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mercoledì 5 marzo 2014

ELEZIONI EUROPEE. CHE FARE? RIFLESSIONI SU DUE POSIZIONI OPPOSTE.

Il mondo della sinistra antagonista, davanti alle elezioni europee prossime venture, presenta diverse posizioni,  anche radicalmente opposte.
Provo a evidenziare le due più interessanti.
1) Il polo europeo è un polo imperialista in costruzione, sotto la supervisione, soprattutto militare, statunitense ma da esso anche parzialmente autonomo. Su questo nulla da dire. Sin dalla sua costruzione l'imperialismo europeo ha guardato ad est: guerre balcaniche e sistematica aggressione economica dei Paesi ex cortina di ferro, che sono diventati il terreno privilegiato per far delocalizzare i padroni così da pagare meno il lavoro. La situazione ucraina ne è la summa.
La risposta diviene: non partecipare in alcun modo alle elezioni europee, anzi cercare di boicottarle perchè un polo imperialista in costruzione va fermato prima che entri in collisione con l'area BRICS e anche, in futuro, con quella USA perchè, in una lotta interimperialista del genere (che ricorda un po' quella degli anni '10 del novecento), si rischia una catastrofe. Dunque, ogni colpo assestato all'UE sarebbe un colpo all'imperialismo.
2) L'Europa è oggi preda della finanza e delle banche, ma è oggi l'unica dimensione pensabile per poter costruire lotte in difesa del salario unico, del welfare, dei diritti sociali. L'Europa non va abbattuta ma riformata in senso solidale, dei beni comuni, della difesa dell'agricoltura ragionevole nel rispetto delle specificità biologiche. Dunque i movimenti devono condurre lotte di questo tipo sul territorio e, davanti alla lista Tsipras, avere un occhio di attenzione perchè è comunque l'embrione di un' Europa differente. Come, però, i movimenti vedono la lista Tsipras rispetto ai rottami della sinistra italiana è ben spiegato da Marco Bascetta (http://ilmanifesto.it/per-una-sinistra-europea/) anche se non ne condivido tutta l'impostazione generale, soprattutto rispetto alla Storia dell'internazionalismo

Io credo che entrambe le posizioni abbiano delle ragioni e dei torti.
Sicuramente a mio avviso l'Unione Europea è un progetto intrinsecamente imperialista, di cui le parole d'ordine più umane e solidali, ispirate a Ventotene, sono solo uno specchietto per allodole. Non è mai esistito un sentire comune europeo, non esiste una comunanza europea, in quanto il continente, seppure così piccolo è diviso in tre aree molto diverse tra loro per Storia, materie prime, sistema di produzione e specificità culturali: l'Europa del nord, l'Europa mediterranea e quella dell'est.
Il problema non è solo la finanziarizzazione delle politiche economiche europee, ma il feroce attacco ai diritti dei lavoratori, dell'area Ue ma ancor più delle economie da conquistare, che è l'applicazione diretta del capitalismo odierno e non solo un problema di banche e dispositivi come il Mes e il Fiscal Compact o della stessa austerity, che semmai da esso derivano.
Tuttavia, per quanto l'Europa non è nulla di buono, in essa siamo calati e se vogliamo avere una pur minima incidenza come movimenti dobbiamo guardare all'area in cui ci troviamo: pensare di uscirne unilateralmente oggi, così come pensare di poter disarticolarla attraverso la lotta di classe, è fuori dalla realtà materiale dei fatti.
Tuttavia l'Europa non può essere una soluzione definitiva, in quanto è altrettanto fuori dalla realtà materiale dei fatti pensare di poter riformare qualcosa in una cosa altra che con essa non ha nulla a che vedere.
Credo che i Paesi mediterranei dovrebbero costituire forme di cooperazione e partnership fino a provare, su medi tempi, a costituire un polo di unità economica mediterranea, che tenga insieme anche il grande Maghreb: comunanza di colture agricole, presenza di materie prime e di industrie capaci di lavorarle, fortissime possibilità turistiche sono omogeneità che debbono essere valorizzate. Se si riuscirà a costituire un'omogenenità del genere, allora sì che si potrà lavorare sui beni comuni, sulla ricostruzione di infrastrutture, su un mondo che accetta una mobilità internazionale differente. Su questo rimando all'articolo da noi postato tempo fa (http://precariunited.blogspot.it/2012/10/unione-del-mediterraneo.html), ma costituire un'area basata sull'economia reale forte e su un processo di pianificazione dello sviluppo economico -e capace così di collaborare, da forme di solidarietà politiche ad accordi bilaterali economici, con realtà molto avanzate come l'ALBA latinoamericana e con l'area BRICS ove necessario e utile- può essere il solo rapporto di forza possibile volto a mitigare l'UE o addirittura a disarticolarne il progetto imperialista. Utopia ad oggi, nel senso che debbono esistere forze politiche vincenti e coordinate per realizzare, anche su lunghi tempi un progetto del genere, e insieme deve esserci la capacità dei territori di mobilitarsi e fare lotta di classe davanti alle ritorsioni che la governance UE imporrebbe a questo agire. Utopia, ma almeno un'utopia che può svilupparsi nel futuro, mentre la riformabilità dell'Europa come è oggi è un'illusione.
Davanti a tutto questo c'è un concreto dato di domanda: come porsi davanti alla lista Tsipras?
Chi si ritrova nella posizione del punto 1) dice di boicottarla come si deve boicottare l'intero progetto imperialista, a cui la lista Tsipras è organica limitandosi solo a dispositivi finanziari 2) sostenerla come megafono dei movimenti e in quanto capace di sostenere un'altra idea di Europa per abbattere innanzitutto MES, Fiscal Compact e tutto l'impianto dell'austerity.
Va da sè che la nostra posizione è una sorta di sintesi tra gli estremi: è vero che Tsipras non sembra così avanti nell'analisi delle contraddizioni strutturali del Capitale non accorgendosi della vocazione imperialista del progetto europeo in quanto tale, va da sè che non sarà capace di incidere di fatto su nulla o quasi, ma, davanti ad un Parlamento europeo che rischia di riempirsi di forze politiche filopadronali, di forze antieuropee con analisi molto rozze o addirittura di destra e fasciste, penso che Tsipras non produrrebbe alcun danno, anzi produrrebbe una certa dialettica. Perchè, a differenza di alcuni che per disarticolare subito il progetto UE vedono di buon occhio qualsiasi forza antieuropea, noi pensiamo che ogni vocazione nostalgica sovranista o addirittura fascisteggiante rappresenti sempre un ritorno indietro da evitare, essendo il colpo di coda delle ultime forze borghesi che dall'Europa non guadagnano, ma che sono sempre pronte (come ci mostra la Storia recente), ove c'è da colpire la classe lavoratrice nelle sue lotte, ad allearsi con le altre fazioni borghesi.
Dunque, votare Tsipras sarà probabilmente inutile, ma non controproducente e dunque, per quel che mi riguarda, assolutà libertà di coscienza nel votarlo o meno.

7 commenti:

precari united ha detto...

RIPORTO UN' INTERESSANTISSIMA DISCUSSIONE DA FB


Interessante. Evidenzio due problemi: 1) Vorrei capire meglio quanto la proposta di Tsipras derivi dal contesto greco. Se, e questo mi pare il caso perché negli altri paesi non ci forze con cui ha dovuto venire a patti seriamente, l'analisi parte dalla Grecia, allora si capiscono molte cose. Una proposta europea che però è necessariamente invischiata nella dimensione nazionale che ne determina i contenuti. 2) In Italia il problema è la lista. Io non voterò perché sono stufo di questi giochetti. Se ci fosse un risultato positivo, il baraccone avrebbe linfa per non so quanto.

Salvatore

precari united ha detto...

Compagno, sul punto 1) non sono in grado di risponderti ma è uno spunto interessantissimo e ci studierò sopra. Grazie! 2) Se nella lista troveranno posto reale SEL o Federazione della sinistra non la voterò nemmeno io di sicuro per i tuoi stessi motivi. Per quello nel post ho linkato l'intervento di Bascetta, proprio per sgomberare il campo da certi equivoci.

Brunaccio

precari united ha detto...

Un'ultima cosa. Noto spesso che nei ragionamenti di chi appoggia Tsipras si confonde una Europa ideale e questa Europa. Questa Europa non credo sia riformabile, nel senso che se ci sarà una riforma, si parlerà quasi di un'altra cosa. Vorrei capire meglio perché non sono un esperto ma la struttura europea favorisce le politiche di austerity. La Bce è tarata sulla diminuzione dell'inflazione e non sulla diminuzione della disoccupazione come la Fed, ad esempio. Insomma non è come uno Stato nazionale che può essere dirottato più o meno sul welfare, almeno per quanto ho compreso. Se è così allora a) questa Europa andrebbe abbattuta b) ciò necessita di una scala europea di lotte ( sindacati, organizzazioni politiche. Ad esempio il salario minimo intercategoriale europeo è una proposta su cui convergere, vedi Militant). c) dentro le due premesse si può andare alle elezioni ma solo come mezzo.

Salvatore

precari united ha detto...

Caro compagno, se leggi attentamente il mio post vedrai che una minima risposta già esiste. Io penso che l'UE sia un polo imperialista in costruzione e dunque irriformabile. Ma, come i comunisti hanno sempre partecipato alle elezioni anche negli Stati imperialisti, possono farlo anche in un'area imperialsta sovranazionale. Pensare di buttare giù l'UE ad oggi è astrattismo ed estremismo. Io ho scritto che bisgona lavorare per un'area macoreconomica mediterranea per togliere al progetto imperialista UE forze e materiale economico ma uscire unilateralmente e quasi per protesta morale da una contraddizione, come le secessioni sull'Aventino, non porta a nulla di buono. Si potrà morire puri ma si è pur sempre morti. Altro se si costruiscono rapporti di forza tali da mandare in crisi il progetto imperialista, e credo che leggendo il post alla fine forse è un discorso più sviluppato. Poi chiaro che nemmeno il più grande genio è in grado da solo di fornire soluzioni complesse su lungo termine figuriamoci se ci riesco io che non sono un genio ma una persona comune! Però magari penso che qualche spunto al lavoro dell'intelligenza collettiva possa far bene, che venga da me, da te o da chiunque altra persona che sinceramente odia lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
Concordo sul salario europeo, che ho anche commentato su Militant. Sì, proprio per questo penso che il progetto Tsipras sia una meteora, perchè hai ragione tu: solo una piattaforma che parte dalla difesa del salario (contro il quale, assieme al settore pubblico, è alla fin fine diretto tutto il processo di austerity e non alla sola speculazione come dice Tsipras, la quale ne è semmai conseguenza dovuta all'accumulazione della ricchezza e al divario della forbice) può avere un senso europeo di convergenze tattiche eventuali. Ciò che di buono può avere il voto alla lista Tsipras è parlare a nuora perchè suocera intenda: ovvero far vedere in Europa che esiste una fetta di movimenti che comunque non ci sta ma che non risponde a logiche di 'fuori dall'Europa' nel modo un po' grezzo di alcuni, che è posizione più comoda per il Capitale proprio per la sua incosistenza pratica. Ma giudico comunque la lista Tsipras. per tutto il resto, una meteora irrilevante che può solo avere di testimonianza. A meno che non ci si mettano i vari reduci di SEL, RC, PDCI e compagnia. Allora sarebbe, come dici tu, cosa dannosa e assolutamente da evitare.

Brunaccio

precari united ha detto...

Perfettamente d'accordo. Il punto è che queste elezioni mi sembrano una bega interna alla Grecia che poco c'entrano con una "riforma" dell'Europa. Solo in Grecia esprimono una conflittualità presente ma ammetto che non mi sono informato sulla situazione spagnola. I punti espressi da me erano estremi ma solo perché ad un alto livello di astrazione, poi andando verso la realtà si deve vedere la propria forza e la forza dell'avversario. Il problema è che se si parte da tesi sbagliate, allora una certa fine è assicurata. Come era impossibile garantirsi certe conquiste sociali senza lotta negli stati nazionali, così vale in Europa, quella presente e quella futura. Ma su questo non credo ci siano divergenze, anzi.

Salvatore

precari united ha detto...

Certo, col tuo punto 1) iniziale poni una criticità fortissima su cui cercherò di studiare. Sulla necessità delle lotte e di una sintesi delle stesse, che sappia andare oltre la superficie della critica all'austerity, nessuna divergenza, anzi massima convergenza.

Brunaccio

precari united ha detto...

Condivido quello che hai scritto ... aggiungo un link come piccolo passo verso quello che dici rispetto all'asse mediterraneo.
http://www.globalproject.info/it/in_movimento/pigs-against-troika-income-against-debt-commons-against-profits/16458

Nicola