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lunedì 3 dicembre 2012

Precarietà in Coop, Litizzetto non risponde alle lavoratrici

La testimonial non dà segni di risposta, la catena prova a smentire ma il sindacato incalza: «Le cassiere hanno ragione: sono precarie e ricattabili»
"Cara Luciana", avevano scritto le lavoratrici Coop, per spiegare alla diva testimonial della catena di supermercati quanto fossero ricattabili, molestabili, precarie le commesse e le cassiere e quanto fosse difficile campare con 700 euro al mese. La proposta: "Lo faresti uno spot per noi?". La diva, per ora, non ha risposto ma hanno risposto le Coop dicendo che l'88,9% dei lavoratori del sistema Coop ha un contratto a tempo indeterminato, che le donne rappresentano il 68,5% del totale, che l'incidenza percentuale delle donne in posizione dirigenziale è del 16,1%. Ma nelle 9 grandi cooperative del sistema Coop ed in Coop Italia tutti i presidenti sono di sesso maschile. Solo nella regione Campania, l'Amministratore Delegato è un uomo e i direttori dei tre Ipermercati e dei due Supermercati sul territorio sono tutti e cinque uomini.«Pur comprendendo le difficoltà di chi si trova in una condizione di lavoro precario - dice la catena - riteniamo assolutamente infondate le informazioni contenute nella lettera aperta sia per quanto attiene i salari corrisposti, sia anche per le modalità organizzative del lavoro». La strategia occupazionale di Coop, «anche in un periodo di profonda crisi e di calo dei consumi, mira in primo luogo, a perseguire una politica di stabilizzazione del personale. La tutela dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici è parte integrante degli statuti delle cooperative; quanto alle gravi affermazioni contenute nella lettera sull'esistenza di "molestia da parte dei capi dell'altro sesso per salvare il posto", qualora fossero suffragate, saremmo noi i primi a invitare le dirette interessate a sporgere regolare denuncia dell'accaduto agli organi responsabili della cooperativa».
In realtà i casi di molestie e disagio o di fastidio fisico o morale sono documentabili e, come per il resto della società, sono solo la punta dell'iceberg. «La smentita del gruppo Coop suona paradossalmente a conferma di quanto denunciato dalle dipendenti», ribatte presto Maria Teresa Pascucci, dell'Usb Lavoro Privato.
«L'azienda mette in rilievo il numero dei contratti a tempo indeterminato, ma non fa riferimento al diffusissimo uso del lavoro part-time che nella stragrande maggioranza dei casi non certo è una libera scelta della lavoratrice, ma è l'unica opportunità per poter essere assunta. Part time a cui vengono applicate le clausole flessibili ed elastiche, che non consentono una pur minima organizzazione dei tempi di vita e non permettono di cercare un altro lavoro per avere un reddito dignitoso. In questo quadro - prosegue la sindacalista - la condizione tipica di una cassiera di ipermercato è quella di 20 ore di lavoro settimanali, con 625/700 Euro di salario mensili, come è dimostrabile dalle buste paga delle lavoratrici. La fotografia che emerge dunque dalla lettera delle lavoratrici Coop è purtroppo realistica. Invitiamo pertanto l'azienda a non nascondere la polvere sotto il tappeto».

1 commento:

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO.

Pur non condividendo alcune concezioni di Loach, la Litizzetto non è Loach: tra la statura etico-politica dei due c'è un abisso.
Facile criticare 'il maschio', con battute, ma quando si tratta di difendere la donna come operaia schierandosi contro i padroni, diventa più difficile, ed è nelle difficoltà che si vede la tempra delle persone.
Poi magari la signora Litizzetto risponderà...ma in ogni caso avrebbe potuto farlo prima; facendolo dopo si avranno sempre dubbi sulla sua sincerità e qualche maligno, nella fattispecie io, penserà sempre che lo avrà fatto solo per calcolo di convenienza, ovvero per non sputtanarsi l'immagine.