da http://www.contropiano.org/it/news-politica/item/13725-legittima-difesa-contro-la-disumanit%C3%A0-dei-cie
Il provvedimento del giudice Edoardo D'Ambrosio del Tribunale di Crotone, getta una luce completamente diversa sulle rivolte nei Cie e i diritti degli immigrati sottoposti ad abuso. Rivoltarsi all'umiliazione della propria libertà e dignità è legittima difesa.
Dopo le innummerevoli denunce e rapporti delle organizzazioni umanitarie, le relazioni della Commissione Europea o le iniziative dei movimenti oggi c'è anche un giudice a condannare la disumanità dei Centri di Identificazione ed Espulsione e di conseguenza la legittimità delle proteste e delle rivolte dei cosiddetti “ospiti”.Si tratta della decisione emessa dal Giudice nell’ambito del processo contro tre cittadini stranieri privi di permesso di soggiorno e accusati di danneggiamento e resistenza aggravata. Loro, come moltissimi altri, erano trattenuti in violazione della legge perché l’autorità non aveva rispettato i dettami della Direttiva 115 del 2008 che impone di motivare i provvedimenti di trattenimento e allo stesso tempo di prendere in considerazione l’adozione di misure “graduali” nei confronti di chi si trova in Italia senza un titolo di soggiorno valido. In buona sostanza Questura e prefettura, come accade nella stragrande maggioranza dei casi e molto spesso anche senza che vengano rispettati i tempi per la convalida della priivazione dell alibertà personale da parte del Giudice, avevano disposto “in automatico” la detenzione nel CIE.
Privati di uno dei diritti umani fondamentali, la libertà personale, da parte di un apparato dello Stato, gli stranieri hanno dunque agito per difendere questo loro diritto.
Le condizioni lesive della dignità umana in cui erano costretti a vivere all’interno della struttura di Crotone rappresentano un’ ulteriore violazione dei loro diritti: materassi e coperte sporchi, servizi igenici “luridi”, pasti consumati senza sedie ne tavoli, sono condizioni al limite della decenza.
Per questi motivi il Giudice di Crotone ha ritenuto che la reazione dei tre sia stata proporzionata alla violazione subita e che per tutti questi motivi debba essere ascritta nell’ambito della legittima difesa di un bene, quello della libertà personale, che non può essere messo a confronto con i beni che gli stessi avrebbero danneggiato.
La sentenza si pronuncia sulle accuse rivolte nei loro confronti ma apre uno squarcio di verità e giustizia sul sistema di detenzione italiano, gestito con provvedimenti illegittimi ed in condizioni di detenzione disumane.

Dopo le innummerevoli denunce e rapporti delle organizzazioni umanitarie, le relazioni della Commissione Europea o le iniziative dei movimenti oggi c'è anche un giudice a condannare la disumanità dei Centri di Identificazione ed Espulsione e di conseguenza la legittimità delle proteste e delle rivolte dei cosiddetti “ospiti”.Si tratta della decisione emessa dal Giudice nell’ambito del processo contro tre cittadini stranieri privi di permesso di soggiorno e accusati di danneggiamento e resistenza aggravata. Loro, come moltissimi altri, erano trattenuti in violazione della legge perché l’autorità non aveva rispettato i dettami della Direttiva 115 del 2008 che impone di motivare i provvedimenti di trattenimento e allo stesso tempo di prendere in considerazione l’adozione di misure “graduali” nei confronti di chi si trova in Italia senza un titolo di soggiorno valido. In buona sostanza Questura e prefettura, come accade nella stragrande maggioranza dei casi e molto spesso anche senza che vengano rispettati i tempi per la convalida della priivazione dell alibertà personale da parte del Giudice, avevano disposto “in automatico” la detenzione nel CIE.
Privati di uno dei diritti umani fondamentali, la libertà personale, da parte di un apparato dello Stato, gli stranieri hanno dunque agito per difendere questo loro diritto.
Le condizioni lesive della dignità umana in cui erano costretti a vivere all’interno della struttura di Crotone rappresentano un’ ulteriore violazione dei loro diritti: materassi e coperte sporchi, servizi igenici “luridi”, pasti consumati senza sedie ne tavoli, sono condizioni al limite della decenza.
Per questi motivi il Giudice di Crotone ha ritenuto che la reazione dei tre sia stata proporzionata alla violazione subita e che per tutti questi motivi debba essere ascritta nell’ambito della legittima difesa di un bene, quello della libertà personale, che non può essere messo a confronto con i beni che gli stessi avrebbero danneggiato.
La sentenza si pronuncia sulle accuse rivolte nei loro confronti ma apre uno squarcio di verità e giustizia sul sistema di detenzione italiano, gestito con provvedimenti illegittimi ed in condizioni di detenzione disumane.
2 commenti:
SONO BRUNACCIO
Ovviamente, se qualche giudice un po' più onesto arriva a sentenziare così, la situazione è allucinante.
Per il resto, in epoca neoliberista io credo che le migrazioni siano uno di quei problemi (insieme alla questione medio orientale, ad esempio) irresolubili dentro il capitalismo stesso: la miseria di molti (spesso indotta proprio nei loro Paesi dalle politiche monetarie mondiali) e la necessità di diminuire il costo del lavoro da parte dei padroni spinge masse umane a spostarsi su territori già provati da impoverimenti e disoccupazioni.
E nel capitalismo, si sa, se si è in due avere fame mangia uno solo, anzi spesso mangia 'mezzo'.
Dunque, le migrazioni e la loro gestione a vicolo cieco (che si trasforma in violenza, umiliazioni, sopraffazioni verso persone in fuga da una tragedia umane) sono una delle contraddizioni ultime del sistema, perchè in condizioni così è faciule innescare guerre tra poveri ed erodere ancora di più salari e modi di sussistenza...presto, andando avanti così, tra indigeni e migranti ci faremo la guerra per un piatto di pasta alla Caritas!
SEMPRE BRUNACCIO
Specifico sul finale: perchè parlo di contraddizioni ultime quando invece è apparentemente un ottimo instrumentum regni?
Semplicemente perchè è proprio questo modello che porta al consumo e all'erosione di ogni possibilità di spesa e allo spolpamento, ormai grave, delle risorse del pianeta e dell'energia.
Chiaro che in un sistema iperproduttivo e in una 'soluzione' come quella neoliberista in cui merce, merce umana e capitali sono intrinsecamente legati, è una vittoria solo apparente, perchè è una battaglia che costerà molto al capitalismo stesso in tempi non troppo lunghi: un po' come la trottola di Marx, ovviamente parafrasata.
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