Testo

Tel. 3319034020 - mail: precariunited@gmail.com

venerdì 2 maggio 2014

L'INGHILTERRA TORNA AL LAVORO COATTO

Da lunedì scorso i disoc­cu­pati bri­tan­nici di lungo corso (200.000 per­sone, si stima) sono stati costretti a un salto indie­tro di quasi due secoli. Per con­ti­nuare a per­ce­pire il sus­si­dio di circa 90 euro alla set­ti­mana che viene loro rico­no­sciuto dovranno sot­to­met­tersi a una delle seguenti alter­na­tive: ese­guire lavori social­mente utili, seguire un corso di for­ma­zione o recarsi quo­ti­dia­na­mente al Cen­tro per l’impiego come puro e sem­plice atto di devo­zione. Si tratta, né più né meno, di lavoro for­zato, per nulla dis­si­mile quanto ai prin­cipi che lo ispi­rano, da quella famosa legge sui poveri del 1834 che, proi­bendo ogni altra forma di assi­stenza, impo­nenva di rin­chiu­dere i disoc­cu­pati all’interno di opi­fici così stret­ta­mente disci­pli­nati e austeri da ren­dere per nulla invi­dia­bile il destino di chi vi fosse stato con­fi­nato. E dove l’unica garan­zia sta­bi­lita dalla legge era il diritto di non esser lasciati morire di fame. Lo scopo, oltre a quello del con­trollo sociale diretto sulle fasce più povere della popo­la­zione, con­si­steva nello spin­gere gli ope­rai ad accet­tare anche le più sfa­vo­re­voli con­di­zioni di lavoro pur di non pre­ci­pi­tare in una così spa­ven­tosa con­di­zione. Lo stesso risul­tato che anche oggi, pur pas­sando dalle costose fabbriche-carcere a più fles­si­bili stru­menti di ves­sa­zione, si vuole otte­nere: ren­dere i disoc­cu­pati (e indi­ret­ta­mente anche gli occu­pati dall’incerto destino) sem­pre meno «schiz­zi­nosi», per dirla con il ter­mine usato da un nostro exministro.Fatto sta che nel 1834 il Regno unito si tro­vava nel pieno di un pode­roso pro­cesso di indu­stria­liz­za­zione e già da più di un secolo si trat­tava di pie­gare una intera popo­la­zione riot­tosa alla disci­plina mani­fat­tu­riera. L’ideologia ade­riva bene o male alla mate­ria­lità delle cir­co­stanze. Ilwork­fare con­tem­po­ra­neo, al con­tra­rio, non cor­ri­sponde ad alcuna realtà con­creta. Nel mondo dell’automazione e della digi­ta­liz­za­zione dispie­gate nes­suna ripresa pro­dut­tiva potrà mai rias­sor­bire le schiere sem­pre più folte degli inoc­cu­pati e solo una fra­zione tra­scu­ra­bile della povertà attuale può essere anche vaga­mente para­go­nata all’indigenza inte­ra­mente impro­dut­tiva del pas­sato. Gran parte dei disoc­cu­pati si dedi­cano, infatti, ad atti­vità che, pur non rico­no­sciute come lavoro, con­tri­bui­scono in misura per nulla tra­scu­ra­bile alla vita sociale e cul­tu­rale. Que­ste atti­vità hanno, tut­ta­via, un grave difetto agli occhi dei legi­sla­tori bri­tan­nici: sono libe­ra­mente scelte e non ono­rano le leggi del mer­cato. Vanno dun­que sosti­tuite, nella migliore tra­di­zione statualistico-autoritaria, con il lavoro coatto, del tutto indi­pen­den­te­mente dalla sua uti­lità reale: lavoro fit­ti­zio, o lavoro gra­tuito desti­nato a sfol­tire o quan­to­meno a ricat­tare le schiere degli occu­pati. Altret­tanto fit­tizi e orien­tati a sboc­chi imma­gi­nari sono il più delle volte i corsi di for­ma­zione pro­get­tati dalle buro­cra­zie pub­bli­che. Quanto alla terza alter­na­tiva, è quella che più smac­ca­ta­mente rivela i suoi carat­teri squi­si­ta­mente ideo­lo­gici e disci­pli­nari: si tratta di pura e sem­plice espia­zione quo­ti­diana al cospetto di un anno­iato ope­ra­tore assistenziale.
Il secondo obiet­tivo delle misure ves­sa­to­rie con­te­nute nella nuova nor­ma­tiva bri­tan­nica (bef­far­da­mente deno­mi­nata Help to work) è la ridu­zione della spesa sociale. Sot­to­po­nendo a con­di­zioni umi­lianti l’accesso ai bene­fici assi­sten­ziali si sup­pone di riu­scire a sco­rag­giare i più dal doman­darli. Fatto sta che la fin­zione del lavoro, o quella della for­ma­zione, sono ben più one­rose della con­ces­sione di un sus­si­dio o di un red­dito uni­ver­sale senza con­tro­par­tite. Com­por­tano con­sumi di mate­riali e di ener­gia, non­ché ple­to­rici appa­rati di con­trollo. Ragion per cui diversi eco­no­mi­sti si sono espressi con­tro que­sto pro­gramma che, oltre alle scarse pos­si­bi­lità di ricon­durre un numero signi­fi­ca­tivo di inoc­cu­pati nel mondo del lavoro, non com­por­te­rebbe nean­che alcun rispar­mio. Ma ilwork­fare non risponde ad alcuna razio­na­lità eco­no­mica, il suo signi­fi­cato, ideo­lo­gico e poli­tico, con­si­ste esclu­si­va­mente nel riba­dire la rigi­dità delle gerar­chie sociali e l’accentramento in poche mani del potere di modu­lare a pro­prio pia­ci­mento i flussi della redi­stri­bu­zione, per poter­sene ser­vire a fini di ricatto.

8 commenti:

precari united ha detto...

RIPORTO DA FB UN'INTERESSANTE CONVERSAZIONE

noi siamo all'avanguardia da una vita nel lavoro coatto(chissà comeli chiamano in UK i lavori a cottimo,approvigionati etc.o forse rendono tutti l'idea con McJobs?In Germania ci sono ora con la riforma Hartz)sti albionici arrivano tardi,noi abbiamo spalancato le cosce ehm volevo dire le porte con treu,biagi,fornero buhahahahahahahahah

Roberto

precari united ha detto...

Sì, ma l'Inghilterra vittoriana ha una tradizione di odio verso i poveri che è enorme. Mi dirai: cosa cambia dai Savoia? Niente, solo che i Savoia erano immersi in una società italiana anc ora agricola, là esisteva una maggiore industrializzazione. Le industrie tessili del napoletano i Savoia le hanno distrutte con leggi e balzelli, per cui no, nemmeno l'Inghilterra vittoriana, ci supera :-)

Brunaccio

precari united ha detto...

mi riferivo ai tempi moderni Bruno.Dell'Inghilterra Vittoriana e della loro repressione verso popoli Britannici Allogeni(Non Inglesi)e vero altri(Due Sicilie,Africa,Asia,Oceania,Medio Oriente)ho un'opinione pessima,l'industrializzazione forzata anche nel Regno Unito ha portato allo spopolamento delle campagne e alla trasformazione dei contadini e dei pastori in sottoproletari urbani.Ad ogni modo mi riferivo ai tempi moderni.P.S.Malgrado il letame vittoriano sono sorte cmq cose interessanti come le Trade Unions(1860 con Robert Peel),la Fabian Society,Il Labour e il Radicalism che ha contribuito a migliorare la vita delle classi meno abbienti e a crearne una media(anche se gia ai tempi si cominciava a far uso di emigranti e popoli delle colonie per i lavori usuranti).Cmq preferisco altre monarchie molto più illuminate di questa o dei Saboia(Asburgo d'Este governanti dell'Austria-Ungheria,Borbone delle Due Sicilie,la Casa di Svevia,Asburgo-Lorena del Granducato di Toscana e degli altri ducati in Emilia,I Borbone-Parma tutt'ora regnanti nelle monarchie del Benelux e i monarchi Scandinavi, i Dogi Veneziani e Genovesi;infatti dove hanno governato questo genere di reami hanno prosperato il progresso socio-economico e la pace,l'Inghilterra Vittoriana spingeva i poveracci ad emigrare nelle colonie per sperare in una vita migliorare(e massacrando gli autoctoni)e i saboia oltre ad indebitare oltremodo il loro di stato con guerre d'indipendenza e sostegno a massoni,carbonari,garibaldini e mentecatti vari hanno anche costretto i Piemontesi ad emigrare sin dal 1815).

Roberto

precari united ha detto...

Un solo appunto: parlavo del passato perchè l'Inghilterra vittoriana aveva il lavoro coatto, e la nascita del tradunionismo e delle lotte dipende più dalla mobilità sociale e dai rapporti di conoscenza che si creano nelle grandi fabbriche e negli slums rispetto alla società contadina tradizionale. Il passaggio alla grande città e all'industria ha generato tanto malessere e dolore, ma ha generato anche, indirettamente ed involontariamente, una presa di coscienza (un esempio nostrano sono le donne operaie nella prima guerra mondiale che hanno cambiato totalmente tempi e mentalità). Per cui, semplicemente, non ascriverei nemmeno questo come merito dell'età vittoriana ma come una dinamica quasi meccanica legata all'industrializzazione.

Brunaccio

precari united ha detto...

Bruno non fraintendermi non è un merito dell'Inghilterra Vittoriana,fortunatamente c'era il parlamentarismo e questo ha potuto tenere a freno l'ingordigia di Gladstone ed altri politci,il merito va alla meccanica legata all'industrializzazione mista al parlamentarismo rappresentativo(più o meno aperto)della Gran Bretagna.Ovviamente Asburgo e Hohenzollern hanno fatto molto meglio(anche la socialità moderna ma attenta ai bisogni del popolo propria dei Regni Germanofoni:Baviera,Sassonia,Wuttemberg(la vecchia Svevia Federiciana),Renania,Prussia,Baden,Assia etc.valeva diecimila volte l'Inghilterra Vittoriana,di contro al Kaiser Guglielmo si poteva contestare il colonialismo.In quei posti cose come lo Zollverein o l'istruzione di massa,la previdenza erano contemplate gia dai tempi della KleineDeutschland(la Confederazione Tedesca Del Nord:1815)in un periodo in cui i Britannici non ci pensavano proprio.

Roberto

precari united ha detto...

Hai ragione. Non a caso tutto il marxismo -Lenin in primis- sperò in una rivoluzione socialista in Germania perchè aveva tutte le condizioni di sviluppo del capitalismo maturo che si pensava dovessero esserci e che molto aveva ricevuto dal periodo ottocentesco. Non successe, ma nei primi anni del novecento ci si andò molto vicino, e poi arrivò Hitler. La caratteristica più sorprendente del nazismo è di essersi inserito, contrariamente alle tesi classiche che vorrebbero le grandi dittature funzionare su popoli poveri e arretrati, in una società civilissima ed istruita, e il suo segreto fu proprio che, anzichè il linguaggio classico della religione, usò quello della scienza, che allora era il paradigma dei popoli europei sviluppati. Una scienza che oggi sappiamo essere pseudoscienza, ma molte teorie che il nazismo riprese e riadattò erano allora considerate perfettamente scientifiche (dalla biologia razzista, allo spazio vitale, all'eugenetica nel senso in cui la intendevano loro) e che derivano dal positivismo, quello stesso positivismo che in Inghilterra divenne darwinismo sociale e che in Italia fu usato da Lombroso. Insomma, alla fine quelli di cui parliamo ce li ritroviamo tutti :-)

Brunaccio

precari united ha detto...

Commento arguto Bruno,solo una piccola precisazione purtroppo la Germania di Weimar dopo un periodo di crescita legato alla borsa e al procrastinare oltre da parte delle potenze vincitrici del pagamento dei debiti di guerra(1923-1928)la crisi del 1929 bastonò notevolmente la Germania e la impoverì di brutto.Inoltre l'avvento del Nazismo significò anche la fine dell'indipendenza dei popoli Tedescofoni(anche sotto Weimar,Prussia,Baviera,Renania,avevano conservato istituzioni e prerogative socio-politico-economiche,infatti i Freikorps Bavaresi respinsero tanto il putsch di Kapp(protonazista,il "golpe della birreria di Monaco")quanto le rivoluzioni Spartachiste(che fallirono perchè non fecero presa sul popolo legato troppo alle istituzioni e alla vita del Deutsches Reich)la centralizzazione della politica e dell'economia,il ringrullimento del popolo con miti nibelungici et similia(propri della Renania e del Baden,ma perchè Anseatici,Prussiani o Sassoni avrebbero dovuto aderire?)la ricerca forsennata del nemico esterno(Ebrei,i quali banchieri però avevano provocato lo scandalo bancario del'24 da cui ne derivò l'ipersvalutazione del Marco,i Cattolici,I Socialistietc.)l'economia si riprese ma tutto andò a puttane con l'Invasione della Polonia.In conclusione i monarchi British fino al 1914 erano tutti crucchi(Orange poi espulsi oppure i Battenberg che hanno dovuto anglicizzare il cognome in Mountbatten),dopo arrivarono gli Albionici Windsor

Roberto

precari united ha detto...

Sì, certo. Due furono gli elementi che scatenarono il nazismo: gli assurdi e vessatori debiti di guerra (e in particolare il ricattatorio Piano Young) e la crisi del '29. Senza queste non sarebbe bastato certamente il presupposto ideologico.

Brunaccio