Consci che i temi sarebbero tantissimi -forse il principale da trattare, in quanto generatore di tutti gli altri, sarebbe quello sull'origine maschile di quasi tutti i sistemi economico-politici moderni con tutte le loro ingiustizie e violenze- da comunisti restiamo fedeli all'intenzione che ci muove ogni anno: fare chiarezza sull'origine di questa giornata e sgombrarla dai falsi miti.L'8 marzo 1917 (23 febbraio per il calendario giuliano) le donne di San Pietroburgo organizzarono un'imponente manifestazione contro la Prima Guerra Mondiale, che fu l'inizio della Rivoluzione russa di febbraio.
Un articolo di Lenin, uscito di poco postumo, riconfermava questa data come Giornata Internazionale della Donna.
La vulgata vuole invece che l'8 marzo derivi dall'inesistente rogo della fabbrica statunitense Cotton, che sarebbe avvenuto l'8 marzo 1908 a New York.
In realtà il rogo fu quello della fabbrica Triangle, avvenuto il 25 marzo 1911. in cui persero la vita 123 donne e 23 uomini, in gran parte di origine italiana ed ebraica.
Le ricerche degli anni '70 ed '80 hanno scoperto il falso storico -diffusosi ai tempi della Guerra Fredda probabilmente in funzione antisovietica, in modo da far dimenticare l'origine reale della data- eppure esso resta fortissimo nell'immaginario collettivo.
Questo forse può insegnarci che le lotte per la dignità della donna sono sempre anche lotta di classe e che le più grandi conquiste che le donne hanno ottenuto le hanno ottenute dentro cicli di lotta più ampi riguardanti le condizioni materiali e la classe.
Questo dovrebbe insegnare molto allo pseudofemminismo salottiero e radical chic -oggi assai in voga in tutti gli ambienti, compresi talvolta quelli della sinistra radicale e diffusa- in cui l'individuo e il genere diventano dati assoluti, come se non fossero inquadrabili nelle condizioni dello sfruttamento e non trovino nella lotta contro di esso il miglior terreno di sviluppo. Ma spesso, come diceva Gramsci, la Storia è maestra ma non ha scolari.
In quanto emozione (sentimento), l'amore costituisce un elemento di coesione, e quindi un elemento organizzatore. Che l'amore sia una grande forza di coesione, la borghesia ne è perfettamente cosciente, e ne tiene conto. Ecco perché l'ideologia borghese, allo scopo di consolidare la famiglia rese «l'amore coniugale» una virtù morale: agli occhi della borghesia, essere «un buon padre di famiglia» costituiva per l'uomo una grande e preziosa qualità.
(Alexandra Kollontai, Largo all'eros salato. Lettera alla gioventù lavoratrice)
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