"Non è giusto che i poveri debbano pagare il prezzo di una crisi economica di cui non sono responsabili"
Ken Loach, 21 novembre 2012 - tratto da: http://www.clashcityworkers.org
Tutti contro Ken Loach: dal regista Gianni Amelio, che lo ha definito “megalomane”, alla direzione del Museo Nazionale del Cinema di Torino, fino alla cooperativa REAR, quella al centro delle polemiche sollevate dai suoi dipendenti (pardon, “soci”) e riprese dal regista inglese.
La querelle è cominciata mercoledì 21 novembre quando Ken Loach ha fatto sapere di non essere intenzionato a ricevere il Premio alla carriera dal Festival del cinema Torino. Le motivazioni? Il rispetto dei diritti dei lavoratori e la coerenza fra quello che si dice e quello che si fa. Il Museo Nazionale del Cinema (MNC) di Torino appalta infatti alla cooperativa REAR i servizi di pulizia e sicurezza. I dipendenti di questa cooperativa sono pagati 5 euro lordi l'ora (in busta paga ricevono solo 3,50€!), sulla base di un contratto definito “illegittimo” anche dai Tribunali del Lavoro di Milano e di Torino, il che basterebbe a denunciare la situazione. Il regista è stato messo al corrente del fatto da un “socio” della cooperativa, vittima di un licenziamento discriminatorio (ricordiamo che l'art. 18 non è applicabile ai soci-lavoratori), poiché, insieme ad altri colleghi, ha rifiutato la decurtazione “volontaria” del proprio salario. Dopo aver chiesto spiegazioni alla direzione del MNC e non aver ricevuto alcuna risposta, Ken ha deciso di rinunciare al suo premio e di parlare. Forte e chiaro.
Non si è fatta attendere la levata di scudi, dall'unanimità a dir poco agghiacciante, degli accusati. La Cooperativa REAR nega infatti di aver “minacciato e maltrattato” i propri lavoratori; il MNC – come, è proprio il caso di dire da “copione” IKEA – prima attacca Loach, poi assume roboanti impegni nella difesa dei diritti dei lavoratori, dopodiché scarica qualunque responsabilità sull'appalto, preferendo non “intervenire nei rapporti di lavoro” che “soggetti terzi” (la cooperativa) intrattengono con i propri “soci”. Gianni Amelio, emblema di quella “sinistra” italiana tutta lacrime e ipocrisie, attacca infine sul personale, definendo l'inglese un “megalomane”.
In tutte le critiche non si centra però l'aspetto più importante della lettera di Ken Loach. Riportiamo direttamente le sue parole, ci sembra il modo migliore per amplificare il segnale che i lavoratori, tramite lui, hanno voluto dare.
“C’è un grave problema, ossia la questione dell’esternalizzazione dei servizi che vengono svolti dai lavoratori con i salari più bassi. Come sempre, il motivo è il risparmio di denaro e la ditta che ottiene l’appalto riduce di conseguenza i salari e taglia il personale. È una ricetta destinata ad alimentare i conflitti. Il fatto che ciò avvenga in tutta Europa non rende questa pratica accettabile. A Torino sono stati esternalizzati alla Cooperativa Rear i servizi di pulizia e sicurezza del Museo Nazionale del Cinema (MNC). Dopo un taglio degli stipendi i lavoratori hanno denunciato intimidazioni e maltrattamenti. Diverse persone sono state licenziate. I lavoratori più malpagati, quelli più vulnerabili, hanno quindi perso il posto di lavoro per essersi opposti a un taglio salariale. Ovviamente è difficile per noi districarci tra i dettagli di una disputa che si svolge in un altro paese, con pratiche lavorative diverse dalle nostre, ma ciò non significa che i principi non siano chiari. In questa situazione, l’organizzazione che appalta i servizi non può chiudere gli occhi, ma deve assumersi la responsabilità delle persone che lavorano per lei, anche se queste sono impiegate da una ditta esterna. Mi aspetterei che il Museo, in questo caso, dialogasse con i lavoratori e i loro sindacati, garantisse la riassunzione dei lavoratori licenziati e ripensasse la propria politica di esternalizzazione”.
Come tutti sanno e come abbiamo visto recentemente con il caso IKEA, le condizioni di lavoro che si vivono nei comparti esternalizzati sono di molto inferiori a quelle che si avrebbero se ci fosse un rapporto di subordinazione diretta con l'azienda. È uno dei modi, fa bene Ken a dirlo, utilizzati in tutta Europa per irrigidire l'organizzazione del lavoro negando un livello salariale accettabile e inasprendo il controllo sui lavoratori. Creando così delle vere e proprie “zone speciali”, in cui i diritti non sono ammessi!
Nel frattempo i lavoratori, non contanti di aver svelato gli interessi che si nascondono dietro la facciata “sociale” del festival, chiedono prontamente ai candidati alle primarie del centro-sinistra di prendere immediatamente una posizione chiara sul loro problema, come già avevano fatto i lavoratori IRISBUS della Valle Ufita e quelli dell’ALCOA di Porto Vesme. I lavoratori hanno spiegato pubblicamente in conferenza stampa le loro ragioni. La Filcams ha preso posizione in loro favore, senza però attaccare il sistema del lavoro esternalizzato.
Speriamo che il gesto di Ken Loach non resti isolato, che altri intellettuali, registi, scrittori, musicisti decidano di mettere in discussione non solo a parole, ma nei fatti, la maniera in cui oggi il lavoro viene sfruttato, umiliato, in nome dei profitti di pochi.
Ken Loach, 21 novembre 2012 - tratto da: http://www.clashcityworkers.org
Tutti contro Ken Loach: dal regista Gianni Amelio, che lo ha definito “megalomane”, alla direzione del Museo Nazionale del Cinema di Torino, fino alla cooperativa REAR, quella al centro delle polemiche sollevate dai suoi dipendenti (pardon, “soci”) e riprese dal regista inglese.
La querelle è cominciata mercoledì 21 novembre quando Ken Loach ha fatto sapere di non essere intenzionato a ricevere il Premio alla carriera dal Festival del cinema Torino. Le motivazioni? Il rispetto dei diritti dei lavoratori e la coerenza fra quello che si dice e quello che si fa. Il Museo Nazionale del Cinema (MNC) di Torino appalta infatti alla cooperativa REAR i servizi di pulizia e sicurezza. I dipendenti di questa cooperativa sono pagati 5 euro lordi l'ora (in busta paga ricevono solo 3,50€!), sulla base di un contratto definito “illegittimo” anche dai Tribunali del Lavoro di Milano e di Torino, il che basterebbe a denunciare la situazione. Il regista è stato messo al corrente del fatto da un “socio” della cooperativa, vittima di un licenziamento discriminatorio (ricordiamo che l'art. 18 non è applicabile ai soci-lavoratori), poiché, insieme ad altri colleghi, ha rifiutato la decurtazione “volontaria” del proprio salario. Dopo aver chiesto spiegazioni alla direzione del MNC e non aver ricevuto alcuna risposta, Ken ha deciso di rinunciare al suo premio e di parlare. Forte e chiaro.
Non si è fatta attendere la levata di scudi, dall'unanimità a dir poco agghiacciante, degli accusati. La Cooperativa REAR nega infatti di aver “minacciato e maltrattato” i propri lavoratori; il MNC – come, è proprio il caso di dire da “copione” IKEA – prima attacca Loach, poi assume roboanti impegni nella difesa dei diritti dei lavoratori, dopodiché scarica qualunque responsabilità sull'appalto, preferendo non “intervenire nei rapporti di lavoro” che “soggetti terzi” (la cooperativa) intrattengono con i propri “soci”. Gianni Amelio, emblema di quella “sinistra” italiana tutta lacrime e ipocrisie, attacca infine sul personale, definendo l'inglese un “megalomane”.
In tutte le critiche non si centra però l'aspetto più importante della lettera di Ken Loach. Riportiamo direttamente le sue parole, ci sembra il modo migliore per amplificare il segnale che i lavoratori, tramite lui, hanno voluto dare.
“C’è un grave problema, ossia la questione dell’esternalizzazione dei servizi che vengono svolti dai lavoratori con i salari più bassi. Come sempre, il motivo è il risparmio di denaro e la ditta che ottiene l’appalto riduce di conseguenza i salari e taglia il personale. È una ricetta destinata ad alimentare i conflitti. Il fatto che ciò avvenga in tutta Europa non rende questa pratica accettabile. A Torino sono stati esternalizzati alla Cooperativa Rear i servizi di pulizia e sicurezza del Museo Nazionale del Cinema (MNC). Dopo un taglio degli stipendi i lavoratori hanno denunciato intimidazioni e maltrattamenti. Diverse persone sono state licenziate. I lavoratori più malpagati, quelli più vulnerabili, hanno quindi perso il posto di lavoro per essersi opposti a un taglio salariale. Ovviamente è difficile per noi districarci tra i dettagli di una disputa che si svolge in un altro paese, con pratiche lavorative diverse dalle nostre, ma ciò non significa che i principi non siano chiari. In questa situazione, l’organizzazione che appalta i servizi non può chiudere gli occhi, ma deve assumersi la responsabilità delle persone che lavorano per lei, anche se queste sono impiegate da una ditta esterna. Mi aspetterei che il Museo, in questo caso, dialogasse con i lavoratori e i loro sindacati, garantisse la riassunzione dei lavoratori licenziati e ripensasse la propria politica di esternalizzazione”.
Come tutti sanno e come abbiamo visto recentemente con il caso IKEA, le condizioni di lavoro che si vivono nei comparti esternalizzati sono di molto inferiori a quelle che si avrebbero se ci fosse un rapporto di subordinazione diretta con l'azienda. È uno dei modi, fa bene Ken a dirlo, utilizzati in tutta Europa per irrigidire l'organizzazione del lavoro negando un livello salariale accettabile e inasprendo il controllo sui lavoratori. Creando così delle vere e proprie “zone speciali”, in cui i diritti non sono ammessi!
Nel frattempo i lavoratori, non contanti di aver svelato gli interessi che si nascondono dietro la facciata “sociale” del festival, chiedono prontamente ai candidati alle primarie del centro-sinistra di prendere immediatamente una posizione chiara sul loro problema, come già avevano fatto i lavoratori IRISBUS della Valle Ufita e quelli dell’ALCOA di Porto Vesme. I lavoratori hanno spiegato pubblicamente in conferenza stampa le loro ragioni. La Filcams ha preso posizione in loro favore, senza però attaccare il sistema del lavoro esternalizzato.
Speriamo che il gesto di Ken Loach non resti isolato, che altri intellettuali, registi, scrittori, musicisti decidano di mettere in discussione non solo a parole, ma nei fatti, la maniera in cui oggi il lavoro viene sfruttato, umiliato, in nome dei profitti di pochi.
Altri link per approfondire:
da Contropiano. Torino. La verità dietro l'ipocrisia al Festival del Cinema
dal sito dell’Unione Sindacale di Base. Ken loach non ritira il premio al TFF, dopo la denuncia di USB di Torino sulle condizioni di lavoro imposte ai lavoratori
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