
Il Labour Party, contrariamente ad ogni previsione che attendeva comunque un risultato dignitoso, esce devastato dalle elezioni, stravinte dalla destra di Johnson, e Corbyn si dimette.
Cerchiamo qui, a caldo, alcuni spunti di riflessione sul fatto.
Possiamo trovare tanti motivi esterni, ma non possiamo non notare che, contrariamente a quanto penseremmo in molti, la Sinistra non perde quando non 'fa la Sinistra', ma perde anche di più quando 'fa la Sinistra', cioè imposta una campagna basata sulla tutela sociale e delle classi subalterne.
Se pensiamo anche a Melenchon, che pure aveva solidarizzato coi Gilet Gialli ed è uscito ridimensionato, e alla sinistra al governo portoghese, in cui oggi dominano le posizioni moderate dei socialisti, il quadro sembra reggere.
Ci possono essere mille motivi: se la scarsa critica all'UE ci sembra una motivazione complessivamente debole (Corbyn forse paga la sua ambiguità sul referendum, ma certo Melenchon sull'UE non era ambiguo, mentre la sinistra portoghese è europeista), pensiamo che ormai l'ideologia dominante sia quella del neoliberismo con venature nazionaliste: se il pagare meno tasse, alla faccia dello stato sociale, è sempre stato un mantra della borghesia, probabilmente esso è entrato anche nell'ideologia dei salariati che sperano di riprendere qualcosa di più nel salario (anche se storicamente ciò non avviene, o avviene marginalmente visto che poi le perdite nel welfare, salario indiretto, sono maggiori dei guadagni), e questo meccanismo mentale è entrato attraverso la campagna contro gli immigrati, che sarebbero, secondo il senso comune, i veri predatori dello stato sociale. Ed ecco il sogno di un'Inghilterra forte, fuori dall'UE...ma vassalla degli USA e della finanza (che certo non è il modo per risollevare i ceti popolari).
E' evidente che in tutta Europa la sinistra ha una crisi di rappresentanza politica, ma noi sappiamo e abbiamo detto spesso che la 'classe' in un territorio non è fatta solo dai proletari autoctoni, ma anche da quelli immigrati, che spesso non possono votare ma che in quel territorio vendono la loro-forza lavoro, e questo ci spinge a pensare che la ricomposizione di classe non potrà mai più avvenire in nessun modo attraverso appuntamenti elettorali o forze che si presentano, perlomeno da subito, alle elezioni, ma solo attraverso le pratiche sul territorio, dai laboratori sociali, al lavoro cooperativo, alle lotte per i diritti sociali e materiali, come la Francia ci sta insegnando.
Accumulare forza e credibilità sui territori e nelle masse e riconquistarne la fiducia è la condicio sine qua non per iniziare con esse un futuro lavoro politico (nel senso di impostazione sistematica formale ed aperta di tipo ideologico, strategico e tattico), perchè alternative non se ne vedono, e bisogna puntare assolutamente sui giovanissimi di oggi, non lasciando davanti a loro il deserto nell'autogestione, nel mutualismo, nelle lotte per i diritti sociali.
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