Come tutti dovremmo sapere, perchè si dia la definizione di imperialismo c'è bisogno di un ingrediente essenziale: non c'è solo l'ingresso del capitale finanziario e l'ingerenza pesante di un'economia su un'altra, ma perchè vi sia imperialismo, è necessaria la distruzione di un'economia pre esistente attraverso la guerra o la destabilizzazione delle forme politiche di quel territorio.
Ecco perchè sbaglia chi ritiene la Cina una potenza imperialista alla stregua degli USA: la Cina (ma non solo) ha una forte tendenza all'appropriazione di terre tramite il land grabbing, ma non ha l'ingrediente bellicista o eversivo degli USA.
Ad oggi solo ed esclusivamente gli USA (e in forma minore il polo UE, attraverso la destabilizzazione della Jugoslavia, della Libia, dell'Ucraina) sono una potenza imperialista nella sua definizione più consona e meno letteraria.Ovviamente la pesante egemonia cinese è deprecabile per ogni persona di sani princìpi, ma se si sbaglia sull'imperialismo è difficilissimo poi prendere posizioni corrette sulle questioni internazionali.
Sicuramente noi respingiamo il capitalismo, ma avremmo le fette di prosciutto sugli occhi se non sapessimo distinguere tra le varie sue fasi in un sistema che sta diventando multipolare (polo USA, polo UE e polo BRICS in rapporti di partnership e di tensioni tra loro come è per ogni economia capitalista avanzata), e oggi il sistema produttivo e capitalista che mette più a rischio tutto l'equilibrio - e dunque apre possibili scenari di guerra totale, prima commerciale e poi, eventualmente, guerreggiata- è quello USA a cui l'UE si aggancia.
Ciò non vuol dire essere filocinesi (così come difendere le ragioni russe sull'Ucraina non è essere filorussi) ma evitare quel massimalismo analitico ('sempre capitalismo è') che, nella sua incapacità di distinguere le differenze, è la miglior legittimazione -le indebite equiparazioni sono sempre legittimazioni di chi non è nelle condizioni reali di essere equiparato- dell'imperialismo più violento e più eversivo che la storia del dopoguerra ricordi, ovvero quello statunitense.
Questo è ciò che si può trarre dall'articolo che segue. Se poi lo sviluppo dell'economia cinese la porterà a costruire fenomeni pieni di imperialismo non è da sapersi, ma è dato possibile; è tuttavia evidente che dare come in atto un fenomeno potenziale (per quanto in potenza abbastanza prossima e non certo remota) è un abbaglio analitico.
da http://www.senzasoste.it/internazionale/la-cina-e-l-africa-rapporti-paritari--ma-neanche-tanto
Luci ed ombre della cooperazione cinese nel continente nero. Il ministro degli Esteri di Pechino è appena tornato da un tour in vari Paesi africani: per la Cina si tratta di relazioni di fondamentale importanza strategica
La cosa non è sorprendente, per almeno quattro motivi: il primo sono le dimensioni finanziarie della presenza cinese. Stiamo parlando di circa 20 miliardi di dollari l’anno, soprattutto nei settori chiave dell’energia, delle infrastrutture e dei trasporti. Ben altro livello rispetto all’impegno di Paesi come l’Italia, che alle relazioni con il continente nero dedicano quattro spiccioli senza capire quali opportunità si perdono anche in termini occupazionali (operatori sanitari, tecnici, ingegneri...).
Il secondo motivo è che i Paesi africani vedono la Cina -a differenza delle vecchie potenze coloniali- come un Paese in via di sviluppo, e considerano la cooperazione con i cinesi uno scambio paritario e solidale (“cooperazione Sud-Sud”).
In terzo luogo i cinesi non sono mai intervenuti militarmente in Africa... almeno finora: proprio in questi giorni sono arrivati sul suolo africano i suoi primi soldati, circa 200, che parteciperanno alla missione ONU in Mali.
Last but not least in cambio della propria collaborazione la Cina non ha mai cercato di influenzare la politica interna dei Paesi partner. Per capire quanto sia importante questo aspetto, date un’occhiata all’altro articolo di questa pagina.
Sui media “occidentali” si trovano frasi patetiche come questa: “I cinesi, che non hanno mai avuto rispetto per i diritti umani, sostengono anche i peggiori regimi dittatoriali”. Forse qualcuno si è dimenticato che USA, Europa e Israele hanno appoggiato presunti cannibali come Bokassa o Idi Amin e il regime dell’apartheid...
Però non è tutto oro quello che luccica. In molti casi gli investimenti sono del tutto inutili, come la costruzione del teatro dell’opera a Dakar o quella di intere città in Angola che per ora restano deserte. Qualcuno dice che non sono destinate alla popolazione locale ma ad una futura eccedenza di popolazione cinese.
La patina “equa e solidale“ copre spesso una vera e propria colonizzazione del continente, come ad esempio nel caso dell’acquisto di terre, il cosiddetto fenomeno del land grabbing, nel quale la Cina è implicata insieme ad altri Paesi emergenti come le petromonarchie del Golfo, la Corea del Sud o l’India. I terreni acquistati, con le loro fonti d’acqua, vengono sottratti alla disponibilità dei Paesi dove si trovano e utilizzati per la produzione di alimenti destinati unicamente all’esportazione, o addirittura alla produzione di bio-carburanti: nel 2010 la Cina ha firmato un contratto con la Repubblica Democratica del Congo per la coltivazione di 2,8 milioni di ettari da adibire a palma da olio.
Nei mesi scorsi si è parlato anche di colonizzazione mediatica a seguito dell’acquisto da parte di cinesi del 20% della maggior catena editoriale sudafricana.
Un altro risvolto negativo è che i prodotti cinesi sono così poco costosi che in molti casi neanche quelli africani riescono a competere con loro. Ad esempio nel settore tessile: con la liberalizzazione delle importazioni, centinaia di migliaia di posti di lavoro africani sono spariti.
Infine, la Cina sembra aver esportato in Africa il suo modello basato sul più brutale sfruttamento dei lavoratori: come nello Zambia dove anni fa 51 lavoratori sono morti per un incidente avvenuto in una miniera gestita da un’impresa cinese. Ora nella zona i tecnici cinesi vivono circondati dall’ostilità generale.
In futuro continuerà la luna di miele tra Cina e Africa o le cose sono destinate a cambiare? Quel che è certo è che oggi gli africani credono veramente che le relazioni con la Cina potranno permettere la rinascita del loro continente.
Nello Gradirà
tratto da Senza Soste n.90 (gennaio-febbraio 2014)
Ecco perchè sbaglia chi ritiene la Cina una potenza imperialista alla stregua degli USA: la Cina (ma non solo) ha una forte tendenza all'appropriazione di terre tramite il land grabbing, ma non ha l'ingrediente bellicista o eversivo degli USA.
Ad oggi solo ed esclusivamente gli USA (e in forma minore il polo UE, attraverso la destabilizzazione della Jugoslavia, della Libia, dell'Ucraina) sono una potenza imperialista nella sua definizione più consona e meno letteraria.Ovviamente la pesante egemonia cinese è deprecabile per ogni persona di sani princìpi, ma se si sbaglia sull'imperialismo è difficilissimo poi prendere posizioni corrette sulle questioni internazionali.
Sicuramente noi respingiamo il capitalismo, ma avremmo le fette di prosciutto sugli occhi se non sapessimo distinguere tra le varie sue fasi in un sistema che sta diventando multipolare (polo USA, polo UE e polo BRICS in rapporti di partnership e di tensioni tra loro come è per ogni economia capitalista avanzata), e oggi il sistema produttivo e capitalista che mette più a rischio tutto l'equilibrio - e dunque apre possibili scenari di guerra totale, prima commerciale e poi, eventualmente, guerreggiata- è quello USA a cui l'UE si aggancia.
Ciò non vuol dire essere filocinesi (così come difendere le ragioni russe sull'Ucraina non è essere filorussi) ma evitare quel massimalismo analitico ('sempre capitalismo è') che, nella sua incapacità di distinguere le differenze, è la miglior legittimazione -le indebite equiparazioni sono sempre legittimazioni di chi non è nelle condizioni reali di essere equiparato- dell'imperialismo più violento e più eversivo che la storia del dopoguerra ricordi, ovvero quello statunitense.
Questo è ciò che si può trarre dall'articolo che segue. Se poi lo sviluppo dell'economia cinese la porterà a costruire fenomeni pieni di imperialismo non è da sapersi, ma è dato possibile; è tuttavia evidente che dare come in atto un fenomeno potenziale (per quanto in potenza abbastanza prossima e non certo remota) è un abbaglio analitico.
da http://www.senzasoste.it/internazionale/la-cina-e-l-africa-rapporti-paritari--ma-neanche-tanto
Luci ed ombre della cooperazione cinese nel continente nero. Il ministro degli Esteri di Pechino è appena tornato da un tour in vari Paesi africani: per la Cina si tratta di relazioni di fondamentale importanza strategica
Anni fa in Senegal lungo una strada vidi un cantiere dove sventolava la bandiera cinese. “Sai chi ci lavora qui?” mi disse un collega senegalese “I detenuti. Li portano qui dalla Cina”. La cosa mi incuriosì ma ebbi l’impressione che si trattasse di una panzana.
Poi ho letto diversi articoli come questo: “[La Cina] sta trasferendo centinaia di migliaia di propri connazionali in Africa (secondo alcune fonti sarebbero addirittura milioni). Si tratta di cinesi in stato di detenzione, deportati con lo scopo di realizzare ponti, strade, ferrovie ed altre infrastrutture”. Vero o no, rimane il fatto che ormai da anni le bandiere cinesi si vedono dappertutto in Africa: la Cina ha rapporti commerciali con 50 Paesi su 54 ed è diventata il partner più importante di molti di loro.La cosa non è sorprendente, per almeno quattro motivi: il primo sono le dimensioni finanziarie della presenza cinese. Stiamo parlando di circa 20 miliardi di dollari l’anno, soprattutto nei settori chiave dell’energia, delle infrastrutture e dei trasporti. Ben altro livello rispetto all’impegno di Paesi come l’Italia, che alle relazioni con il continente nero dedicano quattro spiccioli senza capire quali opportunità si perdono anche in termini occupazionali (operatori sanitari, tecnici, ingegneri...).
Il secondo motivo è che i Paesi africani vedono la Cina -a differenza delle vecchie potenze coloniali- come un Paese in via di sviluppo, e considerano la cooperazione con i cinesi uno scambio paritario e solidale (“cooperazione Sud-Sud”).
In terzo luogo i cinesi non sono mai intervenuti militarmente in Africa... almeno finora: proprio in questi giorni sono arrivati sul suolo africano i suoi primi soldati, circa 200, che parteciperanno alla missione ONU in Mali.
Last but not least in cambio della propria collaborazione la Cina non ha mai cercato di influenzare la politica interna dei Paesi partner. Per capire quanto sia importante questo aspetto, date un’occhiata all’altro articolo di questa pagina.
Sui media “occidentali” si trovano frasi patetiche come questa: “I cinesi, che non hanno mai avuto rispetto per i diritti umani, sostengono anche i peggiori regimi dittatoriali”. Forse qualcuno si è dimenticato che USA, Europa e Israele hanno appoggiato presunti cannibali come Bokassa o Idi Amin e il regime dell’apartheid...
Però non è tutto oro quello che luccica. In molti casi gli investimenti sono del tutto inutili, come la costruzione del teatro dell’opera a Dakar o quella di intere città in Angola che per ora restano deserte. Qualcuno dice che non sono destinate alla popolazione locale ma ad una futura eccedenza di popolazione cinese.
La patina “equa e solidale“ copre spesso una vera e propria colonizzazione del continente, come ad esempio nel caso dell’acquisto di terre, il cosiddetto fenomeno del land grabbing, nel quale la Cina è implicata insieme ad altri Paesi emergenti come le petromonarchie del Golfo, la Corea del Sud o l’India. I terreni acquistati, con le loro fonti d’acqua, vengono sottratti alla disponibilità dei Paesi dove si trovano e utilizzati per la produzione di alimenti destinati unicamente all’esportazione, o addirittura alla produzione di bio-carburanti: nel 2010 la Cina ha firmato un contratto con la Repubblica Democratica del Congo per la coltivazione di 2,8 milioni di ettari da adibire a palma da olio.
Nei mesi scorsi si è parlato anche di colonizzazione mediatica a seguito dell’acquisto da parte di cinesi del 20% della maggior catena editoriale sudafricana.
Un altro risvolto negativo è che i prodotti cinesi sono così poco costosi che in molti casi neanche quelli africani riescono a competere con loro. Ad esempio nel settore tessile: con la liberalizzazione delle importazioni, centinaia di migliaia di posti di lavoro africani sono spariti.
Infine, la Cina sembra aver esportato in Africa il suo modello basato sul più brutale sfruttamento dei lavoratori: come nello Zambia dove anni fa 51 lavoratori sono morti per un incidente avvenuto in una miniera gestita da un’impresa cinese. Ora nella zona i tecnici cinesi vivono circondati dall’ostilità generale.
In futuro continuerà la luna di miele tra Cina e Africa o le cose sono destinate a cambiare? Quel che è certo è che oggi gli africani credono veramente che le relazioni con la Cina potranno permettere la rinascita del loro continente.
Nello Gradirà
tratto da Senza Soste n.90 (gennaio-febbraio 2014)
9 commenti:
RIPORTO UNA CONVERSAZIONE DA FACEBOOK
Non vorrei fare il massimalista ma a me la Cina sa tanto di Reaganomics.Non intervengon direttamente nelle guerre ma inviano esperti militari e rifornimenti(militari&non).La politica economica dei Brics e Dei Mist è gia nei fatti imperialista.Hanno semplicemente imparato dal padrone occidentale come fare i piccioli ed oggi aiutati da globalizzazione,bassi salari,nessuna tutela ambientale cazzi & mazzi vari si stanno progressivamente sostituendo a Usa,Ue,Urss.
Roberto
La domanda cruciale è: quale economia e società la Cina ha destabilizzato per intervenire economicamente? Regan distrusse il Cile e l'Argentina; al contrario, le aree sudorientali ed il VietNam, così quelle africane, erano già devastate prima del 'protettorato' cinese, e furono devastate proprio dai prestiti 'furbi' del FMI (ovvero area Usa) per quanto riguarda l'Africa e da una guerra atroce, sempre di marca USA, per quanto riguarda il Viet Nam. L'imperialismo, nell'unica definizione precisa esistente, ha bisogno di questo -aggressione, destabilizzaizone e preventivo impoverimento- per essere tale: non mi pare che i diritti salariali degli africani o dei vietnamiti siano stati devastati dalla Cina. Ripeto, tutte le persone di buon senso e che credono nell'autodeterminazione, non possono che condannare la Cina, ma gli elementi per considerarla a tutti gli effetti una potenza imperialista (guerra preventiva e/o devastazione sociale e distruzione dei salari o degli equilibri sociali) non mi sembrano esserci.
Brunaccio
Bruno l'imperialismo non è solo di carattere militare,può esserlo anche a livello economico.Non credo che in Cina esistano diritti sindacali o salari così come li intendiamo noi).In Africa anche quando c'era la Guerra Fredda non c'erano solo Usa,Urss o Francia a complicare le cose,c'erano anche loro(Angola,Mozambico,Guinea,Congo-Brazzaville).La Cina usa il metodo del Soft Power(in voga anche nel resto dei Brics)ma sempre di Imperialismo si tratta.
Posso capire che a molti piaccia il ruolo della Cina come parafulmine di Usa o Russia o Ue ma non è che stiamo cambiando semplicemente padroni?
Roberto
Robi, quello di cui tu parli non è imperialismo, ma ingerenza economica. Se si identificano tout court ingerenza ed imperialismo non si capisce più niente. Io sto alla definizione di Lenin, ma non perchè lo ha scritto lui, ma perchè mi pare mettere benissimo in evidenza un criterio di discontinuità fondamentale: ovvero la devastazione preventiva di aree economiche già esistenti. Questo solo criterio di discontinuità ci permette bene di fare attenzione a chi è il padrone più pericoloso. Sempre padrone rimane, ma un padrone che, come in Colombia spara ai bambini che provano a prendere acqua da bere nelle fonti che hanno privatizzato, che ha condotto e conduce, direttamente o indirettamente, un continuo attacco bellico. Su Angola e Mozambico ecc...a me risulta che le prime destabilizzazioni siano venute da occidente, e che poi, in una lotta feroce per l'egemonia, si è inserita la Cina,. ma l'inizio della destabilizzazione è venuto da occidente (con l'aiuto del regime raqzzista sudafricano). A me non piace la Cina, ma continuo a non torvare oggettive ragioni per definirla, nei termini stretti che ogni definizione politica vuole, potenza imperialista. Ricordiamoci sempre anche che la Cina produce molto per la voracità consumista del nostro sistema e di quello yankee, che abbisognerebbe di tre pianeti se tutti avessero quel tenore di vita...e già questo è un dato in termini di equilibri presenti e futuri assai inquietante.
Fai bene caso che non ho mai definito la Cina uno stato socialista allo stato attuale dei fatti, e questo già la dice lunga sulla mia idea negativa verso chi considera socialismo quello cinese.
Brunaccio
Diciamo che la Cina è uno stato Socialista"sui generis"come lo sono Vietnam,Laos,Cuba.Non cito la Corea Del Nord perchè dal 1992 non è più stato Socialista ma si rifà al solo Juche.Bruno riconosco che anche in alcuni paesi Africani i Cinesi stanno facendo quello che noi Occidentali o i Sovietici o le vecchie potenze Coloniali non hanno mai fatto(Infrastrutture,Scuole,Formazione Tecnico-Professionale)ma cosa succederà quando la Cina verrà a battere cassa forte delle sue ragioni e i singoli stati dovessero rifiutare?(perchè significherebbe fare gli interessi della Cina e non del singolo Stato).Secondo te useranno lo zuccherino o il bastone?(magari non quello bellico,ma quello economico dei ccb,bot o del taglio di capitale monetario,umano o infrastrutturale).
Roberto
Ho già scritto che questo processo può benissimo trasformarsi in imperialismo, anche se, in un momento di accelerazione delle forze produttive e di espansione economica di industria, è difficile che parta quell'opera di violenza che gli USA, i quali abbisognano anche per il mercato interno di risorse, materie prime, entrata militare nelle zone strategiche, hanno perpetrato per ragioni oggettive. Certo, la crescita economica e l'aumento della domanda interna può benissimo accelerare il processo imperialista, mentre, a quel che sembra, la quasi autosufficienza energetica dovrebbe mitigare l'imperialismo yankee (anche se, ormai, espandersi, è utile a livello finanziario senza che ora mi ci dilungo). Ma, io parlo della Cina per ragionare sul mondo intero, nel senso che quando oggi gli USA accusano di aggressività e di imperialismo (senza usare esplicitamente un termine che ormai anche molti compagni ritengono, ahimè, obsoleto) Russia o Cina stanno bluffando per perpetrare il loro imperialismo. Un domani in cui la Cina svilupperà precisi processi imperialisti, non avrò problemi a sostenerlo, visto che non sono certo un comunista filocinese.
E la mia attenzione va soprattutto a tante compagne e compagni che sostengono che l'imperialismo non esiste più (o che esistano tanti imperialismi uguali) prendendo poi enormi cantonate sulla politica estera: dalla ex Yugoslavia, alla Libia, alla Siria come se davvero in quelle situazioni si potesse ragionare in termini di dittatura versus libertà. Questo era il senso del post, che poi trova alcuni dati pratici di esemplificazione nell'articolo che è linkato.
Brunaccio
L'Imperialismo non esiste è una balla colossale.Ce ne sono di diversi ma l'imperialismo c'è.Purtroppo gli Usa non hanno quell'autosufficienza energetica che vorrebbero(i gas di scisto sono una bufala e se ci fai caso ogni guerra che hanno combattuto dopo la Seconda Guerra Mondiale l'hanno persa).In Ex Jugoslavia sono intervenuti solo 4 anni dopo l'inizio delle Guerre Jugoslva ed anche di malavoglia(gli interessi maggiori in quella zona li aveva la Germania che ha armato Slovenia e Croazia e in minor misura Austria e Italia che hanno rifornito economicamente le due repubbliche.)Russia e Cina stanno cercando di fare da contrappeso limitandosi ad interventi difensivi e di non contenimento.Mi chiedo solo cosa faranno quando saranno in posizione preponderante.
Se poi pensiamo a Bosnia e Kosovo basterebbe dire che hanno armato e finanziato fiorfior di terroristi islamici(Al Qaeda)per poter mettere le mani sugli oleodotti che passavano da li
Roberto
secondo me è bello il principio di reale autodeterminazione di popolo e terra, poi bisogna vedere se le condizioni reali lo permettono e in tal caso se c'è qualcun'altro che non sia interessato a quelle condizioni.
Fin che il monodo non cesserà l'africa farà sempre gola a tutti, prima c'è passata mezza europa sterminando e depredando risorse, finita l'epopea del vecchio continente nella tarra dai watussi è cominciata l'era dello zio Tom terminata (?) lasciando dietro di se povertà, conflitti e schiavitù con deportazioni volontarie (immigrazione).
Ora la Cina roba l'arma della "sola" ingerenza economica,tra luci ed ombre, facendo crescere l'economia in dissesto di più o meno 50 stati su 54, e se non cresce comunque miglioramenti li porta, giusto domandarsi se quando i cinesi chiederanno cassa come si comporteranno in base alla risposta ma per ora teniamo conto che i cinesi, ed è un dato di fatto, militarmente non hanno mai mosso guerra contro nessuno tenendo sempre fermo il polso della situazione.
Certo non bisogna sedersi sugli allori e lodare la Cina che dei passi in avanti li sta facendo anche internamente sui diritti di base del lavoratori, la sua economia non è certo socialista ma forse questa potrebbe essere una fase 2.0 non bellisima ma pur sempre una fase.
Edoardo
Peraltro tutti i Paesi bolivariani dell'America Latina hanno un forte sostegno economico dall'area BRICS. Sostegno fatto di interessi economici e strategici, ma, se collochiamo, come è giusto, i Paesi bolivariani come anti imperialisti, va da sè che il crollo dei BRICS significherebbe la fine di tutto il Sud America in lotta. E ogni persona di buon senso non può che appoggiare quelle lotte, con tutti i loro limiti e le imperfezioni dei vari governi bolivariani. Gli USA invece il Sud America hanno sempre tentato di devastralo, così come fecero con l'Africa iniziando dal ricatto del debito del FMI.
Brunaccio
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