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venerdì 13 dicembre 2019

LA BATOSTA. SPUNTI DI RIFLESSIONE.


Jeremy Corbyn

Il Labour Party, contrariamente ad ogni previsione che attendeva comunque un risultato dignitoso, esce devastato dalle elezioni, stravinte dalla destra di Johnson, e Corbyn si dimette.
Cerchiamo qui, a caldo, alcuni spunti di riflessione sul fatto.
Possiamo trovare tanti motivi esterni, ma non possiamo non notare che, contrariamente a quanto penseremmo in molti, la Sinistra non perde quando non 'fa la Sinistra', ma perde anche di più quando 'fa la Sinistra', cioè imposta una campagna basata sulla tutela sociale e delle classi subalterne.
Se pensiamo anche a Melenchon,  che pure aveva solidarizzato coi Gilet Gialli ed è uscito ridimensionato, e alla sinistra al governo portoghese, in cui oggi dominano le posizioni moderate dei socialisti, il quadro sembra reggere.
Ci possono essere mille motivi: se la scarsa critica all'UE ci sembra una motivazione complessivamente debole (Corbyn forse paga la sua ambiguità sul referendum, ma certo Melenchon sull'UE non era ambiguo, mentre la sinistra portoghese è europeista), pensiamo che ormai l'ideologia dominante sia quella del neoliberismo con venature nazionaliste: se il pagare meno tasse, alla faccia dello stato sociale, è sempre stato un mantra della borghesia, probabilmente esso è entrato anche nell'ideologia dei salariati che sperano di riprendere qualcosa di più nel salario (anche se storicamente ciò non avviene, o avviene marginalmente visto che poi le perdite nel welfare, salario indiretto, sono maggiori dei guadagni), e questo meccanismo mentale è entrato attraverso la campagna contro gli immigrati, che sarebbero, secondo il senso comune, i veri predatori dello stato sociale. Ed ecco il sogno di un'Inghilterra forte, fuori dall'UE...ma vassalla degli USA e della finanza (che certo non è il modo per risollevare i ceti popolari).
E' evidente che in tutta Europa la sinistra ha una crisi di rappresentanza politica, ma noi sappiamo e abbiamo detto spesso che la 'classe' in un territorio non è fatta solo dai proletari autoctoni, ma anche da quelli immigrati, che spesso non possono votare ma che in quel territorio vendono la loro-forza lavoro, e questo ci spinge a pensare che la ricomposizione di classe non potrà mai più avvenire in nessun modo attraverso appuntamenti elettorali o forze che si presentano, perlomeno da subito, alle elezioni, ma solo attraverso le pratiche sul territorio, dai laboratori sociali, al lavoro cooperativo, alle lotte per i diritti sociali e materiali, come la Francia ci sta insegnando.
Accumulare forza e credibilità sui territori e nelle masse e riconquistarne la fiducia è la condicio sine qua non per iniziare con esse un futuro lavoro politico (nel senso di impostazione sistematica formale ed aperta di tipo ideologico, strategico e tattico), perchè alternative non se ne vedono, e bisogna puntare assolutamente sui giovanissimi di oggi, non lasciando davanti a loro il deserto nell'autogestione, nel mutualismo, nelle lotte per i diritti sociali.

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