Testo

Tel. 3319034020 - mail: precariunited@gmail.com

venerdì 4 gennaio 2013

Cambiare si potrà

di PIERLUIGI SULLO

Talvolta le coincidenze aiutano. E talvolta quel che accade molto lontano può suggerirci qualcosa di utile. Parlo in particolare del nodo che si era creato attorno all’appello “Cambiare si può”, del dilemma se coloro che lo avevano sottoscritto avrebbero dovuto partecipare alla “lista arancione” (quella che porta il nome di Antonio Ingroia) o no. Cioè se quell’esito fosse coerente con le premesse. Il nodo è stato sciolto grazie a un “voto telematico” in cui il 60 per cento degli aderenti all’appello ha detto sì, dobbiamo andare con Ingroia. Ma, proprio nei giorni in cui – in rete e via Facebook – si discuteva accanitamente di questo problema, gli zapatisti messicani, dopo un lunghissimo silenzio, sono tornati a farsi vedere e ascoltare: prima, con l’occupazione pacifica di cinque città del Chiapas, 40 mila indigeni “bases de apoyo” (cioè non militari dell’Esercito zapatista) ordinatamente schierate nelle piazze a dichiarare, passamontagna calati sul viso e bocche chiuse, “siamo qui”, “esistiamo”. Qualche giorno dopo, vigilia della fine dell’anno, l’Ezln ha reso noti alcuni suoi comunicati (leggibili integralmente in questo sito), annunciando per i prossimi tempi ulteriori iniziative e proposte. Bene, cos’hanno a che fare, reciprocamente, queste due vicende? Nel comunicato firmato dal subcomandante Marcos, portavoce dell’Ezln, si dicono due o tre cose nuove. Ad esempio questa (riassumo con parole mie): in passato siamo stati famosi perché i grandi media parlavano di noi. Poi ci hanno dimenticati, tralasciati, in generale diffamati. Da ora in poi, scrive il “sup”, noi saremo visibili solo per i media indipendenti, quelli che nascono dai movimenti dal basso e sono in grado di entrare in sintonia con noi. L’allusione era anche alla stampa di sinistra o democratica del Messico, la quale, sei anni fa, decise che gli zapatisti non erano più così interessanti come erano stati per molti anni. Era accaduto che l’Ezln dicesse: non abbiamo interesse per le elezioni. Era il momento in cui, dopo la presidenza di Vicente Fox, già manager della Coca Cola, il centrosinistra messicano sperava finalmente di vincere le presidenziali, avendo per candidato Andrés Manuel Lòpez Obrador, già sindaco di Città del Messico.
Quando l’Ezln manifestò il suo scetticismo, i politici, i giornalisti, la quasi totalità degli intellettuali di sinistra che per molto tempo avevano simpatizzato per gli indigeni ribelli cambiò totalmente atteggiamento e divenne distratto, quando non apertamente ostile. Lòpez Obrador poi perse – grazie soprattutto agli eterni brogli – e la colpa ricadde proprio su quegli irresponsabili con il passamontagna, e in particolare del loro portavoce, Marcos.
Passati sei anni e trascorsa un’altra elezione presidenziale (nel luglio scorso), regolarmente persa dal centrosinistra e vinta questa volta dal risorto Pri (il partito regime che aveva governato per 70 anni) e dal suo candidato Enrique Pena Nieto, gli zapatisti – nel comunicato di qualche giorno fa – si tolgono un paio di sassi dagli scarponi: “Loro – si legge – non hanno bisogno di noi per fallire, noi non abbiamo bisogno di loro per sopravvivere”. Già, nel frattempo gli indigeni zapatisti hanno organizzato la loro democrazia (quella del consenso, che non contempla il dominio della maggioranza), nonché la loro economia, le loro scuole, i loro posti di salute, ecc. Tutte cose che funzionano tanto bene da respingere gli attacchi subdoli dei paramilitari addestrati dall’esercito federale e da attrarre gli indigeni non zapatisti che, nei villaggi “assistiti” dal governo, stanno molto peggio.
Ma l’Ezln insiste. Nel comunicato si legge che da ora in poi non solo l’Ezln parlerà solo con i media indipendenti, bensì che terrà relazioni con organizzazioni e movimenti – in Messico e in tutto il mondo – che lavorino per “un’alternativa non istituzionale di sinistra”.
Che cosa sia, esattamente, nel sud del Messico, un’”alternativa non istituzionale di sinistra” è ormai chiaro: è il fatto che i ribelli indigeni hanno voluto e saputo organizzare un altro modo di vita della società – alle loro condizioni ambientali e culturali – senza sentire il bisogno di affidare questo cambiamento a una qualche “rappresentanza” e a un cambio elettorale. Siccome un cambio elettorale è impossibile, in un paese come il Messico dominato dai grandi poteri economici e dal narcotraffico e dai media di massa (qualche mese fa vi fu una rivolta studentesca contro la televisione principale, Televisa, e le sue sistematiche menzogne e manipolazioni), allora – comunicano gli zapatisti con la loro esperienza concreta – il cambiamento ce lo facciamo da soli, autogovernandoci e creando un’economia utile a tutti, e ad esempio – dice sempre quel comunicato – “costruendo case che rispettino l’ambiente”.
Parrebbe molto lontano, il Messico. E tanto più lontana è la Selva Lacandona. Eppure questa vicenda dovrebbe far fischiare le orecchie a chi ha creduto di poter inaugurare un altro modo di fare politica, diverso da quello dei partiti. E di poter allo stesso tempo partecipare alle elezioni con questo nuovo stile (e i contenuti conseguenti). Bene, può essere che, di questa equazione valesse il primo enunciato, far politica in modo differente, ma non il secondo. Almeno, questo è quel che suggerirebbe l’esito dell’incontro con i partiti e del tentativo di fare con loro una lista elettorale. Come dice uno di quelli che – sulla pagina Facebook di Alba, promotore principale dell’appello “Cambiare si può” – spiegano perché hanno votato “no” al referendum telematico: “Non ci sto a vecchie forme di politica in cui le scelte sono calate dall’alto, avevo firmato un altro appello di una politica ‘dal basso’”.
Invece, ha prevalso la legge ferrea che ha ispirato i media e gli intellettuali di sinistra, sei anni fa in Messico, e la maggioranza dei firmatari dell’appello “Cambiare si può”, una massima che qualcuno, in quella pagina Facebook, riassume in modo efficace: “Andare a votare il meno peggio è comunque più efficace che astenersi”. Nessuna obiezione, nessun ragionamento e nessuna esperienza pratica (di quelle che si posso trovare qui in Italia, non parlo degli zapatisti) è riuscita a incrinare questa certezza ferrea. Andare a votare si deve. Votare per il meno peggio è obbligatorio.
Siamo proprio sicuri che sia vero? Intanto, è obiettivamente constatabile che al meno peggio non c’è fine. Io voto per Ingroia perché è l’opposizione di sinistra (va bene, facciamo lo sconto: Di Pietro è di sinistra?). Ma se si vuole essere ancora più realisti, allora è meglio votare il Pd, che è certamente (insomma, un po’) meglio di Monti. Anzi si deve votare per Vendola, che del Pd è la variante “di sinistra”. Ma se la gara fosse tra Monti e Berlusconi, per chi bisognerebbe votare?
Questo è il meno. Ammettiamo pure che con la “lista arancione” si possano eleggere venti o trenta parlamentari, e che tra essi non compaiano gli eterni capi e capetti di partito (ma non è così). Cosa potrebbe fare una tale pattuglia, poniamo venti deputati e dieci senatori, a voler essere ottimisti? Rifondazione comunista aveva, dopo il voto del 2006, ottanta parlamentari, che non sono riusciti a opporsi alla Tav, alla base di Vicenza, alle “missioni” militari all’estero, e non hanno saputo modificare la legge Bossi-Fini e cancellare i centri di detenzione per migranti, solo per citare i casi più clamorosi. E Rifondazione era al governo. Oggi, dopo l’affermazione della dittatura finanziaria, dell’”austerità” e del fiscal compact, che ha reso il parlamento (tutto intero) un’appendice inerte della Banca centrale europea e del Fondo monetario, trenta parlamentari “arancione” cosa potranno fare, se non gridare, sbracciarsi e andare in tv a protestare (cosa niente affatto certa, e comunque nei talk show tutti sembrano pazzi allo stesso modo)?
Viceversa, quale prezzo si è pagato per questo risultato? Un prezzo molto alto, il principale dei quali consiste nel fatto che un movimento nato per rovesciare modo d’essere e scopi della politica di sinistra ha finito con il contribuire – per quanto a maggioranza – a un lista elettorale creata a tavolino, con un leader inventato e con un simbolo in cui la sola cosa visibile è il cognome del “candidato premier”. E questo non potrà purtroppo che provocare delusione e depressione, tra le molte persone che non pensano che “votare il meno peggio è comunque più efficace che astenersi”.
C’è da sperare che queste persone, quasi sempre collegate a movimenti reali, sul territorio e nella società, sappiano guardare a questa vicenda attribuendole l’importanza che ha: molto scarsa. Alla fine di febbraio la febbre elettorale calerà bruscamente e si potrà riprendere a lavorare su quell’altro modo di far politica. Quello che appunto gli zapatisti – e con loro decine di movimenti sociali in tutto il mondo – hanno dimostrato che è possibile, anzi necessario, cercare.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO

Per carità, paragonare i magistrati con l'EZLN è come paragonare la merda alla cioccolata.
Però io questo concetto di dare voce, di 'democrazia senza dominio' penso che sia sbagliata: ogni forza organizzata che vuole incidere sulla realtà deve porsi il problema della conquista del potere e della liquidazione della reazione.
Poi la meta si può declinare nel tempo e nelle forme, ma non può non essere l'elemento centrale di un progetto rivoluzionario.

Anonimo ha detto...

Sempre Brunaccio, scusate ma mi è partito l'invio.

Sul resto, Sullo ha ragione e personalmente ho già detto che l'errore della sinistra è pensare di voler vincere in condizioni impossibili anzichè conquistare le casematte (per citare Gramsci) della cultura popolare per poi provare a vincere.

Tuttavia penso che voterò ugualmente la lista più a sinistra (nonostante politicamente stiano alle forze rivoluzionarie come la merda alla cioccolata, come ho detto), perchè alla fine la desistenza morale e il disconoscimento formale non mi interessa, perchè come tutte le secessioni sull'Aventino non portano a nulla di pratico.
E lo dico da persona che non ha votato per anni...ma solo gli stolti non cambiano mai idea

Anonimo ha detto...

sarebbe credibile se ezln lanciasse un'operazione dichiaratamente finalizzata alla conquista del potere manu militari? chiaramente no, ma all' ezln sembra non interessare neppure la via democratica. ma c'è un punto nel comunicato di marcos in cui si fa riferimento alla ripresa dei rapporti con quei movimenti sociali che sembrano aver risvegliato negli ultimi mesi lo spirito di rivalsa dei messicani. eppure questi movimenti, parlo di yosoy132 come del movimento fondato da javier sicilia hanno appoggiato l'ultima campagna elettorale del candidato del centrosinistra lopez-obrador, non il migliore amico degli zapatisti, avvelenato con loro per una corsa elettorale persa nel 2006 quando ezln fece campagna elettorale a se con "la otra campagna", ovviamente non presentandosi e non schierandosi. ora bisogna vedere come questi rapporti prenderanno forma, e già in questi giorni a san cristobal -chiapas- si sono gettate le basi di un nuovo inizio, al tradizionale congresso di inizio anno che si svolge al CideCi, l'università dei popoli indigeni. se questi semi getteranno e daranno piante robuste, se ci saranno le premesse per costruire una rete di movimenti che non isolino la voce degli zapatisti, ma abbiano potenza e credibilità, potrebbe non essere improbabile, fra sei anni, ovviamente con un candidato diverso da lopez-obrador (per fare un paragone ce li vedete i no-tav che sostengono dalema?) , vedere ezln sostenere una campagna elettorale, seguendo la cosiddetta "via democratica" al conseguimento del potere, ovviamente partendo sempre dal basso a sinistra. per venire alla situazione "nostrana", sono anch'io d'accordo con l'articolo di Sullo. se devo poi pensare a chi votare mi viene il magone. chi è più a sinistra? difficile da dirsi...djordji

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO

Se non ricordo male esiste anche il Partito Comunista Messicano che più volte ha mostrato solidarietà agli zapatisti e progetto di costruzione bolivariana.
Forse ricordo male, forse le cose sono cambiate, probabilmente si tratta di un Partito di estensione minima, ma solo subordinandosi ad un progetto socialista gli zapatisti potranno vincere e non continuare il loro 'autogoverno', sostanzialmente tollerato dagli USA, perchè a livello economico c'è poco altro del caffè zapatista da vendere ai negozi equo e solidali.
Eppure gli zapatisti continuano a preferire la via della solidarietà internazionale dal primo mondo, un mondo con cui non hanno nulla a che fare soprattutto per costituire sul proprio territorio una forza vincente.
Posso ricordare male, ma in rete sono reperibili diversi documenti del Partito Comunista Messicano stesso, per cui chi avesse voglia può farsi una ricerca e confermare, correggere o smentire, visto che mi pare un punto dirimente.

Anonimo ha detto...

E' una storia vecchia. Una storia che si ripete da più di 15 anni, ciclicamente con sfaccettature diverse. Parlo ovviamente del rapporto tra politica movimentista e sedicenti partiti comunisti o di sinistra(questa parola in Italia non vuole dire più nulla se non la collocazione geografica dei gruppi parlamentari). Oggi peggio di ieri. Dico questo perchè le commistioni ed alchimie sono state numerose in questi anni, ognuna peggio dell'altra per colpe reciproche in cui alla fine sono prevalsi gli interessi particolari piuttosto che il bene comune. Cambiare si può ha numerosi handicap. Nasce con estremo ritardo rispetto la data della consultazione elettorale pagando le conseguenze di tutte le mosse politiche fatte con fretta. A mio avviso hanno voluto aspettare l'esito di Vendola alle primarie (non ci voleva la sfera di cristallo per prevedere che avrebbe perso clamorosamente). Stanno incentrando il cartello elettorale sulla centrale figura di Ingroia. L'ennesimo atto di personalizzazione dei partiti. E' un crogiuolo di capetti. In mezzo a questo marasma per onestà politica preferisco DI Pietro, oppositore al governo Monti fino all'ultimo giorno utile di legislatura che Diliberto, massimo esponente del comunista che fa militanza nei CDA e negli assessorati. Ha cambiato strategia elettorale per ben tre volte in questi ultimi mesi, tanta considerazione per un partito che non smuove nemmeno un comò. Preferisco Ferrero, unica persona seria, onesta e credibile malgrado la base di Rifondazione sia colma di infami e profittatori, a Ingroia magistrato arrivista. In tutto questo i movimenti non c'entrano. Per fortuna! Probabilmente li voterò pure io. Sarà il mio ennesimo voto disperso, inutile, che lascerà le cose come le ha trovate. Di SEL è inutile che parli in maniera approfondita, mi pare che gli esempi fatti nell'articolo rispetto l'inutilità di Rifondazione quando aveva una larga rappresentanza parlamentare costituiscono l'estrema sintesi di un progetto politico perdente. Tra l'altro le menti che si spacciano come nuovo all'interno di Sel non sono altro che persone riciclate provenienti da Rifondazione o affini. Basta leggere il listino bloccato del cerchio magico oppure i primi piazzati nelle parlamentarie locali. La consultazione elettorale sarà un giorno come un altro, con la differenza che il nostro problema avrà un nome diverso. Andiamo avanti tranquillamente.
TA

Anonimo ha detto...

io credo che Sullo si è spinto su u paragone piuttosto improbabile in italia in maniera provocatoria. Personalmente apprezzo la scelta degli zapatisti di "stare fuori" da qualsiasi gioco politico e di costruire, secondo regole e principi, a mio avviso, condivisibili un differente modo di vivere.
é evidente che in italia nessun movimento (a parte le varie forme di "comuni" o società autogestite sparse in differenti parti della penisola) potrà mai arrivare a creare una forma di auto-governo indipendente dal governo centrale. Quello che secondo me è invece possibile, piuttosto che continuare ad animare il dibattito sul chi votare (concordo con chi dice che la consultazione elettorale sarà, per noi, un giorno come un altro ed il problema avrà solo un altro nome), è provare ad organizzarsi, sullo stile degli zapatisti, nelle nostre comunità..creando reti di solidarietà, mercati alternativi alla grande distribuzione, forme di autotutela sindacale, forme di istruzione alternative, cooperative che diano lavoro,..Per il resto a me questa campagna elettorale ha già stancato..ma ci rendiamo conto? nn bastava quel bamboccio di berlusconi..ora dovremo sopportare per altri 50 giorni i sermoni di monti, fini, casini, montezemolo, per nn parlare del qualunquismo di grillo, delle bersanate,....
mala tempora curront!!

massimino

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO.

Bellissimo il commento di TA, che condivido in pieno, così come condivido il discorso di Massimino sulle elezioni: non votavo quando almeno avevano una parvenza di serietà e mi trovo a cambiare idea oggi che siamo oltre il ridicolo...c'est la vie!
Condivido anche il discorso dell'auto organizzazione, sperando che prima o poi trovi una forma di espressione politica capace di prendere il potere, cosa che si può fare solo partendo dal contropotere che dice Massimino, ma che, per diventare egemone e vincente, non potrà restare sempre contropotere.
Ma, se questo è -sempre a mio parere- il problema odierno dell'EZLN,(trasformare il contropotere in via d'accesso alla presa del potere...il fatto secondo me è che non sembrano mirare a questo, ma magari mi sbaglio) noi dobbiamo ancora costruire il contropotere, per cui siamo ancora ben lungi dal porci la questione in senso immediato.