
Un dì, s'io non andrò sempre fuggendo
di gente in gente, me vedrai seduto
su la tua pietra, o fratel mio, gemendo
il fior de' tuoi gentili anni caduto.
La Madre or sol suo dì tardo traendo
parla di me col tuo cenere muto,
ma io deluse a voi le palme tendo
e sol da lunge i miei tetti saluto.
Sento gli avversi numi, e le secrete
cure che al viver tuo furon tempesta,
e prego anch'io nel tuo porto quiete.
Questo di tanta speme oggi mi resta!
Straniere genti, almen le ossa rendete
allora al petto della madre mesta.
(Ugo Foscolo)
CONTRIBUTO DI TRANSIT
Ascoltale
Nel loro mutismo
prolifico e imperfetto,
perché il dio umano
ne è geloso
(l’altro è meglio lasciarlo
all’insensata compiutezza)
le stelle parlano:
in tracce di scie
vita trasportata
e riflessi argentei
in occhi di luna
palpitano
(monocellulare
almeno)
nel mortale
divenire sfrangiato
grideranno nel fuoco
e poi di nuovo
imperiture brilleranno
CONTRIBUTO DI ROBERTA
LE ALGHE
******
Il pensionato con il cucciolo curioso fu il primo ad accorgersi che quell’uomo taciturno era caduto sul bagnasciuga: si voltò intorno e chiamò una donna di mezza età, che si stava apprestando a iniziare la sua corsa mattutina.
Si avvicinarono circospetti, ma il cucciolo strattonò come sempre il guinzaglio e iniziò a guaire annusando un’alga rimasta tra le dita inerti dell’uomo.
In breve si formò un gruppetto di persone: avevano cercato di sentire se respirava, gli avevano tastato il polso; qualcuno aveva chiamato l’ambulanza, anche se era evidente che non c’era più niente da fare.
“Un infarto” aveva ipotizzato uno dei presenti, tra le facce sconvolte e impietosite degli altri.”Pover’uomo…così giovane ancora” singhiozzava la donna di mezza età,
che quella mattina era uscita di buon umore, per via della giornata di tempo sereno.
Solo sul volto di lui era rimasto un leggero sorriso, e gli occhi erano socchiusi:
lui ancora vedeva lei, bellissima tra le ali dei gabbiani che andavano verso il sole
Fuori il cielo è ancora quasi buio, ma sto già mettendo i jeans e il maglione grigio: ormai per me è un rito irrinunciabile andare a passeggiare sulla spiaggia prima di iniziare il lavoro, il momento della giornata che preferisco.
Non preparo neppure il caffè, farò colazione prima di andare in ufficio: infilo gli stivali di cuoio e il giaccone di panno nero, queste mattine di Ottobre sono ancora miti ma il vento non manca mai.
Saluto il giornalaio e attraverso la strada: mi sento bene, quasi non penso più a Franca
(una storia che non aveva ragione di continuare, lo sentivamo entrambi da tempo: lei era troppo presa da se stessa, e io non riuscivo a frantumare gli specchi di cui si circondava…mi ha fatto stare male, ma adesso provo solo una dolce tristezza, per lei più che per me, povera anima prigioniera della sua solitudine)
E poi questa notte Stella è tornata a trovarmi, mi ha reso felice come solo lei sa fare.
Stella riesce a farmi stare bene anche nelle situazioni più tristi: tra noi non c’è neppure bisogno di parole, lei sa già tutto e mi basta un suo sorriso, un suo abbraccio per ritrovare la pace.
A volte penso a come sarebbe bello, se lei ci fosse davvero e non solo dentro i miei sogni.
Invece è solo di notte che la incontro, in brevi sogni prima dell’alba, e neppure sempre, a volte manca per settimane intere: però c’è quando ho bisogno di lei,
quando le giornate troppo dure e troppo tristi allungano le dita sulle mie notti.
Avevo forse sei o sette anni quando ho iniziato a incontrarla: anche lei bambina, di un paio d’anni più piccola di me; ricordo il suo piccolo cardigan a righe e un cestino di quelli dell’asilo, con dentro i biscotti fatti in casa, la focaccia al rosmarino e le clementine: ne percepivo il profumo forte attraverso quello sottile e asciutto dei vimini intrecciati, odori di casa, di mamma amorevole, di tepore del fuoco…
Ci sedevamo su un muretto e io le raccontavo dei miei piccoli guai a scuola e dei dispetti di mia sorella: lei ascoltava guardandomi seria, e dopo divideva con me la sua merenda, e restavamo in silenzio dondolando i piedi e urtandoli contro le pietre del muretto.
Io crescevo e lei pure, diventava un’adolescente esile dai piccoli seni timidi sotto la camicetta, che arrossiva nel vedermi e mi parlava quasi sottovoce tormentando le tasche dei suoi jeans sfilacciati; e poi una donna dalla bellezza mite e rassicurante che mi accoglieva con un leggero bacio sulla guancia e con fare quasi materno mi scompigliava i capelli .
Lei mi faceva pensare a quei piccoli fiori cresciuti tra le rocce, che all’inizio neppure noti, devi avvicinarti per scoprirli e ammirarne la perfezione e avvertirne il sottile profumo: eppure più vera e viva delle tante donne reali che hanno riempito le mie giornate e i miei anni.
La spiaggia è quasi deserta a quest’ora, solo due o tre che fanno la loro corsa mattutina e il pensionato con il cucciolo di labrador che strattona il guinzaglio, incuriosito dalle conchiglie e dalle alghe che la corrente ha trascinato a riva.
Ha una vera passione per le alghe, quel cucciolo buffo: le annusa una ad una,
a volte vorrei essere un po’ come lui, stupirmi ancora di piccole cose, invece di
consumarmi dentro i miei pensieri sterili.
Raggiungo la barca in secco che mi indica di invertire il cammino: poco più avanti
i gabbiani se ne stanno pigri a godere i raggi incerti del sole, e una donna in piedi guarda verso l’orizzonte.
Mi volta le spalle, il vento le scompiglia i capelli ricci, le incolla al corpo il vestito beige a fiori rossi: sopra un piccolo cardigan beige, ai piedi dei sandali rossi, così stranamente inadatti alla sabbia.
Sembra a suo agio e mi chiedo come faccia a non avere freddo con quel vestitino leggero: glielo chiedo anche, d’impulso, pentendomi immediatamente: penserà che voglio attaccare discorso nel più banale dei modi.
Invece lei si volta e mi sorride, senza malizia, senza timore: ho un sussulto riconoscendola.
Indietreggio spaventato, i gabbiani si alzano in volo e il loro frullo di ali mi dà una vertigine: lei avanza, mi sostiene, mi abbraccia.
“Sono io… sono qui per te” le sue parole sono un soffio nel vento.
Avrei mille cose da dire ma non riesco, la stringo forte, il suo corpo è così freddo e leggero che potrebbe svanire da un istante all’altro.
“Stella…perché sei qui?” non riesco ad aggiungere altro, tutte le parole le frasi le complicate costruzioni di pensieri sono fuggite dalla mia mente.
“Vieni via con me” mi sussurra lei, e non capisco perché una lacrima le scivoli via dall’angolo dell’occhio: ma non ho voglia di farmi domande, voglio solo baciarla e sentirla su di me, il suoi seni mi si schiacciano addosso e le mie mani percorrono la schiena di lei, i fianchi si urtano, le nostre gambe si intrecciano in pochi passi incerti.
Mi sta portando verso l’acqua, ormai gli stivali sono coperti di sabbia e di schiuma,
lei avanza incurante del freddo, con il vestito leggero incollato ai polpacci: i fiori sulla stoffa sottile adesso sono più rossi, la sua pelle più bianca brilla di gocce marine.
Urto un sasso e inciampo malamente: cadiamo entrambi, ancora allacciati, spaventando i gabbiani che di nuovo si alzano rumorosi in volo: attraverso i capelli di lei li vedo, i loro larghi battiti di ali li portano nell’aria carica di sole, e tutto intorno a me è luce e tepore, il suo corpo leggero sul mio è solo una carezza.
Stella si stacca dalle mie labbra e mi sorride, più bella che mai: starò per sempre con lei, adesso lo so...sono così felice…
Non preparo neppure il caffè, farò colazione prima di andare in ufficio: infilo gli stivali di cuoio e il giaccone di panno nero, queste mattine di Ottobre sono ancora miti ma il vento non manca mai.
Saluto il giornalaio e attraverso la strada: mi sento bene, quasi non penso più a Franca
(una storia che non aveva ragione di continuare, lo sentivamo entrambi da tempo: lei era troppo presa da se stessa, e io non riuscivo a frantumare gli specchi di cui si circondava…mi ha fatto stare male, ma adesso provo solo una dolce tristezza, per lei più che per me, povera anima prigioniera della sua solitudine)
E poi questa notte Stella è tornata a trovarmi, mi ha reso felice come solo lei sa fare.
Stella riesce a farmi stare bene anche nelle situazioni più tristi: tra noi non c’è neppure bisogno di parole, lei sa già tutto e mi basta un suo sorriso, un suo abbraccio per ritrovare la pace.
A volte penso a come sarebbe bello, se lei ci fosse davvero e non solo dentro i miei sogni.
Invece è solo di notte che la incontro, in brevi sogni prima dell’alba, e neppure sempre, a volte manca per settimane intere: però c’è quando ho bisogno di lei,
quando le giornate troppo dure e troppo tristi allungano le dita sulle mie notti.
Avevo forse sei o sette anni quando ho iniziato a incontrarla: anche lei bambina, di un paio d’anni più piccola di me; ricordo il suo piccolo cardigan a righe e un cestino di quelli dell’asilo, con dentro i biscotti fatti in casa, la focaccia al rosmarino e le clementine: ne percepivo il profumo forte attraverso quello sottile e asciutto dei vimini intrecciati, odori di casa, di mamma amorevole, di tepore del fuoco…
Ci sedevamo su un muretto e io le raccontavo dei miei piccoli guai a scuola e dei dispetti di mia sorella: lei ascoltava guardandomi seria, e dopo divideva con me la sua merenda, e restavamo in silenzio dondolando i piedi e urtandoli contro le pietre del muretto.
Io crescevo e lei pure, diventava un’adolescente esile dai piccoli seni timidi sotto la camicetta, che arrossiva nel vedermi e mi parlava quasi sottovoce tormentando le tasche dei suoi jeans sfilacciati; e poi una donna dalla bellezza mite e rassicurante che mi accoglieva con un leggero bacio sulla guancia e con fare quasi materno mi scompigliava i capelli .
Lei mi faceva pensare a quei piccoli fiori cresciuti tra le rocce, che all’inizio neppure noti, devi avvicinarti per scoprirli e ammirarne la perfezione e avvertirne il sottile profumo: eppure più vera e viva delle tante donne reali che hanno riempito le mie giornate e i miei anni.
La spiaggia è quasi deserta a quest’ora, solo due o tre che fanno la loro corsa mattutina e il pensionato con il cucciolo di labrador che strattona il guinzaglio, incuriosito dalle conchiglie e dalle alghe che la corrente ha trascinato a riva.
Ha una vera passione per le alghe, quel cucciolo buffo: le annusa una ad una,
a volte vorrei essere un po’ come lui, stupirmi ancora di piccole cose, invece di
consumarmi dentro i miei pensieri sterili.
Raggiungo la barca in secco che mi indica di invertire il cammino: poco più avanti
i gabbiani se ne stanno pigri a godere i raggi incerti del sole, e una donna in piedi guarda verso l’orizzonte.
Mi volta le spalle, il vento le scompiglia i capelli ricci, le incolla al corpo il vestito beige a fiori rossi: sopra un piccolo cardigan beige, ai piedi dei sandali rossi, così stranamente inadatti alla sabbia.
Sembra a suo agio e mi chiedo come faccia a non avere freddo con quel vestitino leggero: glielo chiedo anche, d’impulso, pentendomi immediatamente: penserà che voglio attaccare discorso nel più banale dei modi.
Invece lei si volta e mi sorride, senza malizia, senza timore: ho un sussulto riconoscendola.
Indietreggio spaventato, i gabbiani si alzano in volo e il loro frullo di ali mi dà una vertigine: lei avanza, mi sostiene, mi abbraccia.
“Sono io… sono qui per te” le sue parole sono un soffio nel vento.
Avrei mille cose da dire ma non riesco, la stringo forte, il suo corpo è così freddo e leggero che potrebbe svanire da un istante all’altro.
“Stella…perché sei qui?” non riesco ad aggiungere altro, tutte le parole le frasi le complicate costruzioni di pensieri sono fuggite dalla mia mente.
“Vieni via con me” mi sussurra lei, e non capisco perché una lacrima le scivoli via dall’angolo dell’occhio: ma non ho voglia di farmi domande, voglio solo baciarla e sentirla su di me, il suoi seni mi si schiacciano addosso e le mie mani percorrono la schiena di lei, i fianchi si urtano, le nostre gambe si intrecciano in pochi passi incerti.
Mi sta portando verso l’acqua, ormai gli stivali sono coperti di sabbia e di schiuma,
lei avanza incurante del freddo, con il vestito leggero incollato ai polpacci: i fiori sulla stoffa sottile adesso sono più rossi, la sua pelle più bianca brilla di gocce marine.
Urto un sasso e inciampo malamente: cadiamo entrambi, ancora allacciati, spaventando i gabbiani che di nuovo si alzano rumorosi in volo: attraverso i capelli di lei li vedo, i loro larghi battiti di ali li portano nell’aria carica di sole, e tutto intorno a me è luce e tepore, il suo corpo leggero sul mio è solo una carezza.
Stella si stacca dalle mie labbra e mi sorride, più bella che mai: starò per sempre con lei, adesso lo so...sono così felice…
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Il pensionato con il cucciolo curioso fu il primo ad accorgersi che quell’uomo taciturno era caduto sul bagnasciuga: si voltò intorno e chiamò una donna di mezza età, che si stava apprestando a iniziare la sua corsa mattutina.
Si avvicinarono circospetti, ma il cucciolo strattonò come sempre il guinzaglio e iniziò a guaire annusando un’alga rimasta tra le dita inerti dell’uomo.
In breve si formò un gruppetto di persone: avevano cercato di sentire se respirava, gli avevano tastato il polso; qualcuno aveva chiamato l’ambulanza, anche se era evidente che non c’era più niente da fare.
“Un infarto” aveva ipotizzato uno dei presenti, tra le facce sconvolte e impietosite degli altri.”Pover’uomo…così giovane ancora” singhiozzava la donna di mezza età,
che quella mattina era uscita di buon umore, per via della giornata di tempo sereno.
Solo sul volto di lui era rimasto un leggero sorriso, e gli occhi erano socchiusi:
lui ancora vedeva lei, bellissima tra le ali dei gabbiani che andavano verso il sole
7 commenti:
sono roberta e intanto auguro buona domenica...
beh devo dire che Foscolo non è mai stato molto nelle mie corde...ma chissà magari lo apprezzerò nel tempo...ciao
....aggiungo il mio modestissimo contributo al magazine...un racconto che si avvicina un po' come tema...
non che voglia accostarmi a un grande come Foscolo, me ne guardo bene....
http://www.liberaeva.com/1autori/9/lasartinaLealghe.htm
SONO BRUNACCIO
A me di Foscolo i tre sonetti più famosi, questo in particolare, sono sempre piaciuti tanto.
Mi piacciono anche, sebbene in misura minora, alcuni passi dei Sepolcri.
Sui gusti non si disputa! ;-)
Purtroppo ora sono molto di fretta: domani commenterò il tuo racconto e aggiornerò il post.
Peccato che tu non me lo abbia spedito via facebook: lo avrei messo volentieri come brano del magazine al posto di Foscolo, perchè preferisco sempre mettere gli scritti di persone vicine che quelli dei 'poeti laureati'!
Ascoltale
Nel loro mutismo
prolifico e imperfetto,
perché il dio umano
ne è geloso
(l’altro è meglio lasciarlo
all’insensata compiutezza)
le stelle parlano:
in tracce di scie
vita trasportata
e riflessi argentei
in occhi di luna
palpitano
(monocellulare
almeno)
nel mortale
divenire sfrangiato
grideranno nel fuoco
e poi di nuovo
imperiture brilleranno.
sono roberta...
in realtà il racconto te lo avevo inviato anche su fb...magari ti è sfuggito il messaggio...capita spesso anche a me :)
SONO BRUNACCIO.
Transit.
Sempre in gran forma!
Roberta.
Sì, mi è decisamente sfuggito e mi dispiace molto!
L'ho letto: un racconto giocato sul binario amore e morte, coppia che in questo bel racconto risulta decisamente in contiguità anzichè in opposizione, e questo è davvero un tocco di originalità.
Brava.
Ora aggiorno.
Scusate l'ora tarda ma in questi periodi ho molto da fare.
SEMPRE BRUNACCIO
Problemino...non riesco ad aggiornare senza togliere lo schermo nero dal racconto di Roberta.
SI PREGA CHI VOLESSE LEGGERLO QUA DI CLICCARE COL TASTO SINISTRO DEL MOUSE E TRASCINARE
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