dalle farfalle intervenivo dove c’era bisogno, portavo il mio aiuto senza farmi notare dagli abitanti dei villaggi: la magia doveva restare segreta!
Era molto bello aiutare la natura a prosperare, a dare i suoi doni agli esseri umani …ma le farfalle e i sogni non mi accompagnarono per sempre: in un certo senso volarono via, all'improvviso.
Un giorno qualsiasi persi i miei genitori in un terribile incidente, e per me finì la magia dell’infanzia: dopo solo incubi, pianti e ombre gelide.
Fu deciso che andassi a vivere da una mia zia, che abitava in una città lontana.
Durante il viaggio attraversai la vallata che tante volte avevo sorvolato di notte: ma questa volta non volli neanche guardare fuori dal finestrino della carrozza, restai per tutto il viaggio raggomitolata al mio posto a lottare contro le lacrime.
La zia mi accolse bene e fu molto amorevole con me: a poco a poco tornai a sorridere, soprattutto con la simpatica governante che mi raccontava storie incredibili di elfi fate e streghe, di boschi incantati e di pozioni magiche…e poi tornava alla realtà preparando deliziose torte e focacce profumate che non tardavo a divorare, sotto il suo sguardo benevolo.
Col passare del tempo le farfalle blu divennero un vago ricordo, che si confondeva con quello delle storie della governante: io crescevo e diventavo una signorina istruita e beneducata, con grande soddisfazione della mia vecchia cara zia.
Proprio la zia ha deciso, per i miei diciannove anni, di farmi un bel regalo: ha esaudito il mio desiderio di rivedere la casa nella quale sono cresciuta.
Mi sono messa in viaggio insieme alla governante: ormai siamo inseparabili!
Due giorni fa siamo arrivate all’inizio della valle e abbiamo cercato un albergo: il posto era davvero curioso, all’ingresso c’era un quadro che rappresentava una fata, e statue di fate si rincorrevano nel giardino. Non siamo state molto a riflettere su quelle insolite decorazioni, anche perché eravamo molto stanche: ma ieri, durante una passeggiata in un altro borgo, abbiamo ammirato deliziose statuine di fate nei negozi e oggi, ecco: siamo in questo ristorante, una delle ultime tappe prima di arrivare alla mia casa …e fanno bella mostra di sé piatti dipinti con eteree fatine, le stesse che popolano i ricami sulle tende.
La curiosità è troppo forte: chiedo spiegazione al proprietario del ristorante.
“La signorina non è del posto,vedo” esordisce gentilmente lui.
“ Deve sapere che una decina di anni fa qui succedevano cose piuttosto strane: gli alberi producevano moltissimi frutti, la terra sembrava non conoscere i danni di gelo siccità o parassiti, persino gli animali feriti o malati guarivano misteriosamente nel giro di una notte…
Nei paesi vicini lo stesso: c’era qualcosa che aiutava la natura e allontanava i pericoli, ma non sapevamo che cosa.
Diversi uomini vegliavano tutte le notti per carpire qualche prova, ma invano.
Una notte un pastore alloggiava in un capanno insieme al figlio, per sorvegliare il suo gregge: c’erano i lupi che scendevano dai boschi per avere facili prede.
Il pastore aveva con sé un fucile, e davvero un lupo si avvicinò: lui imbracciò l’arma, ma
come obbedendo a un richiamo il lupo cambiò direzione allontanandosi veloce.
Il figlio del pastore, un ragazzino sveglio di undici anni, raccontò poi di avere visto in cielo, alle spalle del padre, delle scintille blu, che avvicinandosi si rivelarono piccole farfalle: circondavano una bambina, che scese lieve a terra e sorrise al lupo, e con un gesto lo fece allontanare.
Secondo il ragazzo sembrava una bambina normalissima, con un vestitino bianco, un fiocco sui capelli e una collana con un medaglione a forma di stella: ma qualcuno disse che di certo si trattava di una fata.
La notizia si sparse, in molti iniziarono a credere che una fata ci aiutasse: anche quando i prodigi finirono, restarono i racconti, e oggi li ricordiamo così.
Ma la signorina non faccia troppo caso a tutto questo: sono solo favole da montanari, da raccontare la sera vicino al fuoco…”
Non si accorge del mio turbamento, della mia mano che corre alla gola, al nastro di velluto decorato da un medaglione: lo stringo nel pugno, chissà se lui si è accorto che ha la forma di una stella…
Sono arrivata a casa, finalmente!
La mia governante sta aiutando il custode a sistemare i bagagli: ci fermeremo per qualche giorno.
Io ho passeggiato a lungo in giardino, poi mi sono fatta coraggio: con il cuore in tumulto
sono tornata alla mia vecchia stanza.
Non è cambiato quasi niente qui, e i ricordi spuntano da ogni angolo, mi vengono incontro e mi stordiscono con un dolce girotondo: quante lacrime potrei ancora versare!
Ma insieme ai ricordi adesso ho la verità…ho scoperto chi sono, e questo mi dà la forza di affrontare il futuro con serenità.
Mi sdraio sul mio letto: è qui che voglio restare questa notte.
Dormirò lasciando la finestra aperta, perché le farfalle blu non tarderanno ad arrivare: c’è tanto da fare nella vallata !
(Roberta)
D’accordo, tutte le bambine sognano di essere fate o principesse… ma non credo che a tutte succeda di volare con le farfalle blu.
Ecco, adesso ho suscitato la tua curiosità!
Allora ti racconto:quando avevo otto o nove anni, mi accadeva spesso di addormentarmi la sera, e poco dopo di riaprire gli occhi: la luna era immensa nel cielo, un magnifico uovo luminoso.
Una piccola crepa, e il guscio si apriva lasciando uscire uno sciame di farfalle dalle scintillanti ali blu.
Aprivo la finestra e le raggiungevo in volo: mi guidavano verso la valle e i suoi villaggi.
C’era sempre molto da fare per una fata: le coltivazioni da far crescere, gli animali da curare…la pioggia da far scendere, il vento da addolcire…guidata dalle farfalle intervenivo dove c’era bisogno, portavo il mio aiuto senza farmi notare dagli abitanti dei villaggi: la magia doveva restare segreta!
Era molto bello aiutare la natura a prosperare, a dare i suoi doni agli esseri umani …ma le farfalle e i sogni non mi accompagnarono per sempre: in un certo senso volarono via, all'improvviso.
Un giorno qualsiasi persi i miei genitori in un terribile incidente, e per me finì la magia dell’infanzia: dopo solo incubi, pianti e ombre gelide.
Fu deciso che andassi a vivere da una mia zia, che abitava in una città lontana.
Durante il viaggio attraversai la vallata che tante volte avevo sorvolato di notte: ma questa volta non volli neanche guardare fuori dal finestrino della carrozza, restai per tutto il viaggio raggomitolata al mio posto a lottare contro le lacrime.
La zia mi accolse bene e fu molto amorevole con me: a poco a poco tornai a sorridere, soprattutto con la simpatica governante che mi raccontava storie incredibili di elfi fate e streghe, di boschi incantati e di pozioni magiche…e poi tornava alla realtà preparando deliziose torte e focacce profumate che non tardavo a divorare, sotto il suo sguardo benevolo.
Col passare del tempo le farfalle blu divennero un vago ricordo, che si confondeva con quello delle storie della governante: io crescevo e diventavo una signorina istruita e beneducata, con grande soddisfazione della mia vecchia cara zia.
Proprio la zia ha deciso, per i miei diciannove anni, di farmi un bel regalo: ha esaudito il mio desiderio di rivedere la casa nella quale sono cresciuta.
Mi sono messa in viaggio insieme alla governante: ormai siamo inseparabili!
Due giorni fa siamo arrivate all’inizio della valle e abbiamo cercato un albergo: il posto era davvero curioso, all’ingresso c’era un quadro che rappresentava una fata, e statue di fate si rincorrevano nel giardino. Non siamo state molto a riflettere su quelle insolite decorazioni, anche perché eravamo molto stanche: ma ieri, durante una passeggiata in un altro borgo, abbiamo ammirato deliziose statuine di fate nei negozi e oggi, ecco: siamo in questo ristorante, una delle ultime tappe prima di arrivare alla mia casa …e fanno bella mostra di sé piatti dipinti con eteree fatine, le stesse che popolano i ricami sulle tende.
La curiosità è troppo forte: chiedo spiegazione al proprietario del ristorante.
“La signorina non è del posto,vedo” esordisce gentilmente lui.
“ Deve sapere che una decina di anni fa qui succedevano cose piuttosto strane: gli alberi producevano moltissimi frutti, la terra sembrava non conoscere i danni di gelo siccità o parassiti, persino gli animali feriti o malati guarivano misteriosamente nel giro di una notte…
Nei paesi vicini lo stesso: c’era qualcosa che aiutava la natura e allontanava i pericoli, ma non sapevamo che cosa.
Diversi uomini vegliavano tutte le notti per carpire qualche prova, ma invano.
Una notte un pastore alloggiava in un capanno insieme al figlio, per sorvegliare il suo gregge: c’erano i lupi che scendevano dai boschi per avere facili prede.
Il pastore aveva con sé un fucile, e davvero un lupo si avvicinò: lui imbracciò l’arma, ma
come obbedendo a un richiamo il lupo cambiò direzione allontanandosi veloce.
Il figlio del pastore, un ragazzino sveglio di undici anni, raccontò poi di avere visto in cielo, alle spalle del padre, delle scintille blu, che avvicinandosi si rivelarono piccole farfalle: circondavano una bambina, che scese lieve a terra e sorrise al lupo, e con un gesto lo fece allontanare.
Secondo il ragazzo sembrava una bambina normalissima, con un vestitino bianco, un fiocco sui capelli e una collana con un medaglione a forma di stella: ma qualcuno disse che di certo si trattava di una fata.
La notizia si sparse, in molti iniziarono a credere che una fata ci aiutasse: anche quando i prodigi finirono, restarono i racconti, e oggi li ricordiamo così.
Ma la signorina non faccia troppo caso a tutto questo: sono solo favole da montanari, da raccontare la sera vicino al fuoco…”
Non si accorge del mio turbamento, della mia mano che corre alla gola, al nastro di velluto decorato da un medaglione: lo stringo nel pugno, chissà se lui si è accorto che ha la forma di una stella…
Sono arrivata a casa, finalmente!
La mia governante sta aiutando il custode a sistemare i bagagli: ci fermeremo per qualche giorno.
Io ho passeggiato a lungo in giardino, poi mi sono fatta coraggio: con il cuore in tumulto
sono tornata alla mia vecchia stanza.
Non è cambiato quasi niente qui, e i ricordi spuntano da ogni angolo, mi vengono incontro e mi stordiscono con un dolce girotondo: quante lacrime potrei ancora versare!
Ma insieme ai ricordi adesso ho la verità…ho scoperto chi sono, e questo mi dà la forza di affrontare il futuro con serenità.
Mi sdraio sul mio letto: è qui che voglio restare questa notte.
Dormirò lasciando la finestra aperta, perché le farfalle blu non tarderanno ad arrivare: c’è tanto da fare nella vallata !
(Roberta)
4 commenti:
Buona domenica a tutti!
questa naturalmente è solo una fiaba,
anche se a volte mi piacerebbe avere una piccola fata che risolva i miei problemi....ciao
SONO BRUNACCIO
'No che non sono le fate...e chi le ha mai incontrate' (Luca Carboni).
E invece questa bella fiaba (e ben raccontata) ci dice che esistono fate che nemmeno sanno di esserlo: buono a sapersi! ;-)
Brava Roberta, dopo il ciclo degli angeli potrebbe iniziare quello delle fate!
In fin dei conti queste creature un po' fantastiche accompagnano le narrazioni umane (spesso ipostatizzando alcune peculiarità dell'Uomo) da tanto tempo e in tanti luoghi diversi che è giustissimo e piacevole rivisitarle.
La crescita di una bambina persona è sempre misteriosa. Scrivere di fate aiuta o dovrebbe aiutare a capirle ancora di più.
Brava Roberta.
E buona domenica.
grazie...beh in effetti mi piacerebbe scrivere altri racconti su fate ed altri esseri fantastici...ciao :)
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