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domenica 16 marzo 2014

SUNDAY MAGAZINE


Oggi lo spazio domenicale non presenta poesie, racconti o aforismi, ma la recensione di un libro sulla Volante Rossa. Visto il nome del vecchio blog, che si mantiene come sezione qua su Precari, mi sembrava giusto pubblicarla.
Ovviamente i contributi dei commenti, come ogni domenica, sono assolutamente liberi e non necessariamente legati all'argomento del post: poesie, racconti, canzoni e quant'altro si vorrà mettere, sono come sempre benvenuti.
da http://ilmanifesto.it/lepopea-della-volante-rossa/

L'EPOPEA DELLA VOLANTE ROSSA
L' arco di tempo di un dopo­guerra troppo lungo per essere inteso come una paren­tesi veloce tra equi­li­bri diversi e troppo breve per essere risolto come una tran­si­zione repen­tina e subi­ta­nea è dive­nuto, ora­mai da almeno una ven­tina d’anni, il ter­reno pri­vi­le­giato di eser­ci­zio per revi­sio­ni­smi di diversa natura. Tra di essi, pri­meg­gia quello di Giam­paolo Pansa, che di fatto, facendo pro­pri aspetti signi­fi­ca­tivi dell’auto-narrazione neo­fa­sci­sta sul «san­gue dei vinti», ha offerto ad esso un altri­menti inspe­rato con­senso di pub­blico. Nel discorso di senso comune, infatti, la con­vin­zione che tra il 1945 e il 1948 si sia con­su­mata una lun­ghis­sima scia di omi­cidi poli­tici, effe­rati nella moda­lità della loro ese­cu­zione e, soprat­tutto, moti­vati da un cal­colo d’interessi di cui il Par­tito comu­ni­sta ita­liano sarebbe stato il depo­si­ta­rio, con l’obiettivo di instau­rare una dit­ta­tura comu­ni­sta in Ita­lia pro­ce­dendo ad un vero e pro­prio mas­sa­cro di classe, ha preso lar­ga­mente piede.
Il claim anticomunista
La rilet­tura del lungo e uni­ta­rio periodo che in realtà va dal marzo del 1943, con i grandi scio­peri nelle fab­bri­che del Nord del Paese, all’attentato con­tro Pal­miro Togliatti, è spesso fil­trata dal ritorno di quell’immagine dell’orda rossa che, col­ti­vata a suo tempo dai set­tori più con­ser­va­tori e anti­co­mu­ni­sti della società ita­liana, ha ritro­vato vigore nel momento stesso in cui la con­sun­zione e la morte del Pci decre­ta­vano il venire meno del sog­getto sto­rico al quale erano attri­buite, diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente, nefan­dezze di ogni genere e tipo. Di fatto que­sto approc­cio, al di là della sua asso­luta incon­si­stenza sto­rio­gra­fica, oltre a costi­tuire una pre­ven­tiva impu­ta­zione di false respon­sa­bi­lità, che capo­volge il con­creto com­por­ta­mento dei gruppi diri­genti comu­ni­sti in quel periodo, impe­di­sce anche una let­tura pro­ble­ma­tiz­zante di due aspetti che invece si accom­pa­gnano al dopo­guerra ita­liano, ossia la mili­ta­riz­za­zione della poli­tica e il tema della vio­lenza inerziale.
La prima que­stione rin­via alla for­ma­zione di un’ampia leva di mili­tanti sulla base della mili­zia armata o, comun­que, a con­tatto con l’idea che la poli­tica sia essen­zial­mente un eser­ci­zio di pre­va­ri­ca­zione fisica. La seconda rimanda alla com­ples­sità della nozione di guerra civile, lad­dove essa non si riduca solo alla con­trap­po­si­zione tra nemici dichia­rati ma recu­peri il sur­plus di radi­ca­li­smo che si accom­pa­gna allo scon­tro tra indi­vi­dui e gruppi carat­te­riz­zati da comuni radici ma da visioni del mondo e inte­ressi con­trap­po­sti. Una vio­lenza, quest’ultima, che in nes­suna guerra si con­clude con l’atto for­male di ces­sa­zione delle osti­lità, tra­sci­nan­dosi e arti­co­lan­dosi nuo­va­mente — sem­mai — in una serie di rivoli paral­leli, nutriti pro­prio dalla reci­pro­cità dei rap­porti e dalla con­di­vi­sione com­pe­ti­tiva dei mede­simi luoghi.
Il con­trollo del territorio
Così nel con­flitto tra il neo­fa­sci­smo e alcuni seg­menti della base mili­tante comu­ni­sta, peral­tro assai poco pro­clivi, que­sti ultimi, a rico­no­scere al par­tito di rife­ri­mento un ruolo che non fosse quello di sta­bi­lire la cor­nice ideo­lo­gica, all’interno della quale inse­rire ini­zia­tive pro­prie sospese tra dimen­sione spon­ta­nei­sta, una visione atti­vi­stica, se non a tratti quasi sen­ti­men­tale del ricorso alle armi, non­ché una con­ce­zione dell’azione di forza in quanto solu­zione defi­ni­tiva dei con­tra­sti poli­tici come, a volte, anche umani. Il ter­ri­to­rio, e la disputa sul suo con­trollo, a par­tire dai luo­ghi di lavoro e di socia­liz­za­zione, da que­sto punto di vista, costi­tui­sce un ele­mento stra­te­gico. Così come il pro­blema dell’esercizio della giu­ri­sdi­zione politica.
In una fase di muta­mento qual è quella del dopo­guerra, soprat­tutto dopo un lungo con­flitto che ha chia­mato in causa gli stessi civili, quanta legit­ti­mità hanno le isti­tu­zione pub­bli­che, tanto più se sono viste come stru­menti di pre­ser­va­zione del pri­vi­le­gio e delle dise­gua­glianze? Non di meno, a fronte della spac­ca­tura ideo­lo­gica che stava attra­ver­sando l’Italia, il prin­ci­pio dell’auto-organizzazione, insieme all’idea che la Resi­stenza sia un cam­mino rivo­lu­zio­na­rio inter­rotto, da ripren­dere al più pre­sto, quanto contò nella con­di­vi­sione di atteg­gia­menti di for­za­tura, desti­nati poi a tra­scen­dere in vio­lenza ripe­tuta? Aiuta nella com­pren­sione di que­ste dina­mi­che il volume di Fran­ce­sco Trento, La guerra non era finita. I par­ti­giani della Volante rossa (Laterza, pp. 200, euro 18). L’indagine che l’autore effet­tua, attra­verso una rico­stru­zione dei fatti che coin­vol­sero il gruppo di ex par­ti­giani che si costi­tuì a Lam­brate nel secondo dopo­guerra, ripren­dendo gli studi in parte già ope­rati a suo tempo da Cesare Ber­mani, ci con­se­gna un ritratto col­let­tivo a tinte forti. Signi­fi­ca­tivo il pas­sag­gio in cui l’autore evi­denza come «in molti di loro l’inizio della vita adulta, la scelta che porta alla matu­rità, è rac­chiusa nell’atto di disob­be­dienza al regime». Vi è un nesso che lega l’estremismo gio­va­nile, a volte privo di pre­cisi moventi ideo­lo­gici, la con­sue­tu­dine con la lotta armata, la con­vin­zione che l’insurrezione costi­tui­sca l’atto poli­tico per eccel­lenza e l’idea, a tratti roman­tica, della lotta di Libe­ra­zione come tran­sito verso la rivo­lu­zione sociale. In realtà i mili­tanti del gruppo della «Volante rossa» si tro­va­rono ad ope­rare da subito, nell’Italia del dopo­guerra, in un qua­dro di galop­pante disin­canto. Da un lato cor­reva la linea lega­li­ta­ria assunta dai comu­ni­sti, dall’altro il veloce spe­gnersi delle spe­ranze in una tra­sfor­ma­zione degli assetti sociali ed eco­no­mici del Paese in senso egua­li­ta­rio. A ciò, come all’azione «nor­ma­liz­za­trice» dei governi e delle ammi­ni­stra­zioni peri­fe­ri­che, si aggiunse ben pre­sto la recru­de­scenza del neofascismo.
La man­cata epurazione
La man­cata epu­ra­zione e la con­ti­nuità degli appa­rati pub­blici, non ripu­liti delle pre­senze del fasci­smo, diven­tano così i due indici su cui la mili­ta­riz­za­zione degli spi­riti cono­sce una revi­vi­scenza ed un ulte­riore riscon­tro. Non c’è una stra­te­gia pre­cisa ma il biso­gno di ricor­rere alle vie di fatto, in una sorta di rego­la­mento dei conti che sosti­tui­sce l’azione poli­tica, vista come tor­tuosa e distante dalla pro­pria iden­tità. Non è un caso, infatti, se ad essere varia­mente col­piti (dall’intimidazione ver­bale fino all’assassinio), a volte con­fu­sa­mente, siano soprat­tutto gli espo­nenti del neo­fa­sci­smo repub­bli­chino che vivono nelle imme­diate vici­nanze dei loro aggres­sori. Di fatto la «Volante rossa», che pure si diede una qual­che forma orga­niz­za­tiva ma, al suo interno, man­tenne con­fini spesso inde­fi­niti, coniugò il cospi­ra­zio­ni­smo al ricorso al gesto pub­blico come sin­tesi della sua azione poli­tica. Il riflusso seguito al 18 aprile 1948 e all’attentato a Togliatti, decretò ben pre­sto l’insostenibilità di una mili­tanza che tro­vava nell’antifascismo armato il suo punto di coa­gulo. La tran­si­zione post­bel­lica era con­clusa, apren­dosi invece un lungo periodo dove lo sce­na­rio col­let­tivo sarebbe stato carat­te­riz­zato dall’amara fine delle illusioni.




La pace è una giornata di sole sulla terra martoriata. 
La pace è una ferita nel muro di calce e piperno. Certo,
i muri non sanguinano. E innanzitutto non parlano.
La pace è una vecchia puttana senza denti che saluta
col sorriso sulle labbra cartongesso e si guadagna la vita
tra sedie di legno delle ultime file del cinema Aurora. 
La pace è un fiore controvento con la mano storta.
La pace è materia molle forse il palato col gelato.
La pace è Silvia e sospiri di Giacomo Leopardi.
La pace è Arrigoni con lo zaino e lo stuzzicadenti.
La pace è il lavoro spezzettato di una tregua.
La pace è il suicidio del Numero e di Rino e Mario ancora no. 
Domani e adesso, le solite cose della guerra appollaiata.
La pace è dei comunisti a difesa dei lavoratori. 
La pace è nella curva dei fascisti
a fomentare la guerra.
La pace è la giovane straniera invece della nera contessa.
La guerra è arricchimento di caste militari, burocratiche e civili. 
E la pace è casa, cibo, acqua, diritti e lavoro.


(Transit)

3 commenti:

Anonimo ha detto...

sono Roberta e faccio una breve riflessione, alla luce degli ultimi avvenimenti: ci stiamo avviando verso la completa disintegrazione dei diritti dei lavoratori?

Transit ha detto...

La pace è una giornata di sole sulla terra martoriata.
La pace è una ferita nel muro di calce e piperno. Certo,
i muri non sanguinano. E innanzitutto non parlano.
La pace è una vecchia puttana senza denti che saluta
col sorriso sulle labbra cartongesso e si guadagna la vita
tra sedie di legno delle ultime file del cinema Aurora.
La pace è un fiore controvento con la mano storta.
La pace è materia molle forse il palato col gelato.
La pace è Silvia e sospiri di Giacomo Leopardi.
La pace è Arrigoni con lo zaino e lo stuzzicadenti.
La pace è il lavoro spezzettato di una tregua.
La pace è il suicidio del Numero e di Rino e Mario ancora no.
Domani e adesso, le solite cose della guerra appollaiata.
La pace è dei comunisti a difesa dei lavoratori.
La pace è nella curva dei fascisti
a fomentare la guerra.
La pace è la giovane straniera invece della nera contessa.
La guerra è arricchimento di caste militari, burocratiche e civili.
E la pace è casa, cibo, acqua, diritti e lavoro.

brunaccio ha detto...

SONO BRUNACCIO

Buongiorno: ieri non sono potuto intervenire a rispondere.

Sì, Roberta, l'ho scritto diverse volte: secondo me è in atto un'alleanza tra i blocchi sociali della borghesia, rappresentata dal governo Renzi, volta a disintegrare i diritti del salario, a finire di smantellare il settore pubblico, e a contrastare le occupazioni per l'emergenza abitativa che sta esplodendo.
Ed è difficile impedirglielo.
Ben trovata e buon lunedì!

Transit.
Amico mio, gli ultimi tre versi mi hanno fatto venire i brividi, sei un poeta di razza! Ora aggiorno.