Perché vergogna? Quando uno ha pagato il suo tempo,
se lo lasciano uscire, è perché è come tutti
e ce n'è della gente per strada, che è stata in prigione.
Dal mattino alla sera giriamo sui corsi
e che piova o che faccia un bel sole, va sempre per noi.
E' una gioia incontrare sui corsi la gente che parla
e parlare da soli, pigliando ragazze a spintoni.
E' una gioia fischiar nei portoni aspettando ragazze
e abbracciarle per strada e portarle al cinema
e fumar di nascosto, appoggiati alle belle ginocchia.
E' una gioia parlare con loro palpando e ridendo,
e di notte nel letto, sentendo buttarsi sul collo
le due braccia che attirano in basso, pensare al mattino
che si tornerà a uscir di prigione nel fresco del sole.
Dal mattino alla sera girare ubriachi
e guardare ridendo i passanti che vanno
e che godono tutti - anche i brutti - a sentirsi per strada.
Dal mattino alla sera cantare ubriachi
e incontrare ubriachi e attaccare discorsi
che ci durino a lungo e ci mettano sete.
Tutti questi individui che vanno parlando tra sé,
li vogliamo alla notte con noi, chiusi in fondo alla tampa,
e seguire con loro la nostra chitarra
che saltella ubriaca e non sta più nel chiuso
ma spalanca le porte a echeggiare nell'aria -
fuori piòvano l'acqua o le stelle. Non conta se i corsi
a quest'ora non hanno píù belle ragazze a passeggio:
troveremo ben noi l'ubriaco che ride da solo
perché è uscito anche lui di prigione stanotte,
e con lui, strepitando e cantando, faremo il mattino
(Cesare Pavese)Un ringraziamento al compagno Gatto per aver diffuso questa poesia grandiosa.
Ci sono giorni dispersi come sorrisi privi di storiografia. E a metterli insieme occorre un altro mondo.
Ci sono giorni in cui i ricordi hanno la forma del ferro di cavallo. E a farne carne viva ci vuole la morte.
Ci sono barchette di carta che non hanno preso il largo e tanto meno ancorate nel porto.
Ci sono stelle rannicchiate nel buio di case senza muri. E sospiri e fiati che dimorano immortali.
Ci sono montagne dai capelli di vento e sguardi appollaiati tra ragnatele di palpiti e nudità.
Ci sono vite ridotte all'osso e altre che sguazzano nel grasso di parole aride dai volti umani.
Ci sono occhi che ricordano la vita tanta è la speranza di chiudere la porta. E sognano.
Ci sono fermate obbligatorie come la vita ferrea delle farfalle: levarsi in volo nel sole leggero.
(Transit)
2 commenti:
Ci sono giorni dispersi come sorrisi privi di storiografia. E a metterli insieme occorre un altro mondo.
Ci sono giorni in cui i ricordi hanno la forma del ferro di cavallo. E a farne carne viva ci vuole la morte.
Ci sono barchette di carta che non hanno preso il largo e tanto meno ancorate nel porto.
Ci sono stelle rannicchiate nel buio di case senza muri. E sospiri e fiati che dimorano immortali.
Ci sono montagne dai capelli di vento e sguardi appollaiati tra ragnatele di palpiti e nudità.
Ci sono vite ridotte all'osso e altre che sguazzano nel grasso di parole aride dai volti umani.
Ci sono occhi che ricordano la vita tanta è la speranza di chiudere la porta. E sognano.
Ci sono fermate obbligatorie come la vita ferrea delle farfalle: levarsi in volo nel sole leggero.
SONO BRUNACCIO
Una grandissima poesia, questa di Pavese, per la radicale carica onirica, in cui la realtà e il sogno dell'uscita di prigione, qualsiasi sia la prigione reale o metaforica, è insieme ricerca di attimi di vita vissuta intensamente.
Poi ci sono gli attimi, i momenti, le 'fermate obbligatorie', di cui ci dice bene Transit in questo suo scritto di prosa poetica essenziale, molto molto bello, e che si lega al suo contributo della scorsa domenica.
Domani, Transit, come sempre aggiornerò il post con questo tuo ottimo intervento e con eventuali altri, tuoi o di chiunque, se verranno.
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