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martedì 2 ottobre 2012

Riprendersi le strade! Esempi da Madrid, Atene, Bologna


Madrid, due giorni fa: #25S contro il massacro sociale, marea umana di fronte al Parlamento.

Atene, ieri: sciopero generale di 24 ore e marcia di fronte al Parlamento.
Bologna, ieri. «Sono i primi, di sicuro a Bologna, forse anche in tutta Italia. Luca Molon e Riccardo Merlin di Padova sono già accampati fuori dall'Apple Store di via Rizzoli in attesa di venerdì mattina. Con un corredo di coperte, scacchi. E l'immancabile biografia di Steve Jobs.» (da Repubblica - Bologna, 26/09/2012)
30 / 9 / 2012
In una qualsiasi città italiana settembre è agli sgoccioli e gli ultimi tepori estivi lasciano spazio al grigiore autunnale. Nelle strade del centro un ragazzo qualsiasi indossa scarpe e vestiti di marca, nessuna firma eclatante, ma simboli ben riconoscibili e di moda. Un uomo di colore tiene stretti dei libri ingialliti dal sole e dal tempo, si avvicina al ragazzo porgendogli la mano, chiamandolo amico. Gli mostra i libri e davanti alla faccia infastidita del ragazzo gli chiede giusto un euro per un caffè. Allora il ragazzo fa un sorriso fintamente dispiaciuto e chiamandolo amico si scusa, ma proprio non ha niente da dargli. Il ragazzo dice che c’è crisi e come dargli torto? Lo spread è alto, ci sono i Bot, i Btp, i Bund, i mutui, le banche, il governo ladro, le tasse. C’è chi dice che dopo la Grecia e la Spagna ci siamo noi. Ci sono i politici corrotti e gli sprechi. Forse tutto questo l’uomo di colore non lo sa e poi, ha attraversato il deserto per arrivare in Italia, può mai spaventarsi di un differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi? L’unica cosa che sa è che il ragazzo non ha neanche frugato nelle tasche per trovare una moneta da dargli. Incassa con un sorriso il rifiuto e si avvicina ad un altro, sperando gli vada meglio.Il ragazzo invece accelera il passo, non vuole perder tempo e si mette in coda davanti al negozio con la mela, perché  vuole essere tra i primi a comprare quel piccolo concentrato di tecnologia che sostituirà l’altro meno concentrato ancora nella sua tasca. Davanti ha tante persone come lui, in coda per lo stesso motivo. Alcuni sono in fila da due giorni, per essere sicuri che nessun altro possa rubar loro il primato nell’acquisto. Stringono tra le mani smartphones, tablets, pc portatili, biografie del visionario fondatore della mela. Il ragazzo passa diverse ore in piedi ad attendere e poi finalmente, grazie ad una passata di carta di credito, può stringere la preziosissima scatola tra le mani.Non un semplice smartphone, ma una finestra sul mondo, una miriade di applicazioni che gli consentiranno di vedere film, modificare foto, fare ricerche e chissà cos’altro. Grazie a quel gioiellino potrà accedere a tutti i social network per rimanere in contatto con gli amici lontani e magari conoscerne dei nuovi. Sul profilo potrà scrivere i suoi stati d’animo e commentare quelli altrui, perché basta un tocco per dire che “mi piace” quello che hai detto. Come tanti altri potrà criticare liberamente il governo per le scelte economiche, condividendo i link di protesta, anche se raramente perderà un secondo in più di quello che gli occorre a vedere il titolo e a condividere il link per leggerne il contenuto. Si lamenterà dei politici corrotti che tassano il popolo per arricchirsi impedendo ai cittadini di arrivare alla fine del mese.Tutto questo grazie al suo gioiellino costato dai 700 € in su.Negare l’aiuto che la tecnologia fornisce alla nostra vita è un’impresa da anacronistici alternativi, ostinatamente contrari a questi strumenti. Le applicazioni permettono ogni sorta di attività soltanto sfiorando uno schermo semplificando e velocizzando tantissime operazioni. Ma ci sono applicazioni per la nostra coscienza civile? E quelle per un’indignazione consapevole e informata? No, non ci sono. Fortunatamente queste sono e dovranno rimanere prerogative dei nostri cervelli, credere che possano essere sostituite come le e-mail hanno sostituito le lettere è molto pericoloso. Per quanto possa essere intelligente e funzionale, uno smartphone rimarrà sempre e soltanto un intreccio di circuiti elettrici e nella maggior parte dei casi uno status symbol da esibire.Pasolini negli anni 70 disse che fascisti e antifascisti erano accumunati dal terreno comune dell’ideologia consumista. Oggi probabilmente direbbe lo stesso riferendosi alle opposte fazioni dei fan delle varie aziende informatiche.Non c’è nessun governo tecnico ad occuparsene ma lo spread è anche tra la morale e i gesti compiuti ogni giorno in modo meccanico rispondendo al richiamo del consumismo.
Arianna Tascone
pubblicato da precariunited

2 commenti:

Anonimo ha detto...

QUA BRUNACCIO

Bellissimo post!
Dico -riprendendo uno spunto del nostro Ilic di qualche tempo fa- che il capitalismo nella sua versione consumista ha un fattore enorme dalla sua parte_
cioe la fascinazione che l invenzione di bisogni e dunque di merci quantomai sofisticate ha sull essere umano.
Per cui forse sarebbe da studiare bene perche in Italia va cosi e dico che lo sfoggio di oggetti tecnologici all ultimo grido piu per apparenza che altro e tipico dei Paesi del cosidetto secondo mondo ovviamente dove non si parli delle classi assoggettate alla miseria che e cosa diversa dalla poverta.
Insomma forse talvolta dovremmo prendere atto che in Italia e ormai in atto una mutazione socioculturale che ci rende difficile quell unita nelle lotte con l Europa occidentale.
Peraltro a me pare che la piazza spagnola abbia offerto una radicalita inconsistente nonostante le proporzioni enormi a vedere le immagini soprattutto di ragazzi.
Per cui al di la dei fuochi greci a me sembra che non dovremmo troppo fasciarci la testa perche forse e proprio l incapacita di vedere un modello alternativo e l incapacita di presentarlo nel suo complesso a non fare da propulsore.
Per cui tra noi e gli altri paesi forse alla fin fine fatte le debite differenze non e che ci sia una differenza sostanziale Grecia a parte che con Syriza ha cominciato ad elaborare un progetto politico di ampio raggio.

Anonimo ha detto...

d'accordissimo sulla particolare situazione socioculturale italiana, fenomeno fortemente influenzato dal "ventennio breve" berlusconiano, sappiamo... mi colpisce comunque, aldilà dell'inconsistenza che più o meno emerge alla fine da alcune piazze, il fatto che davvero nel resto dell'europa (francia compresa che ha visto la gauche scendere in piazza contro hollande) si intravede possibilità di un autunno caldo, e piazza chiama piazza sembrerebbe ( lisbona,atene,madrid,parigi). mentre la situazione nazionale è sopita dietro le candidature alle primarie, i referendum etc etc..davvero aspettiamo che buoi escano per chiudere cancello...djordji