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martedì 22 aprile 2014

GLI 80 EURO DI RENZI E LE REAGANOMICS

Un articolo che ci mostra come dietro la mossa degli 80 euro di Renzi c'è solo la volontà di prendere soldi pubblici per immettere un po' di moneta nel ciclo del consumo, una misura che Renzi chiama 'di sinistra' perchè 'redistribuisce', ma che altro non è che un'applicazione, anche sempliciotta, della Scuola di Chicago e che va al contrario del principio della vera redistribuzione, in cui i soldi devono essere sottratti a chi ha reali patrimoni e rendite ed essere investiti nella riqualificazione del Paese e non solo come boccata di ossigeno per il Capitale emanata con qualche spicciolo di elemosina elargita ad una piccola parte delle persone in difficoltà, ovvero chi una busta paga almeno ce l'ha.
Davanti ad una sproporzione così grande della ricchezza e ad un'assenza strutturale di lavoro non si può che ragionare sui ceti e le persone fisiche da attaccare economicamente per prendere soldi da redistribuire (soldi che non dovrebbero solo andare nel ciclo del consumo e del guadagno privato ma finanziarie infrastrutture e riconversioni), ma questo, per ragioni di natura di classe e di potere del suo partito e del suo blocco sociale, Renzi non lo farà mai e solo le pressioni dal basso possono provare a muovere le acque.

da http://www.senzasoste.it/nazionale/le-furbe-politiche-reaganiana-di-renzi-ma-se-lui-e-furbo-non-e-obbligatorio-comportarsi-da-scemi
 
Dopo la conferenza stampa del Presidente del Consiglio sui famosi 80 euro in busta, si tratta di prendere Renzi sul serio. Ovvero prendendo il toro per le corna. 80 euro in busta ci saranno, il 27 maggio, qualcuno magari troverà qualche sorpresa sgradita, qualche aggravio, altri meno di quanto la propaganda a reti unificate dice. Ma il grosso del provvedimento, che riguarda 10 milioni di persone, vedrà la luce. Probabilmente ci saranno complicazioni di ogni genere, la nostra è una società dove i provvedimenti amministrativi sono estremamente complessi, ma non è il caso di attaccarsi ai dettagli. E nemmeno di ascoltare più di tanto la litania delle coperture, se ci sono o meno.
Il motivo è semplice. Se ragioniamo in termini di cifre tonde (i famosi 10 miliardi rimessi in circolazione) c'è un tentativo di immettere nei circuiti del consumo un po' di flusso di moneta. E non è un caso. Con livelli di consumo così bassi (vedi qui i dati), Renzi intende fare qualcosa. Proprio su questo punto è importante capire l'efficacia del provvedimento, cioè dove effettivamente vanno a finire questi soldi. Come toccano davvero il consumo e il credito al consumo, se muovono davvero decimali di Pil e se incidono sul piano macroeconomico. Qui, non nelle polemiche sulle coperture, si capisce se Renzi è destinato a fallire o a incidere, come e dove. È evidente quindi il tentativo di smobilizzazione delle risorse pubbliche destinate al consumo, come Reagan insegna. Tentativo che diversi esperti di fisco, ovviamente liberisti, ritengono ancora primordiale. Ma è una misura che troverà consenso nell'immediato, inutile girarci intorno. Proprio come accadde per Reagan. Tagliare nel pubblico per dare al privato incontra, ancora oggi, il favore popolare nel breve periodo.
L'operazione DEF, la vecchia finanziaria che contiene l'operazione "80 euro", da quello che si legge al momento, pare essere da 14,8 miliardi. Si colga la differenza: con una "semplice" manovra di 4,8 miliardi si sarebbe tagliato, ai cittadini, lo stesso ammontare di una manovra di 14,8 miliardi che ne "restituisce" 10. È chiaro che si tratti di una partita di giro in cui lo Stato si trattiene una parte. Ma non c'è solo quello. L'operazione nel suo complesso sottosta al principio di smobilizzazione delle risorse pubbliche per gettarle nella sfera del consumo. E ad una più complessiva contrazione del pubblico: si passerà da 8000 municipalizzate a 1000, con ovvie conseguenze sui servizi pubblici, si ridurrà la spesa per acquisti, con altrettanto ovvia conseguenza sull'economia. Insomma si contrae il pubblico nella speranza di alimentare il consumo privato. Solo che il Reagan fiorentino chiama questa operazione "di sinistra" perché "redistribuisce". E come tale verrà percepita dal popolo. Poco importa se Reagan è stato il principe del debito pubblico, perché si trasferiva al privato, poco importa se il fatturato industriale cala perché non ci sono investimenti pubblici e privati. Per le politiche renzreganiane l'importante è contrarre il settore pubblico, e "redistribuire", il resto è chiacchiera.
Il fatto che la Cgil e la Fiom siano rimaste silenziose, non abbiano chiesto un tavolo di contrattazione, di fronte ad un governo che tiene congelati gli aumenti di stipendo degli statali dal 2010 e "redistribuisce" alla Peron spiega già il futuro, e il presente, delle relazioni sindacali di questo paese. Così come c'è stato silenzio sull'alto tasso di amicizie fiorentine nella recente tornata di nomine. Ma anche, e questo è più grave perché mostra dove stia andando il potere reale, di fronte al fatto che Davide Serra stia facendo il regista della collocazione dell'aumento di capitale del Monte dei Paschi. Davide Serra, per chi se lo fosse dimenticato, è il famoso finanziere con sede alle Cayman, sostenitore e finanziatore esplicito di Renzi, accusato da Bersani, durante le primarie 2012, di portare solo speculazione nel nostro paese. Ed eccolo a dirigere le danze della ricapitalizzazione MPS che sancirà l'alleanza del Pd renziano con i fondi tipo Vanguard e BlackRock (o comunque del Pd con gli Hedge Fund che vinceranno la complessa partita Mps). In ogni caso il pubblico anche qui è morto. E a spese del contribuente.
Il Reagan di Rignano quindi taglia, privatizza, "redistribuisce" (con successo) nel silenzio del paese. O entro surreali accuse di non essere abbastanza liberista. Certo, non piace nemmeno al Sole 24 Ore, quotidiano di Confindustria, che lo ha definito un prestigiatore, ma si muove.
Ci sono, tuttavia, enormi difficolta nel Def, rispetto a Bruxelles, e non a caso l'Italia ha rinviato il pareggio di bilancio al prossimo anno. Ci sono conflitti istituzionali, ad esempio tra la nostra Corte dei Conti che ha definito "non identificabile" il criterio del "debito strutturale" con il quale Bruxelles vuole imporre la politica di bilancio all'Italia, sui quali l'informazione preferisce glissare concentradosi piuttosto sul folklore politico. Ma il governo mostra iniziativa, anche se pericolosa.
Renzi è furbo, fa politica. Politica economica e sindacale. E proverà a farla a Bruxelles nel semestre europeo. Non è congelato come l'altro genere di furbo, Letta. Sono i movimenti ed i sindacati di base che ora devono far politica e saper rispondere. Di fronte a mosse furbe e azzardate come ogni mossa politica, ma vere, non è obbligatorio comportarsi da scemi. Ovvero sacramentando e dicendo che "ci vuole ben altro", che "non ce la farà mai" etc.
La propaganda a reti unificate, proprio perché è tarata su questo genere di argomenti, non aspetta altro. Mentre il processo di privatizzazione, e di esclusione di milioni di persone da una vita sociale dignitosa, avanza. Compito di tutti sarà smascherare queste manovre, far capire che di vantaggi collettivi non ce ne sono e che a prescindere da questo tipo di provvedimenti, la qualità della vita dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati e delle famiglie è destinata a peggiorare sempre di più.

8 commenti:

precari united ha detto...

RIPORTO UNA DISCUSSIONE DA FB

Quanto mi dà i nervi questo..... chiacchiera.... chiacchiera...

Francesca

precari united ha detto...

Franci questo purtroppo non solo chiacchiera ma agisce. Il problema è che le sue azioni sono sempre inversamente proporzionali alla crescita delle classi subalterne.In fin dei conti sta lì apposta. Il problema, visto che parlo con un'operaia e compagna, è la FIOM, che non sta organizzando una giusta difesa, e come dico sempre io ulteriori perdite di reddito e potere della classe operaia sono sconfitte di tutta la parte della società naturalmente antagonista (quel naturalmente indica la collocazione di classe al di là delle intenzioni) agli oligopoli del Capitale.

Brunaccio

precari united ha detto...

Sto aspettando anche io una risposta sindacale... al congresso di Rimini della Fiom non si è parlato bene né di renzi, né degli 80 eurini.... ma abbiamo bisogno di prese di posizioni ufficiali

Francesca

precari united ha detto...

Al di là di Landini, che a mio giudizio si sta mostrando troppo subalterno a SEL, il problema FIOM rimane la CGIL: uscire dalla CGIL vorrebbe dire non avere più soldi ma rimanerci ti tiene ancorato al capestro della Camusso, in una terribile spirale. Io penso che in una fase economica del genere i sindacati classici fondati sulla difesa del lavoro un tempo tutelato abbiano finito la loro funzione storica e si dovrebbe organizzare il sindacato su base autogestita, conflittuale e territoriale. E in questo senso alcuni sindacati di base stanno lavorando molto bene, dopo anni di assoluta lontananza da una dimensione reale del conflitto. Ma si parla più di logistica: purtroppo il mondo metalmeccanico, che era il segmento di classe economicamente centrale di un tempo, è saldamente legato al mondo CGIL, con tutto quel che ne consegue a loro (vostro, dico loro perchè la tua posizione politica è più avanzata rispetto ad altri che ho sentito) e nostro svantaggio.

Brunaccio

precari united ha detto...

E' un passaggio difficile e delicato.... francamente faccio fatica a risponderti. Può essere una fantastica occasione se qualcuno riesce a sfruttarla concretamente. Ritirando le tessere della fiom, la cgil cade... di questo sono sicura. ( A Jesi questo conto lo abbiamo già fatto) Ma per il momento la linea più forte sembra essere quella di chi vuole rinnovare il gruppo... buttando fuori il team della Camusso. Ma è credibile? Certo nelle cose bisogna crederci.... erano in molti a pensare che non saremmo rientrati in fiat... Io penso che il punto di rottura-uscita, sia ancora lontano e che prima di arrivarci faremmo bene a tentare il tutto per tutto.

Francesca

precari united ha detto...

Grazie dell'intervento e ti do ragione: la Storia non è mai scritta prima e, dove è possibile e si hanno margini ragionevoli, bisogna lottare sempre, da dentro o da fuori spesso dipende da dove ti pongono le condizioni materiali della vita.

Brunaccio

precari united ha detto...

Con 80 euro al mese (cifra tabellare variabile da reddito a reddito ed a scapito di alcune detrazioni che, in virtù di questa erogazione, verranno eliminate) Renzi ed i sindacati cancellano il rinnovo del contratto che, almeno nel comparto scuola, latita da 6 anni e, a quanto leggo nel DEF, non verrà preso in considerazione fino al 2020. Cancellano con un colpo di spugna demagogico ogni tipo di rivendicazione salariale facendo sentire i dipendenti pubblici in qualche modo graziati . I dipendenti pubblici, ricordiamolo, le cui buste paga sono l'unica fonte da cui succhiare sangue garantito. E alimentano la guerra fratricida tra poveri, tra quelli che una busta paga neanche ce l'hanno e guardano con livore agli statali, facendo dimenticare che il diritto al lavoro ed ad una giusta retribuzione sono un diritto per tutti e non un privilegio. Annienta la possibilità di una rivendicazione unitaria di questo diritto fondamentale. Mette da una parte e dall'altra della barricata due facce della stessa medaglia, chi un lavoro non ce l'ha e chi ce l'ha, con un reddito garantito ma impoverito all'osso e con un potere d'acquisto quasi nullo. Ci lascia scannare tra di noi, annulla completamente l'idea di una "lotta di classe" (che già era utopia) e libera la strada all'Europa delle banche.

Claudia

precari united ha detto...

E' proprio per i motivi da te espressi che intendevo che è una misura della Scuola di Chicago. Veramente un intervento che condivido in pieno.

Brunaccio