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lunedì 14 gennaio 2013

FINALMENTE UNA VITTORIA CONTRO L'IKEA

da http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/9057/

di Antonio Sciotto 9-1-2013
Dopo due mesi di lotta, reintegrati a Piacenza i 9 facchini sospesi a seguito delle proteste contro la multinazionale del mobile svedese. I lavoratori non sono dipendenti diretti, ma appaltati alle coop.
Si erano beccati perfino le manganellate della polizia, il 2 novembre scorso, quando erano stati caricati al presidio davanti ai magazzini Ikea di Piacenza. Ma gli addetti al facchinaggio non si sono arresi, e dopo oltre due mesi di lotte hanno ottenuto il reintegro di 9 lavoratori sospesi dalle cooperative in appalto di cui sono dipendenti. L'accordo è stato siglato due sere fa con la mediazione del Comune, anche se i sindacalisti del SiCobas, che hanno gestito la vertenza, precisano che la mobilitazione non si fermerà fino a quando le condizioni di lavoro non torneranno «normali». E sì, perché seppure il committente sia la «civilissima» svedese Ikea, sembra che gli addetti alla logistica - il 90% extracomunitari - si siano trovati a lavorare in condizioni pessime e con salari da fame: il sindacato, coloritamente, parla di «semischiavismo». I facchini - cioè i lavoratori che materialmente mobilitano la merce, ad esempio dai camion ai magazzini - non sono alle dirette dipendenze di Ikea, ma sono contrattualizzati da un consorzio di cooperative, la Cgs, aderente a Confcooperative. La gran parte di loro, circa 9 su 10, sono provenienti da altri paesi: marocchini, egiziani, algerini, tra gli altri. Alcuni avevano lamentato nei mesi scorsi orari molto pesanti (oltre i limiti per un lavoro già pesante di per sè) mentre altri, perlopiù quelli che cominciavano a sindacalizzarsi, si vedevano progressivamente ridotti gli orari, fino a percepire buste paga molto basse, intorno ai 400 euro al mese.
Una situazione insostenibile, che ha fatto scattare le proteste e i presidi, rilanciate mediaticamente grazie al nome prestigioso - Ikea, appunto - del committente. Gruppo che spesso si fregia di rispettare l'ambiente e le regole civili di convivenza: basti pensare ai tanti posti macchina riservati ai disabili nei parcheggi degli store, alle campagne dal sapore ecologista nei ristoranti interni e lungo le corsie di mobili e suppellettili, o alla ormai celebre pubblicità che «sdoganava» gli acquisti anche per le coppie gay. Quella che, a tutto merito della multinazionale, fu attaccata dall'allora sottosegretario Carlo Giovanardi.
Ma evidentemente, per quanto progressiste, sono campagne che non bastano a conquistarsi la simpatia dei clienti, se poi nei magazzini - con l'intermediazione di alcune cooperative di appalto - gli addetti a spostare i mobili vengono sfruttati e malpagati.
Piacenza è un nodo logistico strategico, per la sua posizione geografica, e a un certo punto le cooperative, dopo le proteste e le manganellate, avevano addirittura minacciato di licenziare oltre un centinaio di facchini su un totale di circa 300. In modo da far ritornare l'ordine e far marciare il polo di nuovo al massimo. Poi però si sono limitate a «sospendere» dal lavoro 9 iscritti al SiCobas, perché licenziare oltre cento persone in un momento di crisi così pesante avrebbe creato la rivoluzione.
Eppure, anche i 9 «reprobi» hanno saputo accendere la miccia, e le proteste non si sono fermate, fino alla vittoria di ieri. A fianco del SiCobas si sono schierati gli studenti e attivisti del Network antagonista di Piacenza, oltre a Rifondazione comunista.
«Abbiamo sostenuto le lotte dei lavoratori insieme a tanti altri cittadini, anche il giorno delle manganellate da parte della polizia - spiega il segretario del Prc regionale, Nando Mainardi - Il terreno, per così dire, era "fertile" perché l'anno scorso nel settore facchinaggio avevamo già affrontato la vertenza della Tnt, dove le cooperative allora coinvolte pagavano i lavoratori per l'80% in nero».
Interessante notare che mentre le cooperative che operano per Ikea appartengono a un consorzio storico - la Cgs, appunto - che ha anche altri committenti nella logistica, quelle della Tnt erano invece sorte praticamente ad hoc.
Su un altro fronte i sindacati confederali, che non hanno partecipato ai presidi e hanno preferito la via più soft degli accordi con la controparte. «Abbiamo creato una commissione paritetica, con tre componenti sindacali e tre delle cooperative - spiegano Gianluca Zilocchi, della Cgil di Piacenza, e Claudio Chiesa, della Filt Cgil - Verranno così monitorate le condizioni di lavoro e l'applicazione del contratto nazionale».

3 commenti:

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO

C'è chi dice che credere in un qualche dio che orienti la realtà è un atto irrazionale e un'illusione...non entro, visto che in questa sede non ce ne frega niente, in un discorso che filosoficamente è molto più complesso, ma certamente credere nel capitalismo etico e rispettoso è anche più da creduloni!

Va là che ogni tanto qualche vittoria, anche minima, la lotta autoorganizzata a casa ce la porta, almeno ci tiriamo un minimo su il morale!

Anonimo ha detto...

la buona notizia è che si sia creato un precedente, le future "lotte" dovranno necessariamente partire da qui.
Molto importante è stata la sinergia tra differenti soggetti organizzati che hanno condotto la lotta..mentre i sindacati confederali stavano a guardare.

massimino

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO

Io continuo anche a dire che il soggetto motore della rivoluzione,nonostante tutte le frantumazioni della soggettività e dell'omogeneità di classe, saranno sempre quelli che svolgono lavori manuali e di fatica, perchè sono gli utlimi tra gli ultimi (nel caso di precariato) in quanto subiscono anche la brutalità del lavoro salariato in quanto tale: fatica, sofferenza, autoritarismo, mancanza di rispetto per la propria intimità più profonda.
Non parlo per forza della classe operaia di fabbrica del socialismo del novecento, ma di tutta quella galassia umana che campa grazie alle proprie braccia e alla propria fatica.
Gli intellettuali dovranno sempre e comunque sentirsi persone che devono mettersi al loro servizio e mai pensarsi soggetto direttamente rivoluzionario.
Perchè le rivoluzioni, ove mai dovessero capitare, le fa sempre chi ha meno da perdere e più da guadagnare, e nelle prime file di solito ci si mettono questi.