http://www.contropiano.org/it/news-politica/item/9358-brindisi-il-video-ignorato-e-indagini-morte
La bomba di Brindisi è scomparsa dai giornali. Nemmeno “Chi l'ha visto?” se ne occupa...
Le domande che ci ronzano in testa da quel giorno vanno perciò assumendo uno spessore maggiore, in controtendenza con la dichiarata volontà delle “autorità” di farci dimenticare.
Non riassumeremo qui i pochi dati che sembrano “certi” su quella strage. Intanto perché di “certo”, in questa storia, c'è ben poco.
Si capisce che è stato un attentato studiato con attenzione, preparato in modo non proprio artigianale, con un ordigno esplosivo complesso nonostante sia stato assemblato con materiali ordinari.
C'è però un elemento certissimo che ci sembra sia stato volontariamente messo in sordina da tutti i media. Il video.
Lo abbiamo postato perché tutti possano prenderne visione. Inquadra un uomo che non zoppica affatto e che non presenta alcun visibile danneggiamento del braccio destro (al contrario di quel che ci è stato detto nelle prime ore, su entrambi i dettagli). Un video che ci restituisce l'individuo in questione in modo molto più chiaro e rivelatore che non i tre fotogrammi inizialmente messi a disposizione dei media.
Un uomo non mascherato, indifferente al fatto di essere inquadrato da una telecamera. Impossibile infatti che, in un attentato così "studiato", sia passata inosservata la visibilissima telecamera del chiosco dietro cui il killer si ripara.
E ci torna la domanda principale: chi è, quale mestiere fa, da dove proviene, di quali coperture certe può giovarsi un attentatore che non si cura di consegnare la propria immagine e postura (addirittura più importante, per identificarlo) agli investigatori?
Non è uno di Brindisi, va da sé. O perlomeno non è uno che ci vive. E questo fa cadere come risibile ogni ipotesi avanzata fin dalle prime ore sulla “malavita locale”. Ci sovviene un indimenticabile pezzo di Roberto Saviano, scritto nelle prime ore dopo l'attentato, dal titolo “Dai traffici agli omicidi. Così crescono i "nipotini di Riina"”; quando si dice precostituire l'oggetto dell'indagine, stornare l'attenzione, “depistare” in senso tecnico (quantomeno la capacità collettiva di interpretare e interrogarsi). Questo volevano farci pensare, sapendo perfettamente che non era così.
Non abbiamo il movente, se non quello generico di qualsaisi bomba: impaurire. Non il potere, naturalmente, ma la popolazione intera. Ammazzare ragazzine sul cancello della scuola ha senso solo per un potere che fa della paura collettiva il suo strumento principe. Non avendo soluzioni per nessun problema reale, ne inventa di nuovi che minacciano direttamente la vita di ciascuno di noi. Può accadere a chiunque, puoi morire in qualsiasi istante, ci sono “nemici” occulti, incomprensibili ma feroci... affidati all'autorità, non farti domande, obbedisci e – forse – sarai risparmiato.
Il video è una prova. Il suo uso è a sua volta una prova. Se stessero cercando davvero l'attentatore lo vedemmo scorrere su tutte le tv a qualsiasi ora. E “Chi l'ha visto?” ci avrebbe imbastito una lunghissima serie di speciali a telefono aperto...
Nulla di tutto ciò. Per noi è una prova
Non riassumeremo qui i pochi dati che sembrano “certi” su quella strage. Intanto perché di “certo”, in questa storia, c'è ben poco.
Si capisce che è stato un attentato studiato con attenzione, preparato in modo non proprio artigianale, con un ordigno esplosivo complesso nonostante sia stato assemblato con materiali ordinari.
C'è però un elemento certissimo che ci sembra sia stato volontariamente messo in sordina da tutti i media. Il video.
Lo abbiamo postato perché tutti possano prenderne visione. Inquadra un uomo che non zoppica affatto e che non presenta alcun visibile danneggiamento del braccio destro (al contrario di quel che ci è stato detto nelle prime ore, su entrambi i dettagli). Un video che ci restituisce l'individuo in questione in modo molto più chiaro e rivelatore che non i tre fotogrammi inizialmente messi a disposizione dei media.
Un uomo non mascherato, indifferente al fatto di essere inquadrato da una telecamera. Impossibile infatti che, in un attentato così "studiato", sia passata inosservata la visibilissima telecamera del chiosco dietro cui il killer si ripara.
E ci torna la domanda principale: chi è, quale mestiere fa, da dove proviene, di quali coperture certe può giovarsi un attentatore che non si cura di consegnare la propria immagine e postura (addirittura più importante, per identificarlo) agli investigatori?
Non è uno di Brindisi, va da sé. O perlomeno non è uno che ci vive. E questo fa cadere come risibile ogni ipotesi avanzata fin dalle prime ore sulla “malavita locale”. Ci sovviene un indimenticabile pezzo di Roberto Saviano, scritto nelle prime ore dopo l'attentato, dal titolo “Dai traffici agli omicidi. Così crescono i "nipotini di Riina"”; quando si dice precostituire l'oggetto dell'indagine, stornare l'attenzione, “depistare” in senso tecnico (quantomeno la capacità collettiva di interpretare e interrogarsi). Questo volevano farci pensare, sapendo perfettamente che non era così.
Non abbiamo il movente, se non quello generico di qualsaisi bomba: impaurire. Non il potere, naturalmente, ma la popolazione intera. Ammazzare ragazzine sul cancello della scuola ha senso solo per un potere che fa della paura collettiva il suo strumento principe. Non avendo soluzioni per nessun problema reale, ne inventa di nuovi che minacciano direttamente la vita di ciascuno di noi. Può accadere a chiunque, puoi morire in qualsiasi istante, ci sono “nemici” occulti, incomprensibili ma feroci... affidati all'autorità, non farti domande, obbedisci e – forse – sarai risparmiato.
Il video è una prova. Il suo uso è a sua volta una prova. Se stessero cercando davvero l'attentatore lo vedemmo scorrere su tutte le tv a qualsiasi ora. E “Chi l'ha visto?” ci avrebbe imbastito una lunghissima serie di speciali a telefono aperto...
Nulla di tutto ciò. Per noi è una prova
4 commenti:
SONO BRUNACCIO.
Come sa chi partecipa al blog, l'attentato di Brindisi, nelle sue spiegazioni raffazzonate iniziali, ha dato sin da subito molto da pensare sia a Ilic che al sottoscritto: incredibile la pista di mafia, difficile pensare con un po' di buonsenso a due psicopatici che si uniscono per far esplodere scuole, come si è detto in un secondo momento.
L'esempio di Breivik, spesso portato da molti, è egualmente errato perchè Breivik voleva colpire i giovani militanti politici del partito (a suo dire) maggiormente 'colpevole' dell' 'ideologia multiculturalista' che avrebbe aperto le porte dell'Europa all' 'invasione' islamica: il suo era un tentativo di colpire una futura classe dirigente, un atto di legittima difesa politica, come dice lui.
In tutto questo si vede certo il folle fanatismo di Breivik, ma non la volontà, nemmeno in lui, di colpire i ragazzini in quanto tali; c'era la volontà di stroncare un nemico politico nella sua futura militanza e leadership.
Su Brindisi va anche sottolineato il comportamento degli organismi inquirenti, i quali dichiaravano di aver preso i 'mostri', due fratelli poi rivelatisi innocenti, ma di cui era stato dato alla stampa addirittura l'indirizzo di casa, mettendoli a rischio di linciaggio o danni. Qualcosa di gravissimo in uno stato costituzionalmente garantista.
Ma, visto che non è partita una criminalizzazione diretta -poi spiegherò il senso di quel 'diretta'- del movimento, se strategia della tensione è stata, quale era il suo fine?
Qua concordo con l'articolo: distrarre dalle lotte sociali e diffondere paura, visto che la paura è spesso reazionaria, e questo all'esecutivo Goldman Sachs va benissimo.
Però questo avrebbe voluto un grande clamore sui media, che è subito diminuito. Perchè?
La fatalità ha voluto che accadesse un fenomeno che presentava le stesse potenzialità di distrazione e paura: il terremoto, che ha fatto come e più della bomba di Brindisi, se si sta alla chiave di lettura proposta.
Se però strategia è, purtroppo, una volta che il clamore del terremoto calerà e se non saranno cambiate delle cose, è prevedibile un ripetersi di gesti terroristi del genere per diffondere e generalizzare reazione e paura, e poter fare qualche legge repressiva che sarà poiu utile a colpire i compagni, i no tav e chiunque metterà il suo corpo contro quest'ordine neoliberista. Ecco che, riprendendo il filo, pur senza una criminalizzazione diretta ci sarà una indiretta (ovvero che produrrà medesimi effetti) delle lotte stesse.
Spero sempre di sbagliare e che l'assassino sia solo un pazzo isolato, ma continuo a reputare che ciò sia molto difficile; e se si guardano il buonsenso e la storia una certa diffidenza è abbastanza sana e non certo figlia della paranoia di qualche complottista fantapolitico.
SONO BRUNACCIO.
Sembra comparire un commento cancellato.
Questo perchè ho semplicemente corretto alcuni errori grammaticali del commento sopra e poi l'ho cancellato. Nient'altro.
SEMPRE BRUNACCIO
Leggo ora che l'hanno preso e sembra essere stato un pazzo isolato che voleva vendicarsi di qualche malfunzionamento della giustizia...il contrario di quel che abbiamo pensato!!!
Vedremo gli sviluppi nei prossimi giorni.
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