da http://www.senzasoste.it/altri-sport/a-livorno-di-ritorno-da-las-vegas-intervista-con-lenny-bottai
Da Las Vegas con orgoglio. Abbiamo incontrato Lenny Bottai per scambiare qualche idea e condividere le sue impressioni con schiettezza, senza le bolle mediatiche che spesso distorgono o ingigantiscono i particolari tralasciando la sostanza.
Intanto bentornato da questa tua grande esperienza e da questo tuo grande risultato sportivo nonostante la sconfitta. Ogni volta che ci vediamo per un'intervista ci diciamo "Chi l'avrebbe mai detto qualche anno fa" e poi si arriva a quella dopo che hai fatto un altro balzo in avanti. Come da tradizione facciamo l'intervista "a mente fredda" e come spesso accade anche questa volta ci sarà da parlare di questioni mediatiche ed extrasportive. Ma iniziamo dalla parte sportiva che è quella per cui fai tanti sacrifici e per cui eri a Las Vegas. Che ambiente hai trovato nella patria della boxe in cui spettacolo, business e sport sono un unico grande, lussuoso e ostentato evento?
Dal punto di vista sportivo, della partecipazione e promozione degli eventi ovviamente per me è stato come vivere un film o esser dentro un videogame, ma un passo al di fuori di questo, mi sono veramente reso conto come l'approccio alla vita pacchiano a stelle e strisce sia molto probabilmente uno dei problemi più insidiosi nel mondo. Cioè, se da una parte c'è da imparare, dall'altra ti rendi conto che per quanto c'è da imparare nel gestire e promuovere gli eventi, c'è anche da rendersi conto che alla fine è solo una questione di business, quindi il tutto prende facilmente anche aspetti negativi.Dal punto di vista tecnico e fisico, quanto ti senti ancora distante da un livello come quello di Charlo e di altri campioni della tua categoria?
Ti rispondo molto onestamente. Tecnicamente so bene che c'è un divario, ma sin dalla prima ripresa mi sono sorpreso per come riuscivo ugualmente a fare quello che dovevo. Cioè tagliare la distanza e lavorare con la mia strategia. Poi magari avrei pagato caro ugualmente. Ma quello che invece mi sono accorto sin da prima del match era impossibile da colmare era il divario fisico, e adesso mi spiego perché quando ho guardato video di lui, tutti gli avversari pareva fossero 2 o 3 categorie inferiori. Charlo grazie alla sua equipe riesce a fare un Weight Cutting (tecnica della riduzione del peso attraverso la perdita e reintegro di liquidi) che gli garantisce di combattere a 3 categorie sotto quella che dovrebbe. Al peso eravamo entrambi 68,9, era alto, ma fine, quello che ci siamo detti col mio team. L'IBF (sigla per la quale combattevo) obbliga ad un secondo controllo del peso al mattino seguente, di non essere oltre 10 libbre in più. Io ero 72Kg, Charlo al limite massimo già 74,4. Poi, sicome ne stanno discutendo tanto in America di questa tecnica, Showtime si è presentata prima del match, ci ha portato una bilancia e ha chiesto di riprendere il peso prima di montare sul ring. Io ero 161 libbre con training e scarpe. Più o meno come la mattina. Con Charlo c'era Chico Gassani del mio team, che doveva controllare i suoi bendaggi, era 77kg. In Tv hanno detto che aveva recuperato oltre 17 pounds dal giorno prima.
Insomma, voglio dire, al di la di ogni analisi tecnica e tattica, è come se io riuscissi a fare un match con un Peso Leggero. In questi termini ogni analisi tecnica viene meno e non lo dico per trovare delle giustificazioni. Non a caso, sentivo che stavano discutendo che, alcune categorie di combattenti, come i sud americani, più indietro dal punto di vista scientifico e medico, risentono di questi giochetti e quindi le Federazioni vogliono trovare un sistema per impedirlo o limitarlo. Questo sia chiaro, non di certo per trovare scuse alla sconfitta che deriva da altro ma per capire effettivamente se davvero siamo poco competitivi in certi circuiti da cosa proviene effettivamente questa minore competitività, cioè se solo dal ring o anche da altro. Ipotizzo una stessa capacità di nostri atleti di fare 3/4 categorie sotto a quella effettiva e se le forze in campo sarebbero le stesse. Lo dico da atleta e da insegnante per farsi un'analisi e migliorare. Ammesso che questo progresso, se lo è, prima o poi non causi in crackEd invece parlando tecnicamente solo del match, come lo hai visto?
Ho iniziato guardingo, ma con le buone misure. Sono felice di essere rimasto me stesso, ovvero sempre andando avanti e cercando di fare quanto nelle mie corde, che una cosa è falro ai Bagni Lido, una all'MGM. Ma lo facevo, ed ero soddisfatto, qualche colpo di sbarramento l'ho preso, qualcuno l'ho dato. Ho accorciato la distanza e un paio di volte lavorato al corpo. In un paio di situazioni è stato furbo lui e scemo io, ha messo colpi bassi e finito sopra, mente mi lamentavo ho preso colpi gratis. Fin li, era nei piani. Poi un maledetto sinistro mi ha aperto l'occhio. Quelli non sono guanti, sono vuoti. Poi ci credo vanno tutti KO. Sembravano finti. Charlo è potente, anche in virtù del peso, ma oltre a quello mi pare di capire che con quei guanti anche non essendolo se si finisce in piedi ci si spacca in ogni caso. Quando sono andato all'angolo alla fine della seconda ho capito che di li a poco, sarebbe finito, non vedevo da un occhio. Allora all'angolo in livornese ho detto "viene vieni, fa una sega, andiamo..." i pensieri erano tanti, ma non c'era altro da fare, ho provato ancora a giocarmi le mie carte ed è arrivato un bel colpo di chiusura alla tempia mentre mi avvicinavo. Di istinto, per reazione mi sono rialzato subito, ed è stato quello l'errore. Poi l'arbitro ha interrotto, ma io, almeno questa soddisfazione, ero in piedi.
La maglietta contro il Jobs Act è diventata un fenomeno mediatico che ha toccato anche i tg. Ti aspettavi tutto questo chiasso attorno alla maglietta? Secondo te perché? E infine, cosa volevi esprimere con quel gesto per certi versi semplice?
Guarda che questo è veramente un paese assurdo. Per giorni ci siamo lamentati che nessuno ha parlato del match, forse perché ero io, poi una semplice maglietta ha fatto scoppiare l'interesse e la deficienza diffusa dei media che si sono inventati le peggio cose. Il messaggio era chiaro, e non ci voleva di certo Einstein a capirlo. "No jobs act, con i lavoratori sempre!" dietro "pane, dignità, futuro per tutti!". Chiarissimo. Vengo da una città in ginocchio per il trattamento riservato a molti amici operai, categoria della quale ho sempre fatto parte, e la risposta dall'alto è annullare il diritto al futuro, al lavoro stabile. Per me era un messaggio a favore di quelli che poi mi sostengono, quelli che erano in piedi per me. Nemmeno più di tanto politico, anzi, direi che se fosse stata una maglietta di un partito non me la sarei nemmeno messa, in quanto fuori luogo in quel contesto. Ma tu pensa, i cronisti e giornalisti americani hanno apprezzato, quelli italiani non ci hanno capito un cazzo, questo è il termometro di come sono messi male.
Paradossalmente ha fatto notizia per qualche mangiapane a ufo che s'è inventato la notizia con le "minacce del pugile a Renzi" e tutte le conseguenti reazioni a catena dei media. Mi hanno cercato cani e porci. Qualcuno, mi ha fatto domande, ma alle risposte se l'è filata, classico di chi vorrebbe risposte diverse. E' una categoria, quella dei giornalisti, che purtroppo è impastata di persone che hanno perso la cognizione con la realtà, e per scrivere si devono inventare le storie a modo loro.
Ma siamo di Livorno e in "Itaglia", ho rivissuto i periodi degli striscioni delle BAL, quando la notizia che doveva far notizia era un'altra da quella che era e se lo dicevi mettevi in crisi tutto il meccanismo, era tempo che non provavo emozioni simili.
Al di la dello sciacallaggio mediatico è un gesto che ha allargato i tuoi orizzonti mediatici, non trovi?
Sì, me ne sono reso conto quando mi sono accorto che dalla pagina di atleta su Facebook con la quale comunico da tempo, è passata in due giorni da 7900 mi piace a quasi 14000. Ho trovato messaggi bellissimi, di gente di ogni parte che mi hanno riempito di orgoglio. Persone in difficoltà che mi hanno detto di seguirmi come esempio, altri che mi hanno svelato i loro problemi nella vita e nel lavoro e mi hanno ringraziato per aver dato loro voce. Altri mi hanno offeso e infamato. Va bene anche quello. Poi ho scoperto che in molte città, tanti fratelli appartenenti allo sport popolare avevano organizzato visioni, pensa a Genova, Palermo, Roma, oltreché ovviamente nella mia Livorno, è una cosa che mi ha inorgoglito e non mi aspettavo, avrebbero meritato la vittoria, questo è il mio rammarico.
Ci tengo anche a dire, con orgoglio, che anche da molti ragazzi di Pisa ho ricevuto testimonianze di stima, il che, suggella il fatto che tra certa gente c'è un rispetto ed un filo che va oltre anche ai colori. Un onore, un concetto, un idea, che tutti li sciacalli si sognano. Non la potranno mai capire questa. La mia vittoria è questa, essere andati (pluralizzo volontariamente) tutti oltre.Ogni volta pare che si faccia l'ultima intervista da professionista e invece poi dai sempre il colpo di coda e riparti da un gradino più in su. Cosa ci riserverai per il futuro?
Adesso mi devo riprendere bene, mentalmente, e poi riniziare a lavorare. Perché il prossimo importante impegno, per il quale avevo anche rifiutato questo, è il centenario del Livorno, nel quale in contemporanea ci sarà anche il concerto della Banda Bassotti e molte altre cose. Lo vivo come il coronamento di un percorso, spero che potrò disputare un titolo magari di rilievo in quella occasione. Quindi, da qui a poco inizierò a lavorare per quello. Del resto è la storia che mi appartiene, e poi, lo stesso presidente e il Livorno sono tra i pochi che mi sono stati vicini in questo percorso, quindi a loro devo molto e sarà mia/nostra premura dare tutto per il 14 febbraio.
Nessun commento:
Posta un commento