Testo

Tel. 3319034020 - mail: precariunited@gmail.com

domenica 6 gennaio 2013

LA GUERRA DEL LAVORO. BILANCIO DELLE VITTIME 2012

DATO IL CAPODANNO PASSATO DA POCHI GIORNI ED UNA SERIE DI ARTICOLI INTERESSANTI DA PUBBLICARE SENZA CHE DIVENTINO TROPPO LONTANI DAGLI EVENTI, ANCHE QUESTA DOMENICA IL MAGAZINE SARA' FERMO.
NON SI PREOCCUPINO I COMPAGNI PIU' INTERESSATI ALLA NOSTRA PICCOLA GIORNATA LETTERARIA: DA DOMENICA PROSSIMA SI RICOMINCIA REGOLARI.
PER OGGI ABBIAMO QUESTO VERO E PROPRIO BOLLETTINO DI GUERRA, O MEGLIO DI ATTACCO DI UNA PARTE ARMATA CONTRO UNA INERME: IL PADRONATO CONTRO I LAVORATORI.
IN OGNI CASO, BUONA GIORNATA DELLA BEFANA A TUTTE E TUTTI.
da http://www.senzasoste.it/lavoro-capitale/un-anno-di-guerra-sul-lavoro-con-tanti-morti
Un anno drammatico per il numero di morti sul lavoro in Italia. Nel 2012 circa 1200 lavoratori sono morti di cui 622 sui luoghi di lavoro, nonostante la crisi devastante che ha colpito il Paese. Uno su quattro aveva più di 60 anni al momento della morte.
Il 2012 si è concluso e anche quest’anno ci sono stati tantissimi morti sul lavoro e non mi stancherò mai di dirlo, ancora chiamati impropriamente ed in modo ipocrita “morti bianche”. 1180 lavoratori non hanno fatto più ritorno a casa nel 2012, perchè uccisi dall’insicurezza sul lavoro. Un tema, quello delle stragi sul lavoro, troppo spesso dimenticato, ignorato e di cui non si è detto una sola parola in campagna elettorale. Non c’è stato un governo che ha fatto qualcosa di concreto per fermare queste stragi. L’unica cosa che sono stati in grado di fare è quella di stravolgere il Testo Unico per la sicurezza sul lavoro (Dlgs 81/08), voluto dal Governo Prodi, che è stato modificato in senso fortemente negativo dal Governo Berlusconi, con il Decreto Legislativo 106/09, che ha dimezzato le sanzioni ai datori di lavoro, ai dirigenti, ai preposti, in alcuni casi ha sostituito l’arresto con l’ammenda, ha introdotto la salvamanger, che deresponsabilizza i datori di lavoro in caso di delega e subdelega, ha prorogato di 90 giorni l’obbligo della redazione della valutazione dei rischi (DVR) per le nuove imprese, ecc. E questa è solo una parte del problema, perchè andrebbe ricordato che in questi anni non è stato fatto nulla per aumentare i controlli per la sicurezza sul lavoro nelle aziende. Come fanno 1850 tecnici della prevenzione delle Asl a controllare 4-5 milioni di aziende sparse in tutta Italia? C’è un problema evidente di scarsità di controlli per la sicurezza sul lavoro, ma non c’è stato un Governo che abbia fatto qualcosa per aumentarli. E’ dal 2006 che vado dicendo che la sicurezza sul lavoro andrebbe insegnata fin dalle scuole elementari, come si fa in Francia: è così difficile fare un decreto legge, per farla insegnare nelle scuole? Quando si è voluto, sono stati fatti decreti legge per qualsiasi cosa, poi quando si chiedono per cose importanti nessuno ti sta ad ascoltare. Non dimentichiamolo mai: gli studenti di oggi, saranno i lavoratori e gli imprenditori di domani.
Inoltre, manca la certezza della pena per i responsabili delle morti sul lavoro. Normalmente i processi per le morti sul lavoro si risolvono o con pene talmente basse, che i datori di lavoro non lo vedono neanche con il binocolo il carcere o peggio ancora con la beffa della prescrizione. Quando tutto ciò accade, per i familiari è come se il loro caro fosse morto una seconda volta. Un paese civile come si definisce lo Stato Italiano non si può permettere tutti questi omicidi sul lavoro (un termine forte lo so, ma sicuramente più realistico della presa in giro “morti bianche”). E’ così difficile da capire? Ed intanto, mentre i lavoratori continuano a morire sui luoghi di lavoro, nessuno fa nulla per fermare questo triste bollettino di guerra.

Marco Bazzoni (operaio e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Firenze)
tratto da http://www.contropiano.org
4 gennaio 2012

2 commenti:

Transit ha detto...

Le pagine letterarie, la narrativa fatta di pezzi di carne quali racconti e romanzi, e più ancora la poesia, anche quella più surreale e lontana dalla vita quotidiana di chi ha avuto in dono la vita come castigo per le condizioni materiali in cui è costretta a subire e a vivere, dovrebbe trattare questi fatti, cioè la perdita della vita di un lavoratore sul luogo di lavoro come autentici lutti nazionali da cui trarre insegnamenti d'ogni genere;ma innanzitutto quello che la vita di un essere vivente viene prima di ogni altra cosa ed è, per forza di cose, contro ogni tipo di sfruttamento e asservimento materiale, etico e morale. La letteratura e la poesia di una piccola finestra quale il magazine domenicale di un blog quale Precari United non può prescindere, ma anzi è innervata da tali fatti così immensamente dolorosi. E punitivi. Per come si stanno mettendo le cose nel mondo del lavoro, quando un lavoratore muore sul luogo del lavoro assume su di sé un detto usato dalle mie parti: Cornuto e mazziato. Dopo il danno la beffa; ovvero, dopo la perdita umana, la famiglia del lavoratore si ritroverà materialmente, per quanto possa essere indennizzata, cosa sempre più difficile, affettivamente e umanamente più povera e disastrata di prima. Ma cosa volete che sia una vita di un lavoratore in meno, per quanto preziosa, l'importante che sia stata fatta la volontà di nostro signore, dirà qualcuno.
E, poi non disperate: c'è sempre il paradiso ad accoglierci nella buona e nella cattiva sorte. In fondo il paradiso è il deposito dove vanno i corpi del tutto scassati e sgarrupati dei lavoratori: precipitano, si sfracellati, vengono fulminati o scaraventati nei cantieri di lavoro; hanno contratti sulla parola, cioè a nero e glorificano, senza volerlo, le strade del progresso; è l'altra faccia della medaglia; e, li chiamano luoghi di lavoro. Ma c'è il premio finale. Quanto basta per mettersi il cuore in pace. E rassegnarsi alla volontà del Padrone, del Manager, del Sindacato giallo e del loro dio con la lettera maiuscola. Sono solo i morti di una lista, per la precisione, più o meno, mille e passa ...

Anonimo ha detto...

SONO BRUNACCIO

Il fatto è che al padronato non frega nulla di insegnare la sicurezza sul lavoro, nè di prevenire le morti bianche: non siamo in Germania dove esiste ancora un capitale produttivo forte che necessita di maestranze ben formate e umanamente retribuite, ma in un Paese in cui l'Europa stessa vuole smantellare l'industria nazionale, industria nazionale che già di suo si è sempre fondata su una delle borghesie più delinquenziali dell'Europa occidentale, capace di vivere di sovvenzioni per poi privatizzare l'utile, e già da Romiti avvicinatasi al capitale finanziario con la via odierna, già tracciata allora nel suo solco base, delle esternalizzazioni fino all'uscita produttiva dall'Italia in cerca di proletariati esteri da sfruttare di più per alzare il saggio di profitto; chiaro che in questo modo si parte da una stagnazione evidente in termini capitalisti stessi.
Per cui, sì, pessimo l'attacco Bce (e a monte Fmi) che diciamo sempre, ma è stata proprio la borghesia nostrana col suo capitalismo corsaro e paramalavitoso a permettere questo.

Transit.
Oggi che hai fatto un commento di tipo argomentativo hai tirato fuori una delle tue pagine più toccanti.
Sei un grande, non finisci mai di stupirmi! :-)