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lunedì 24 dicembre 2012

Il 21 dicembre dei Maya zapatisti


 
Il 21 dicembre 2012, giorno della “fine del mondo”, secondo una interpretazione del calendario degli antichi Maya, o giorno della fine di un ciclo nella storia dell’umanità e l’inizio di un altro, nello stato del sud messicano teatro dal 1994 della ribellione indigena zapatista, qualcosa di straordinario è accaduto. Dopo oltre due anni di silenzio, le cinque città del Chiapas in cui nel ’94 entrarono i ribelli armati dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale si sono riempite di circa 40 mila zapatisti nona rmati, le “bases de apoyo”, nel loro linguaggio., Sotto una pioggia insistente, gli zapaqtisti hanno amrciato in modo ordinato, occupato le piazze principali, alzato palchi da cui nessuno ha parlato, e sono rimasti in un silenzio assoluto per alcune ore. Poi si sono ritirati. Poco dopo, sul sito di “Enlace zapatista”, che proppone la comunicazioen dell’Ezln, è apparso un bresissimo comunitato firmato da subcomandante Marcos. il cui testo è qui di seguito.
Comunicato del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno
Comandancia Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale 
21 dicembre 2012

A chi di dovere:
Lo avete sentito?
E’ il suono del vostro mondo che crolla, ed è quello del nostro che risorge.
Il giorno in cui fece giorno, fu notte;
e sarà notte il giorno in cui farà giorno.
DEMOCRAZIA
LIBERTA’
GIUSTIZIA
Dalle montagne del Sud-Est Messicano
per il Comitato clandestino rivoluzionario indigeno – comandancia generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale
SUBCOMANDANTE MARCOS

Il mattino dopo, La Jornada di Città del Messico ha pubblicato un commento di Luis Hernandez Navarro, osservatore da molti anni della ribellione zapatista. DKm0 lo ha tradotto. Eccone il testo.

Non può riapparire ciò che non se n’è mai andato. Ciò che questo 21 dicembre hanno fatto i ribelli zapatisti Maya occupando pacificamente e in silenzio cinque città del Chiapas non è stato riapparire, ma riaffermare la loro esistenza.

L’Ezln (Esercito zapatista di liberazione nazionale, ndt) è qui da oltre 28 anni. Non se n’è mai andato. Per dieci anni è cresciuto sotto l’erba; da più di 18 anni si è fatto conoscere pubblicamente. Da allora ha parlato e ossercvato il silenzio ad intermittenza, ma mai ha smesso di agire. In una occasione o l’altra è stata decretata la sua scomparsa o irrilevanza, ma sempre è risorto con forza e con un messaggio.

 
Questo inizio del nuovo ciclo di Maya non ha fatto eccezione. Più di 40 mila £”bases de apoyo” (zapatisti civili, distinti dai militari dell’Ezln, ndt) zapatiste hanno marciato sotto la pioggia in cinque città in Chiapas: 20 mila a San Cristóbal, 8000 a Palenque, 8000 a Las Margaritas, 6000 ad Ocosingo, e almeno 5000 altri ad Altamirano. È la più grande mobilitazione dall’emersione dei ribelli nel sud-est del Messico.

L’entità della protesta è un segno che la sua forza interna, lungi dal diminuire nel corso degli anni, è cresciuta. Si tratta di un indicatore del fatto che la strategia anti-insurrezionale, condotta da vari governi, non ha avuto successo. Dimostra che il suo progetto è una genuina espressione del mondo Maya, ma anche di moltissimi contadini poveri meticci (i messicani sono indigeni “puri” o “meticci”, con radici anche spagnole, ndt) in Chiapas.

L’Ezln non ha mai abbandonato la scena nazionale. Guidato dalla sua agenda politica, fedele alla sua coerenza etica e con la forza dello stato contro di esso, ha rafforzato le sue forme di governo autonome, tenuto in vita la sua autorità politica tra i popoli indigeni del paese e attive le reti di solidarietà internazionale. Il fatto che non sia apparso pubblicamente non significa che non sia presente in molte lotte importanti nel paese.

Nelle cinque Giunte del buon governo che esistono in Chiapas e nei municipi autonomi le autorità delel bases de apoyo governanose stesse, esercitano la giustizia e risolvono conflitti sulla terra. Nei loro territori, i ribelli hanno fatto funzionare i loro sistemi sanitari e di istruzione al di fuori dei governi statali e federali, organizzato la produzione e la commercializzazione e mantenuto in piedi la loro struttura militare. Hanno risolto con successo la sfida del cambio generazionale nei loro comandi. Come non bastasse, hanno affrontato con efficacia le minacce del narcotraffico, l’insicurezza pubblica e la migrazione. (…)

Gli zapatisti hanno marciato questo 21 dicembre in ordine, con dignità, disciplina e coesione, e in silenzio; un silenzio che si è sentito forte. Allo stesso modo in cui hanno dovuto coprire il suo volto per essere visti, ora hanno interrotto la parola per essere ascoltati. È un silenzio che esprime una feconda capacità di proporre altri orizzonti di trasformazione sociale, una grande potenza. Un silenzio che comunica volontà di resistenza di fronte al potenza: chi resta in silenzio è ingovernabile, diceva Ivan Illich.

Un ciclo di lotta politica in Messico si è chiuso questo primo dicembre (gionro dell’insediamento del nuovo presidente messcicano, Pena Nieto, di destra, accusato di brogli elettorali, ndt), un altro si è aperto. L’Ezln ha molto da dire nella mappa emergente delle lotte sociali che ha cominciato a prendere forma nel paese. La sua mobilitazione può influire in modo rilevante.

(…) Nell’ultimo anno e mezzo sono nati movimenti sociali che sfidano il potere stano al di fuori dei partiti politici. Non si sentono rappresentati da nessuno di essi. Il Movimento per la Pace con Giustizia e Dignità, #YoSoy132, comunità in lotta contro l’insicurezza pubblica e la devastazione ecologica, le proteste degli studenti in difesa della scuola pubblica, tra gli altri, si muovono su sentieri diversi da quelli della politica istituzionale. La simpatia per gli zapatisti in queste forze sono reali.

Ma al di là della congiuntura, le marce del 13 Baktun Maya (il ciclo che appunto finiva, secondo il calendario Maya, il 21 dicembre 2012, ndt) sono un nuovo Ya Basta! simile a quello che gli zapatistipronunciarono nel gennaio 1994, e una versione rinnovata del “Mai più un Messico senza di noi!” formulato nel mese di ottobre dek 1996, e che apre nuovi orizzonti. Non chiedono nulla, non domandano nulla. Essi mostrano il potere del silenzio. Annunciano che un mondo crolla e un altro rinasce.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO.

Con tutto il rispetto per gli zapatisti e il ruolo di Marcos, guardiamo in faccia la realtà e non la poesia: se essi avessero avuto materie prime e risorse strategiche sarebbero stati massacrati dal piombo yankee, non ci sarebbe alcun autogoverno nè alcun europeo là ad aiutarli.
Bellissima e valida testimonianza, ma attenzione a non considerarli come una lotta possibile e riproducibile in un contesto di reale interesse strategico ed economico, perchè, se è vero, ed è vero, che 'ex falso sequitur quodlibet', si possono poi fare errori di valutazione delle lotte internazionalista, prendere parti sbagliati sullo scacchiere geopolitico con tutte le conseguenze che ciò comporta.

Anonimo ha detto...

SEMPRE BRUNACCIO

Aggiungo, per chiarezza, un punto.
In occidente è necessaria una lotta per il territorio e per la terra, ma questa lotta non può che rovesciarsi il prima possibile in un contesto di produzione di una forza politica organizzata e capace, attraverso un progetto, di arrivare a vincere imponendo dal punto di vista dello Stato nazionale l'opposizione al neoliberismo iniziata e prodotta dalla base, attraverso opportune alleanze commerciali con Paesi terzi.
Questo perchè la Storia e la composizione degli Stati nazionali in Europa (anche se l'Italia fa parzialmente eccezione essendo una creazione dell'espansionismo rapace sabaudo)ha seguito altre vie e ha diverse composizioni rispetto all'America del Sud, i cui Stati nazionali sono stati genocidi umani e culturali di culture altre sin dall'inizio e che contengono dunque una serie di complessità altre rispetto alle nostre.

Anonimo ha detto...

nell'azione degli zapatisti ci trovo una grandissima prova di forza ed un'ammirevole dimostrazione di resistenza e rabbia degna.
Non so se siano meccanismi riproducibili, ma nn sarei così categorico nel non tenerli in considerazione.

massimino

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO

Non sono riproducibili in contesti di presenza di interesse strategico e di materie prime (vedi i Paesi ALBA che hanno tutti le forze antiimperialiste al governo) nè nei Paesi dell'Europa perchè le condizioni geografiche (non abbiamo lo stesso territorio del Messico dove poter radicare le basi) e culturali (non abbiamo un livello di cultura indigena antica) per poter svilupparlo. Il potere politico nei contesti nostrani è l'unica meta possibile.
Aggiungo che secondo me anche in Messico gli zapatisti, per avere davvero peso, dovrebbero prendere il potere e organizzare fronti comuni con l'ALBA, ma a quel punto comincerebbero a fischiare le pallottole perchè un Messico, il vicinissimo di casa, bolivariano davvero farebbe paura ai gringos, che stanno vedendo il loro 'giardino di casa' (come definì la dottrina Monroe l'America Latina)sfaldarsi. E quando il vecchio grizzly ha paura diventa davvero violento...

Anonimo ha detto...

articolo di Luis Hernandez Navarro, tratto da La Jornada

Non può riapparire ciò che non se ne è mai andato. Quello che questo 21 dicembre hanno fatto i ribelli maya zapatisti occupando pacificamente e in silenzio cinque città del Chiapas non è stato un riapparire, ma un riaffermare la loro validità.
L'EZLN è stato qui da più di 28 anni fa. Non se ne è mai andato. Per 10 anni crebbe sotto l'erba; più di 18 anni fa si fece conoscere pubblicamente. Da allora ha parlato e mantenuto il silenzio in maniera intermittente, ma mai ha smesso di agire. Tante volte si è decretata la sua sparizione o la sua irrilevanza, pero sempre è risorto con forza e col suo messaggio.
Questo inizio del nuovo ciclo maya non è stato un'eccezione. Più di 40 mila basi d'appoggio zapatiste hanno marciato sotto la pioggia in cinque città del Chiapas: 20 mila a San Cristobal, 8 mila a Palenque, 8 mila a Las Margaritas, 6 mila ad Ocosingo, ed almeno altri 5 mila ad Altamirano. Si tratta della mobilitazione più numerosa dall'apparizione dei ribelli del sud est messicano.
La magnitudine della protesta è un segnale che la loro forza interna, invece di diminuire col passare degli anni, è cresciuta. Ci mostra che la strategia di controinsurrezione contro di loro, portata avanti dai differenti governi, ha fallito. Ci mostra che il loro progetto è un espressione genuina del mondo maya, ma anche di moltissimi contadini poveri del Chiapas.
L'EZLN non ha mai abbandonato la scena nazionale. Guidato dal proprio calendario politico, fedele alla sua coerenza etica e con la forza dello stato contro, ha rafforzato le proprie forme di governo autonome, ha mantenuto viva la sua autorità politica tra i popoli indigeni del paese e attive le reti di solidarietà internazionale. Il fatto che non sia apparso pubblicamente non significa che non sia presente in molte delle lotte significative nel paese.
Nelle cinque Giunte di Buon Governo che esistono in Chiapas e nei Municipi Autonomi le autorità delle basi di appoggio si governano loro stesse, esercitano la giustizia e risolvono i conflitti agrari. Nei loro territori, i ribelli hanno fatto funzionare i loro sistemi di salute e di educazione ai margini dei governi statali e federale, organizzando la produzione e la commercializzazione e mantenendo in piedi la loro struttura militare. Hanno superato con successo la sfida del cambio generazionale dei loro dirigenti. E, non da poco, hanno evitato efficacemente le minacce del narcotraffico, l'insicurezza e la migrazone. Il libro Luchas muy otras. Zapatismo y autonomía en las comunidades indígenas de Chiapas è una straordinaria finestra per conoscere alcune di queste esperienze.

..CONTINUA NEL COMMENTO SUCCESSIVO

Anonimo ha detto...

Gli zapatisti hanno marciato in ordine questo 21 di dicembre, con disciplina e coesione, ed in silenzio; un silenzio che si è ascoltato forte. Nello stesso modo per cui si sono dovuti coprire il volto per essere visti, adesso hanno interrotto la parola per essere ascoltati. Si tratta di un silenzio che esprime una feconda capacità generativa di orizzonti “altri” di trasformazione sociale, una grande potenza. Un silenzio che comunica volontà di resistenza di fronte al potere: chi sta in silenzio è ingovernabile, diceva Ivan Illich.
Un ciclo di lotta politica si è chiuso in Messico questo primo di dicembre (il 1 dicembre si è insediato il neoeletto presidente Pena Nieto, e nella capitale migliaia di persone manifestarono il loro dissenso ricevendo una forte repressione, n.d.t.), nello stesso tempo che un altro si è aperto. L'EZLN ha molto da dire nella nascente mappa delle lotte sociali che comincia a definirsi nel paese. La sua mobilitazione può impattare su di esse in maniera rilevante.
[…]
Nell'ultimo anno e mezzo sono emersi dei movimenti sociali che mettono in discussione il potere al di fuori dei partiti politici. Non si sentono rappresentati da nessuno di essi. Il Movimento per la Pace con Giustizia e Dignità, #YoSoy132, le lotte comunitarie contro l'insicurezza e la devastazone eco-logica, le proteste studentesche in difesa dell'educazione pubblica, tra le altre, hanno camminato per sentieri diversi da quelli della politica istituzionale. Le simpatie che queste forze hanno verso lo zapatismo sono reali.
Però, aldilà della congiuntura, i cortei del 13 Baktún maya sono un nuovo ¡Ya basta! Simile a quello che pronunciarono nel gennaio 1994, e di una versione rinnovata del ¡Mai più un Messico senza di noi! Formulato nell'ottobre 1996, che apre altri orizzonti. Non chiedono niente, non denunciano niente. Mostrano la potenza del silenzio. Annunciano che un mondo crolla e un altro rinasce.

MASSIMINO

brunaccio ha detto...

SONO BRUNACCIO

E' proprio questo articolo che mi conferma la misura del rispetto degli zapatisti ma anche di quello che io giudico un loro limite strutturale: la mancanza di una concezione organica e strategica della presa del potere.
Marcos disse fin dall'inizio che l'EZLN non voleva prendere il potere ma ristabilire diritti e giustizia.
Ecco, se questa è una dichiarazione tattica è un conto, ma la Storia ci sta mostrando che non lo è, mentre qualsiasi movimento rivoluzionario, se vuole cambiare davvero i rapporti di forza, deve puntare a prendere il potere legandosi ad una dimensione internazionalista, ove c'è.
Se non ti ampli verso un Partito comunista (o simil tale) centrale, organizzato e, in quel contesto, appoggiato dall'ALBA e da Cuba, entrando anche in prese di posizioni sulla politica aggressiva mondiale che gli USA stanno facendo in Iran, Siria e altri scacchieri, non avrai futuro.
E solo il fatto che non ci siano risorse e materie prime ha permesso, in condizioni come quelle in cui si sono sviluppate, che le forme di autogoverno ancora sussistano...ci fossero stati petrolio, zinco o rame, con una politica come la loro gli zapatisti sarebbero già tutti morti.