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mercoledì 21 novembre 2012

La coop sei tu? Forse è meglio di no. Le lotte nelle cooperative emiliane

Ogni anno Coop Adriatica approva un “preventivo di sostenibilità” che presenta ai propri soci consumatori , al mondo dell'associazionismo e volontariato, nel vasto territorio in cui è presente. (dall'Emilia Romagna all'Abbruzzo, dal Veneto alle Marche)
Ogni anno Coop Adriatica dichiara di informare il proprio agire a valori quali la qualità, l'eticità, la solidarietà.
A detta del suo presidente Adriano Turrini Coop Adriatica sarebbe stata nel 2012 impresa eccellente, responsabile e solidale.
Sono così tante le dichiarazioni di intenti di quest'ente benefattore che anche il consumatore più disattento non può aggirarsi tra gli scaffali coop senza sentirsi parte di questo mondo perfetto, fatto di arance solidali e “fiorfiore”di rispetto dei diritti...
Questo se il consumatore coop passasse la sua vita senza mai uscire dalle corsie del suo supermercato perfetto.Ma la realtà che con rabbia e determinazione ci hanno raccontato in questi giorni i facchini di Coop Adriatica è davvero tutta un'altra storia.
Centrale Adriatica è il magazzino centrale del gigante bolognese crocevia delle merci coop destinate al nord e al centro Italia.
Qui lavorano 180 persone, perlopiù migranti che in soli sei anni sono stati rimbalzati ben sette volte da una cooperativa all'altra a cui Coop Adriatica ha di volta in volta subappaltato il lavoro. E ogni volta si ricomincia da capo, e si perdono i diritti acquisiti (basti pensare agli scatti di anzianità che non maturano mai).
E per prepararsi ad un 2012 di “solidarietà e eticità” come ama ricordare Coop è prevista l'ennesima beffa. Un nuovo appalto, con Aster Coop e nuovi contratti peggiorativi. Dal Commercio si passa al trasporto. Dal 5 livello si passa al 6. Da una garanzia di lavoro minima ma indeterminata si passa sotto la scure di un articolo dello statuto societario che si riserva di verificare l'idoneità del lavoratore nei primi 6 mesi della sua assunzione, verifica che non avrà bisogno di alcune giustificaioni da parte dell'azienda. Insomma un po' come quando giocando a monopoli si va in prigione senza passare dal via solo per colpa dei dadi.
E così da 4 giorni i facchini di Anzola presidiano e bloccano l'entrata e l'uscita delle merci in uno sciopero proclamato da SiCobas e Fisascat Cisl.
Intenzionati ad ottenere dignità e rispetto dei propri diritti, consapevoli di essere il lato sommerso dell'ipocrisia cooperativa e consapevoli di essere dove si attua il passaggio strategico nel flusso delle merci. Quelli della logistica .
Il 15 novembre all'indomani di uno sciopero generale Coop Adriatica al picchetto ha mandato le forze dell'ordine che dopo aver minacciato i lavoratori come di consuetudine sono intervenute per ostacolare il blocco. Con il piazzale pieno di tir bloccati l'azienda ha accettato un confronto con i rappresentanti sindacali ma contemporaneamente in un filo diretto con le forze dell'ordine ha tentato la rimozione del blocco che ha portato al fermo di un lavoratore e rappresentante SiCobas. Il tavolo della trattativa è stato immediatamente fatto saltare. E i lavoratori si sono nuovamente convocati in assemblea per decidere come proseguire, con l'intenzione di proseguire nella lotta.

tratto da http://www.infoaut.org

1 commento:

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO.

Di che stupirsi?
Il PD dimostra sempre di più di essere il partito della borghesia.
Va da sè che la Coop faccia il padrone e che, come visto in un precedente articolo tematico, la CGIL si schieri col padrone.
Si chiamano dinamiche di classe, e i padroni fanno la loro.

E' bene evidenziare sempre più le contraddizioni di un padrone che mostra invece un volto 'umano e solidale' per pure ragioni di mercato.
Questo è l'asse PD-COOP-CGIL.

Solidarietà e rispetto ai facchini in lotta.
E il dato dei facchini ci fa anche pensare a come oggi la gran parte del proletariato sia immigrata e che dunque soffra tutte le fragilità e le difficoltà della somma di queste due condizioni.
E, se si vuol lavorare con la classe operaia, dovrebbe essere un dato su cui riflettere e lavorare nelle sedi opportune.