da: http://www.senzasoste.it
Scriviamo questa lettera a chi tra una settimana salirà sul palco del 1° Maggio. Sappiamo che non siete i soli a cui dovremmo scrivere, ma ci sembra giusto rivolgerci per prima cosa a voi che avete scelto di partecipare alla festa dei lavoratori.
Specialmente in un momento come questo è molto facile rassegnarsi alla propria impotenza; le decisioni sembrano prese tutte in contesti inavvicinabili, guidate da criteri irragionevoli e interessi meschini. Il timore che dopo gli incidenti di Trieste e Reggio Calabria nulla cambi, ci spinge però a forzare questo senso di impotenza e a chiamare in causa chi invece ha la possibilità concreta di intervenire. Gli artisti.
Suonare al concerto del 1° Maggio dovrebbe rappresentare qualcosa di più di una semplice esibizione tra le tante. Significa riconoscere la dignità di ogni lavoratore, celebrarne le conquiste e implicitamente considerarne le fragilità, specialmente in questo momento in cui va sbriciolandosi ogni diritto, ogni tutela, ogni certezza.
Durante la vostra esibizione centinaia di migliaia di persone guarderanno verso il palco senza vedere ciò che è “dietro” lo spettacolo.
Ci piacerebbe ricordare che anche questo palco voluto dai sindacati, sia frutto, come tutti gli altri, del lavoro invisibile di molte decine di persone alle quali questo sistema produttivo non riconosce, nella realtà dei fatti, diritti ormai considerati fondamentali. Non è la sede per entrare nello specifico, ma vogliamo comunque sottolineare che figure professionali quali rigger, scaffolder e facchini che rendono possibile ogni volta il funzionamento del gigantesco macchinario dello spettacolo, lavorano senza neppure un contratto specifico per la mansione che svolgono, senza un sistema di regole relative a turni e orari di lavoro e in condizioni di sicurezza spesso esistenti solo sulla carta. Sono molti gli aspetti che necessiterebbero di un serio intervento di riforma. Basti pensare che la formazione professionale in molti casi rimane a carico del lavoratore, così come la copertura assicurativa e l’attrezzatura di sicurezza. A questo si aggiunge la poca chiarezza nell’intreccio di responsabilità e competenze tra società di produzione, promoter, service e cooperative nella gestione di tour e spettacoli live.
E’ in questo scenario che chiediamo a voi artisti, vertice della piramide e in ultima analisi committenti di tutto questo macchinario spettacolare, di non sentirvi estranei.
Riteniamo che non si possa più far finta di nulla, pensando che gli incidenti siano casuali e non avvengano al contrario a causa di scelte finalizzate alla massimizzazione del profitto. Vi chiediamo espressamente di usare il potere che forse non sapete di avere: il potere di riappropriarvi della possibilità di una scelta etica, cambiando modello di business, selezionando con cura e in base a precise garanzie le aziende e le strutture a cui affidarvi, vigilando e tutelando le parti più deboli di questo processo. In particolare vi invitiamo a fermare la megalomania faraonica delle produzioni, garantendo ritmi lavorativi e turni più umani.
E’ necessario che alle dichiarazioni pubbliche seguano i fatti, ancor di più ora che con l’estate il numero degli eventi live raggiunge il suo apice. La nostra non è un’accusa, è solo un invito a liberarvi da una complicità morale che comunque si riflette sulla vostra immagine.
Dopo i fatti di Reggio Calabria e Trieste non si abbassi la guardia, non si può più fare finta di niente e aspettare un’altra morte.
Gli amici di Matteo
Scriviamo questa lettera a chi tra una settimana salirà sul palco del 1° Maggio. Sappiamo che non siete i soli a cui dovremmo scrivere, ma ci sembra giusto rivolgerci per prima cosa a voi che avete scelto di partecipare alla festa dei lavoratori.
Specialmente in un momento come questo è molto facile rassegnarsi alla propria impotenza; le decisioni sembrano prese tutte in contesti inavvicinabili, guidate da criteri irragionevoli e interessi meschini. Il timore che dopo gli incidenti di Trieste e Reggio Calabria nulla cambi, ci spinge però a forzare questo senso di impotenza e a chiamare in causa chi invece ha la possibilità concreta di intervenire. Gli artisti.
Suonare al concerto del 1° Maggio dovrebbe rappresentare qualcosa di più di una semplice esibizione tra le tante. Significa riconoscere la dignità di ogni lavoratore, celebrarne le conquiste e implicitamente considerarne le fragilità, specialmente in questo momento in cui va sbriciolandosi ogni diritto, ogni tutela, ogni certezza.
Durante la vostra esibizione centinaia di migliaia di persone guarderanno verso il palco senza vedere ciò che è “dietro” lo spettacolo.
Ci piacerebbe ricordare che anche questo palco voluto dai sindacati, sia frutto, come tutti gli altri, del lavoro invisibile di molte decine di persone alle quali questo sistema produttivo non riconosce, nella realtà dei fatti, diritti ormai considerati fondamentali. Non è la sede per entrare nello specifico, ma vogliamo comunque sottolineare che figure professionali quali rigger, scaffolder e facchini che rendono possibile ogni volta il funzionamento del gigantesco macchinario dello spettacolo, lavorano senza neppure un contratto specifico per la mansione che svolgono, senza un sistema di regole relative a turni e orari di lavoro e in condizioni di sicurezza spesso esistenti solo sulla carta. Sono molti gli aspetti che necessiterebbero di un serio intervento di riforma. Basti pensare che la formazione professionale in molti casi rimane a carico del lavoratore, così come la copertura assicurativa e l’attrezzatura di sicurezza. A questo si aggiunge la poca chiarezza nell’intreccio di responsabilità e competenze tra società di produzione, promoter, service e cooperative nella gestione di tour e spettacoli live.
E’ in questo scenario che chiediamo a voi artisti, vertice della piramide e in ultima analisi committenti di tutto questo macchinario spettacolare, di non sentirvi estranei.
Riteniamo che non si possa più far finta di nulla, pensando che gli incidenti siano casuali e non avvengano al contrario a causa di scelte finalizzate alla massimizzazione del profitto. Vi chiediamo espressamente di usare il potere che forse non sapete di avere: il potere di riappropriarvi della possibilità di una scelta etica, cambiando modello di business, selezionando con cura e in base a precise garanzie le aziende e le strutture a cui affidarvi, vigilando e tutelando le parti più deboli di questo processo. In particolare vi invitiamo a fermare la megalomania faraonica delle produzioni, garantendo ritmi lavorativi e turni più umani.
E’ necessario che alle dichiarazioni pubbliche seguano i fatti, ancor di più ora che con l’estate il numero degli eventi live raggiunge il suo apice. La nostra non è un’accusa, è solo un invito a liberarvi da una complicità morale che comunque si riflette sulla vostra immagine.
Dopo i fatti di Reggio Calabria e Trieste non si abbassi la guardia, non si può più fare finta di niente e aspettare un’altra morte.
Gli amici di Matteo
2 commenti:
spero che questa lettera abbia la giusta cassa di risonanza, per rimanere in tema, giacchè affronta i problemi di un settore lavorativo che ha visto negli ultimi anni crescere esponenzialmente la domanda, ma a ciò non è seguita una pari crescita di riconoscimento dei diritti. La grande mole di lavoratori del settore è in particolare costituita da ragazzi molto giovani, che credo si sentano già gratificati dal fatto di lavorare "nello" spettacolo e non sono perciò abbastanza attenti alle tutele dovutegli. e da molti anni oramai la grande manifestazione nazionale di piazza san giovanni è vista come una kermesse per artisti e volti noti dell'elite sinistrorsa nazionale per affacciarsi al pubblico, pubblicizzarsi alla grande e ripetere i soliti pipponi su diritti e lavoro, una retorica spettacolarizzata al massimo livello. mi piace il tono della lettera perchè non è accusatorio e chiede concretezza. Chissà poi se è vero che gli artisti hanno tutto questo potere di dire realmente ciò che pensano, o se ogni cosa poi non sia mediata da manager e produttori, che chiaramente avendo l'esigenza di trarre il massimo profitto non hanno nessun interesse a realizzare quanto espresso nella richiesta della lettera. djordj
SONO BRUNACCIO.
Davanti alla bella lettera e al discorso di Djordj, che condivido al 100%, credo ci sia poco da aggiungere.
Solo una cosa.
Sono stato a Reggio Emilia per un incontro sulla precarietà, e torno ancor più convinto delle mie posizioni: stante la crisi epocale della rappresentanza sindacale, che deve divenire sistema attraverso l'abolizione dell'art.18 che è quello che tutela l'attività sindacale nei luoghi di lavoro, se le forze politiche (compresi i movimenti) e sindacali non trovano una sintesi per entrare le tutele del mondo precario o comunque non fordista, il nemico avrà sempre più vita facile e le morti bianche e la miseria fra poco saranno qualcosa di 'normale'...
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