Roberto, un nostro lettore e commentatore su facebook, ci invia questo articolo associandolo ad una preoccupazione: la pressochè totale sostituzione, almeno nelle aree in cui non agisce l'imperialismo (il quale ha la funzione di pagare il lavoro fin quasi allo zero), del lavoro manuale con l'automazione, perchè, al di là delle dichiarazioni di Amazon, sappiamo bene che in regime capitalista l'automazione serve a non pagare l'operaio o a costringerlo ad abbassare sempre più le sue pretese salariali, mettendolo contro una concorrenza impossibile, quella del robot.
Uno scenario che sembra inverare gli antichi vaticini luddisti o le distopie del cyberpunk (che, secondo me, del luddismo è la versione culturale post moderna), e che ci costringe a riflettere sulla modernità, sul rapporto fra Scienza, tecnica (e oggi tecnologia) e sue ricadute sociali.Un problema che Marx ed Engels hanno risolto semplicisticamente, in quanto impregnati di ideologia positivista da una parte (soprattutto Engels) e di storicismo hegeliano dall'altra (soprattutto Marx), entrambe ideologie che contenevano l'idea di uno sviluppo della Storia verso il 'meglio', in modo lineare e acritico nel positivismo, e attraverso la 'dialettica degli opposti' nell'hegelismo, anche se sulla dialettica in Marx ci sarebbero da spendere fiumi di pagine. Fatto sta che, perlomeno nelle sue interpretazioni più meccaniciste, la dialettica marxiana venne vista come sviluppo storico fondato sulla necessità.
Sicuramente i bolscevichi ereditarono questa tradizione ingenua rispetto alla modernità, con tutti i problemi che ne seguirono.
Se andiamo poi a ragionare sulla storiografia, sappiamo bene (soprattutto dopo il monumentale lavoro di Le Goff) come l'idea illuminista dei secoli bui del Medio Evo e della civiltà contadina tradizionale contro la 'luce' dei lumi della ragione e del progresso sia una colossale semplificazione, ove non una vera e propria mistificazione.
In questa sede non abbiamo l'interesse, nè gli strumenti culturali, per esprimere un giudizio di valore sulla modernità, anche perchè, volendo rimanere pragmatici, essa ormai è un dato di fatto e una situazione in atto; tuttavia è necessario in qualche modo riflettere più a fondo su alcuni suoi aspetti.
Non è un caso che chi scrive abbia distinto fra scienza e tecnica: io penso che la scienza (ovvero la ricerca di una teoria descrittiva che spieghi i 'fenomeni attraverso i fenomeni') sia un'attività propria del sapiens sapiens, insieme alla filosofia e all'arte, e che dunque preceda la sua declinazione attraverso i rapporti sociali che nella Storia si sono attualizzati; la tecnica invece non può non risentire, nel suo finanziamento e dunque nel suo orientamento, della classe egemone e dei rapporti sociali che il modello di sviluppo di questa egemonia ha prodotto: dunque è inevitabile che in regime capitalista essa sia usata per alzare il margine di profitto del Capitale ai danni del salario.
Però -e qui è il punto- se la capacità tecnica che si ha oggi venisse usata in una situazione di socialismo, o perlomeno di forte controllo e pianificazione pubblica, si potrebbe arrivare molto vicini al sogno di Marx di affrancare l'Uomo dalla fatica e di sganciare la ripartizione della ricchezza sociale dalla prestazione lavorativa diretta, che sarebbe, per gran parte delle ore di lavoro attuali, possibile da coprire attraverso la tecnica, la quale potrebbe anche benissimo essere usata in senso di rispetto dell'ambiente e dei tempi dell'umanità.
Se il socialismo si è sempre (per ragioni coerenti allo sviluppo dell'imperialismo, che ai tempi di Marx era in nuce e che egli non seppe prevedere) imposto in situazioni industrialmente arretrate, costringendolo dunque a svolgere la funzione dell'accumulazione originaria e dell'industrializzazione (che nello schema marxiano doveva avvenire durante lo sviluppo del capitalismo borghese ed essere socializzata una volta abbattuta la concentrazione della proprietà privata dei mezzi di produzione), oggi, con gli sviluppi della tecnica, ciò sarebbe quantomeno astrattamente e teoricamente, un problema risolto e ci riporterebbe alle intenzioni originarie di Marx del socialismo come liberazione dell'Uomo dal lavoro 'da soma' e impiego del suo intelletto per le attività più propriamente umane, appunto la scienza, la filosofia, l'arte, la cura dell'altro.
Dico teoricamente perchè poi la prassi porrebbe mille problemi di tipo contingente e organizzativo, imporrebbe una fortissima repressione contro la reazione dei padroni espropriati dei loro privilegi, un lavoro difficilissimo di piena riconversione non solo della produzione ma della ricerca stessa...e mille altri nodi che diverrebbe lungo citare.
Ma, ciò che era interessante rispetto anche ai limiti strutturali/gnoseologici di chi scrive rispetto a tutti questi problemi, era introdurre degli spunti più approfonditi su alcuni aspetti del moderno (e oggi, con la sua perdita di orizzonte finale tipica delle ideologie novecentesche del post moderno) rispetto a come il marxismo classico, e per certi aspetti anche attuale, lo ha letto ed interpretato e senza entrare in sincretismi filosofico culturali spesso forzati e buoni per qualche salotto radical chic (perchè sempre più lontani dal concetto base di conflitto capitale/lavoro) che molto marxismo occidentale degli ultimi decenni ha prodotto.
P.S. Qui non mi riferisco all'operaismo e al post operaismo, che hanno comunque avuto il merito di promuovere lotte e rifletterci, quanto sulle varie commistioni esistenzialiste, psicoanalitiche, di questioni di genere, che hanno distolto il fulcro del pensiero marxiano da se stesso, cioè la lotta di classe tra capitale e lavoro.
da http://www.corriere.it/tecnologia/14_dicembre_01/esercito-15-mila-robot-rivoluzione-amazon-9dcbef3c-7974-11e4-abc3-1c132dc377f5.shtml
Il colosso di Seattle in vista delle feste e dei saldi annuncia di voler rafforzare il suo esercito di apparecchi per la logistica. Con un risparmio di 500 milioni di dollari
di Marta Serafini
shadow
Non sono iscritti a nessun sindacato, non si lamentano e non si ammalano. Ma soprattutto lavorano gratis. Amazon, numero uno dell’ecommerce, implementa la sua armata di robot, facendoli salire a 15 mila unità entro la fine dell’anno. Il gigante di Seattle grazie a questi apparecchi di colore arancione del peso di 145 chili raggiungerà un importante obiettivo. Ossia il taglio dei costi di logistica da 400 a 900 milioni. Una cifra non da poco che sarà raggiunta perché questi apparecchi sono in grado di spostare oggi fino a un peso di 326 chili.
Arancioni e disciplinati
Ma non solo. I Kiva, questo il loro nome, permettono di risparmiare 32 chilometri al giorno di spostamenti tra gli scaffali e porta gli oggetti alla porta di uscita delle merci in 13 minuti, contro l’ora e mezzo degli operai umani. E basta guardarli in un video pubblicato in anteprima Business Wire, mentre si muovono in modo diligente e ordinata nei magazzini per capire quanto la faccenda convenga in termini di risparmio ed efficenza. Il meccanismo è semplice: i robot si “caricano” sulle spalle interi scaffali di 1.80 metri per 1.20 e poi spostano le merci dove è necessario. A fornire questi gioiellini a Jeff Bezos è Kiva, una società acquisita da Amazon nel 2012 per 775 milioni di dollari. E se prima, come sottolinea il Wall Street Journal, il colosso di Seattle forniva questi robot anche ad altre società come Gap, ora ha deciso di tenerseli tutti per sé. Per installare i robot nel solo magazzino di Ruskin, Florida, la spesa era stata stimata nel 2013 in 46 milioni di dollari. L’annuncio dell’aumento delle unità arriva nel giorno del Cyber Monday, giornata dedicata agli sconti degli acquisti tecnologici online e non a caso coincide con il periodo natalizio e dei saldi. Amazon insomma, in passato spesso accusata di imporre ai suoi dipendenti turni massacranti, decide di puntare tutto sull’automazione del lavoro. Il tutto dopo aver rivelato al mondo di avere intenzione di usare i droni per le consegne dei pacchi. Con buona pace degli operai in carne ed ossa. Secondo i critici infatti l’iniziativa non farà altro che far diminuire i posti di lavoro. Ma da Amazon (che oggi conta 132.600 impiegati) assicurano che entro il 2015 assumeranno 10 mila persone solo in California.
Uno scenario che sembra inverare gli antichi vaticini luddisti o le distopie del cyberpunk (che, secondo me, del luddismo è la versione culturale post moderna), e che ci costringe a riflettere sulla modernità, sul rapporto fra Scienza, tecnica (e oggi tecnologia) e sue ricadute sociali.Un problema che Marx ed Engels hanno risolto semplicisticamente, in quanto impregnati di ideologia positivista da una parte (soprattutto Engels) e di storicismo hegeliano dall'altra (soprattutto Marx), entrambe ideologie che contenevano l'idea di uno sviluppo della Storia verso il 'meglio', in modo lineare e acritico nel positivismo, e attraverso la 'dialettica degli opposti' nell'hegelismo, anche se sulla dialettica in Marx ci sarebbero da spendere fiumi di pagine. Fatto sta che, perlomeno nelle sue interpretazioni più meccaniciste, la dialettica marxiana venne vista come sviluppo storico fondato sulla necessità.
Sicuramente i bolscevichi ereditarono questa tradizione ingenua rispetto alla modernità, con tutti i problemi che ne seguirono.
Se andiamo poi a ragionare sulla storiografia, sappiamo bene (soprattutto dopo il monumentale lavoro di Le Goff) come l'idea illuminista dei secoli bui del Medio Evo e della civiltà contadina tradizionale contro la 'luce' dei lumi della ragione e del progresso sia una colossale semplificazione, ove non una vera e propria mistificazione.
In questa sede non abbiamo l'interesse, nè gli strumenti culturali, per esprimere un giudizio di valore sulla modernità, anche perchè, volendo rimanere pragmatici, essa ormai è un dato di fatto e una situazione in atto; tuttavia è necessario in qualche modo riflettere più a fondo su alcuni suoi aspetti.
Non è un caso che chi scrive abbia distinto fra scienza e tecnica: io penso che la scienza (ovvero la ricerca di una teoria descrittiva che spieghi i 'fenomeni attraverso i fenomeni') sia un'attività propria del sapiens sapiens, insieme alla filosofia e all'arte, e che dunque preceda la sua declinazione attraverso i rapporti sociali che nella Storia si sono attualizzati; la tecnica invece non può non risentire, nel suo finanziamento e dunque nel suo orientamento, della classe egemone e dei rapporti sociali che il modello di sviluppo di questa egemonia ha prodotto: dunque è inevitabile che in regime capitalista essa sia usata per alzare il margine di profitto del Capitale ai danni del salario.
Però -e qui è il punto- se la capacità tecnica che si ha oggi venisse usata in una situazione di socialismo, o perlomeno di forte controllo e pianificazione pubblica, si potrebbe arrivare molto vicini al sogno di Marx di affrancare l'Uomo dalla fatica e di sganciare la ripartizione della ricchezza sociale dalla prestazione lavorativa diretta, che sarebbe, per gran parte delle ore di lavoro attuali, possibile da coprire attraverso la tecnica, la quale potrebbe anche benissimo essere usata in senso di rispetto dell'ambiente e dei tempi dell'umanità.
Se il socialismo si è sempre (per ragioni coerenti allo sviluppo dell'imperialismo, che ai tempi di Marx era in nuce e che egli non seppe prevedere) imposto in situazioni industrialmente arretrate, costringendolo dunque a svolgere la funzione dell'accumulazione originaria e dell'industrializzazione (che nello schema marxiano doveva avvenire durante lo sviluppo del capitalismo borghese ed essere socializzata una volta abbattuta la concentrazione della proprietà privata dei mezzi di produzione), oggi, con gli sviluppi della tecnica, ciò sarebbe quantomeno astrattamente e teoricamente, un problema risolto e ci riporterebbe alle intenzioni originarie di Marx del socialismo come liberazione dell'Uomo dal lavoro 'da soma' e impiego del suo intelletto per le attività più propriamente umane, appunto la scienza, la filosofia, l'arte, la cura dell'altro.
Dico teoricamente perchè poi la prassi porrebbe mille problemi di tipo contingente e organizzativo, imporrebbe una fortissima repressione contro la reazione dei padroni espropriati dei loro privilegi, un lavoro difficilissimo di piena riconversione non solo della produzione ma della ricerca stessa...e mille altri nodi che diverrebbe lungo citare.
Ma, ciò che era interessante rispetto anche ai limiti strutturali/gnoseologici di chi scrive rispetto a tutti questi problemi, era introdurre degli spunti più approfonditi su alcuni aspetti del moderno (e oggi, con la sua perdita di orizzonte finale tipica delle ideologie novecentesche del post moderno) rispetto a come il marxismo classico, e per certi aspetti anche attuale, lo ha letto ed interpretato e senza entrare in sincretismi filosofico culturali spesso forzati e buoni per qualche salotto radical chic (perchè sempre più lontani dal concetto base di conflitto capitale/lavoro) che molto marxismo occidentale degli ultimi decenni ha prodotto.
P.S. Qui non mi riferisco all'operaismo e al post operaismo, che hanno comunque avuto il merito di promuovere lotte e rifletterci, quanto sulle varie commistioni esistenzialiste, psicoanalitiche, di questioni di genere, che hanno distolto il fulcro del pensiero marxiano da se stesso, cioè la lotta di classe tra capitale e lavoro.
da http://www.corriere.it/tecnologia/14_dicembre_01/esercito-15-mila-robot-rivoluzione-amazon-9dcbef3c-7974-11e4-abc3-1c132dc377f5.shtml
Il colosso di Seattle in vista delle feste e dei saldi annuncia di voler rafforzare il suo esercito di apparecchi per la logistica. Con un risparmio di 500 milioni di dollari
di Marta Serafini
Non sono iscritti a nessun sindacato, non si lamentano e non si ammalano. Ma soprattutto lavorano gratis. Amazon, numero uno dell’ecommerce, implementa la sua armata di robot, facendoli salire a 15 mila unità entro la fine dell’anno. Il gigante di Seattle grazie a questi apparecchi di colore arancione del peso di 145 chili raggiungerà un importante obiettivo. Ossia il taglio dei costi di logistica da 400 a 900 milioni. Una cifra non da poco che sarà raggiunta perché questi apparecchi sono in grado di spostare oggi fino a un peso di 326 chili.
Arancioni e disciplinati
Ma non solo. I Kiva, questo il loro nome, permettono di risparmiare 32 chilometri al giorno di spostamenti tra gli scaffali e porta gli oggetti alla porta di uscita delle merci in 13 minuti, contro l’ora e mezzo degli operai umani. E basta guardarli in un video pubblicato in anteprima Business Wire, mentre si muovono in modo diligente e ordinata nei magazzini per capire quanto la faccenda convenga in termini di risparmio ed efficenza. Il meccanismo è semplice: i robot si “caricano” sulle spalle interi scaffali di 1.80 metri per 1.20 e poi spostano le merci dove è necessario. A fornire questi gioiellini a Jeff Bezos è Kiva, una società acquisita da Amazon nel 2012 per 775 milioni di dollari. E se prima, come sottolinea il Wall Street Journal, il colosso di Seattle forniva questi robot anche ad altre società come Gap, ora ha deciso di tenerseli tutti per sé. Per installare i robot nel solo magazzino di Ruskin, Florida, la spesa era stata stimata nel 2013 in 46 milioni di dollari. L’annuncio dell’aumento delle unità arriva nel giorno del Cyber Monday, giornata dedicata agli sconti degli acquisti tecnologici online e non a caso coincide con il periodo natalizio e dei saldi. Amazon insomma, in passato spesso accusata di imporre ai suoi dipendenti turni massacranti, decide di puntare tutto sull’automazione del lavoro. Il tutto dopo aver rivelato al mondo di avere intenzione di usare i droni per le consegne dei pacchi. Con buona pace degli operai in carne ed ossa. Secondo i critici infatti l’iniziativa non farà altro che far diminuire i posti di lavoro. Ma da Amazon (che oggi conta 132.600 impiegati) assicurano che entro il 2015 assumeranno 10 mila persone solo in California.
13 commenti:
RIPORTO UN'INTERESSANTE DISCUSSIONE IN SVOLGIMENTO SU FB
In Toscana,in qualche casa di riposo li impiegano in via sperimentale,ma tra 10-15 anni i lavori manuali spariranno,mala tempora currunt,è sempre brutto quando la tecnologia relega l'uomo in un angolo
Roberto.
Il problema è considere un male il fatto che le macchine "rubino" il lavoro alle persone. Il problema è il sistema che ci impone di trovarci qualcosa da fare quando invece potremmo rimanere in panciolle a leggerci Dylan Dog e far fare tutto alle macchine.
Io davvero trovo sconvolgente vivere in un sistema in cui il lavore è diventato un DIRITTO.
Ric.
Sul lavoro, come attività creativa di modifica dell'ambiente in base ad un progetto razionale rispetto a quello di tipo meccanico, sono stati spesi fiumi di discorsi. In quell'epoca considerare il lavoro un diritto equivaleva a considerare a tutti il diritto a guadagnare il pane concorrendo allo sviluppo sociale (erano tempi molto meno moderni di oggi, ormai i tempi storici sono velocissimi, di pari passo allo sviluppo degli spostamenti e delle comunicazioni). In quel senso il 'diritto al lavoro' ha un senso storico. Oggi si dovrebbe riragionare un po' tutto, perchè è il modello di sviluppo fordista che è tramontato e ne andrebbe riscritto uno differente, che non sia rozzamente primitivista ma che si renda conto che la situa è diversa. Almeno io la vedo così.
Brunaccio
Esattamente, si è confuso il diritto a guadagnarsi il pane con il diritto ad essere sfruttati. Non voglio entrare nel solito "discorso dell'artigiano" (riassunto perfettamente dall tua definizione di "lavoro") ma da un paio di secoli sembra che il datore di lavoro sia quasi un benefattore, uno che "sfama un sacco di famiglie", sticazzi! Pagare 10 per guadagnare 50 è logicamente corretto ma eticamente sbagliato. E l'arma più forte del capitalismo è proprio questa, che è logico, spietato ma logico. Un neo-darwinismo immotivato ma totalmente razionale (o quasi), che nell'epoca del "benessere"è utile solo a perpetrare la sete di potere e dominio dell'essere umano. Detto questo però mi trovo costretto a chiudere qui, dato che comunque la questione è infinitamente più complessa e mi costringerebbe ad un dibattito di ore ed ore ahaha in ogni caso ottimo articolo e ottimi spunti di riflessione .
Ric
E' razionale su tempi brevi. Il fatto che un capitale iniziale debba per forza di cose esponenzializzare se stesso è un modello di sviluppo alla lunga distruttivo per l'uomo e l'ambiente, che dal lavoro e dal consumo dell'uomo è enormemente e perennemente modificato. E oggi siamo proprio vicinissimi a questo punto di non ritorno. E' la razionalità del miope, che pensa bene ma vede corto e dunque pensa bene solo sul corto.
Brunaccio
vero, però l'essere umano ragiona in tempi brevi perchè la sua esistenza è breve. In parole povere, sia al padrone sia al servo interessa l'immediato, quello che succederà tra 50/100/200 anni non importa a nessuno dei due. Comunque si, prima o poi arriverà la "fine del mondo" capitalista, si spera solo non sia troppo tardi per un cambio di rotta.
Ric
L'uomo sa anche ragionare sui tempi lunghi, perchè conosce la morte. Pensa agli scienziati: molti studiano per le future generazioni, perchè sanno che non trarranno alcun beneficio diretto dalle ricadute dei loro studi. O lo stesso dicasi per molti rivoluzionari. Ma lo stesso per i sistemi economici pre moderni, che, per quanto rozzi, avevano durate lunghissime. E' proprio l'accelerazione della modernità ad aver amplificato secondo me ancora più una tendenza umana naturale a guardare corto, la quale però coesiste, con una altrettanto naturale, al pensare ai posteri e a chi verrà dopo. La modernità, in questo senso, è molto sbilanciata sulla tendenza al corto, e questo è una delle sue ombre principali, in mezzo ad innegabili luci, quali la possibilità di viaggiare e conoscere in modo impensabile un tempo e per strati sociali che mai avrebbero potuto farlo prima, ad esempio.
Brunaccio
per quanto riguarda la visione temporale dell'uomo, io sono convinto che i ragionamenti su tempi lunghi siano una caratteristica acquisita del pensiero umano. Sia dal punto di vista razionale (es. lo scienziato che studia i fenomeni naturali lenti, come quelli geologici, e l'economista che fa previsioni a lungo termine) sia dal punto di vista culturale (l'imperatore romano che si fa fare una statua, che costruisce un acquedotto, o il politico che investe in progetti di istruzione o di informazione sanitaria o cose così). La visione a lungo temine è ragionata, mentre il "selvaggio" che deve arrivare a fine mese o a fine anno ragionerà entro il mese o l'anno. Poi, come hai detto tu, lo stile di vita frenetico di oggi estremizza la cosa, poichè è necessario pensare più intensamente al breve termine in quanto il breve termine è più "denso"
Ric
Esatto. Ha tolto di mezzo il pensiero simbolico (il quale è vero che è caratteristica acquisita ma l'uomo è animale culturale e ciò che è acquisito ormai è), che può avere una connotazione religiosa ma anche essere il culto dell'impresa importante nella sopravvivenza della memoria. L'uomo un tempo guardando il cielo ci vedeva anche un simbolo, oggi va bene se riesce a vederlo per via dello smog...
ragazzi,scusatemi,ma sarò molto più "bovino"e meno epigrafico-letterario.Mi chiedo come farà in futuro l'uomo senza il lavoro a pagarsi un affitto,un mutuo,tasse,a campare una famiglia e a permettersi vita culturale,hobbies,sports,cazzi&mazzi vari che dovrebbero occupare la vita dell'uomo,o credete che queste cose siano gratis.Mi auguro(ma soprattutto vi auguro)che in futuro l'uomo per vivere non avrà più bisogno di lavorare,produrre e guadagnare per vivere(anche se da millenni lo facciamo ).Non è stato facile seguire i vostri flabelli letterario-futuristici ma sapete io ragiono di pancia(vedere alla voce Menenio Agrippa)e a un certo punto ho bidogno di riferimenti concreti per comprendere astrazioni capziose e teleologiche.
Roberto
In verità hai ragione tu, la fatica umana sarà sempre necessaria. Il fatto è che se anche un giorno le macchine facessero l'80% del lavoro, ci sarebbe sempre da far qualcosa...però, insieme ad una ripartizione equa delle risorse, si faticherebbe molto meno! insomma, lavorare meno, lavorare tutti
Ric
lavorare meno,lavorare tutti mi piace,così saremmo anche meno stressati,l'equa ripartizione delle risorse sarebbe fantastica,ma almeno adesso la vedo dura,chissà in futuro.....
Roberto
Vabbè, lavorare qualche ora al giorno a ritmi umani non si muore eh....
Brunaccio
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