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lunedì 19 maggio 2014

UN MILIARDO DI OBESI

Questo articolo mi colpisce perchè finora avevo riflettuto sull'obesità come problema delle fasce povere nelle società avanzate occidentali: i figli dei poveri spesso stanno dentro casa tutto il giorno soli, mangiano quello che i soldi e lo scarso tempo familiare concedono (una serie di lavori precari portano via tutto il giorno), difficilmente frequentano con continuità attività sportive, un po' per i costi un po' per l'assenza di stimoli e motivazioni degli adulti, di cui chi intraprende uno sport ha bisogno. I ricchi invece sanno mangiare bene, fare fitness, gestire il rapporto col proprio corpo, seguono o fanno seguire i propri figli. Insomma, l'esatto contrario delle società contadine di un tempo, in cui le classi povere erano di fisico asciutto e spesso il ricco era grasso, anche se difficilmente è un discorso quantificabile vista l'assenza del concetto scientifico di obesità. Ma un occhio alle foto di un tempo credo possa dare la misura.Qua notiamo invece che il problema dell'obesità riguarda anche i Paesi in via di sviluppo.
A tutte le cause che pone l'articolo, a me viene di aggiungerne un'altra, che accomuna il mondo iperavanzato (o meglio, ormai marcito e in decadenza) con quello in via di sviluppo, e che forse è errata da quanto è banalmente empirica.
Penso che l'uso enorme di dispositivi mobili e videogames in tutte le salse -altra abitudine enorme nelle fasce povere del Terzo mondo e del nostro- favorisca la sedentarietà e la compulsività, e dunque l'abuso di junk food, che costa poco ed è sempre pronto e confezionato.
Una generazione di obesi e solitari è molto facilmente sfruttabile e ben poco ribelle...

da http://www.eastonline.eu/it/opinioni/open-doors/2230-un-miliardo-di-obesi

Sembra paradossale, ma è la triste verità: nei paesi in via di sviluppo, dove una persona su otto, quindi circa 850 milioni di persone al mondo, non ha cibo a sufficienza per soddisfare i propri bisogni minimi, negli ultimi 25 anni o poco più il numero di obesi e di persone sovrappeso è cresciuto in maniera esponenziale.
http://scanfree.org/obesity-an-important-health-issue/
Se nel 1980 si contavano 250 milioni di persone, nel 2008 si è arrivati a sfondare il tetto del miliardo. Numeri impressionanti, forniti da una ricerca da poco pubblicata dall’Overseas Development Institute. Numeri piuttosto semplici da spiegare: dove manca la cultura del cibo, dove l’informazione è precaria, dove non viene svolta attività di prevenzione, gli obesi crescono.
Anche nei paesi sviluppati il numero di persone sovrappeso è aumentato, e non di poco, crescendo di circa 200 milioni e portando il totale a 550 milioni. Ma i numeri numeri più allarmanti, secondo Steve Wiggins, ricercatore dell’ODI, riguardano i paesi in via di sviluppo «il tasso di crescita nei paesi in via di sviluppo è allarmante. Se l’attuale trend dovesse continuare vedremo sicuramente nei prossimi anni un importante aumento di malattie quali cancro, diabete, o ancora ictus, che andranno a pesare ancora di più sul sistema sanitario pubblico».
La ricerca mette in luce anche come i governi non stiano facendo pressoché nulla per combattere questo fenomeno, per disinteresse molto probabilmente, ma anche per la pressione svolta da alcune lobby: quella delle industrie alimentari, in primis. «I governi non dovrebbero avere alcun timore di intervenire su queste questioni – continua Wiggs – Dovrebbero anzi contribuire alla promozione di diete più sane, mettendo eventualmente delle limitazioni, come è stato fatto per il fumo, sui cibi che possono mettere a rischio la salute». Gli Stati sembrano non capire, purtroppo, la portata e la gravità del fenomeno. Non insegnare ai giovani cosa e come mangiare, non investire in campagne di comunicazione per informare le persone dei rischi legati al consumo di certi alimenti, vuol dire avere una visione miope del problema. Qualche anno fa, quando vivevo a New York sui vagoni della metropolitana c’erano dei manifesti che informavano sulla quantità di calorie e zuccheri presenti nei beveroni da fast food molto di moda negli Usa; non so se possa essere una cosa utile, di certo però è già qualcosa che dimostra un minimo impegno delle istituzioni nella lotta contro l’obesità.
I paesi più colpiti da questo fenomeno, sempre secondi i dati dell’ODI, sembrano essere la Cina e il Messico, dove, dal 1980 ad oggi, il tasso di obesità è raddoppiato. Non se la passa bene neppure il Sud Africa che ha visto questo dato crescere di un terzo sorpassando il Regno Unito. Una delle cause di questo aumento è dovuto al sempre maggiore consumo di zuccheri, cresciuto di oltre un quinto a persona, dal 1961 al 2009. Meno di un terzo della popolazione mondiale consuma meno della cifra massima giornaliera consigliata, 50 grammi, e 69 paesi hanno un consumo di zucchero pro capite doppio rispetto a questa cifra. Il consumo di grassi, altro annoso problema, sembra essere invece decisamente maggiore nel Sud Est asiatico e in Africa meridionale.
C’è chi propone di mettere dei divieti sulla vendita di alimenti eccessivamente zuccherati e grassi, di fare insomma quello che è stato fatto in molti paesi per il fumo; perché d’altronde anche l’obesità, così come il fumo, uccide.

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