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domenica 9 dicembre 2012

SUNDAY MAGAZINE


Un aforisma è qualcosa che risparmia allo scrittore un saggio esplicativo, ma che, proprio per questo, provoca nel lettore il massimo shock.
(Peter Altenberg)

CONTRIBUTI DI TRANSIT

Blazar

Blazar,
astro che brilla,
addurmuto dint’o scuro.

Nuje,
ca dint’a a vita reale e
blogosfera fuimmo ‘a morte.

Blazar criaturo.
Blazar guaglione.
Blazar spiga ‘e grano.

Blazar aria fresca.
Blazar ‘o fuoco dint’e vvene.
Blazar ca vola ‘nziem’e penziere.

Blazar ottomila litri d’acqua.
Blazar ‘na vita accussì.
Blazar ca parla cu ‘na jatta.

Blazar cu annammurata soja.
Blazar ‘ncoppa’ bicicletta.
Blazar amico ‘e scrittura

Statte bbuono, fa buon viaggio,
ca io, nun aggio mai ditto:
Addio.



Eravamo ventisei. E tutti piccoli, ma da allora ne è passato di tempo. E di quel gruppo non ho rivisto più nessuno: nemmeno Michele Strogoff, Pugaciof, Nerina e Azorka. Però ne verranno ancora altri. Venivamo da lontano, molto lontano, prova ne fu un nostro viaggio faticoso e interminabile. E non ci davano né da mangiare e né da bere: accadde solo in due occasioni all’inizio e al termine del viaggio. Ammucchiati com’eravamo ci scambiavamo le nostre reciproche malattie oltre che pulci, zecche e lamenti, senza parlare di quei fetenti di vermi che infestavano le nostre pance. Quando l’auto si fermò e i nostri sequestratori – carcerieri ci consegnarono ad altri loro simili, sghignazzando dissero: – Finalmente eccovi liberi nella terra dei diavoli. Ora che abbiamo intascato la grana possiamo ritornare alle nostre case. Cattivi? Si, probabilmente siamo cattivi, ma qui, nella terra dei diavoli dovrete stare molto in guardia, altrimenti vi mangeranno vivi. – E risero ancora bevendo birra, vodka e vino pere ‘e palummo.

Un pò prima di giungere a destinazione accadde qualcosa di meraviglioso: vedemmo la luce. Essa sorgeva oltre i finestrini e inondo anche il posto buio dove ci avevano incastrati. Affamati e disidratati fummo riscaldati dalla luce della vita che ci accarezzava e solleticava dolcemente:pareva proprio il calore delle nostre mamme. Ci consolammo e ci sciasciammo(bearsi)che ci prese tanta di quella alleria(allegria)che giocavamo gli uni con gli altri mordicchiando orecchie, code e zampe: era il nostro fratello maggiore Sole che ci scaldava e ci solleticava le pance. Eravamo nella terra dei diavoli. E vedemmo la luce.



8 commenti:

Transit ha detto...

La luce è
l’infanzia del buio.

E noi,
alla lettera umanità,

parossismo
d’amore.

A scardinare il buio,
sete di luce.

Transit ha detto...

la luce

Scrutavo nella notte fuggitiva.
Parlavo alle stelle guardiane.
Cercavo in te la mia donna.

Accompagnavo i piedi nudi.
Segregavo lacrime arcigne.
Sconfiggevo ombre tremule.

Quel giorno pensarono a me. Nel
calore umano tra mani e cuori. Il mio
giubbino di velluto aveva un foro.

Stupivo: sapete, piangeva.
Tacevo nel serrare lontananza.
Ci saremmo aggrumati nel cuore

già prima di concepire, e in mezzo,
senza speranza o conoscerci; e, dopo
attimo irripetibile, scheggia: vampa,

la luce.

Transit ha detto...

Blazar

Blazar,
astro che brilla,
addurmuto dint’o scuro.

Nuje,
ca dint’a a vita reale e
blogosfera fuimmo ‘a morte.

Blazar criaturo.
Blazar guaglione.
Blazar spiga ‘e grano.

Blazar aria fresca.
Blazar ‘o fuoco dint’e vvene.
Blazar ca vola ‘nziem’e penziere.

Blazar ottomila litri d’acqua.
Blazar ‘na vita accussì.
Blazar ca parla cu ‘na jatta.

Blazar cu annammurata soja.
Blazar ‘ncoppa’ bicicletta.
Blazar amico ‘e scrittura

Statte bbuono, fa buon viaggio,
ca io, nun aggio mai ditto:
Addio.

Transit ha detto...

Eravamo ventisei. E tutti piccoli, ma da allora ne è passato di tempo. E di quel gruppo non ho rivisto più nessuno: nemmeno Michele Strogoff, Pugaciof, Nerina e Azorka. Però ne verranno ancora altri. Venivamo da lontano, molto lontano, prova ne fu un nostro viaggio faticoso e interminabile. E non ci davano né da mangiare e né da bere: accadde solo in due occasioni all’inizio e al termine del viaggio. Ammucchiati com’eravamo ci scambiavamo le nostre reciproche malattie oltre che pulci, zecche e lamenti, senza parlare di quei fetenti di vermi che infestavano le nostre pance. Quando l’auto si fermò e i nostri sequestratori – carcerieri ci consegnarono ad altri loro simili, sghignazzando dissero: – Finalmente eccovi liberi nella terra dei diavoli. Ora che abbiamo intascato la grana possiamo ritornare alle nostre case. Cattivi? Si, probabilmente siamo cattivi, ma qui, nella terra dei diavoli dovrete stare molto in guardia, altrimenti vi mangeranno vivi. – E risero ancora bevendo birra, vodka e vino pere ‘e palummo.

Un pò prima di giungere a destinazione accadde qualcosa di meraviglioso: vedemmo la luce. Essa sorgeva oltre i finestrini e inondo anche il posto buio dove ci avevano incastrati. Affamati e disidratati fummo riscaldati dalla luce della vita che ci accarezzava e solleticava dolcemente:pareva proprio il calore delle nostre mamme. Ci consolammo e ci sciasciammo(bearsi)che ci prese tanta di quella alleria(allegria)che giocavamo gli uni con gli altri mordicchiando orecchie, code e zampe: era il nostro fratello maggiore Sole che ci scaldava e ci solleticava le pance. Eravamo nella terra dei diavoli. E vedemmo la luce.

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO.

Vai Transit, oggi sei lanciatissimo!
Come sempre, aspetto domani per pronunciarmi e operare una selezione dei testi con cui aggiornare il blog; fino ad allora, no comment!

Per il resto: un aforisma sull'aforisma mi pareva una buona idea

Anonimo ha detto...

BRUNACCIO.

Tutto molto bello, Transit, tanto che ho avuto difficoltà per scegliere la poesia migliore: dopo lunga decisione voto quella sul blazar, perchè, non so come, mi fa pensare agli Almamegretta.
La prosa la metto che è splendida.

Transit ha detto...

Caro Brunaccio,
Blazar è dedicata a tutti quelli che non ce la fanno o per un motivo o un per un altro, ma in genere perché la vita gli fa pagare qualcosa molto prima dell'età matura o che declina nella malattia e quindi nell'addio alla vita. Quelli che non ce la fanno oggi più di ieri sono gli ultimi che non riescono mai a vivere la vita dalle cose più scontate e normali. Quelli che non ce la fanno, in genere pensionanti da 400 e 500 euro al mese, lavoratori licenziati, disoccupati o precari(maschi e femmine, tra l'latro le donne sono più penalizzate)se contraggono una malattia di quelle che per essere curate hanno bisogno di farmaci e analisi eccetera o si prendono un tumore, beh, anche il la vita per il trapasso diventa ancora più faticosa e atroce.

La parte in prosa l'ho ridotta ed è l'inizio di un racconto che ho scritto e che adesso ho lasciato a riposo per qualche giorno perché sono subentrati altri due o tre personaggi fuori dal racconto che la realtà imponi che facciano il loro ingresso e che si chiamano Frollino(adottato tramite un messaggio Tv) e DaEmBa(abbandonata alla rotonda di Maradona)e forse la Signora, una cagna madre di cinque cuccioli che ieri abbiamo conosciuta in strada con i suoi padroni che vivono in strada; e una breve descrizione del cosiddetto triangolo della morte, scenario in cui giungono i nostri personaggi. Il racconto si chiama:
VENTISEI
più Frollino,
DaEmBa e la Signora.
Quando sarà ultimato credo che una domenica farà parte del Magazzino della domenica. I Ventisei e gli altri scomparsi sono tutti cuccioli ma la loro vita non è solo un destino da cani.


Adesso devo scappare.

Transit ha detto...


Rieccomi Brù, volevo rilevare che la tua è un ottima impaginazione.