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venerdì 1 dicembre 2017

I LICENZIAMENTI 'ETICI' DELL'IKEA

Dopo i licenziamenti di una mamma con un figlio disabile e di un operaio che aveva allungato la pausa di una manciata di minuti, riporteremo due articoli per poter dare maggiori spunti di riflessione su un'azienda che fa dell'etica e delle campagne solidali la sua bandiera, ma che, pur accampando mille giustificazioni (riportate negli articoli insieme alle smentite di alcuni lavoratori), non esita a prendere provvedimenti gravissimi su situazioni delicate.


da   http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2017/11/29/ASqrOtGL-cacciato_secondo_licenziamento.shtml
La protesta delle colleghe della donna licenziata a Corsico

IKEA raddoppia: dopo aver licenziato a Corsico una madre con figlio disabile che non riusciva a star dietro ai turni che le erano stati assegnati, è di oggi la notizia di un uomo licenziato a Bari. L’uomo, padre di due bimbi piccoli, è stato licenziato da Ikea per essersitrattenuto in pausa 5 minuti più del tempo previsto. La notizia è stata data dal sindacato Uiltucs e arriva il giorno dopo quella analoga del licenziamento nella sede di Milano di una mamma separata con due figli di cui uno disabile, che non riusciva a entrare al lavoro alle 7 del mattino. Sul licenziamento della donna, Ikea oggi ha emesso un comunicato sostenendo che il provvedimento è doloroso ma giusto. Le colleghe della donna licenziata hanno protestato nella sede di Corsico, mentre da Genova non si annunciano iniziative sindacali di solidarietà.
«Esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Marica, la lavoratrice di Ikea licenziata a Corsico», insiste invece la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan. «È un fatto molto grave - prosegue - inaccettabile, che ripropone nel nostro paese quanto sia difficile per le donne conciliare il lavoro con la cura della famiglia. È una vicenda che mortifica tutte le donne madri. Ikea deve tornare sui propri passi e rispettare le norme che tutelano le lavoratrici madri. Con la contrattazione si possono affrontare le questioni che riguardano la tutela della maternità, ma occorre buon senso e corrette relazioni sindacali. Il rispetto per le donne passa anche attraverso il riconoscimento del lavoro di cura e di assistenza ai propri familiari, soprattutto quando si tratta di persone deboli e non autosufficienti».
Tornando al licenziamento di Bari, in un comunicato, il sindacato parla di «licenziamento illegittimo e vergognoso» e di un «provvedimento eccessivo e sproporzionato che ha portato l’uomo, tra l’altro monoreddito, ad essere cacciato dopo ben 11 anni di lavoro impeccabile».
«È un clima molto pesante quello che si respira in Ikea ultimamente - dichiara Ivana Veronese, segretaria nazionale della Uiltucs, Unione italiana dei lavoratori dei settori turismo, commercio e servizi, che segue a livello nazionale le trattative con Ikea - e i licenziamenti sono la punta di un iceberg. Anche per questo motivo da una decina di giorni, insieme ai lavoratori dipendenti di Ikea Italia, abbiamo lanciato la campagna #CambiaIkea», che in una settimana ha raccolto 25mila firme web e cartacee. «Il provvedimento verso Claudio (questo il nome del lavoratore licenziato, ndr) - spiega Giuseppe Zimmari, segretario generale della Uiltucs Puglia - è eccessivo e sproporzionato. L’azienda non ha poi avanzato tutte le contestazioni, appena avvenivano i presunti ritardi nel rientro in servizio dalla pausa, ma ha atteso di sommarle. Per questo per noi è un licenziamento senza dubbio illegittimo e sarà impugnato a livello legale. Daremo battaglia dal punto di vista sindacale, non ci fermeremo».
Oggi in Ikea Italia, ricorda l’azienda, «lavorano più di 6.500 collaboratori diretti, in oltre 21 punti vendita, per i quali valorizziamo le competenze e garantiamo percorsi di crescita. I risultati della nostra indagine di clima interno, infatti, confermano che l’82% dei nostri lavoratori si sente rispettato e valorizzato e l’83% si dichiara orgoglioso di lavorare in Ikea e di farlo sapere. Il 90% è impiegato con un contratto a tempo indeterminato e, nell’ultimo anno, oltre 100 donne e 100 uomini hanno avuto un avanzamento di carriera». Ikea «è da sempre un’azienda sensibile e rispettosa delle diversità. Questo atteggiamento è frutto della consapevolezza che le differenze di genere, orientamento sessuale, provenienza, età e anzianità aziendale sono elementi di sviluppo culturale individuale e collettivo. Grazie alla valorizzazione delle diversità e dell’inclusione, possiamo dire con orgoglio che oggi abbiamo il 58% dei collaboratori e il 44% dei responsabili rappresentato da donne. Per Ikea i propri collaboratori - conclude l’azienda - sono la risorsa più importante e questo è dimostrato dalla storia dei nostri 29 anni di presenza in Italia».
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da http://www.ilgiorno.it/sud-milano/cronaca/ikea-licenziata-1.3570098

Corsico (Milano), 30 novembre 2017 - "Siamo sempre stati disponibili a concordare le migliori soluzioni per le necessità della lavoratrice che negli ultimi otto mesi ha lavorato meno di 7 giorni al mese, usufruendo di cambi turno e spostamenti orario concordati con i colleghi e la direzione". Ikeaspiega che il licenziamento di Marica Ricutti si è reso "necessario, perché la sua autodeterminazione degli orari di lavoro ha messo in difficoltà i colleghi". Un comportamento "non tollerabile", per il colosso svedese che si difende dalle accuse di un atteggiamento "ingiustificabile e ingiusto", come lo hanno definito i sindacati che si sono mossi subito, dopo che la 39enne ha accusato l’azienda di "poco rispetto e umanità. Ho un figlio di cinque anni che deve seguire delle terapie, il cambio di orario era incompatibile, non potevo accompagnarlo e l’azienda non ha sentito ragioni". Insomma, lo scontro è aperto e i sindacati, con in testa Maria Carla Rossi della segreteria Filcams Cgil Milano Lombardia non si arrendono e risponderanno "al più presto alle affermazioni di Ikea. Abbiamo impugnato il licenziamento".
Intanto, i social si sono riempiti dell’hashtag “pessimaikea” e di messaggi di solidarietà a Marica. La mobilitazione ha fatto il giro d’Italia, i lavoratori, non solo gli oltre 150 che hanno scioperato due ore martedì, hanno dimostrato vicinanza alla donna che non si aspettava "tanta solidarietà. Ringrazio tutti. La mia battaglia continua, ci sarò anche io a raccogliere le firme, a cercare di ottenere un dialogo con Ikea che tanto si spende in campagne pro famiglia e poi non riesce a venire incontro a una mamma sola". Il messaggio di solidarietà è arrivato anche dal segretario metropolitano del Pd Pietro Bussolati che ha deciso di "aderire al presidio promosso per il 5 dicembre, in segno di protesta all’incomprensibile decisione. Bene ha fatto Titti Di Salvo, vicepresidente dei deputati del Pd, a depositare un’interrogazione. Auspichiamo - prosegue - un ripensamento dell’azienda". Intanto, tra i lavoratori del negozio si avverte uno stato d’animo teso e di preoccupazione. Parlano sottovoce, per non farsi sentire e non "rischiare, ma di cose ce ne sarebbero da dire". Per esempio, che non è il primo caso in cui Ikea "licenzia in tronco - dicono -, come la nostra collega, 50enne, che un paio di anni fa è stata lasciata a casa nonostante soffrisse di depressione. E con un figlio disabile. Oppure un altro lavoratore, anche lui licenziato perché aveva partecipato a una manifestazione. Assurdo. Qui i turni vengono decisi con un meccanismo, non c’è spazio per l’aspetto umano, siamo solo macchine. Poi fanno tante campagne pro diritti delle donne e per i disabili".
In effetti, per domenica era previsto addirittura un flashmob per sensibilizzare sulla disabilità, dicono i lavoratori: "Dovevamo imparare i passi del balletto, ma ovviamente l’azienda ha cancellato l’evento in tutta fretta. Forse non c’era abbastanza tempo, o forse per il troppo imbarazzo".

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