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giovedì 21 marzo 2013

SAMER ISSAWI. MEGLIO MORTO CHE DEPORTATO.

QUALCHE GIORNO FA ABBIAMO PUBBLICATO L'APPELLO DELLA MADRE DI SAMER ISSAWI, DETENUTO POLITICO PALESTINESE DEI TERRITORI OCCUPATI.
QUESTA LA LETTERA DI SAMER DAVANTI ALLA PROPOSTA ISRAELIANA DI ESSERE LIBERATO SOLO (DEPORTATO) A GAZA, PROPOSTA CHE HA UN SIGNIFICATO POLITICO MOLTO PRECISO COME SAMER CI SPIEGA IN QUESTO DOCUMENTO, BREVE MA INTENSISSIMO.
da http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=55881#.UUlxYuBG2I8.facebook

Samer Issawi: "Preferisco la morte alla deportazione"
Dopo la deportazione a Gaza di Ayman Sharawna, il prigioniero palestinese in sciopero della fame da oltre 230 giorni scrive una lettera.
di Samer Issawi
Gerusalemme, 20 marzo 2013, Nena News - Vi proponiamo la lettera scritta da Samer Issawi, prigioniero palestinese in sciopero della fame da oltre 230 giorni, e pubblicata sulla pagina Facebook del suo avvocato, Fawwaz Shloudy. La lettera arriva dopo la deportazione a Gaza del prigioniero palestinese Ayman Sharawna.
"In merito all'offerta degli occupanti israeliani di deportarmi a Gaza, dico che Gaza è una parte indiscutibile della mia patria e la sua gente è la mia gente. Tuttavia, visiterò Gaza quando lo vorrò perché sento che è parte della mia patria, la Palestina, dove ho il diritto di viaggiare quando voglio dal profondo Nord al profondo Sud. Rifiuto con forza di essere deportato a Gazaperché questa è una pratica che riporta alla mente le espulsioni che noi palestinesi abbiamo dovuto subire nel 1948 e nel 1967.
Lottiamo per la libertà della nostra terra e il ritorno dei nostri rifugiati in Palestina e in esilio, non per aggiungere altri deportati. Questa pratica sistematica attraverso cui Israele punta a svuotare la Palestina dai palestinesi e sostituirli con stranieri è un crimine.Per questo, rifiuto di essere deportato e accetterò solo di essere liberato a Gerusalemme perché so che l'occupazione israeliana intende svuotare Gerusalemme dalla sua gente e trasformare gli arabi in una minoranza della sua popolazione. La questione della deportazione non è una decisione personale. È un principio nazionale. Se ogni detenuto accettasse sotto pressione di essere deportato fuori da Gerusalemme, Gerusalemme sarà svuotata della sua gente.
Preferisco morire nel mio letto di ospedale che essere deportato fuori da Gerusalemme. Gerusalemme è la mia anima e la mia vita. Se dovessi essere sradicato da lì, la mia anima sarebbe sradicata dal mio corpo. La mia vita non ha senso lontano da Gerusalemme. Nessuna terra al mondo sarà in grado di accogliermi come Gerusalemme, Per questo, ritornerò a Gerusalemme e in nessun altro luogo.
Avverto tutti i palestinesi di dedicarsi alla loro terra e ai loro villaggi e di non soccombere mai ai voleri dell'occupazione israeliane. Non ritengo la questione una causa personale, relativa a Samer Issawi. È una questione nazionale, un dovere e un principio che ogni palestinese che ama il suolo sacro della sua patria dovrebbe avere a mente. In fine, riaffermo migliaia di volte che continuo il mio sciopero della fame fino alla libertà e al ritorno a Gerusalemme o al martirio". Nena News

Tradotto in italiano dalla redazione di Nena News

1 commento:

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO

In questa lettera, piena di orgoglio e intelligenza assieme,è interessante notare come punto politico il discorso per cui si deportano gli arabi per continuare a fare entrare ebrei e così figurare maggioranza.
Questo non è nulla di nuovo: è una tattica classica sin dal periodo di fin de siecle (ovvero, secondo una definizione degli storici, il periodo omogeneo che va tra gli ultimi quindici anni dell'ottocento e i primi quindici del novecento)in cui i sionisti portavano navi di ebrei in Palestina-ebrei spesso poveri e necessitanti di emigrare per motivi economici e, soprattutto in est Europa, per le persecuzioni e che praticamente venivano finanziati nell'emigrare- , poi furono comprate le terre svendute dai latifondisti arabi -padronato più colpevole dei sionisti stessi- e assunta solo mandopera ebraica e la cacciata dai villaggi in mezzo alle scorribande del Lehi e di altri gruppi consimili che poi ebbero rappresentanti che furono cooptati addirittura nei governi israeliani.