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martedì 13 maggio 2014

INTERVISTA CON LENNY BOTTAI

Oggi, per un giorno, abbandoniamo la politica classica per leggere un'intervista al compagno Lenny Bottai.
Si parla di boxe, di professionismo, di società sportive, e quando parla Lenny le cose non sono mai banali, scontate, accondiscendenti, ma si trova sempre il pungolo della critica e la fiamma della passione politica che arde sotto la cenere.
da http://www.senzasoste.it/altri-sport/intervista-con-lenny-bottai-tra-il-probabile-ritiro-e-la-situazione-generale-della-boxe
 
Allora Lenny, abbiamo letto il tuo recente sfogo nell'intervista rilasciata a Il Tirreno, sei davvero convinto si smettere proprio nel momento nel quale detieni il titolo più prestigioso della tua carriera?
Come ho ben spiegato, non è frutto di volontà, della fine di una passione o di segnali fisici che mi impongono ciò, ma di un fattore che però come questi mi deve obbligare ad un'analisi doverosa su quanto fatto e su quanto si potrebbe ancora fare. Questione che non riguarda il ring ma il contorno.
Manca la possibilità di progettare una strada, manca la sostanza sulla quale si può costruire un percorso sportivo. Senza questi presupposti si costruisce per distruggere. Nelle sigle si deve creare una continuità. Il mediterraneo Wbc conquistato nel 2012 non l'ho mai potuto difendere lo scorso anno, così dalla classifica mediterranea della sigla da campione in un mese sono scomparso. Adesso sono nella graduatoria mondiale della Ibf, tra nomi importanti (http://www.ibf-usba-boxing.com). Se entro settembre non difendo questo titolo, scompaio anche di qui, che senso hanno avuto le fatiche fatte se questa è la fine? Giusto o sbagliato questo mondo ha queste regole.
Nello specifico puoi spiegare meglio questi passaggi di sigle e titoli a chi magari non le conosce?
Le sigle mondiali sono enti privati, federazioni, ce ne sono tante nel mondo ma quelle che contano e si riconoscono tra di loro nella boxe sono quattro IBF,WBC,WBA,WBO (ci sarebbe anche la IBO ma ha rotto con la FPI ed è stata revocata la licenza per l'Italia...) ognuna di queste stila una sua classifica per disputare i titoli di vario livello. Gli internazionali o gli zonali (mediterraneo, asiatico, est-europeo, panamericano...) sono un approccio al campo internazionale titolato, poi ci sono gli intercontinentali che sono uno stadio superiore, considerati da alcuni l'anticamera dei mondiali, che sono poi i titoli che contano di più nella boxe.
Conquistare un titolo intercontinentale e difenderlo è motivo importante per scalare una classifica, invece abbandonarlo può dare l'effetto contrario. Quando ne conquisti uno hai sei mesi per ufficializzare la difesa, poi, giustamente se non combatti te lo tolgono e diviene nuovamente vacante.
Ma non potrebbero allora chiamarti all'estero per una difesa?
Non converrebbe a nessuno. Entro il 24 settembre posso difenderlo io come campione. Il 25 diviene vacante. Se non programmi una difesa, e chi è interessato ad organizzarlo lo sa perché le difese compaiono quando ufficializzate nei siti, se nel caso questa non ancora è prevista, attende il 25 per disputarlo vacante con un altro co-sfidante, quindi con un non campione in carica. Si rischia e si paga meno.
Cosa manca per creare questa continuità di cui parli?
Per disputare dei titoli serve chi è pronto a coprire le spese, che sono cospicue (voli, alberghi, tasse, medici, borse, organizzazioni tecniche, allestimenti, palasport...) il pubblico copre solo una minima parte, e se fai prezzi popolari ancora meno. I manager e gli organizzatori nella boxe italiana sono solo ologrammi, ti accompagnano nel ricevere le possibilità e la gestione tecnica ma poi si affidano alle forze nel locale per la fattibilità economica, ma non è come che dovrebbe ti dicono "allenati a settembre difendiamo il titolo".
Allora, siccome un titolo è sempre un evento prestigioso per una città (almeno, forse altrove...) e per la società dove uno si allena, anche se appartiene nei fatti ad un manager e ad una scuderia, quando capita l'occasione le "piazze" (luoghi e persone vicine al pugile in questione) si muovono per permettere che si disputi. Qui a Livorno latitando le istituzioni si potrebbe confidare solo nei privati, ma anche quelli, latitando appassionati di boxe come altrove, difficilmente riescono a comprendere che la visibilità di un incontro di boxe, magari in diretta mondiale, offre indubbiamente di più che un anonimo cartello tra tanti dentro uno stadio che mai nessuno nota. Ma la nostra cultura monotematica rimanda sempre tutto li, al calcio.
Tolto il periodo che ero sotto contratto con la Goldbet, quando dobbiamo provare ad organizzare un titolo triboliamo sempre fino all'ultimo per sapere se realmente lo faremo o meno. Parliamo di prepararsi per mesi in condizioni precarie (avere le spalle coperte aiuta nell'espletamento della preparazione...) con l'incognita che tutto poi salti. Questa situazione è molto più pesante degli allenamenti che devi sorbirti per mesi per stare sul ring dodici riprese. Senza considerare che poi, al pugile, in tasca rimane veramente poco e non diventa più neppure vivere onestamente.
 
A quanto ammonta oggi una borsa per un titolo?
Per gli italiani siamo scesi a minime d'asta che possono prevedere anche mille euro, i titoli internazionali quando è grasso che cola sono tre quattro mila, per quello dell'Unione Europea che mi avevano recentemente proposto e poi saltò idem. Addirittura mi avevano addebitato anche la ritenuta di acconto.
C'è la crisi e quindi la situazione è critica, ma resta il fatto che qualcosa non va nei meccanismi a prescindere. Allenatori e pugili, debbono fare tutto per passione, ma nell'indotto pugilistico siamo gli unici a doverlo, quando inizi non solo a combattere ma anche ad organizzare te ne rendi conto.
Abbiamo parlato di sigle mondiali, ma per quanto riguarda i Titoli nazionali ed europei come funziona?
Il titolo nazionale è regolamentato dalla FPI (federazione pugilistica italiana) che designa in base ad una sua classifica sfidanti gli ufficiali, forse è attualmente la situazione più chiara e strutturata. I titoli europei sono regolati da un solo ente che si chiama EBU, che è poi una sigla a se. Ci sarebbero anche altri enti, come la Wbo ma non è ammessa la disputa del suo european. Per noi c'è solo l'EBU che disputa Europeo e due sottotitoli, Unione Europea per la comunità ed esterni all'UE (EEU). Quindi altra sigla, altra classifica indipendente dalle altre.
Ovviamente, anche qui, i giochi si fanno nelle stanze. Magari come è successo a me, mentre segui la tua posizione in rotta a suon di sacrifici verso i vertici, scopri che improvvisamente il titolo è diventato vacante e lo disputa non chi ti sta avanti ma chi nemmeno compare in quella classifica. Spesso dietro agli incontri ci sono storie che prescindono da quello che dice il ring. Ma lo sa solo chi conosce i meandri della boxe.
Un po di confusione non trovi? tutte queste sigle, non sono troppe?
Da un certo punto di vista può sembrare ed in parte è vero. Ma questa confusione è più dovuta ai sistemi di valutazione, designazione ed assegnazione che al più volte accusato numero di titoli e sigle, anche perché se esistesse solo una sigla, quindi un europeo ed un mondiale, le liste di attesa sarebbero infinite. La boxe non è uno sport dove puoi organizzare un campionato o un torneo ad eliminazione, i match non si possono fare ogni settimana come nel calcio. Nella mia categoria per la quale attivi negli ultimi dodici mesi ci sono ben 1500 pugili, si diventerebbe vecchi nell'attesa. Inoltre una fascia di atleti di buon livello ma non ai vertici mondiali non avrebbe mai accesso a a nessun titolo. Mentre invece è legittimo che due atleti di ottimo livello internazionale che non siano Pacquiao o Mayweather, si affrontino per un titolo minore, anche se sempre di prestigio. Serve anche per attirare pubblico e TV, quindi sponsor e creare l'evento.
Più che confusione, come in ogni altro sport il problema che delle volte ci sono interessi che cambiano le carte in tavola, quindi il problema è del sistema in generale. L'aggravante è che poi non è controllato ad esempio dai giornalisti che potrebbero rilevare certi scempi.
Non ci sono giornalisti che si occupano do boxe?
Nel senso lato no. Se sono professionisti lo fanno per compensare e non possono conosce a fondo tutto. Gli altri per lo più sono hobbisti. Spesso introdotti e legati a questo o quel manager. Non c'è l'attenzione che c'è per altri sport.
Ma chi stila le classifiche, in base a cosa e come designa gli sfidanti?
Li è forse il problema vero. Uomini. Opinioni. Spesso influenzate da innumerevoli fattori anche extra-pugilistici. Per questo alle classifiche fino in fondo ci credono solo gli allocchi. Delle volte ho provato tenerezza nel leggere e sentire pugili, anche miei dirimpettai, che ci credono fino in fondo, che pensano realmente che alcune scelte siano dettate da sola meritocrazia. Magari perché disconoscono certi meccanismi e gli interessi muovono questo mondo, o forse fanno solo finta tenendo la parte, chissà...
Le classifiche dei giornalisti le fanno gli stessi in base alle loro opinioni oppure alle loro simpatie, vai sui forum o i siti che bazzicano e gli fai le carezze allora le scali. Oppure sei di quella città o di quella regione del tizio che le stila, qualche valutazione può cambiare... Ma sai, quelle rappresentano pareri, opinioni e quindi sempre legittime o legittimate, sono consultabili solo ai fini ed al solo spirito egotistico di chi le segue.
Quelle delle sigle, cosa invece funzionale all'attività, purtroppo spesso le fanno nelle stanze in base agli interessi. Certo è indubbio se sei un fuoriclasse prima o poi compari e se non hai valore puoi fallire le occasioni, ma queste occasioni con un buon cavallo che ti guida ad hoc (chiamasi manager, organizzatore, o altro...) possono cambiare parametro. L'unica classifica che può considerarsi pura e aggirabile solo con strategia, ma ugualmente da tutti, è quella di Boxerec (www.boxerec.com) che assegna in base ad una formula matematica i punteggi ad un pugile in base al record e a chi ha affrontato. Certo, qui la strategia nella scelta di avversari può fare la differenza, il manager e le possibilità economiche influiscono questa strategia, l'economia prevale sempre, ma almeno le valutazioni non sono umane, i punteggi derivano da una formula fissata e consultabile.
Questo sport ha due facciate, quella buona si vive sul ring ma inizia e finisce col gong. Il valore di un incontro, con titolo o meno in palio, lo si vede da bordo ring, dalle emozioni che regala. Non dal titolo in se.
Non trovi che sia un sistema con criteri di accesso viziati? Si parla di maggiori possibilità avendo sponsor o influenze decisionali dall'alto.
In parte è purtroppo così. Anche se non si dice e molti neppure se ne accorgono. Come in molti altri ambienti. Poi è palese che se uno ha qualità eccelse, è fuoriclasse, prima o poi emerge, ma è situazione rara.
Per chi diciamo naviga in acque livellate come da noi la differenza la possono fare aspetti come questi che non rientrano nei parametri sportivi e per molti sono silenti o invisibili.
Del resto nel dilettantismo la stessa cosa avviene con chi vive in maniera privilegiata nei corpi di stato come atleta ed ha possibilità maggiori di chi deve vivere normalmente.
E allora perché amare la boxe con tutte queste controversie?
Le controversie fanno parte dell'uomo e delle situazioni che crea specialmente quando sono anche vincolate agli interessi, magari basterebbe capirle e tenerle sotto tiro, come potrebbe avvenire nel calcio. Ma come detto la boxe in Italia è poco seguita e forse, c'è chi sguazza nel buio in certi casi. Poi, al di la di tutte queste valutazioni diciamo tecniche ed etiche, non si può ingannare a lungo, alla fine il ring dice sempre come stanno le cose.
Sul ring ed in palestra, si consuma la disciplina più affascinante ed onesta del mondo e queste burocrazie non impediscono di regalare e vivere emozioni vere a giochi fatti. Poi provengono da fuori, nei meccanismi, ma sul ring difficilmente si rischia di vedere cose ignobili come le partite fatte. I pugili scelgono questo sport perché hanno qualcosa dentro, e si vede.
Quando è finito il match hai parlato di un futuro nel quale non si capisce dove andrà il professionismo italiano, ci puoi spiegare?
L'Aiba è l'ente mondiale che regola le competizioni internazionali e le olimpiadi nel dilettantismo. Come fosse la Fifa ma dei dilettanti di boxe. Tutti sanno che i più bravi dilettanti spesso dopo le olimpiadi, a men che non siano nei corpi di stato come alcuni nostri famosi, passano al professionismo per disputare i titoli delle sigle mondiali. Da quando il presidente Aiba Wu si è svegliato male ha deciso di blindare e privatizzare olimpiadi e campionati internazionali dilettanti. Ha creato un professionismo suo e imposto alle federazioni affiliate che volessero parteciparvi di variare i propri statuti, espellere il professionismo delle sigle, e sposare solo il neonato professionismo Aiba compreso l'ibrido delle Wsb. Ha sfidato in pratica la boxe professionistica mondiale lanciando la chimera della riunione della boxe in una sola sigla.
Quindi visto quanto detto, l'Aiba ha ragione nel voler metter fine a questa situazione?
Potrebbe sembrare una pulsione di uguaglianza, ma al momento non sembra così, in quanto nel suo neo progetto decide lei chi partecipa e chi no alla sua forma di professionismo. Che non sarà più accessibile a tutti previo semplice punteggio e domanda come adesso. Quindi toglie direttamente la possibilità di accedervi a molti a meno che non abbiano una storia importante come dilettanti. Come me, tanto pro titolati da dilettanti non hanno fatto granché, essendo quasi due sport diversi.
Poi alla fine, sarà semplicemente una sigla in più, le altre, specialmente nei grandi giri non verranno scalfite.
E le altre sigle come hanno reagito a questo dictat dell'Aiba?
Inizialmente hanno scritto al Cio denunciando che l'Aiba si era fatta padrona delle olimpiadi quando non era cosa sua. Ma il Cio oltre a non aver risposto ha dato anche la notizia della candidatura come presidente del medesimo lo stesso Wu, anche se poi non ha vinto. Ma nulla è variato ed hanno annunciato che le olimpiadi prossime saranno fatte da Professionisti AIBA che poi torneranno dilettanti.
Quindi, le grandi organizzazioni professionistiche si sono messe d'accordo ed a suon di citti hanno messo sotto contratto e strappato i migliori soggetti che l'Aiba aveva promosso come future stelle della sua forma di professionismo. Il progetto Aiba Pro ha subito ritardi, tanto che non è ancora partito.
Ma queste sono cose per i livelli top, il caos viene alla base con le società, come la mia, che avendo dilettanti e professionisti, non potranno più fare o l'una o l'altra cosa, cioè il dilettantismo federale ed il professionismo della neo federazione, visto che l'Aiba non consentirà ne il contatto ne la gestione di medesimi spazi per atleti e insegnanti.
La federazione italiana come si pone di fronte a questa situazione?
La federazione ha avviato un pacchetto di deleghe alla lega pro (costola che si occupa del professionismo) per formare a sua volta un'altra federazione, tuttavia dal 2016 dopo Rio, qualcuno dice perché il CONI da i contributi in base agli iscritti ed una scissione prima danneggerebbe.
Molte società sono tra l'incudine e il martello.
Cosa potrebbe risollevare la boxe italiana per te?
Indubbiamente gli investimenti, come tutti dicono, si dimenano a trovare soldi. Servono, ma prima di tutto serve una cultura sportiva e di attenzione verso la boxe. La chiave è la TV che non manda gli incontri. Non c'entra nulla ne la spettacolarità degli incontri ne la violenza. Per come la vedo sono specchietti per le allodole. Un giorno danno il Curling o il Poker, con tutto il rispetto non di certo spettacolari, un giorno L'MMA o il Wrestling, che anche se è finzione è per i bimbi e non di certo educativo.
Lo sport è sport. A chi piace duro va di vederlo a chi no cambia canale. La popolarità guadagnata appunto dall'IMA negli ultima anni lo dimostra. E poi ogni giorno vediamo guerre e morti in TV, sarà un incontro a incitare alla violenza?
Adesso la palla va alle neo-federazioni, il futuro ci dirà cosa succede, se in una o nell'altra parte della scissione avremo quanto non abbiamo avuto fino adesso, oppure no, se i soliti problemi saranno ancora li. Speriamo colgano la sfida e dalla competizione nasca qualcosa di buono.
 
Grazie per la chiacchierata e le delucidazioni, che difficilmente avremmo potuto comprendere ed offrire ai lettori. Tornando a noi, a te, sei proprio deciso allora?
Premesso che nella boxe sono ogni giorno, da insegnante. Come pugile soffro già ogni volta che vedo un sacco in palestra o penso a quanto vissuto fino ad oggi. Ma mi rendo conto che latitando intorno a me certi ruoli e la copertura economica detta, diventa un'avventura e un interrogativo continuo. Mi sento di aver fatto i salti mortali e per quelli c'è un limite. Per il ring il limite te lo da la testa ed il corpo. Per quello avrei ancora qualcosina da dire, ma con la tranquillità di un pugile e basta, che non ho mai conosciuto.
Di certo, non avessi avuto Livorno, una società come la mia, tanti amici ed un Team che ha compensato tante lacune, non avrei potuto fare nulla di quello che ho fatto. Spesso mi sono gestito, organizzato ed anche auto-allenato. Un'esperienza che cresce, aumenta di cultura e percezione delle cose, ma consuma, perché più capisci e più hai certe idee più diventeresti un "bombarolo".
Ed al tuo pubblico, cosa hai da dire?
Abbiamo condiviso grandi momenti, cosa non facile al giorno d'oggi. Inoltre ho vissuto un percorso dal basso, senza né redimermi né vendermi, di questo ne vado orgoglioso, anzi, ne possiamo andare orgogliosi tutti quelli che con me hanno fatto parte di questa sfida. non faccio nomi né ringraziamenti, chi deve esserci è in queste parole.
Altro da dire?
Si, spero che qualcuno salvi questo sport. In generale ma più che altro in città. Il patrimonio pugilistico della città non può essere abbandonato, non parlo solo del sottoscritto. Ma in generale. La sostanza non manca, e nemmeno il pubblico. Spero che qualcuno raccolga questo appello prima o poi, per lo sport e per la tradizione della città.

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